“41bis e infiltrazioni mafiose, non pregiudicare il carcere di Alghero”

ALGHERO – Il dibattito sviluppatosi in Sardegna dalla fine del 2025 sul possibile trasferimento nell’isola di circa 250 detenuti sottoposti al regime di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario impone una riflessione seria e responsabile anche da parte della comunità algherese.
Alghero non è un territorio marginale in questa discussione. È, insieme a Lanusei, l’unica città sarda ad avere un istituto penitenziario di dimensioni significative inserito nel proprio tessuto urbano. E a pochi chilometri dal nostro centro abitato opera la Casa Circondariale di Sassari–Bancali, che ospita da oltre dieci anni circa 90 detenuti in regime di 41 bis, con la prospettiva di un possibile incremento fino a 120 unità.
Questo significa che il tema non nasce oggi.
Prima di dividere il dibattito in uno scontro ideologico tra favorevoli e contrari al trasferimento dei detenuti 41 bis, è necessario porsi una domanda: dov’erano, negli ultimi dieci anni, le istituzioni che oggi si dichiarano preoccupate? Quali azioni concrete sono state messe in campo per monitorare e prevenire eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa nel nostro territorio, considerata la presenza stabile di detenuti di altissimo profilo criminale a pochi chilometri da Alghero?
Il rischio che la Sardegna diventi un luogo di concentrazione del carcere duro è un tema legittimo, che coinvolge questioni di sicurezza, organizzazione penitenziaria, impatto sociale e reputazione dell’isola. Ma per Alghero il cuore del problema è anche un altro.
La Casa di Reclusione di Alghero è storicamente un istituto destinato a detenuti maschi in regime di media sicurezza con pena definitiva. Negli ultimi venticinque anni era stata indirizzata a diventare un modello di formazione e reinserimento: laboratori professionali, percorsi scolastici, una sezione dell’istituto alberghiero e il Polo Universitario Penitenziario in collaborazione con l’Università di Sassari.
Un’eccellenza.
Negli ultimi dieci anni, però, questo progetto è stato progressivamente ridimensionato: laboratori smantellati, impianti lasciati all’abbandono, infrastrutture tecnologiche disattivate, riduzione delle attività formative. Contestualmente, il profilo dei detenuti trasferiti ad Alghero si è progressivamente discostato da quello funzionale a un centro di formazione per adulti, con un aumento di presenze problematiche e meno inclini a intraprendere percorsi di studio o di qualificazione professionale.
Il rischio concreto è che il carcere di Alghero, da istituto modello, diventi un semplice “carcere contenitore”, funzionale a liberare spazi in altre strutture per far fronte alla riorganizzazione dei circuiti di alta sicurezza e del 41 bis.
Questo scenario non può lasciare indifferente la città.
Alghero deve rivendicare con forza il proprio ruolo all’interno del sistema penitenziario regionale e nazionale. Non con posizioni ideologiche o strumentali, ma con una proposta chiara: rilanciare con decisione la vocazione formativa e rieducativa del nostro istituto.
Chiediamo che l’amministrazione penitenziaria e tutte le istituzioni coinvolte investano nuovamente in:
formazione professionale qualificata;
percorsi scolastici e universitari strutturati;
laboratori moderni e tecnologie avanzate;
personale specializzato e progetti di reinserimento in collaborazione con il territorio.
Un carcere moderno e produttivo non rappresenta un pericolo per la comunità, ma può diventare una risorsa capace di generare lavoro per il personale penitenziario, opportunità per il terzo settore, collaborazione con imprese locali e occasioni professionali per i giovani laureati del nostro territorio.
La scelta che si pone oggi non è “contro” qualcuno o qualcosa. È una scelta “per” Alghero: per un modello di carcere coerente con la sua storia, con la sua funzione e con l’interesse della comunità.
È su questo che chiediamo all’amministrazione comunale una presa di posizione netta, lungimirante e costruttiva”, chiude la nota Christian Mulas consigliere comunale e presidente della V Commissione Consiliare del comune di Alghero