Ex-Caserma, revisionismo e politica

ALGHERO – “La recente vicende relativa al cosiddetto “Distretto della creatività “ e al fallimento dello stesso a causa di difficoltà gestione “ comune” di un prestigioso edificio pubblico, riportano al centro del dibattito cittadino lo stesso valore del progetto e la discussa assegnazione dell’immobile a titolo di comodato. Giova ricordare che alle associazioni richiedenti, l’immobile venne assegnato senza il pagamento di alcun canone, ma prevedendo come corrispettivo la realizzazione di progetti il cui valore venne convenzionalmente determinato in circa 210.000 euro”. Cosi Marco Di Gangi, presidente di Azione Alghero e vice-coordinatore regionale di Epi, sull’utilizzo dell’ex-caserma dei Carabinieri che, come annunciato negli scorsi giorni [Leggi], dovrebbe vedere tramontare il progetto dell’attuale amministrazione.

“Ferme restando le perplessità già espresse in passato sulla inopportunità di destinare un edificio in posizione così centrale a un non meglio definito “distretto” legato a un incerto concetto di creatività, crediamo sia opportuno entrare anche nel merito delle attività che al suo interno si svolgono e al loro “valore” sia economico sia intrinseco. A tal fine ci si chiede se debba considerarsi come una manifestazione di creatività o cos’altro l’iniziativa ivi realizzata il 10 febbraio”.

“Dopo decenni di inaccettabile silenzio il Parlamento Italiano con la legge 30 marzo 2004 n. 92 istituì il “Giorno del ricordo” che si celebra ogni 10 febbraio per conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati italiani durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra, e della più complessa vicenda del confine orientale». Sarebbe utile ricordare che in questo contesto vennero trucidati circa 11.000 italiani, gettati vivi nelle foibe, o chiusi nei campi di concentramento e poi buttati nell’adriatico o fucilati e 350.000 furono invece costretti all’esodo abbandonando le proprie case”.

“Orbene ResPublica, con il Collettivo Antifascista Alghero ha inserito tra le proprie iniziative, da svolgersi ovviamente nei locali di proprietà comunale loro assegnati, l’evento “E allora le foibe?” imperniato su una mostra infografica denominata “Testa per dente” e sulla proiezione del documentario “Fascist Legacy” con successivo dibattito. Entrambi i due eventi raccontano le tragiche vicende legate all’occupazione fascista in Jugoslavia ed in particolare nella sponda adriatica, e in particolare le violenze e le atrocità commesse dagli occupanti. Nulla da dire sull’iniziativa in se che certamente sarà servita a colmare il “vuoto di memoria storica collettiva” che è utile rimuovere in modo tale che soprattutto i giovani si formino acquisendo i valori e le regole della democrazia e della pacifica convivenza, aborrendo ogni forma di violenza, sia essa razziale o ideologica”.

“Ciò che invece genera una reazione critica è la scelta della data di apertura dell’evento, la stessa del “Giorno del Ricordo”: il 10 febbraio e il titolo utilizzato “E allora le foibe?”, scelta inappropriata e inopportuna che, a voler essere generosi, evidenzia un intento provocatorio. Voglio sperare che gli organizzatori algheresi dell’iniziativa che si definiscono antifascisti non appartengano alla categoria di coloro i quali tutt’oggi, con intenti revisionisti se non addirittura negazionisti, giustificano la pulizia etnica e il sistematico eccidio di 11.000 italiani perpetrato dai comunisti del maresciallo Tito che, per costoro, sarebbe stata la naturale conseguenza dell’equazione Italiani = fascisti, fatto questo che avrebbe giustificato la sorte che subirono i nostri connazionali”.

“Un invito infine all’Amministrazione Comunale, che grazie alla sua cortese ospitalità consente che tali iniziative si realizzino e che evidentemente le condivide e le supporta: sarebbe opportuno valutarne a priori ogni riflesso, ogni implicazione, anche di opportunità, non fosse altro per il fatto, come in questo caso, che la nostra città a seguito dell’esodo da quelle terre martoriate ha tra i suoi cittadini residenti a Fertilia alcuni dei superstiti dei profughi italiani costretti alla fuga e molti dei loro figli e nipoti che certamente di quelle vicende danno ben altra lettura”.

“Il nostro paese dopo la fine della seconda guerra mondiale e dei suoi strascichi ha vissuto e vive uno dei più lunghi periodi della sua storia caratterizzato dalla pacifica convivenza e ha costruito una democrazia che, per quanto imperfetta è molto meglio di qualsivoglia forma di totalitarismo. Operiamo perché si progredisca su questa strada piuttosto che intraprendere strade che riportandoci indietro non portano lontano”.

Nella foto Marco Di Gangi

S.I.