ALGHERO – Eventi, eventi e ancora eventi. Eppure, nonostante tali sforzi, alcuni anche ottimamente azzeccati e di grande valore, gli indicatori sono tutti e sempre più negativi. Un quadro da far tremare le vene ai polsi, direbbe qualcuno. A partire dall’aspetto che più di tutti evidenzia la condizione di un territorio: la demografia. In 10 anni la Sardegna ha perso 103mila residenti. Non solo culle vuote, ma anche veri e propri abitanti in meno. Che si tratti di locals o immigrati, la Sardegna è sempre più vuota.
Numeri, da anni, sempre più allarmanti che non salvano neanche le zone costiere (fatto più unico che raro), Alghero compresa, dove, se si continua con questo trend, nell’arco di un paio d’anni, si scenderà sotto la soglia psicologica e critica dei 40mila abitanti. Un crollo che dovrebbe far fermare tutto e tutti per riflettere sugli interventi da fare a partire dall’annoso e sempre più grave problema della casa.
Oramai trovare un appartamento da affittare tutto l’anno è un miracolo, come lo è pagarlo a cifre modiche. A questo si aggiunge una sempre più netta e decisa economia stagionale che non permette agli indigeni di strutturare il proprio percorso vitae e dunque i rispettivi nuclei familiari al fine di contribuire a far crescere il territorio, a partire proprio dal fare figli.
Declino che, come detto in questi giorni dal presidente regionale dell’Acli, Mauro Carta, “va a legarsi ad una crescente povertà e scarsa produttività regionale”. E ciò, non poteva essere altrimenti, si riflette nell’altro crollo: gli iscritti a scuola. Dal 2018 la Sardegna ha perso 35mila studenti; in un anno si registrano 5600 presenze in meno sui banchi di scuola. Numeri che fotografano un quadro nefasta. Estate, mare, eventi, tramonti, spiagge, etc, non devono e non possono occludere la vista verso i veri e purtroppo sempre più devastanti problemi dell’Isola, Alghero compresa.