4 corsie, foto in Aula: attacco alla Lega

ALGHERO – Nell’ultimo Consiglio Comunale c’è stato spazio anche per una inedita protesta da parte dell’esponente di opposizione Pietro Sartore. Dai banchi di minoranza ha esposto la foto, ingrandita per l’occasione, in cui l‘attuale Presidente del Consiglio Regionale Pais insieme allora Ministro Salvini, durante la campagna elettorale delle ultime regionali, mostravano dei cartelli, davanti lo slogan “tra la gente”, in cui davano garanzie sulla realizzazione della strada “4 corsie”.

Ed è lo stesso Sartore a spiegare il gesto. “Ho voluto ricordare e sottolineare come sia facile fare vacue promesse in campagna elettorale e nei fatti, al contrario, scegliendo di mandare a casa il governo e di chiedere nuove elezioni in autunno, mettere a forte rischio anche la sola possibilità di salvare le risorse per il completamento della strada“.

In poche parole, da parte delle opposizioni, una dura reprimenda nei confronti della Lega (partito non rappresentato in Consiglio, ma solo in Giunta con l’assessore Vaccaro). D’altra parte c’è da ricordare che chi oggi avanza delle critiche, ha governato Alghero negli ultimi 5 anni e oltre e dunque era plausibile attendersi un bel passo avanti (ovvero l’inizio dei lavori) rispetto l’agognata opera. Sartore, dal canto suo, viste le ultime vicissitudini nazionali, ha preso la palla al balzo andando a schiacciare in faccia alla Lega.

Nella foto i banchi dell’opposizione con Sartore che mostra la foto (da facebook)

S.I.

Meta e non solo, conti in rosso: parla Delogu |video

ALGHERO – Cosi come accadde in passato, anche questo governo cittadino si apre con una polemica su un buco di Bilancio. In questo caso nella Fondazione Meta e più in generale nella condizione contabile delle partecipate ovvero pure In-house e Secal. Dopo un agosto, ancora più soporifero del solito, la politica si è animata in questi giorni proprio sul dibattito riguardante la questione primaria dei conti. Niente di superfluo del resto, come noto, “senza soldi non si canta messa”. E qualcuno, viste le critiche degli attuali governanti, a quanto pare, ha fatto la cicala.

Ma sono occorse le prime verifiche da parte dell’Amministrazione Conoci e nello specifico dell’assessore Di Gangi e pure di alcune forze politiche di Centrodestra per rendersi conto, dati alla mano, che la situazione era molto peggiore di quanto si pensasse. “Ad oggi in cassa c’è un terzo della somma spesa dalla scorsa amministrazione di Sinistra del Sindaco Bruno per il capodanno ovvero 160 mila euro”, spiega Andrea Delogu, componente del direttivo di Forza Italia Alghero. Denari che, è evidente, sono del tutto insufficienti per coprire le spese correnti (molto elevate) e le manifestazioni, compreso San Michele, che sarebbero in programma nei prossimi mesi.

“Da inizio anno fino la fine del loro mandato, tramite Meta, gli attuali consiglieri di opposizione, hanno speso all’incirca 750mila euro”, spiega ancora Delogu e snocciola le cifre che, in taluni casi, non possono che lasciare basiti, a partire proprio da Pasquetta, “130mila euro per Renzo Arbore, 80mila per le voliere posizionate nel centro storico, 25mila euro, più altri 50mila della Regione, per il programma del Parco, 100mila euro per il Rally, 40mila euro per la Settimana Santa e cosi via per arrivare ad una cifra non lontana dal milione di euro, uno sproposito, considerando soprattutto il ritorno di immagine e soprattutto di flussi turistici per Alghero”. In particolare quando è mancata la promozione in ambito fieristico, all’estero e un sufficiente impianto comunicativo.

L’esponente di Forza Italia ricorda che la condizione critica riguarda anche “la società In-House, per cui proprio la Fondazione dovrebbe saldare ancora delle fatture, e pure quella Secal”. Un disastro come più volte è stato definito dal Centrodestra che si apprestava a vincere le elezioni e che ora si trova a dover affrontare e porre rimedio. “Anche sull‘Holi Dance Festival, non come lo chiama erroneamente Bruno “Holy Color”, che è ben altra cosa, ovviamente ci eravamo spesi pure in campagna elettorale convinti che si potesse fare, ma ripeto, come già detto anche da altri esponenti della Giunta, nessuno si aspettava di trovare questo dissesto finanziario”, e chiude Delogu, “sono fatti che devono essere resi noti e lo faremo ancora, ma certamente non arretriamo di un millimetro e siamo già dall’inizio del mandato in prima linea, a testa bassa e senza proclami, col Sindaco Conoci, per ridare dignità alla nostra città e dunque al Comune e in questo caso al suo motore che sono le partecipate a partire dalla preziosa e bistrattata Fondazione Meta”.

Nella foto e video intervista Andrea Delogu (Forza Italia Alghero)

S.I.

Governo, ecco il Conte di Sinistra

ROMA – Definito il quadro dei Ministri del Governo Conte sostenuto da Partito Democratico, 5 Stelle e Sinistra radicale. Domattina, giovedi 5 settembre, ci sarà il giuramento del Premier che ha guidato fino un mese fa una compagine che vedeva la Lega come protagonista sempre insieme al Movimento di Grillo, mentre adesso la linea politica, almeno restando ai partiti ed esponenti che lo sostengono (ovvero Boldrini, Bersani, Renzi, Prodi, Delrio, Grasso, oltre che il 5S), cambierà, si presume, notevolmente.

Questi sono i ministri: alla Salute Roberto Speranza, agli Interni il prefetto Luciana Lamorgese, agli Esteri Luigi Di Maio, all’Economia Roberto Gualtieri, alla Difesa Lorenzo Guerini, allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli (attuale capogruppo al Senato del M5s), alle Infrastrutture Paola De Micheli, alla Giustizia Alfonso Bonafede, al Lavoro Nunzia Catalfo, alla Cultura e Turismo Dario Franceschini, all’Istruzione Lorenzo Fioramonti, all’Agricoltura Bellanova, al Sud Provenzano, agli Affari Regionali Boccia, agli Affari Europei Amendola e allo Sport e alla Gioventù Spadafora, Paola Pisano all’Innovazione, Elena Bonetti Pari Opportunità, Rapporti col Parlamento Federico d’Incà (5s), Sanità e Salute Roberto Speranza (Leu di Boldrini e Grasso). Saltano tre Ministri dei 5 Stelle la Trenta, Toninelli e la Grillo.

Nella foto il Presidente del Consiglio Conte

S.I.

Regione: in Aula sanità, gas e Forestas

CAGLIARI – Il Consiglio regionale si riunirà giovedì  12 settembre alle 10,30. Primo punto all’ordine del giorno, qualora perfezionato, il DL 36  “Seconda variazione di bilancio. Disposizioni in materia sanitaria. Modifiche alla legge regionale 11 gennaio 2018, n. 1 (Legge di stabilita’ 2018) e alla legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48 (Legge di stabilita’ 2019)”.

Seguirà l’esame delle mozioni: n. 27 (Orrù e più) sulla minimizzazione dei rifiuti in plastica monouso non biodegradabili sul territorio regionale e riduzione dell’impatto ambientale, n. 37 (Mula e più) sulla necessità di potenziare e salvaguardare gli uffici delle motorizzazioni civili di Cagliari, Oristano, Sassari e in particolare di Nuoro, a rischio chiusura, e sul trasferimento dallo Stato alla Regione delle competenze in materia di motorizzazione civile; n. 25 (Comandini e più)  in riferimento alla direttiva n. 2014/94/UE, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi, e sulla forte preoccupazione in merito alle dichiarazioni del sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla paventata ipotesi della bocciatura del progetto che prevede la realizzazione della dorsale gas in Sardegna.

All’esame dell’Aula anche l’interpellanza n. 34/A (Salaris e più) sul sistema di raccolta sangue in Sardegna, la  mozione n. 5 (Cuccu e più) sul progetto di Reddito energetico sperimentato con successo dal Comune di Porto Torres; le interpellanze 32 (Cera e più)  e 30 (Mele e più)  sui danni causati alle colture dalle cornacchie e la mozione 39 (Lai e più) sulla mancata applicazione della legge regionale 11 febbraio 2019, n. 6 (Modifiche delle leggi regionale n. 8 del 2016 e n. 43 del 2018 in materia di inquadramento del personale dell’Agenzia FoReSTAS. Ultimo punto all’ordine del giorno La Richiesta di istituzione di una commissione speciale sul riconoscimento del principio di insularità.

Nella foto il Consiglio Regionale

S.I.

Urbanistica si cambia, sardi per lavoro e sviluppo

SASSARI – ” Il 24 febbraio il Popolo Sardo ha scelto da chi farsi governare e lo ha fatto attribuendo a Christian Solinas un consenso straordinario, 15% in più dell’avversario che è arrivato secondo: Massimo Zedda”. Cosi Giancarlo Acciaro segretario politico della sezione Futuro e Indipendenza del Psd’Az di Sassari.

“È evidente che i Sardi, con quei 364.000 voti, hanno voluto premiare sia Solinas che il suo Programma Elettorale; ed in quel Programma vi era chiaramente scritto che si sarebbe proceduto a redigere una nuova legge Urbanistica ed a fare una battaglia per “regionalizzare” le Soprintendenze”.

“La volontà popolare ha quindi certificato la bontà delle idee e dei programmi della coalizione di Centro Destra, Autonomista e Civica, a trazione Sardista. Pertanto le posizioni di qualche associazione ambientalista, peraltro le stesse sostenute da quel Centro Sinistra che è stato sonoramente sconfitto, sono da considerare rispettabilissime, ma fortemente minoritarie tra il Popolo Sardo e quindi, hanno un valore puramente accademico. Questa è la Democrazia, tutto il resto è pura demagogia spicciola, improduttiva e forviante”.

“La Sezione Sardista di Sassari, Futuro è Indipendenza, invita il Governatore Christian Solinas e l’Assessore Quirico Sanna a tenere la barra dritta e percorrere fino in fondo la strada delle riforme annunciate. Siamo il Partito che si propone di condurre la Sardegna all’Indipendenza seguendo un processo condiviso e democratico, a tal fine non può spaventarci la totale assunzione di responsabilità su materie come la protezione del territorio e dell’ambiente della Nazione Sarda”.

“I Sardi non sono secondi a nessuno in fatto di tutela delle nostre peculiarità e valori territoriali, e non lo sono soprattutto rispetto a qualche burocrate Italiano, magari nominato in virtù delle più classiche spartizioni di potere”:

“Siamo convinti che l’onestà e la professionalità non siano valori in capo solo a chi risiede e decide a Roma, ma piuttosto qualità intrinseche nelle persone umane, a qualsiasi territorio essi appartengano. A tal proposito siamo certi che i Soprintendenti che guideranno i nuovi istituti di tutela, di cui si doterà la Regione Sardegna, saranno donne e uomini di alta caratura morale e intellettuale, che eserciteranno il loro ruolo nel rispetto delle leggi, della tutela del bene paesistico e della “valorizzazione del bello”.

“La nostra Regione sta pagando un prezzo salatissimo per l’eccesso di burocrazia, di lacci e laccioli che esprime il PPR, una norma che ha frenato l’economia di uno dei settori che creano maggior volano economico: l’edilizia, sia pubblica che privata.”

“È sufficiente leggere i report periodici sul calo degli occupati e dei fallimenti nel comparto delle costruzioni, che puntualmente diramano istituti specializzati ed associazioni di categoria, per rendersi conto di quanto sia indispensabile mettere rimedio a tutto ciò che crea ostacoli allo sviluppo ed alla crescita economica della Sardegna, predisponendo una nuova legge urbanistica”.

“Ecco perché la posizione del Gruppo di Intervento Giuridico non può essere pregiudizievole a prescindere, da loro ci aspettiamo contributi migliorativi nel merito delle proposte che si metteranno in campo. Solo un’azione di confronto e, perché no, di critica sui contenuti, rendono credibile il lavoro di chi non dovrebbe svolgere compiti politici, altrimenti a questo genere di associazioni non gli resta che una sola strada: presentarsi alle prossime competizioni regionali e farsi giudicare dall’elettorato”.

Nella foto un incontro del Psd’Az col Presidente Solinas

S.I.

“Giunta Solinas immobile, fa propaganda”

CAGLIARI – “È in atto in questi giorni un tentativo mediatico da parte degli assessori della giunta Solinas che governa la regione, che per mascherare la propria inefficienza e immobilismo, spacciano le cose promosse o definite dalla precedente giunta di centro-sinistra come propri risultati”. Cosi il gruppo consigliare del Partito Democratico in Regione.

“Basterebbe citare la realizzazione della videosorveglianza in 370 comuni, il rifacimento della flotta bus dell’arst, il passaggio al contratto regionale dei dipendenti Forestas, la scontistica per il trasporto degli studenti, I fondi per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, per tacciarli di evidente falso. La verità è che nonostante le roboanti dichiarazioni sulla volontà di intervenire con riforme strutturali importanti nel campo degli Enti locali, della Sanità, dell’urbanistica, sinora non sono stati in grado di produrre alcun atto all’attenzione del Consiglio e dell’intera Regione”.

“Impegnati a litigare per le nomine nei vari enti regionali ed incapaci di governare le principali vertenze. Sono inadeguati al ruolo importante che I Sardi gli hanno affidato e non sarà appropriandosi del lavoro altrui che riusciranno a mascherare a lungo questa verità”.

Nella foto il Consiglio Regionale

S.I.

Beni Comuni, si firma anche ad Alghero

ALGHERO – “Domenica 18  e lunedì 19 agosto Sinistra in Comune sarà in piazza Pino Piras dalle ore 18.00 per raccogliere le ultime firme necessarie alla presentazione della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) per la modifica del Codice Civile e introdurre la categoria dei beni comuni. Stefano Rodotà fu incaricato nel 2007 di presiedere una Commissione con il compito di redigere uno schema di disegno di legge per la riforma delle norme del Codice civile in materia di beni pubblici. Le intuizioni della Commissione, interrotta nel 2008 dalla caduta del governo Prodi, possono ora trovare un nuovo spazio di elaborazione nel progetto – lanciato dopo la morte di Rodotà – di una legge di iniziativa popolare a cura del “Comitato Popolare di Difesa dei Beni Comuni, Sociali e Sovrani Stefano Rodotà”. Cosi Sinistra un Comune riguardo l’attività messa in atto dal movimento anche ad Alghero.

“Occorrono 50.000 firme per portare una legge di iniziativa popolare in Parlamento. Sul sito generazionifuture.org si possono trovare tutti i dettagli su come e dove firmare, oltre che l’illustrazione del testo – che chiede la modifica del Capo II del Titolo I e III del Codice civile e la revisione dell’articolo 810 per inserire la categoria dei beni materiali e immateriali e introdurre la distinzione tra beni comuni, beni pubblici, beni privati”.

Nella foto Alghero

S.I.

Comune da ricostruire, massimo impegno

ALGHERO – “E’ vero, lo abbiamo detto e scritto diverse volte, in questi ultimi anni, che la condizione in cui versava il Comune era disastrosa e disastrata, in particolare la situazione economica, ma non potevamo lontanamente avvicinarci, neanche nella peggiore delle ipotesi, a quanto stiamo verificando in questi giorni“. Parole che, seppure non diffuse ufficialmente, sono riportabili a più di un commento emerso in questi giorni dai vari incontri in particolare da quello di Forza Italia.

Partendo da questo presupposto abbiamo voluto sentire l’assessore che più di ogni altro ha il compito di far “quadrare i conti” e soprattutto di dare la possibilità all’Ente di poter investire, crescere e non aver grossi problemi dal punto di vista finanziario. “La situazione non è certo rosea, ma già dai primi giorni stiamo garantendo massimo impegno per attuare una generale verifica e iniziare a programmare rispetto a quello che abbiamo prefissato in campagna elettorale”, così Giovanna Caria, delegata alle finanze, bilancio, patrimonio e demanio. Deleghe pesanti. “Si, sicuramente sono settori che richiedono grande responsabilità e attenzione, ma è per questo che ci siamo proposti e siamo pronti ad affrontare questa sfida che, sicuramente, non sarà facile, ma siamo certi che potremmo raggiungere quanto delineato nel programma dell’amministrazione”.

Il Dup è passato. Una presa d’atto formale, per adesso, visti i tempi stretti, ma con la prossima scadenza di novembre, come conferma l’assessore, ci saranno inseriti in maniera più sostanziosa ed evidente le nostre progettualità. La riqualificazione del “Centro anziani” di viale della Resistenza, come noto, è una priorità. Ma non solo. “C’è da mettere mano al patrimonio immobiliare cercando di valorizzarlo e dove possibile metterlo a regime anche in connessione con le proposte e progettualità dei privati” e poi le partecipate.

“Anche in questo caso sapevamo di dover andare incontro ad una situazione di estrema difficoltà, ma la realtà è ben peggiore”. Dai conti in rosso della Fondazione Meta, dove a quanto pare la condizione finanziaria è da incubo, per passare ai noti problemi riguardo i tributi con la presenza ereditata, anch’essa, della Step, e l’urgenza di rafforzare la Secal e poi la società In-House, anche in questo caso la condizione economica è molto complicata. Altro tasto dolente la riorganizzazione del personale.

“Per adesso, stiamo lavorando in emergenza, considerando anche l’assenza di un nuovo segretario generale (Canessa è in ferie in vista della fine del suo mandato ndr) e la necessità di riorganizzare il personale e gli uffici, ci siamo insediati da un mese circa e abbiamo dovuto fare di corsa i primi provvedimenti, Dup compreso, ma, come detto, non stiamo rinunciando a programmare già importanti e attesi interventi come per il Cra (per cui sono stati recuperati altri fondi dalla Regione), la nuova caserma dei vigili del fuoco (che nascerà alla Scaletta come da progetto delle passate amministrazioni Tedde ndr) e poi tanto altro, ma, andiamo per gradi”.

Nella foto l’assessore Giovanna Caria

S.I.

Pd chiama 5 Stelle: non votare e fermare la Lega

ALGHERO – “La crisi di governo aperta dal ministro dell’Interno con la richiesta di “pieni poteri” pone il Partito Democratico di fronte a due possibilità: prepararsi a fare una durissima opposizione a un governo guidato da Matteo Salvini, insieme a tutte le forze politiche che decideranno di mantenersi nel perimetro costituzionale e democratico, oppure, insieme a quelle stesse forze, provare a disinnescare l’ordigno a orologeria che il capo della Lega sta da tempo posizionando sotto ai pilastri della nostra architettura democratica e che ora ha spregiudicatamente attivato”. Cosi il segretario del Partito Democratico di Alghero Mario Salis che rende note le posizioni dei dem catalani le quali sono in linea con quelle di Renzi volte a fare un “accordo” con i 5 Stelle per evitare di andare ad elezioni.

“Dare per scontato che il Movimento 5 Stelle non voglia o non sia in grado di far parte di questo perimetro democratico-liberale senza andare prima a verificarlo con la serietà, la buona volontà e anche la gravità che la delicata situazione ci impone, oltre che un manifesto pregiudizio, agli occhi della Storia potrebbe rivelarsi un errore politico di cui, un giorno, saremo chiamati a rispondere. Sono ben consapevole delle differenze che ci separano dai 5S e ricordo anch’io le continue offese, le umiliazioni e il fuoco di fila a base di demagogia e fake news che ci hanno riservato fin qui. Allo stesso modo, sono altrettanto consapevole delle violente differenze che separavano i monarchici dai repubblicani, i socialisti dai democristiani, gli azionisti dai comunisti. Differenze che non impedirono a quelle forze di coalizzarsi e collaborare per la salvezza e il riscatto del Paese.

La Storia ci pone talvolta di fronte a richieste sgradite, oltre che difficili. La differenza tra un partito che pone l’interesse del Paese davanti all’interesse di parte, prediligendo una visione politica e sociale a lungo termine, capace di traguardare gli anni e le decadi e non solo le settimane e i mesi, sta tutta nel modo in cui a quelle richieste risponde. Allo stesso tempo, avere la forza, il coraggio e l’umiltà diassumersi la responsabilità di governare gli eventi, piuttosto che subirli, è quel che caratterizza l’impegno politico e distingue un partito da un club cinefilo”.

“Credo sia infatti giunto il tempo di ammettere che la strategia dei pop corn non è più eticamente sostenibile, perché quello che stiamo guardando è un film dell’orrore dove i protagonisti sono persone vere. Un film in cui a centinaia muoiono nel mare nostrum – uomini, donne, bambini – mentre sui social media altri uomini e donne, avvelenati e quotidianamente aizzati come cani rabbiosi, gioiscono e a loro volta inveiscono contro degli sventurati con frasi qui irripetibili. Un film in cui salvare vite è diventato reato e protestare in piazza vietato. Un film in cui la vera sicurezza, frutto del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e della promozione dei valori umani, viene sbeffeggiata. Un film in cui l’Italia non cresce, l’economia ristagna, l’Iva aumenta al 25% e la colpa viene sempre data a qualcun altro, possibilmente straniero o, in sua assenza, al Pd. Un film in cui i diritti umani vengono

rimessi in discussione e in cui si erodono a poco a poco le conquiste sociali di donne, omosessuali, bambini, portatori di disabilità. Un film in cui i buoni sentimenti sono diventati un disvalore e, mentre si baciano madonnine e vangeli, si rinnegano spudoratamente quegli stessi valori cristiani a cui ci si appella. Insomma, un film che non ci piace e che, sfortunatamente, non è nemmeno un film. È la realtà.

Ma adesso basta. Se c’è un momento giusto, prima che sia troppo tardi, per sparigliare le carte e per mandare all’aria i piani dinamitardi di chi non gradisce i confini imposti dalla democrazia liberale, dalla Carta Costituzionale e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quel momento è adesso. Naturalmente un qualsiasi accordo di resistenza con i 5S, ammesso che a loro interessi (ed è proprio ciò che andrebbe al più presto verificato), non potrebbe prescindere da questi sei assiomi: 1. L’azzeramento dell’attuale classe dirigente del Movimento, dimostratasi inadeguata e collusa con le istanze disumane e illiberali di matrice salviniana; 2. L’abrogazione dei due cosiddetti decreti sicurezza; 3. La rimodulazione del reddito di cittadinanza sul modello del reddito di inclusione, che offre maggiori garanzie di giustizia ed efficacia sociale; 4. Il mantenimento degli 80 euro, che, come i lavoratori ben sanno, non sono di Renzi  ma di chi se li ritrova in busta paga: uomini e donne con uno stipendio medio di 1000/1100 euro al mese per i quali 960 euro in più all’anno possono fare la differenza; 5. La sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, che andrebbe a comprimere

ulteriormente consumi ed economia gravando, tanto per cambiare, sulle

spalle di chi ha meno; 6. Una piattaforma politica lungimirante fondata su un concreto e radicale ambientalismo, dando il massimo impulso alla cosiddetta green economy

(perché se non avremo più un pianeta su cui vivere, tutte le altre considerazioni non avranno la minima importanza), e su una rinnovata visione

sociale che ponga la persona umana al centro dell’agire politico.

Immagino già le possibili obiezioni a questa proposta. Ad alcune credo di aver già

risposto. Ma ce n’è almeno un’altra, la più insidiosa, che non ho ancora affrontato.

Infatti, c’è chi potrebbe giudicare azzardato l’accostamento con la stagione della

Resistenza. Qualcuno potrebbe stimare esagerate le mie considerazioni e sostenere

che non c’è alcun ordigno esplosivo collocato sotto i pilastri del nostro edificio democratico-costituzionale. A questa obiezione non risponderò, perché la risposta l’ha già data Matteo Salvini chiedendo, come ho virgolettato in apertura, che gli elettori gli diano pieni poteri. Ben sapendo che, in una democrazia liberale, i poteri non possono e non devono mai essere pieni. In una democrazia che sia davvero tale, tutto il delicato equilibrio si fonda sulla separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario e su un sistema di bilanciamento interno ed esterno a ciascuno dei poteri. Inoltre, come scrisse Giovanni Spadolini venticinque anni fa, “in democrazia chi ha la maggioranza ha il governo, non il potere”. Un vicepremier e ministro dell’interno che chiede al popolo pieni poteri sta lanciando un segnale forte e chiaro. Un segnale che, d’altronde, col suo sovranismo rabbioso e populista, ci sta inviando da tempo. “Sono preoccupato”, ha dichiarato recentemente Papa Francesco riferendosi al sovranismo imperante, “perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934”. Somiglianze che dovrebbero spingerci a mettere da parte ogni riserva basata su orgoglio, pregiudizi e convenienze di questa o di quella componente. Dovrebbero invece renderci saldi nell’azione, pur nel rispetto del pluralismo interno (che è un nostro valore), e farci assumere le responsabilità che la Storia ci richiede, cogliendo le occasioni che le circostanze ci offrono e facendo del nostro meglio per farle fruttare a unico beneficio della democrazia, dei diritti umani e sociali e della Repubblica italiana”.

Nella foto un incontro del Pd

S.I.

Crisi Governo e voto, politica in moto

ALGHERO – Non potrà non avere degli effetti anche nella politica locale, la crisi del governo centrale. L’inizio delle nuove amministrazioni regionali e territoriali e soprattutto il caldo record di questa estate poteva rendere ancora più soporifero tale periodo. E chissà, pure, per quanto. Ma sono gli accadimenti oltre Tirreno, volenti o nolenti, a dare una smossa. A tutti, ma partendo da chi, come mormorano da mesi le piazze reali e virtuali, potrebbe essere candidato alle prossime, e pare imminenti, elezioni politiche.

Oggi, a Roma, ci sarà la conferenza dei capigruppo che deciderà la “road map” della crisi. Ma, a parte qualche strenuo tentativo di allungare i tempi ed allontanare le urne (passaggio che solitamente penalizza chi lo sostiene), con poco credibili sintonie tra, ad esempio, Renzi, Boschi e parte dei 5 Stelle (quella più radicale e di sinistra), pare che entro i prossimi mesi si voterà.

E anche nella Riviera catalana d’Italia, com’è normale, ci sono da tempo ragionamenti su chi potrà essere in lizza per un posto in Parlamento. Occhi puntati, ovviamente, sui big e dunque nel Centrodestra si parla di Marco Tedde, mentre nel campo avverso di Mario Bruno (in questo modo si paleserebbe una sfida attesa da tempo). Ovviamente anche i 5 Stelle si giocherebbero le proprie carte con qualche rappresentante già in attivato nel gruppo storico presente in città. Questo per fare un’estrema sintesi, ma è noto che Alghero, durante le elezioni, offre sempre il peggio di se con una pletora di candidati utile a non avere eletto mai un rappresentante o comunque meno di quelli che potrebbe e soprattutto vorrebbe l’elettorato. La speranza è che, almeno questa volta, si possa fare sintesi sui nomi con maggiore possibilità di essere eletti.

Ovviamente non bisogna dimenticare che nei vari schieramenti, a livello locale, ci sono le giuste aspettative dei principali partiti coi rispettivi candidati. E dunque in primis la Lega e il Partito Democratico e pure Forza Italia e Fratelli d’Italia oltre che quella che sarà la principale aggregazione di Sinistra. Tradotto: ci saranno diversi candidati che si contenderanno uno scranno nella massima assise nazionale. Che sia ottobre, dicembre, febbraio o aprile, è certo che il panorama politico è atteso da elezioni che paiono essere, visti i vari aspetti, tra le più importanti di sempre.

Nella foto i ministri Di Maio, Salvini e il Premier Conte

S.I.