Voto, Delogu: batosta per Bruno |video

ALGHERO – Davanti ai numeri ci si inchina. Tutti i ragionamenti e filosofie si piegano alla cruda realtà delle cifre. E questo accade anche in occasione del Referendum. A fare due calcoli e un bilancio post-voto, ai microfoni di Algheronews, è il portavoce di Forza Italia Alghero e coordinatore del Comitato per il No cittadino Andrea Delogu. Non prima, ovviamente, di aver espresso grande soddisfazione per un risultato che nel centro catalano, ma anche in Sardegna, è in gran parte merito dalle opposizioni in seno alla massima assise isolano, Centrodestra in primis. [Leggi]

Stesso discorso per Alghero dove c’è stata un affluenza record 22978 votanti per un 62.66%. Entrando nel merito del risultato: il Si ha ottenuto 6455 (28.24%), mentre il No 16405 (71.76%). Un risultato, almeno in queste proporzioni ciclopiche, inatteso. Ed entrando nell’analisi fatta anche da Delogu salta agli occhi un dato politico su Alghero: alle ultime amministrative la lista civica di Bruno e il Pd hanno preso, sommando le percentuali il 20% più il 16%, dunque il 36%. Oggi, con l’amministrazione in sella, Cagliari e Roma targati dem, il risultato cittadino per il Si è stato solamente del 28%. Una batosta per Bruno e per il suo gruppo. Un vero e proprio tonfo che palesa se ancora ce ne fosse bisogno, qual è il “sentiment” politico degli algheresi. [Leggi]

Probabilmente mai lontano come adesso dal volere scegliere (ancora una volta) una coalizione con le radici o anche propaggini nel centrosinistra. E’ evidente, e anche i Consiglieri, tutti, ne dovrebbero prendere coscienza, che continuare questa esperienza amministrativa è solo proseguire un percorso, dentro un vicolo cieco, lontano anni luce dagli algheresi. E questi ultimi invece, come emerso dal voto di ieri, hanno gli occhi bene aperti e vedono bene quanto sta accadendo dentro e fuori dal palazzo.

Nella foto Andrea Delogu

S.I.

Voto, Pigliaru deve dimettersi

CAGLIARI – “Renzi ha tentato di modificare la Costitutuzione in solitudine per consolidare il suo potere senza consenso, Pigliaru ha tentato di svendere l’Autonomia sarda per ragioni di carriera: sono stati travolti entrambi da un’onda popolare, che ha visto la Sardegna esprimere la percentuale più alta di NO a livello nazionale”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia-Sardegna, commentando il risultato del referendum costituzionale.

“Il primo si è dimesso, il secondo, se avesse un briciolo di dignità, dovrebbe seguirlo a ruota perché non solo ha tradito tutti gli impegni ma ha tradito i sardi sui principi fondamentali del nostro Statuto ed è rimasto solo. I messaggi che provengono dal voto sono chiari: l’Europa e i potentati economici non possono dettarci il compitino, chi prova a toccare il nostro diritto di voto viene punito e, soprattutto, la sovranità nazionale e l’autonomia dei sardi non si possono svendere. Su questi valori e sulla capacità di coinvolgere le migliori energie del Paese deve nascere la Terza Repubblica, che per noi può derivare da quattro cambiamenti: elezione diretta del Capo dello Stato, limite costituzionale alla tasse, vincolo di mandato per evitare i cambi di casacca e la riduzione del numero di parlamentari”.

E nella Terza Repubblica immaginiamo una nuova Autonomia, che riconosca nella specialità i diritti dei sardi e che veda ampliate le nostre funzioni su trasporti, energia e tasse. Sono aspetti sui quali continuiamo a battere con la credibilità dei fatti e con battaglie sempre attuali, come la flotta sarda, la zona franca, la vertenza entrate e tutte le altre con cui abbiamo rivendicato il diritto dei sardi a determinare il proprio destino anziché subire scelte compiute da altri. Chi ha ammainato quelle bandiere è stato punito – ha concluso Cappellacci- è ora che la sovranità nazionale e l’Autonomia dei sardi ricomincino ad essere il vessillo di tutti, che sventola al di sopra di tutte le altre bandiere”.

Nella foto Ugo Cappellacci

S.I.

Caporetto per centro-sinistra sardo

CAGLIARI – “Ha vinto il popolo, il fronte del no, il centrodestra o i difensori della costituzione? Un po’ tutti e un po’ nessuno. Ma è invece certo chi ha perso: di sicuro Renzi e, per quanto riguarda la nostra isola Pigliaru, il PD e i sindaci che si sono apertamente schierati col si e che hanno portato la Sardegna a conseguire il record italiano dei no: il 72,2%”. Lo ha dichiarato Marco Tedde, vice-capogruppo di Forza Italia-Sardegna in Consiglio regionale.

“La “Caporetto” del centrosinistra isolano – sottolinea il forzista-, che si è realizzata nonostante lo sbarco in Sardegna di Renzi e di buona parte del Governo, è la sua seconda disfatta dopo le amministrative di giugno. Due KO nel giro di qualche mese hanno un significato univoco: il centrosinistra in Sardegna ha fallito. C’è un elemento che unisce come un filo rosso l’agire politico di Renzi e degli sconfitti sardi: il marketing politico. Una pratica esercitata quotidianamente in modo ossessivo dall’inizio della legislatura e dei mandati amministrativi che ha dimostrato di non essere sufficiente a soddisfare un’ isola che sta vivendo una crisi economica e sociale di difficile soluzione”.

“I cittadini vogliono atti e fatti concreti. Magari piccole cose, ma reali e tangibili. Un principio che vale per Pigliaru ma anche, e soprattutto, per i sindaci di Sassari e Alghero e per gli altri colleghi dediti al marketing politico compulsivo. La cornice di questo tracollo è costituita dalle risse che dall’interno del PD isolano paralizzano la Regione e il Consiglio regionale. A partire dai trasporti per arrivare alla soluzione delle crisi industriali passando attraverso l’incapacità di gestire il fenomeno dell’immigrazione e di spendere 33 milioni di euro per il reddito di inclusione che potrebbero dare un po’ di ossigeno a decine di migliaia di famiglie sarde in stato di estrema difficoltà. Ma influiscono negativamente anche le risse del PD e del centrosinistra negli enti locali, a partire da Sassari per giungere ad Alghero arrivando ad Oristano. Di certo -denuncia l’ex sindaco di Alghero- c’è anche che il malcontento nei confronti del governo nazionale, regionale e dei sindaci sardi del centrosinistra s’è fuso con la reazione dei cittadini italiani nei confronti di un tentativo di riforma costituzionale che fin dai primi passaggi s’è rivelato un pastrocchio”.

“Ora, per quanto ci riguarda, – evidenzia il consigliere regionale algherese- attendiamo le prossime mosse di Pigliaru e dei sindaci del si. Ma una cosa è certa: debbono partire dalla considerazione che il marketing politico deve accompagnare e non sostituire l’azione di governo e quella amministrativa. E che i sardi hanno necessità di un Presidente della Regione e di Sindaci meno attenti alle regole e ai riti dello showbiz politico. La Sardegna sta affondando – ha concluso Tedde- e ha necessità di marinai politici che facciano il loro mestiere e non quello di showman”.

Nella foto un incontro con l’onorevole Tedde per il No

S.I.

Un No a Renzi, Pigliaru e Bruno

ALGHERO – Un chiaro e netto segnale. 60% No, 40 Si. Nessuno si aspettava un risultato così netto. Del resto la macchina elettorale del Governo è stata imponente in particolare nell’Isola con tante visite dei Ministri come poche volte accaduto in passato. Ma nonostante questo, e ciò fa comprendere quale sia il sentimento della gente che attende solo risposte tangibili e non più annunci, italiani, sardi e algheresi dicono No alla Riforma proposta dal Governo. Ma, vista anche la personificazione della campagna elettorale che ha visto Premier, Governatore e, nel caso di Alghero, ma anche di Sassari, il sindaco in prima linea, questo è evidentemente anche un messaggio politico diretto a questi governati e anche al Partito Democratico.

Il Presidente del Consiglio, in diretta tv, si è dimesso non appena il risultato ha iniziato a prendere forma in tutta la pesante sconfitta nei suoi confronti. Nel pomeriggio di lunedi 5 dicembre salire al Colle da Mattarella. Il quale dovrà verificare se ci sono altre maggioranze, proverrà a formare un governo tecnico o altrimenti fisserà la data del voto anticipato, in tale caso entro il prossimo febbraio. Ma, come detto, la Sardegna è una delle regioni con la percentuale più alta per il No (ha superato il 72%). Una valanga di voti che non può non essere considerata anche un segnale politico in primis per la Giunta Regionale e, nel caso dei comuni che hanno visto i sindaci supportare in tutto e per tutto il Si, anche per i Primi Cittadini.

Ad Alghero la lista civica del Sindaco, come anche il Pd cittadino, ha addirittura, tramite il capogruppo Sartore, realizzato gli incontri cittadini a favore della riforma con i leader regionale e nazionali come Renato Soru, Gavino Manca e Giovanni Sanna. Dunque una scelta di campo chiara totalmente bocciata dagli algheresi che non hanno seguito le indicazioni per il Si raggiungendo, anche se i dati ancora devono essere definiti, un record di voti contrari (anche nel centro catalano il No è intorno al 70%). A distinguersi sono stati gli alleati dell’Udc e della sinistra, ma, come detto, proprio il movimento civico e gli assessori bruniani si sono tutti spesi per la riforma. Come già anticipato e chiesto da un parte delle opposizioni, Bruno dovrebbe dimettersi. Difficilmente lo farà. Ma, il voto del Referendum, che si somma ai tantissimi problemi amministrativi e politici, certifica che Alghero, in linea con gli altri comuni sardi, boccia non solo la Riforma ma anche le guide politiche di Renzi (che ne ha preso atto), Pigliaru e sindaci che sono spesi in prima persona come Bruno, ma non solo. Basta guardare i risultati di Sassari, Cagliari e Oristano. Una Caporetto del Si. Ciò significa che i sardi sono veramente stufi.

Nella foto il Ministro Boschi ad Alghero col sindaco e altri componenti della Giunta e Presidente del Consiglio

S.I.

VOTO REFERENDUM AD ALGHERO:
voto-referendum

Moro o Lampis? Bruno deve decidere

ALGHERO – Oramai la domanda che circola sempre di più negli ambienti politici cittadini è la seguente: ma chi glielo fa fare? Il soggetto è Mario Bruno. Mai, infatti, come questi due anni e mezzo di mandato ci sono stati così tanti problemi di carattere politico e amministrativo. Dopo l’arcinota lunga serie di problemi, alcuni anche molto gravi come le indagini sui rifiuti, Meta, Parco e barracelli, adesso riesplode in tutto il suo vigore la questione dei rapporti in maggioranza. Un fuoco che cova sotto la cenere da sempre o almeno da quando è stata creata la “coalizione-matrioska”, come aggettivata dall’assessore Antonello Usai, utile a vincere, ma non a governare per le opposte visioni sui temi centrali della vita sociale cittadina. Ed è stato proprio l’Udc, nella sua assemblea, a puntare i riflettori sul tema. [Leggi]. Ciò in linea con quanto già avanzato dal consigliere Giampietro Moro che aveva già manifestato la volontà di sostituire l’assessore Lampis.

Proposte ritenute irricevibili dal direttivo (o meglio dalla maggioranza dell’assemblea) di Sinistra Civica che, nella giornata di oggi [Leggi], ha confermato la fiducia alla Lampis e ritenuto di considerare fuori dal movimento Moro con una nota al vetriolo dove sono presenti accuse anche molto gravi dal punto di vista politico. Il consigliere, a cui abbiamo chiesto una replica, ancora non si è pronunciato, ma è lecito pensare che vada avanti per la sua strada avendo già specificato che di fatto non riconosce le prese di posizione di chi oggi rappresenterebbe Sinistra Civica di cui tra l’altro lui stesso non ha mai fatto alcuna “tessera”, neanche simbolica.

Non è chiaro cosa possa accadere. Tutto è in mano, ancora una volta, del sindaco Bruno che ovviamente non può rinunciare al voto in aula di nessuno dei suoi 12 “discepoli” altrimenti significherebbe automatico addio alla poltrona di sindaco. Dunque, salvo sorprese, l’agnello sacrificale sarà proprio la Lampis. E questo dopo che per due anni è stata difesa nel suo operato da tutta la maggioranza, comprese le scelte (giudicate da tutti negative per il comparto) del regolamento dei Suoli Pubblici. Potrebbe quasi apparire che dove aver fatto “il lavoro sporco” ora venga elegantemente (ma non troppo) accompagnata verso l’uscita. In tutto questo, come sempre, chi ne paga le consegue maggiori è la città e i suoi abitanti che vedono ancora una volta finire nel pantano politico un’amministrazione che, a parte l’ordinario (e per alcuni neanche quello), si trova oramai lontana anni luce dalla soluzione delle problematiche impellenti del territorio. E per chiudere un’altra domanda: cambierebbe veramente qualcosa nel percorso politico-amministrativo della compagine bruniana con l’avvicendamento della Lampis? Per molti, assolutamente no.

Nella foto (di Andrea Manca) Mario Bruno

S.I.

Guerra a Sinistra: Moro cacciato

ALGHERO – “Giovedì 1 dicembre si è riunita l’assemblea di Sinistra Civica. All’ordine del giorno l’analisi della situazione politica interna, con particolare riferimento alle dinamiche di corretta e leale relazione tra l’organo politico dell’Assemblea cittadina e i nostri rappresentanti in Consiglio Comunale e in Giunta”. Cosi la maggioranza dell’assemblea di Sinistra Civica che, di fatto, con una nota stampa al vetriolo “sfiducia”, o meglio, manda via il consigliere comunale Giampietro Moro il quale sarebbe reo di diversi atteggiamenti denunciati dalla stessa lista che lo ha espresso e fatto eleggere.

“Già in un precedente incontro avvenuto qualche settimana fa l’Assemblea aveva voluto riaffermare la propria centralità di organo decisionale nella conduzione dell’attività politica e confermare, come esito di quel confronto, piena fiducia verso l’operato del consigliere Giampietro Moro e della assessora Natacha Lampis, respingendo ogni ipotesi di dimissioni della stessa dall’incarico di giunta. In una nota scritta fatta pervenire al Sindaco – a firma della maggioranza dell’Assemblea – avevamo condiviso con lui le risultanze di quell’incontro
e chiarito che ogni posizione diversa era da intendersi unicamente come posizione personale. Il riferimento era al consigliere comunale della nostra forza politica, il quale nel corso degli ultimi mesi si è gradualmente allontanato dal direttivo e dall’assemblea, assumendo posizioni via via sempre più individuali. Con le sue più recenti dichiarazioni pubbliche il consigliere Moro si è posto in aperta contrapposizione con l’assemblea, con un’operazione politica che delegittima non tanto l’Assessora quanto l’intero organo politico.
Tutto questo per Sinistra Civica non è accettabile”.

“La politica è sempre un atto collettivo, e la buona politica è solo quella capace di interpretare questo atto in modo coerente e trasparente. Il consigliere Moro invece realizza il contrario, con una conduzione trasformista e personalistica che si concretizza nel disconoscimento della forza politica che lo ha eletto in consiglio comunale, e che fa leva – anche nel rapporto con il Sindaco – su una maggioranza in consiglio comunale esigua nei numeri, dove ogni singolo voto è vitale per l’approvazione degli atti e per la prosecuzione dell’esperienza amministrativa. Tutto come da manuale della politica versione prima repubblica, quella degli intrighi, logora e inadeguata, concentrata sui propri interessi piuttosto che su quelli della città”.

“Le ragioni di questa operazione non sono del tutto chiare, anche se molti elementi sembrano far intravedere un progetto trasversale alle forze di maggioranza per l’eliminazione della sinistra dal quadro politico dell’attuale amministrazione e per un allargamento verso il centro che prepari ad un ingresso in formazioni politiche più moderate, in vista delle prossime elezioni. Non c’è per noi immagine più eloquente di questa avanzata centrista di quella del consigliere Moro nella sua recente difesa pubblica dell’Udc, che di fatto autodenuncia se stesso e il vero terreno del gioco, tutto fuori da Sinistra Civica. Nel corso dell’ultimo incontro, l’Assemblea ha voluto fare un’analisi approfondita dei fatti, e dopo un confronto ampio tra le varie componenti; si trova costretta – come esito conclusivo del dibattito – a prendere atto della distanza ormai incolmabile tra il Consigliere comunale e Sinistra Civica e per questo motivo stabilisce che da questo momento il consigliere Giampietro Moro non rappresenta più Sinistra Civica, né in Consiglio né in alcuna altra sede”.

Nella foto Gianfranca Pirisi di Sinistra Civica

S.I.

Parisi e Alghero: parla Di Gangi |video

ALGHERO – Esattamente una settimana fa c’è stato il battesimo di Energie per la Sardegna [Leggi]. Un’iniziativa politica di Stefano Parisi, noto imprenditore e già candidato alla Regione Lombardia. Personaggio intorno a cui si sta creando un grande interesse rispetto alla volontà di attrarre una parte della società civile opposta ai radicalismi ed estremismi. Area che, forse in maniera poco fantasiosa viene definita “moderata”. Più corretto, invece, indicarla come quella delle “nuove energie” per l’Italia.

Un appello raccolto in Sardegna da Marco Di Gangi che ha messo insieme un gruppo di associazioni, movimenti e persone pronte a stare in prima linea. Insegnante algherese, già assessore provinciale e un’esperienza politica importante nell’area socialista. A lui abbiamo chiesto di parlarci di questo nuovo progetto che, inevitabilmente, avrà riflessi a breve anche sulla politica sarda e in particolare del Nord-Ovest isolano. Del resto la volontà di rinascita di centri come Alghero, Sassari e Porto Torres è forte e sempre più crescente viste le attuali amministrazioni giudicate in maniera molto negativa.

Di Gangi, ad Algheronews, ha parlato, oltre che d Energie per la Sardegna, anche di Turismo, servizio della raccolta dei rifiuti, decoro, trasporti, ma soprattutto della necessità, sempre più impellente per Alghero, di costruire un progetto allargato, comprendente le “teste pensanti” della città, abbattendo gli steccati, legato ad un programma chiaro e semplice che restituisca alla Riviera del Corallo il posto che merita. Questo si può fare solo grazie ad una visione comune di sviluppo che vada oltre gli attuali scenari, oramai al tramonto, che stanno ancora bloccando l’intero territorio, centro catalano in primis.

Nella foto Marco Di Gangi

S.I.

“Gestione rifiuti peggio di Attila”

ALGHERO – “Al netto degli avvisi di garanzia, mi auguro che tutto possa concludersi senza nessuna condanna, questi sono quelli che dovevano “aprire i cassetti”. Si registrano i primi commenti, partendo dal consigliere comunale del Pd Enrico Daga, sulla nuova tegola per il Sindaco Bruno. Ovvero la preoccupante azione della Guardia di Finanza rispetto la gestione dell’appalto dei rifiuti [Leggi.] Ma non solo, questo va ad aggiungersi alla proroga record che costringerà Alghero ad avere ancora il medesimo capitolato e gestore per la prossima stagione turistica: un dramma. “Con questo atto della Procura si ravvisa tutta l’incapacità di questa maggioranza, di questa amministrazione che, nonostante sollecitati per anni dal sottoscritto a farla finita con queste aziende che portano solo guai, hanno camminato a testa bassa regalandoci questa perla amministrativa”, e chiude Daga “invece di irridere gli altri e non accettare le proposte delle opposizioni, il sindaco farebbe meglio a prendere atto del suo completo fallimento che sta devastando Alghero, peggio di Attila”.

“Non gioisco per niente per queste notizie, mi intristiscono e arrabbiano. Ho fatto accessi agli atti, interrogazioni, segnalazioni, Ordini del Giorno, in cui si evidenziavano con dovizia di particolari, fattuali e giuridici, le tante stranezze ed incongruenze dell’appalto”. Michele Pais, altro consigliere di opposizione, ricorda, anch’esso, la linea condotta da Bruno. “Le risposte del Sindaco, assessore e maggioranza sono sempre state sprezzanti, irridenti e liquidatorie. Tutto, secondo loro, era perfetto e bisognava andare avanti. Da ciò non ne teorizzo il coinvolgimento della Amministrazione ma è evidente una assoluta inidoneità al controllo dei procedimenti amministrativi, in danno della Città (zozza) e dei cittadini (obbligati a pagare per onerosissimi nuovi servizi presenti solo sulla carta ma mai eseguiti).

“Un appalto che va annullato immediatamente in autotutela se non si vuole che le cose prendano una brutta piega in maniera irreversibile. Sindaco ed Assessori (past and present) smettano di fare gli ignavi e si assumano responsabilità che sono anche proprie. Lo facciamo anche per tutelare il buon nome dell’amministrazione di Alghero che non merita di essere sporcato. E prendano atto di aver sbagliato lasciando da parte questo atteggiamento di arroganza e presunzione”.

Nella foto montagne di rifiuti non raccolte durante i giorni del Mondiale di Rally 2016

S.I.

Maria Pia: 5 anni buttati al vento

ALGHERO – 5 anni buttati al vento. Un lustro che ha visto altri territori mettere la quinta, mentre Alghero è rimasta al palo. Queste affermazioni non sono campate in aria, ma legate ad esempi chiari ed eventi che sono alla base della grave crisi economica che attraversa la città con disoccupazione record e soprattutto con le attività sempre più in mani a realtà non indigene e neanche sarde. Fenomeno molto preoccupante che non è niente altro che un effetto collaterale del totale disfacimento del tessuto sociale.

Un esempio, tra i tanti, che avrebbe potuto far cambiare marcia alla Riviera del Corallo è “Maria Pia”. Nello specifico la realizzazione del progetto previsto da alcuni imprenditori algheresi (Sofingi s.r.l., Gruppo Giorico, 2C Costruzioni del geometra ed ex-consigliere comunale Isio Camboni e e la Europrogetti & Finanza s.r.l., quest’ultima acquisita dal colosso degli investimenti immobiliari anche internazionali Arcontecnicagroup s.p.a.). Invece, anche in questo caso, siamo fermi. O meglio, come ha relazionato l’assessore all’Urbanistica Antonello Usai a seguito di interrogazione dell’Ncd illustrata dal consigliere Emiiano Piras, “il progetto è in valutazione, perchè ci cono state delle novità normative e la situazione è in evoluzione“.

Una risposta che dice tutto e il contrario di tutto ancora di più se si considera quanto detto in apertura dallo stesso Usai. “La mia idea non cozza per nulla con le dichiarazioni programmatiche della maggioranza: una parte assai limitata dell’intera area sarà destinata a strutture e servizi alberghieri essendo una zona di elevato pregio”. Ma, invece, è proprio così: sono due idee proprio opposte. Infatti un conto è realizzare quanto previsto dal programma elettorale di Mario Bruno, altro discorso sarebbe attuare il progetto sul tavolo degli uffici comunali, tra modifiche e aggiornamenti, oramai già da quasi 15 anni. In particolare era stato il Consiglio Comunale, nel 2010, durante l’amministrazione Tedde, a votare, quasi all’unanimità, l’ordine del giorno del Pdl che dava il via libera al progetto alberghiero con un totale di 5 hotel e annessi servizi.

Sono passati oltre 6 anni. E siamo ancora fermi “alla valutazione del progetto”. Quando invece, se l’iter fosse proseguito in maniera adeguata con le ovvie verifiche avremmo avuto al posto di una vasta area in stato di abbandon, compreso il litorale con erbacce e decoro sempre più pregiudicato, degli alberghi nuovi di zecca e spazi per lo sport, cultura e tempo libero. E soprattutto tanti posti di lavoro in più, diretti e indiretti, utili a fermare la drammatica emorragia occupazionale acuitasi negli ultimi anni. Ma la lungaggine, non è l’unica notizia negativa. L’altra è quella, annunciata sempre da Usai in Consiglio, che “non ci sarà alcun stralcio del progetto e che dunque, se sarà tenuto valido, dovrà essere considerato dentro il Puc“. Ovvero, salvo miracoli, chissà quando. Ciò al netto della chiara ed evidente volontà, emersa in maniera considerevole durante il protagonismo nelle Giunte Tedde di centrodestra, da parte dell’Udc e dunque dello stesso Usai di dare gambe al progetto “made in Alghero”.

Però le titubanze dei centristi sono comprensibili. Del resto, e anche qui si ritorna al problema principale della “coalizione-matrioska”, larghe porzioni della maggioranza, in particolare tutta la sinistra e parte dei bruniani, sono contrari agli insediamenti alberghieri previsti dall’unico progetto in esame e invece tifano, anche in maniera veemente, per la realizzazione (utopica e anzi demagogica) di un grande “Parco Urbano”. Un giorno spiegheranno agli algheresi come poter sostenere le stese di manutenzione, visto che non si riesce a tenere pulita neanche un aiuola, ma questa è un’altra storia. Per adesso resta il fatto, lampante e allo stesso tempo molo grave, che la Riviera del Corallo, per scelte politiche correlabili all’area vasta della sinistre, che ha avuto la guida del Comune in questi anni, è stata privata, solo per scelte ideologiche e fuori dal tempo, di nuovi hotel (sempre più utili in chiave rilancio dell’aeroporto) e soprattutto posti di lavoro

Nella foto il sindaco Bruno e l’assessore Usai

S.I.

Referendum: Calderoli a Sassari

SASSARI – Il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e responsabile Organizzativo e Territorio della Lega Nord, chiuderà venerdì il suo lunghissimo tour per spiegare le ragioni del No al referendum sulle riforme costituzionali, tour iniziato nello scorso mese di maggio e che lo ha portato in tutte le regioni italiane, con un incontro pubblico alle 18,30 a Sassari presso l’Hotel Deledda in viale Dante 47.

“Ho scelto di chiudere in Sardegna – spiega Calderoli – per poter spiegare ai cittadini sardi che la Sardegna, nel caso passasse questa riforma, non potrebbe essere rappresentata in Senato a causa di un vulnus che riguarda tutte le Regioni a statuto speciale che, nei relativi statuti, prevedono che l’ufficio di consigliere regionale sia incompatibile con quello di membro di una delle Camere. E ricordo che gli statuti delle Regioni speciali possono essere modificati solo con una legge costituzionale e solo dopo un’intesa con la Regione stessa, per cui è evidente che se mai questa riforma dovesse essere approvata il Senato, organo costituzionale e quindi obbligatorio, non potrebbe essere rinnovato. Di questo, e di altro, parlerò più approfonditamente venerdì nell’incontro di chiusura che farò a Sassari.”

Nella foto Roberto Calderoli

S.I.