ALGHERO – Ci sono questioni, anche di cruciale importanza per Alghero, che, come dei fiumi carsici emergono e scompaiono. Giusto per qualche scontro sui media, ancora di più su facebook (il cui uso in Riviera è quasi al limite del patologico), ma oramai quasi neanche più nelle assisi preposte. Una deriva socio-politico non troppo felice, visto che poi, a seguito di tali vampate, tutto ritorno come prima, o quasi. Salvo chi, almeno dal punto di vista della passione, prova a metterci del suo per affrontare e magari risolvere alcune annose e derimenti questioni: vedi il Palazzo dei Congressi.
Struttura non solo nata vecchia, ma purtroppo, a parte la “pomposa” inaugurazione, mai utilizzata. Intitolata al grande politico “Martino Lorettu”, per alcuni invece rappresenta proprio il fallimento della medesimo viste le mancate decisioni, a parte la scelta giustamente strategica e vincente, dei primi anni del 2000, di far decollare almeno l’anfiteatro esterno a cui sarebbe dovuto seguire un vero utilizzo e restyling delle ampie parti esterne (oltre le anelate realizzazioni alberghiere, stoppate da retoriche ideologiche fuori dal tempo) che, a parte un paio di campetti, sono ancora in abbandono. Senza considerare il recente utilizzo anche come discarica per la plastica. Insomma, se non il simbolo del fallimento, poco di manca.
“Dopo oltre 45 anni di sostanziale abbandono, appare ormai evidente a chiunque che il Palazzo dei Congressi non rappresenta più un’infrastruttura strategica né funzionale per il nostro territorio. Continuare a difenderlo oggi significa difendere un’idea fallita: un progetto che non ha mai prodotto risultati concreti né benefici reali per la comunità”, cosi Christian Mulas, presidente della commissione ambiente e consigliere comunale del Partito Sardo d’Azione.
“Costato oltre 25 miliardi delle vecchie lire di denaro pubblico, il Palazzo dei Congressi è stato per decenni oggetto di annunci, promesse, studi preliminari e dichiarazioni di intenti, senza che si sia mai arrivati a un piano serio e operativo di rilancio. Nessun investimento strutturale, nessuna visione credibile, nessuna reale assunzione di responsabilità politica”.
“Nel frattempo, la realtà è sotto gli occhi di tutti: una grande struttura in cemento armato che, dopo 45 anni, mostra evidenti segni di degrado e di mancata manutenzione. Il cemento armato non è eterno e, senza interventi costanti, diventa un problema di sicurezza, sostenibilità e costi crescenti. Oggi non siamo più di fronte a una semplice incompiuta, ma a un manufatto che rischia di trasformarsi in un fardello strutturale, economico e ambientale”.
“Il Palazzo dei Congressi è ormai una vera e propria cattedrale nel deserto: un corpo estraneo che deturpa il paesaggio e grava sulle finanze pubbliche senza produrre alcun ritorno economico, sociale o culturale. Continuare a considerarlo un “potenziale” significa ignorare deliberatamente quarantacinque anni di fallimenti”.
“È necessario avere il coraggio di dire la verità: questo progetto è stato superato dalla storia, dai bisogni reali del territorio e dalle condizioni strutturali dell’edificio stesso. Ogni ulteriore rinvio, ogni difesa ideologica di questa struttura, rappresenta soltanto un nuovo spreco di tempo e risorse.
Il dibattito non può più essere se “salvare” il Palazzo dei Congressi, ma come liberare il territorio da un’eredità pesante, figlia di scelte sbagliate e di decenni di immobilismo”.
“La Regione ha grandi responsabilità: per anni non ha fatto nulla per rendere operativa questa struttura. Il cantiere è stato segnato da problemi continui e oggi ci troviamo di fronte a un edificio dai costi di gestione insostenibili, tanto che nessun soggetto privato si è mai fatto avanti per assumerne la gestione.
Servono decisioni nette, basate su dati reali e sull’interesse collettivo, non sull’illusione di un rilancio che, nei fatti, non è mai esistito”.