Rossomori: schiaffi a Pigliaru e Pd

CAGLIARI – Adesso è ufficiale, come anticipato da Algheronews [Leggi] i Rossomori lasciano la coalizione di centrosinistra e ritirano la loro delegazione in Giunta. A dare l’annuncio i vertici del partito e il consigliere regionale Emilio Usula durante una conferenza stampa in Consiglio: «L’assessore Elisabetta Falchi ha presentato questa mattina le sue dimissioni irrevocabili al presidente Pigliaru – ha detto il presidente dei Rossomori Gesuino Muledda – il partito da oggi è ufficialmente all’opposizione». Alla conferenza stampa non ha partecipato l’altro consigliere regionale dei Rossomori, Paolo Zedda su posizioni differenti rispetto alle decisioni assunte dal Consiglio nazionale. «Zedda rimane comunque nel partito – ha assicurato Muledda – le diverse posizioni hanno trovato una sintesi».

A determinare la rottura tra i Rossomori e il centrosinistra, i contrasti con il presidente Pigliaru e con il Pd. «I problemi interni alle correnti del Partito Democratico hanno impedito alla coalizione di lavorare in squadra e il presidente Pigliaru ha alimentato le divisioni – ha spiegato il segretario nazionale Marco Pau – noi abbiamo provato più volte ad attivare un confronto serio su temi importanti come il lavoro, la lotta alla povertà, la vertenza entrate i trasporti e la sanità ma non ci siamo riusciti». «Il Pd ha subito una mutazione genetica – ha aggiunto Muledda – rinunciando alla sua tradizione autonomista e federalista, questo cambia le prospettive di coalizione. I suoi massimi rappresentanti istituzionali si sono appiattiti sulle posizioni del Governo. Ne prendiamo atto e per questo usciamo dalla maggioranza. Lavoreremo per mettere insieme un raggruppamento di forze sardiste, sovraniste e indipendentiste per un programma di autogoverno. In ogni caso non andremo mai con il centrodestra».

Duro anche il giudizio del consigliere regionale Emilio Usula: «La convocazione per mercoledì prossimo di un vertice a Tramatza riservato ai consiglieri regionali senza la presenza dei partiti è un’ulteriore prova della volontà di delegittimare le forze politiche che fanno parte della coalizione – ha affermato Usula – in questi due anni di governo siamo stati sempre leali, abbiamo provato a offrire il nostro contributo ma non siamo stati ascoltati. Sul referendum Pigliaru ha deciso di giocare da solo la partita senza ascoltare le diverse voci del centrosinistra. Ha perso malamente e ne deve prendere atto». L’uscita dalla maggioranza dei Rossomori comporterà anche lo scioglimento del gruppo consiliare “Soberania e Indipendntzia”. I due consiglieri regionali Usula e Zedda aderiranno al Gruppo Misto. «Sia chiaro che la nostra non è una battaglia di potere – conclude il presidente Muledda – rinunciamo ad un assessore che ha lavorato bene, non abbiamo mai chiesto rappresentanze in enti o Asl. Da oggi lavoreremo a un progetto diverso che metta al centro il lavoro e il riscatto delle zone interne».

Nella foto una conferenza dei Rossomori

S.I.

Addio Lampis. Arriva Ornella Piras

ALGHERO – Come anticipato da Algheronews.it, già da un mese [Leggi], Natacha Lampis non è più assessore. Questo per una scelta del consigliere della Lista Civica Giampietro Moro, unico eletto in Sinistra Civica, e in generale della maggioranza bruniana di palesarne la sfiducia anche in maniera evidente durante le ultime sedute consigliari e poi attraverso alcune note al vetriolo in risposta alle accuse della maggioranza dell’aggregazione che invece avrebbe voluto tenere la Lampis [Leggi].

Ieri sono emersi i primi nomi, che in realtà sono già circolati da giorni, sulle possibile sostitute (devono essere delle figure femminili in linea con la quota rosa prevista dalla legge), ovvero quelli di Emma Gobbato e Antonella Scarpato. Entrambe nell’area politica degli ex-Comunisti Italiani (e dunque Sinistra Civica). Ma, già dalla tarda sera di ieri, pare anche a seguito di una “consulenza” con i rappresentanti del Partito Democratico cittadino (candidata nel 2012 a sostegno di Lubrano), ha guadagnato posizioni, e quasi sicuramente sarà lei, Ornella Piras. Già nel gruppo dei giovani di Progetto Sardegna, poi dell’associazione un’Isola e dopo nel Pd. Dunque, come detto, a ricoprire il delicato ruolo di assessore allo Sviluppo Economico e Commercio toccherà proprio alla Piras.

Cosi confermano la notizia da Sant’Anna. “Ritenuto che non intercorre più un totale rapporto di fiducia tra l’Assessora Natacha Lampis e l’intera maggioranza consiliare che sostiene Sindaco e Giunta comunale” – è scritto nell’atto, nella mattinata odierna Mario Bruno ha firmato il provvedimento di revoca alla nomina di Assessore. “A Natacha Lampis – scrivono dagli uffici del sindaco – vanno i ringraziamenti più sinceri per la determinazione, competenza e costanza con cui ha portato avanti l’impegno in un settore strategico e importante come lo Sviluppo economico in questi due anni e mezzo di consigliatura. I numerosi progetti avviati e le importanti collaborazioni instaurate potranno certamente essere la base per proseguire nel percorso di crescita ben avviato in città”.

Nella foto (da un intervista ad Alguer.it) Ornella Piras

S.I.

17.000 algheresi dicono basta

ALGHERO – L’avvicinarsi delle scadenze elettorali, in ogni realtà civica, aumenta le frizioni, scontri e anche liti in seno alle sedi di rappresentanze degli enti pubblici. Questo accade in quasi ogni luogo tranne che ad Alghero. Qui, invece, sembra che si abbia una paura immane di rompere delicati equilibri che si sono creati nel dopo-Tedde. Un periodo, quello dal 2011 ad oggi, forse il più infausto che abbia mai vissuto Alghero. E, sarà un caso, questo coincide con l’avvento di una ben definita area politica al governo della città. Attenzione, però, non si tratta di effetti collaterali da contrapposizioni ideologiche, diciamo tra destra e sinistra. Magari. Ma più realisticamente di una diffusa lontananza dal tessuto sociale, assenza di visione e del solito e stucchevole adagio che viene ripetuto dagli “statisti” locali: senza prospettive, meglio andare avanti così.

Come se un sindaco o una classe dirigente si costruisca in laboratorio. O peggio ancora: come se basti frequentare per qualche mese via Columbano per poter aver potere decisionale sul futuro politico della città. Un errore. Un grave errore se si considerano elementi oggettivi accaduti proprio in questi ultimi giorni. In particolare il voto referendario. Un risultato, per la sua imponenza, totalmente inatteso. L’ipotesi di vittoria del No era quella più diffusa, ma la massiccia campagna elettorale di Renzi e del Pd, con anche le visite in loco e in tanti incontri pubblici con leader regionali e nazionali, oltre che la promessa dell’arrivo di valanghe di soldi, pareva avesse cambiato il “sentiment” popolare. Quasi tutti eravamo convinti di questo.

Invece, poi, arrivano i primi exit poll. Poi i dati ufficiali. E si scopre che gli Italiani, ma soprattutto i sardi e gli algheresi, nel nostro caso, hanno detto in massa: No. Una scelta di campo forse mai avvenuta nella storia della Repubblica almeno non in queste proporzioni. Del resto l’Isola è sempre stata fanalino di coda, ad esempio, nel dato dell’affluenza, invece ora arriviamo a superare nettamente il 60%. Per non parlare del risultato, ad esempio, di Alghero: 10.000 voti di scarto tra il No e il Si. Una vera batosta per i promotori della riforma che hanno visto, in prima fila, proprio il sindaco Bruno e la sua lista civica, sempre dell’area di sinistra.

Andando, però, oltre le scelte di campo, quello del referendum è un chiaro ed evidente segnale che non può non essere raccolto dalla politica tutta e, in questo caso, da quella cittadina. Ciò se si aggiunge che tutte le categorie “non protette” (ad Alghero la maggior parte) e soprattutto i giovani hanno votato in massa per bocciare la riforma e soprattutto dare, oramai è evidente, un segnale forte di cambiamento e protesta. Ma nel Palazzo Civico non sembrano neanche arrivare degli spifferi di questo maestrale che sta per travolgere la politica. A Roma lo sanno bene ed infatti stanno cercando di proporre la migliore legge elettorale per riportare al centro il cittadino col voto proporzionale. Ma non basta. La gente vuole risposte reali e tangibili. E sui problemi veri che devono affrontare. Senza considerare la voglia di una nuova rinascita legata a progetti e iniziative che possano garantire crescita, sviluppo e dunque lavoro e benessere per famiglie, imprese e cittadinanza.

Ad Alghero, ad esempio, ma così come in altri, oramai la distanza tra il Palazzo e la città è sempre più marcata. Una situazione che pare cristallizzata e che però sembra non trovare grosse insofferenze. Ma, come detto, sono stati quasi 17.000 algheresi ad indignarsi e dire che sono stufi e che voglio risposte immediate da Sant’Anna e da Cagliari. Basta meline, perdite di tempo, post su facebook, litigi di facciata e poi pacche sulle spalle e sorrisoni per qualche “zuccherino”. Alghero non può più attendere oltre l’uscita da questo pantano politico-amministrativo giudicato in questo modo negativo dal 70% degli algheresi che sono andati al voto domenica. E chi non comprende questo malcontento e prende le distanze da un modo di fare, diremmo, “barocco”, è probabile che sarà travolto dal giudizio popolare, oramai imminente, sia a livello nazionale che, probabilmente, anche locale.

Nella foto il Municipio di Alghero

S.I.

Commissioni: schiaffo alle donne

CAGLIARI – «Le commissioni permanenti del Consiglio Regionale hanno rinnovato i rispettivi uffici di presidenza e non hanno eletto nessuna donna alla presidenza o alla vice presidenza. Uno scandalo: ventiquattro poltrone che i consiglieri uomini hanno arraffato. Tutto questo purtroppo è dovuto al fatto che in Consiglio Regionale vi sono solo 4 Donne e 56 Uomini. Nel 2013 vi era stata l’opportunità di inserire nella Legge Elettorale Regionale la Doppia preferenza di genere, un meccanismo di democrazia paritaria che avrebbe permesso di attenuare gli ostacoli che limitano una paritaria partecipazione alle cariche elettive (in questo caso in Consiglio Regionale). Se i Consiglieri di allora non si fossero nascosti dietro un voto segreto noi ora non dovremmo indignarci vedendo che nelle nostre istituzioni non vi sono Donne a rappresentarci. Questo Consiglio Regionale vuole continuare su questa linea?

Di fronte a questi numeri è chiaro che ci troviamo di fronte a una carenza di democrazia e di rappresentanza paritaria dei generi. Chiediamo ancora con più forza, che ci viene anche dalla mobilitazione che sta coinvolgendo l’intero territorio sardo, che il presidente del Consiglio Ganau ci riceva e metta in calendario la discussione della legge Elettorale prevedendo l’introduzione della Doppia Preferenza. Sui social è scoppiata immediatamente la polemica e l’indignazione dell’ennesimo schiaffo alle donne e alla Sardegna da parte di questo Consiglio regionale e dimostra la necessità di continuare la nostra battaglia di democrazia, cosi hanno dichiarato le coordinatrici dell’Associazione “Meglio in Due”, Carla Poddana, Elena Secci e Lucia Tidu. «Ganau non si nasconda e sia conseguente alle parole che dice».

Nella foto le coordinatrici di Meglio in Due

S.I.

Garrucciu al Parco. Scarpato assessore?

ALGHERO – Gli ultimi accadimenti, ovvero la batosta referendaria per il “Si” (6.400 voti contro i 16.000 del “No” ovvero 10.000 voti di scarto), dunque una totale débacle anche per il sindaco Bruno e i suoi, in prima fila per la Riforma del Governo, hanno probabilmente accelerato la scelta del Primo Cittadino in seno al suo esecutivo rispetto la sfiducia all’assessore Natacha Lampis. Non solo il voto, però, ma anche gli scontri di questi giorni interni alla maggioranza, che pare vedono l’Udc sempre più vicino a staccare la spina, potrebbero aver dato un ulteriore spinta per fare presto.

Ma la notizia, come sempre in questi casi, è il toto-nomi. Pare che a prendere il posto della Lampis saranno Emma Gobbato o Antonella Scarpato. Donne, obbligatoriamente, perchè serve per legge la “quota rosa”. Sono entrambe di Alghero e si occupano di settori legati alla cultura e comunicazione. Ovviamente fanno capo al gruppo politico ex-Comunisti Italiani (componente di Sinistra Civica) del consigliere comunale Giampietro Moro. Questa scelta, con la “cacciata” della Lampis, aumenterà la litigiosità in seno alla Sinistra e non sono escluse ulteriori sorprese e polemiche. Questo dopo che per due anni maggioranza e assessori hanno difeso l’operato dell’insegnante algherese respingendo anche le tante proteste per un regolamento dei Suoli Pubblici che ha causato ricorsi, denunce e anche chiusure di attività.

Altra notizia, quasi un fulmine a ciel sereno, vista la condizione molto preoccupante in cui si trova l’ente regionale con sede a Villa Gioiosa, è l’indicazione di Gianni Garrucciu a presidente del Parco di Porto Conte. Sembra che questa sia la decisione del Sindaco Bruno e della sua lista. Noto giornalista, volto del telegiornale di Rai Tre e anche capo-redattore della medesima testata, Garrucciu, comunque, dovrà essere votato dalla maggioranza dell’assemblea del Parco che rispecchia il Consiglio. A giorni, forse già domani, dovrebbe arrivare l’ufficializzazione dei nomi.

Nella foto Gianni Garrucciu

S.I.

Centrosinistra nervoso: Pigliaru rischia

CAGLIARI – “Quanto accaduto domenica scorsa al referendum evidentemente non è servito, ancora una volta non si riesce a cogliere ciò che sta avvenendo fuori dai palazzi della politica”. Cosi Roberto Desini consigliere regionale del Partito dei Sardi. Forza politica che esprime l’assessore Paolo Maninchedda e che già da mesi non nasconde la propria insoddisfazione per le mancate risposte della Giunta Regionale ai tanti problemi dell’Isola.

“Per questo motivo, il Partito dei Sardi non ha partecipato al voto per il rinnovo degli Uffici di Presidenza delle Commissioni permanenti del Consiglio regionale. Lo ha fatto perché non condivide il modo di procedere della maggioranza”, e ancora Desini “le Commissioni sono scadute a settembre, da allora abbiamo chiesto inutilmente la convocazione di un vertice di coalizione per individuare un percorso condiviso che portasse alla definizione dei nuovi assetti degli organismi consiliari. Così non è stato. Siamo contrari alla scelta di conservare lo status quo e, di fatto, di congelare il rinnovo delle commissioni con la conferma dei precedenti Uffici di presidenza”.

Ma per qualcuno non c’è solo questo motivo dietro le proteste del Partito dei Sardi, ma anche la richiesta dell’assessorato all’Agricolura che, da oggi, ha perso la sua guida nella persona di Elisabetta Falchi [Leggi]. Pds composto da 5 consiglieri. Di fatto Pigliaru sta entrando in uno dei momenti più difficili del suo mandato che potrebbe nascondere brutte sorprese, del resto anche la batosta referendaria palesa la volontà popolare che boccia la Giunta Regionale e in generale la guida del centro-sinistra in relazione alle tante emergenze della Sardegna.

Nella foto il gruppo consigliare del Partito dei Sardi

S.I.

Pigliaru perde due assessori

CAGLIARI – Iniziano a sentirsi i primi effetti del voto referendario e soprattutto di quello che avverrà nei prossimi mesi con le quasi certe elezioni nazionali anticipate i primi mesi del 2017. Dopo una serie infinita di annunci, si arriva ai cambi in seno alla Giunta Regionale, rafforzati da quello che dovrà essere un vero rimpasto. E questo non per una scelta diretta del Governatore, ma per l’abbandono di due delegati dell’esecutivo.

Elisabetta Falchi, titolare dell’Agricoltura, espressione dei Rossomori, e Ginamario Demuro, dell’area dem, in prima fila per sostenere le ragioni del Si alla riforma, sono pronti alle dimssioni che arriveranno nelle prossime ore. Da evidenziare che la prima è stata travolta anche dalle polemiche relative ai ritardi nella pubblicazionne dei bandi per il Piano di Sviluppo Rurale con anche lo schiaffo ad Alghero della mancata assegnazione dei fondi. Città in cui, proprio l’assessore omologo, ovvero alla stesse deleghe, è proprio dei Rosso Mori ovvero Natacha Lampis. In questo modo Mario Bruno perde l’unico legame che aveva in maniera diretta tra la sua maggioranza e i partiti in seno al consiglio regionale.

Ma non solo. Per Pigliaru ci sono problemi anche in Aula. Il Centro-sinistra perde la presidenza della commissione Governo del territorio che passa all’Udc con Peppino Pinna. A pesare sul risultato è stata l’astensione di Antonio Solinas (Pd), ricandidato all’incarico. Pinna e Solinas hanno raggiunto lo stesso numero di voti, ma ad essere eletto, da regolamento, è stato il consigliere più anziano quindi l’esponente della minoranza. Questioni che possono avere dei riflessi in Consiglio con il Governatore che potrebbe traballare.

Nella foto il presidente Pigliaru

S.I.

Stop galleggiamento di Bruno-Usai

ALGHERO – “Il messaggio che arriva dal popolo italiano a difesa della Costituzione è un messaggio di saggezza: le regole del gioco democratico si cambiano insieme. La vittoria del No ha salvato l’unico elemento che ha garantito coesione in questi anni: la Costituzione. Gli elettori non sono caduti nella trappola di chi ha giocato a dividere, a condizionare, a spaventare pur di rimanere abbarbicato a Palazzo Chigi e la punizione è stata severa”. Sinistra Italiana Alghero commenta il voto referendario non dimenticando di fare anche dei passaggi, dovuti e rilevanti, sulla situazione di Alghero.

E’ del tutto evidente che Renzi è stato bocciato non solo per l’impostazione data al referendum ma anche per le scelte fatte in politica sociale ed economica. Renzi ha puntato apertamente a destra per vincere, per conquistare quel ceto medio filo-governativo da sempre favorevole alla stabilità. Ma stavolta ha sbagliato i calcoli perché proprio quei ceti medi in sofferenza, timorosi del futuro, angosciati a causa della crisi e della precarietà del lavoro hanno colto l’occasione per esprimere il loro mal contento sociale. Quasi il 60% dei cittadini italiani, pari a 19.419.507 milioni di voti ha mostrato chiaramente che il paese non è cosi diviso, e che c’è una maggioranza molto ampia che si riconosce e difende la Costituzione repubblicana.

“I Sardi in generale e gli Algheresi in particolare hanno parlato ancora più chiaramente, il 72,2% dei sardi e il 71,8% degli algheresi hanno bocciato sonoramente una riforma della costituzione che voleva cancellare l’autonomia sarda, con una politica neo giacobina di ricentralizzazione dello Stato, un chiaro avvertimento alla Giunta Regionale e al Sindaco della nostra città, apertamente schierati con il SI e con le politiche renziane di smantellamento dell’ autonomia sarda. Il risultato cittadino è figlio anche dell’impegno del gruppo locale di Sinistra Italiana che in questi lunghi mesi di campagna referendaria ha dapprima raccolto firme, poi organizzato tre diverse iniziative pubbliche ampiamente partecipate, ha provveduto ad attacchinare oltre 100 manifesti, ed ha sino a venerdì volantinato per le vie di Alghero.

La giunta comunale democristiana di Alghero, con Bruno/Usai/Lampis come responsabili politici, dovrà prendere atto della sonora sconfitta delle politiche nazionali che hanno permesso il suo galleggiamento locale. A sinistra non è il momento unicamente delle recriminazioni. Ora più che mai serve il dialogo con quelli che vogliono difendere gli interessi dei ceti deboli della nostra società, specialmente con tutti i compagni impegnati in questa campagna referendaria nella difesa della Costituzione e che non hanno fatto da stampella al governo democristiano algherese. Serve un partito con un netto profilo di sinistra, e una sconfitta così forte del Partito della Nazione/PD richiede una leadership di tutto il centrosinistra diverso di quello attuale”.

Nella foto alcuni componenti della Sinistra

S.I.

Verso il voto anticipato a febbraio

ALGHERO – Nella terza Camera dello Stato, “Porta a Porta” di Bruno Vespa, dalle parole degli intervenuti, in particolare coloro che ancora detengono la maggioranza parlamentare, è emerso chiaramente che non solo si fare presto, ma prestissimo. Voto a febbraio o al massimo marzo. Ma non nel 2018, fra pochi mesi. Dunque consultazioni nazionali dietro l’angolo. Un’altra, l’ennesima, mossa nello scacchiere politico nazionale volta a portare vantaggi ai proponenti e in particolare per il Partito Democratico e suoi alleati a sostegno di Renzi. Quasi sicuro sarà lui ancora il candidato, da un parte, mentre le altre forze devono ancora decidere. E questa oltre imprimere una netta accelerata crea sicuramente dei problemi agli avversari che si stavano già “leccando i baffi” pronti a pestare duro e poi andare al voto tra un anno circa con una nuova legge elettorale.

La legge, dicono i rappresentanti del governo, in particolare Alfano, si può fare in pochissime settimane (dunque anche entro dicembre) e poi tutti al voto. Anche se tutti chiedevano, con alcune distinzioni, elezioni anticipate, questa mossa spiazza tutti, in particolare i 5 Stelle, perchè innanzi tutto obbligherà i vincitori (se si va a votare con Italicum e Consultellum oppure anche con la nuova in progettazione) a fare “grandi alleanze”. Dunque, perchè questo è il nocciolo, imporrà (prima o subito dopo l’esito giunto dalle urne) ai partiti ad andare oltre agli steccati imposti dalle ideologie, prima, e poi dal maggioritario, dopo, per realizzare coalizioni più allargate al fine di poter governare in un momento di acque agitate.

Il presidente Mattarella ha chiesto a Renzi di restare fino all’approvazione della “Legge di Bilancio”. Al massimo una decina di giorni. E poi sarà dato l’incarico al ministro Padoan o al presidente del Senato Grasso. Questo per traghettare la legislatura fino i primissimi mesi dell’anno entrante e poi subito andare alle urne. Sicuramente per gli italiani sarà come continuare la già lunga campagna referendaria di questi mesi, ma almeno, passato il voto, la speranza è che l’Italia possa entrare in una nuova fase. Passaggio che, quasi certamente, non potrà non avere riflessi anche sui governi locali. In Sardegna su quello Pigliaru e a cascata anche sui comuni più importanti e già in bilico come Alghero.

Nella foto Renzi e Padoan

S.I.

5 Stelle: avviso per Bruno-Pigliaru

ALGHERO – “Torniamo alla Democrazia, l’arroganza non paga. Il messaggio dei portavoce del Movimento Cinque Stelle Alghero, all’indomani della consultazione referendaria, è chiaro. Un messaggio recapitato a domicilio al presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, al presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, al sindaco di Alghero Mario Bruno, ai promotori del SI, agli amministratori dell’Isola e dell’Italia che oggi si risvegliano travolti dalla potenza scatenata dal vaso di Pandora, dalla potenza del NO quale massima espressione democratica di partecipazione”. Cosi il Movimento 5 Stelle di Alghero che commenta il voto referendario.

“L’arroganza non paga, il ritorno alla Democrazia è esigenza conclamata racchiusa nello schiacciante successo del NO, segnale che deve ora riportare il paese alle urne, senza alcun alibi legato alla stesura e approvazione della legge elettorale. Se il Movimento Cinque Stelle andrà al Governo lo dirà il popolo: questa l’unica certezza. Mai più pacchetti di Governo pre confezionati, a nessun livello”.

“Il NO trionfa a livello nazionale, ma anche locale. Alghero e tutta la Sardegna, con la più alta percentuale raggiunta in Italia (al 72%) hanno risposto presente, dimostrando con i numeri che se il cambiamento ci deve essere, ma è quello della classe politica, non certo della Costituzione. Di questo Pigliaru, Bruno e gli altri amministratori e politici sardi devono prendere atto. Troppo facile ora accontentarsi della testa di Matteo Renzi: l’atteggiamento non deve sorprendere, ma chi ha appoggiato l’ormai ex premier deve assumersi tutte le sue responsabilità e fare i conti con la gente, con il secco e ribadito NO!”

“Da Alghero all’intera Sardegna, in barba alle pratiche costantemente messe in campo da detrattori poco avvezzi all’essere informati: il Movimento Cinque Stelle cresce di giorno in giorno, i suoi portavoce sono onorati di rappresentare un’idea che sta dalla parte dei cittadini. E i cittadini, con il voto espresso in questo referendum costituzionale, hanno dimostrato di essere dalla parte del Movimento”.

Nella foto il comizio di Di Battista ad Alghero

S.I.