Iperbarica La Maddalena: Arru chiarisca

CAGLIARI – “C’è troppa ambiguità sul destino della camera iperbarica dell’ospedale di La Maddalena, che la Regione vorrebbe spostare ad Olbia in una logica di “razionalizzazione” dei servizi. Il commissario parla di un semplice ipotesi di lavoro, ma intanto prevede una spesa di 250mila euro per lo spostamento”. Lo afferma il consigliere dei riformatori sardi Michele Cossa. “I cittadini maddalenini sono giustamente preoccupati dell’atteggiamento della Regione, che non solo non sta favorendo in alcun modo la conversione dell’economia dell’isola (come si è visto nel caso dei collegamenti), ma sta anzi smantellando importanti presidi. Arru chiarisca una volta per tutte quali sono le intenzioni della Regione sulla camera iperbarica”, conclude Cossa.

Nella foto Michele Cossa

S.I.

Asl e Aou: non pagano i privati

CAGLIARI – “La ASL e la AOU si comportano come cattivi pagatori e mettono a rischio 200 posti di lavoro”. La denuncia è di Marco Tedde, vice-capogruppo di Forza Italia-Sardegna in Consiglio regionale, che chiede l’intervento della giunta regionale per rimediare ai ritardi delle due aziende sanitarie sassaresi nei pagamenti dovuti, circa 1 milione e mezzo di euro, alla Sardinia General Services che gestisce i sevizi di portierato – vigilanza. E’ una situazione insostenibile -denuncia l’ex sindaco di Alghero- che rende concreta l’ipotesi di licenziamento di tanti lavoratori e rischia di provocare il fallimento di un’importante azienda che sta richiedendo decreti ingiuntivi le cui spese e interessi saranno verosimilmente oggetto di accertamento della Corte dei Conti su ipotesi di danno erariale”.

“Occorre che l’assessore Arru intervenga immediatamente e con determinazione presso le due aziende -chiede il consigliere regionale algherese- per imporre il pagamento immediato delle somme dovute e ristabilire in generale un minimo di correttezza e normalità nei rapporti fra la AOU, l’ASL e i privati. Non sarebbe giustificabile se la Giunta regionale non ponesse nei confronti delle retribuzioni di tanti lavoratori, che vedono a rischio il futuro delle loro famiglie, la stessa attenzione che presta alle legittime retribuzioni dei manager della sanità sarda, piuttosto importanti quantitativamente. Interrompano per un giorno Pigliaru e la sua Giunta l’azione propagandistica e – ha concluso l’esponente azzurro- si occupino di questioni che riguardano la vita di tanti lavoratori sardi e delle loro famiglie”.

Nella foto Marco Tedde

S.I.

Grillini vs. Meglio in Due: scintille

CAGLIARI – « Il Movimento cinque stelle ha gettato la maschera: è contro la presenza delle donne nelle istituzioni e nella politica. Votando in Consiglio comunale a Carbonia contro l’appello al Consiglio regionale perché inserisca la doppia preferenza di genere nella legge elettorale ha dimostrato che il movimento grillino ha deciso di schierarsi a favore del vecchio e contro il rinnovamento della politica. Del resto da un movimento che riesce solo a dire no a tutto, non ci potevamo aspettare altro». Lo dicono le coordinatrici del movimento “Meglio in due”, Lucia Tidu, Elena Secci e Carla Poddana che hanno imbracciato la battaglia per la doppia preferenza di genere: al loro appello hanno già aderito centinaia di amministrazioni comunali in tutti i territori della Sardegna.

«I grillini di Carbonia – dicono Tidu, Secci e Poddana – dimostrano di essere fuori dal tempo e di avere una concezione davvero medioevale della politica. Tanto più che un’altra amministrazione grillina, quella di Porto Torres, ha risposto con entusiasmo alla nostra richiesta perché da tutti i Comuni della Sardegna si levi l’appello al Consiglio regionale perché finalmente approvi una riforma sacrosanta della legge elettorale». Ovviamente, il no del Comune di Carbonia non ferma “Meglio in due”. «Hanno solo dimostrato di essere retrogradi e contro le donne in politica – dicono le coordinatrici del movimento – fortunatamente tutta la Sardegna veramente democratica si sta schierando a favore di questa nostra proposta. Abbiamo già chiesto un incontro al presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau: noi andiamo avanti».

Nella foto le promotrici di Meglio in Due

S.I.

“Usi Civici, nessuna svendita”

CAGLIARI – “La Regione non ha alcuna intenzione di svendere la Sardegna ai privati, come qualcuno sostiene. La legge sugli usi civici, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale su proposta della Giunta, non va affatto nella direzione ipotizzata oggi da un quotidiano nazionale e da alcuni ambientalisti”. Lo dichiara l’assessore dell’Urbanistica, Cristiano Erriu. “Gli usi civici – sottolinea Erriu – rappresentano il diritto per una collettività di utilizzare terre di proprietà pubblica per fare legna, raccogliere funghi, pascolare e altre simili attività. Nel 2005 venne compiuto, in maniera parziale, l’accertamento di queste terre: un censimento che non venne fatto, data la complessità dell’argomento, sul posto, bensì sulla carta, così che furono classificate, come tali, terre che da lungo tempo non lo erano più e che erano anche state trasformate. È evidente che, nel tempo, in alcuni casi sia cessato questo uso e che quelle terre abbiano perso le caratteristiche che le contraddistinguevano. Per fare un esempio eclatante e di attualità, già dagli anni Sessanta, terre originariamente gravate da usi civici nel Comune di Portoscuso erano cessate nell’uso tradizionale e, come è documentato da fotografie d’epoca, utilizzate per la raccolta dei fanghi dello stabilimento industriale”.

L’assessore dell’Urbanistica rileva anche che “d’altro canto, prima dell’accertamento, di molti usi civici si era persa la memoria. In casi come questo, come ribadito con buon senso dalla Corte Costituzionale, l’interesse economico collettivo è meglio garantito dal potenziale occupazionale dell’attività industriale che non dalle tradizionali attività di legnatico, eccetera, peraltro già abbandonate da tempo in quanto non più rispondenti a esigenze economiche che risalivano a un secolo prima. La sclassificazione degli usi civici, solo e soltanto quando ne sia cessato da tempo l’uso collettivo e, nei casi in cui in conseguenza di ciò, sia stata modificata la natura dei luoghi, è una norma di buon senso che non viene introdotta né dalla Regione Sarda né tanto meno oggi, essendo già presente nel Testo Unico del 1927, ma che nel 1994 la Regione si è solo limitata a regolamentare. Il problema, però, è rappresentato dal fatto che, dal 1985, le terre in cui sia stato accertato l’uso civico rappresentano anche e giustamente un bene paesaggistico, e che a quella data di molte di esse si era già perso l’uso civico”.

“La sclassificazione per evidente e pregressa cessazione dell’uso – ricorda Erriu – non può avvenire senza la partecipazione del Ministero dei Beni e delle attività culturali, che deve contemporaneamente accertare che non sussistano più, oltre agli usi, anche le caratteristiche paesaggistiche dei luoghi. L’assenza di questa precisazione fece impugnare precedenti tentativi di regolamentazione della sclassificazione. La norma approvata dal Consiglio Regionale nei giorni scorsi, e condivisa con il MIBACT, non fa altro che garantire che nel processo di sclassificazione di questi casi particolari, sia coinvolto contemporaneamente il Ministero, come prescritto dal Codice Urbani. La norma introdotta, quindi, consente, da una parte, di risolvere casi delicati come quello di Portoscuso, che vede a rischio migliaia di posti di lavoro, e allo stesso tempo di rafforzare la tutela paesaggistica senza aggravare i tempi di soluzione”.

Nella foto sulla destra l’assessore Erriu

S.I.

Giunta baronale caccia cervelli

CAGLIARI – “La giunta regionale non vuole concedere la proroga per i contratti firmati con giovani ricercatori sardi, rientrati nel 2013 dalla loro esperienza all’Estero per dare il loro contributo di idee, di progetti e di freschezza all’università e alla comunità sarda”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia che questa mattina ha presentato un’interrogazione insieme all’intero gruppo azzurro, firmata anche dal capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni.

“Dicono che non ci sono fondi – prosegue Cappellacci- ma per altre azioni, come quella dei “visiting professor” ne hanno stanziato perfino in più. È solo una questione di volontà politica: C’è o non c’è? Se non c’è, non si nascondano dietro un dito; se c’è, facciamo seguire alle parole i fatti. Non vorremmo che il curriculum di questi professionisti non fosse considerato una risorsa, magari perché fa “concorrenza” a qualcuno. Il tempo stringe – ha concluso Cappellacci-. Ci aspettiamo una sollecita risposta dal presidente della Regione. Astenersi perditempo e – ha concluso il coordinatore- assessori agli Alibi”.

Nella foto Ugo Cappellacci

S.I.

Coldiretti: il grande bluff del latte

CAGLIARI – La sovrapproduzione di latte annunciata urbe et orbi dai trasformatori per l’annata scorsa si è rivelata un bluff clamoroso che è costato circa 100 milioni di euro al comparto agropastorale. E’ quanto emerso ieri pomeriggio a Cagliari, durante la tavola rotonda promossa da Coldiretti Sardegna, nell’auditorium della Banca Intesa San Paolo, a cui hanno partecipato oltre 200 pastori provenienti da tutta la Sardegna. All’incontro ha preso parte l’ex magistrato e ora presidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare Gian Carlo Caselli oltre al professore Giuseppe Pulina e il presidente e direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e Luca Saba. L’ex magistrato ha ascoltato con attenzione gli interventi del direttore e del presidente di Coldiretti Sardegna che hanno evidenziato e smascherato, il bluff delle sovrapproduzioni di latte costruito da circa un anno dai trasformatori, per poi dire: “i dati sono fondamentali anche nello sforzo di difendere la legalità sull’agroalimentare. Devono essere precisi e corretti. Dai dati dipende una corretta informazione. Infatti informazione e trasparenza sono un binomio inscindibile”. “Sul caso concreto – ha poi aggiunto l’ex magistrato – premesso che per me è impossibile prendere una posizione con cognizione di causa, posso dire che la cautela e il realismo sono profili che non stonano con l’informazione corretta. Non altrettanto il catastrofismo, in quanto si corre il rischio di evocare e favorire la catastrofe”.
Ad aprire la tavola rotonda è stato il direttore Luca Saba: “i litri di latte prodotti l’annata appena conclusa sono stati 286.611.739 (Fonte: Organismo di Controllo INEQ) e non 440 milioni come annunciato dai trasformatori”. Posizione che si basa sulla scheda (vedi sotto) del Consorzio del Pecorino romano che riporta i dati ufficiali sulle produzioni di latte.

“A marzo, in piena campagna latte, Confindustria, Legacoop e Consorzio di tutela del Pecorino romano – ha proseguito Luca Saba – avevano messo nero su bianco questa loro nefasta previsione in una lettera indirizzata al presidente della Giunta Regionale Francesco Pigliaru, in cui prevedevano una produzione di 440 milioni di litri di latte”. “Una previsione avventata e pericolosa, non suffragata da dati ufficiali, in cui si minacciava anche la chiusura anticipata dei caseifici, che ha ovviamente condizionato il mercato e influito pesantemente nel calo di oltre tre euro del prezzo del Pecorino romano (da oltre 9,50 è passato ai 6,50 di adesso). Calo che è costato al comparto circa 100 milioni di euro (3 euro X gli oltre 300 quintali di Romano prodotto nell’ultima stagione)”. Coldiretti Sardegna ha sempre predicato prudenza e sottolineato che non si potevano fare previsioni basate su un’analisi parziale e prima della primavera, periodo che da sempre determina (in negativo o positivo) le produzioni. “Un conto è dare numero, un altro dare i numeri – ha detto il professor Giuseppe Pulina -. Tutti i nostri ragionamenti scientifici li basiamo sui dati. Ce devono essere giusti e certi altrimenti, uno solo errato inficia tutta l’analisi”.

Riflessione del professore che segue la stessa linea di quando già affermò a marzo quando, ai trasformatori che parlavano di sovrapproduzione di latte del 30 per cento rispose che “le condizioni climatiche e altri fattori imprevedibili, così come hanno favorito la produzione in inverno, potrebbero influenzarla negativamente in primavera, con una chiusura dei conferimenti che si attesterebbe su un più 10-15 per cento, rientrante nella normale fluttuazione fra le annate”. Cosi è stato, come conferma l’Organismo di Controllo INEQ che certifica, anzi, che le produzioni sono inferiori ai 300milioni indicati dai trasformatori per il 2015. “A chi ha giovato dire che si sarebbero prodotti 120milioni di litri di latte in più? Forse a chi ha venduto più Pecorino romano?” si è domandato il presidente Battista Cualbu. “Questa è l’ennesima conferma di un sistema opaco e dell’urgenza di trasparenza dei dati produttivi sul latte”. “In assenza di trasparenza – ha detto – una parte della filiera (i trasformatori) utilizza i dati a proprio piacimento condizionando in maniera pesante il marcato e nascondendo le proprie incapacità. Chi ha fallito quest’anno non sono stati i pastori ma per l’ennesima volta i trasformatori che non hanno saputo programmare le produzioni di latte, concentrandole per il 69% sul Pecorino romano, senza curarsi dei tetti di produzione che si erano dati in seno al Consorzio di tutela del Pecorino romano. Tattica che si sta cercando di portare avanti anche ora, in cui si vogliono scaricare le proprie inefficienze sui pastori, proponendo prezzi assurdi per l’acquisto del latte e cercando di spuntare degli aiuti finanziari dalla Regione”. “Come mai nessuno dei trasformatori – ha chiesto invece Saba – chiusa la campagna latte, ha rettificato pubblicamente i dati sballati sulle sovrapproduzioni?”.

Il bluff, infatti, si è svelato solo a Banari il 10 settembre scorso quando, durante un convegno, incalzati dalle analisi di Coldiretti Sardegna e dagli studi del professor Pulina, Giommaria Pinna dei F.lli Pinna ha ammesso che “quest’anno non c’è stato molto latte in più, forse anche meno del 10%”. E a rafforzare questo inganno sono poi arrivati i dati ufficiale dell’Organismo di Controllo INEQ che attesta, non solo che i 100 milioni di litri in più non ci sono, ma che addirittura le produzioni per l’annata 2016 sono inferiori a 330 milioni di litri del 2015. I dirigenti di Coldiretti Sardegna hanno poi ribadito le proposte dell’organizzazione. Un Consorzio di secondo livello, già avanzato nel 2011 e poi fermatosi a causa della discontinuità politica verificatasi a livello assessoriale. La proposta è semplice quanto pratica e consentirebbe quella concorrenza da più parti auspicata. Si tratterebbe di aggregare in un unico consorzio tutte le cooperative che producono Pecorino romano incluse le associazioni di categoria del settore primario, che vedrebbe in fase di start up la compartecipazione della Sfirs con propri fondi.

In questo modo si unirebbe una parte oggi disaggregata che produce oltre il 60 per cento del Pecorino romano, consentendogli di esercitare e imprimere nel mercato la propria forza. Una governance sociale globale di alto livello guidato da un management adeguato. Compito del Consorzio di secondo livello è quello panificare la produzione annua; implementare una strategia di marketing; collaborare con università e centri di ricerca per promuovere la diversificazione delle produzioni; favorire la gestione delle eccedenze del prodotto con una immissione programmata sul mercato e la promozione di nuove produzioni preventivamente concordate con il mercato. Istituire un soggetto terzo promosso dall’assessorato per l’Agricoltura. Una Authority che riceve dai caseifici e mette a disposizione i dati dei conferimenti del latte, delle produzioni di formaggio, delle vendite e delle eventuali giacenze. Una adesione libera, in cui solo chi mette a disposizione della collettività i dati potrà anche usufruire degli aiuti pubblici. La Regione non deve attuare alcun intervento di aiuto di credito nei confronti del mondo della trasformazione previa pubblicazione dei dati e in assenza di ricadute obiettive e dignitosa su tutta la filiera.

Istituire il credito di conduzione o credito di esercizio che in passato è stato largamente utilizzato dalle imprese agricole sarde e che pure oggi farebbe molto comodo e risolverebbe diversi problemi agli agricoltori e allevatori. Secondo Coldiretti Sardegna, senza inciampare nelle restrizioni comunitarie, oggi è possibile riattivarlo; un prestito a tasso agevolato, a breve durate (una campagna agraria) che verrebbe incontro alle esigenze contingenti delle imprese agricole: servirebbe per sostenere parte dei costi vivi a inizio stagione. In altre regioni come Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, il prestito di conduzione è realtà. Anche in Sardegna, grazie al de minimis, la Regione, con procedure snelle, potrebbe stipulare delle convenzioni con le banche e abbattere i tassi di interesse per piccoli prestiti. Servirebbe per superare lo strumento delle caparre con il quale le industrie casearie si sono sostituite alle banche e alla Regione ma che allo stesso tempo comportano per i pastori la firma di cambiali in bianco ai trasformatori.

Nella foto l’incontro sul tema della Coldiretti

S.I.

Capo Frasca: storico accordo

CAGLAIRI – “Oggi festeggiamo insieme un grande risultato che è frutto della tenacia e della determinazione di tutti”, ha detto il presidente Pigliaru nella piazza del Museo del Mare di Marceddi intervenendo questa mattina, tra gli applausi, all’assemblea delle marinerie di Capo Frasca insieme agli amministratori del territorio e a rappresentanti politici regionali e nazionali. L’incontro si è svolto in un clima di grande soddisfazione. “Con la firma del Protocollo d’intesa ieri a Palazzo Chigi è stato riconosciuto, dopo 17 anni di attesa, un vostro sacrosanto diritto. È un punto di partenza, non certo di arrivo”, ha proseguito Francesco Pigliaru. “Siamo riusciti a portare a casa il risultato anche e soprattutto grazie alla vostra capacità di porre le richieste uniti, con chiarezza e nel modo giusto, definendo con precisione ciò di cui il vostro territorio aveva bisogno. Questo ha permesso a noi di portare richieste altrettanto chiare al tavolo del Governo, che a sua volta ha mostrato grande serietà e leale collaborazione nel recepirle, e di questo ringraziamo Palazzo Chigi e Difesa. Siamo di fronte alla conclusione positiva di una vertenza che è stata portata avanti con la giusta forza e dignità. Deve essere di esempio per molte altre, che se affrontate nella stessa maniera possono avere un esito altrettanto felice”, ha concluso Francesco Pigliaru. “Ora dobbiamo lavorare con la stessa unità e determinazione per far crescere questo territorio e l’intero comparto della pesca.”

Equità di trattamento. Con l’Intesa vengono estese ai pescatori che operano nell’area del Poligono di Capo Frasca le misure di indennizzo già previste per le marinerie di Teulada e Quirra fin dal 1999. Ai pescatori delle marinerie di Terralba e Arbus, che subiscono in misura maggiore l’impatto del Poligono è riconosciuta la specificità: si tratta di un indennizzo aggiuntivo già attribuito dal 2005 ai pescatori di Teulada e Sant’Anna Arresi. Garantire parità ed equità di trattamento tra tutti i pescatori che subiscono limitazioni alla loro attività lavorativa a causa delle esercitazioni militari è stato infatti il centro della trattativa portata avanti con il Governo dalla Presidenza della Regione.

Tre richieste. Il protocollo risponde alle tre richieste che i pescatori di Capo Frasca hanno portato all’attenzione sin dalla prima assemblea, il 7 settembre 2015 e che la Presidenza della Regione ha immediatamente fatto proprie, presentando la prima istanza al Ministro della Difesa appena otto giorni dopo. Nel documento viene superato in primo luogo il sistema dell’Ordinanza di sgombero permanente, che viene sostituito dalle Ordinanze temporanee emanate di volta in volta in occasione delle esercitazioni, permettendo così agli operatori di svolgere la propria attività regolarmente negli intervalli. Altra questione è l’impegno da parte del Ministero della Difesa alla rideterminazione delle aree di sgombero così da consentire, in condizioni di sicurezza, una riduzione del periodo di interdizione alle attività di pesca e navigazione, con la specifica previsione dell’apertura di canali di transito nei momenti in cui le condizioni meteo marine avverse rendessero pericolosa la navigazione per altre vie. Infine, naturalmente, il riconoscimento delle misure di equo indennizzo in tutte quelle occasioni in cui ai pescatori viene impedito di svolgere la propria attività lavorativa esattamente come avviene per i pescatori di Capo Teulada e Capo San Lorenzo, che beneficiano di tale regime fin dal 1999. Il riequilibrio. L’impegno della Giunta regionale e del Governo prosegue ora ai Tavoli di lavoro indirizzati, come da Ordine del giorno del Consiglio regionale, a un graduale riequilibrio della presenza militare sul territorio della Sardegna e alla riconversione dei poligoni in prospettiva duale.

Nella foto il Presidente Pigliaru coi pescatori

S.I.

Statuti Sassaresi sul web

SASSARI – Gli Statuti sassaresi saranno on line domani e si sveleranno al grande pubblico del web. La scelta della data per la loro “libera consultazione” sulla rete internet non è casuale: il 28 ottobre è, infatti, il giorno del loro settecentesimo anniversario. In occasione di questa ricorrenza, i codici statutari in formato digitali saranno presentati proprio domani, alle ore 17, nella sede dell’Archivio storico comunale di Sassari. Negli uffici di via dell’Insinuazione si svolgerà la giornata di studi «1316-2016: gli Statuti sassaresi dalla pergamena al digitale», dedicata ai passaggi epocali che in 700 anni hanno visto la scrittura dei libri transitare dal più tradizionale dei supporti analogici al supporto per così dire “immateriale”. Per l’occasione interverranno il sindaco di Sassari Nicola Sanna, l’assessora alla Cultura Raffaella Sau, Paolo Cau dell’archivio storico comunale e Sabrina Mingarelli della Soprintendenza archivistica per la Sardegna.

Sul web quindi un leggio elettronico faciliterà la lettura di una memoria storica rimasta sinora silente e nascosta. È indubbio che gli Statuti che la Sassari medievale si era data rivestono un’importanza “trasversale”, che va oltre la cerchia ristretta degli addetti ai lavori. La versione digitale dei due codici va anche incontro alle esigenze del mondo della ricerca, garantisce un contatto quotidiano con questa importante fonte di studio a storici, linguisti e paleografi. Il progetto di digitalizzazione è stato realizzato dall’Archivio storico comunale con il contributo di Data Symposium, per la realizzazione del nuovo sito web dell’Archivio storico e l’elaborazione digitale, quindi di Numera, la società telematica del gruppo Banco di Sardegna.

Il “lancio” on line degli Statuti sassaresi sarà anche l’occasione per l’inaugurazione della mostra documentaria che, dal 28 ottobre al 15 novembre, consentirà ai visitatori dell’Archivio di via dell’Insinuazione di vedere gli originali dei due codici sardo-logudorese e latino, le loro copie cartacee del Cinque-Seicento, la prima trascrizione a stampa curata da Pasquale Tola nel 1850 e altre testimonianze degli studi sviluppatisi intorno alle leggi della Sassari comunale.

Nella foto Piazza d’Italia a Sassari

P.S.

2 denunce per furto di gasolio

NUORO – Nella mattinata di ieri la Polizia di Stato ha deferito all’autorità giudiziaria in stato di libertà per il reato di furto aggravato in concorso due giovani orgolesi, il 33enne C.A. e il 27enne S.A., per aver illecitamente asportato gasolio dal serbatoio di un autobus, parcato lungo la s.p. 58. In particolare, personale dell’Ufficio Volante del Commissariato di di Orgosolo, durante il servizio di prevenzione e controllo del territorio, nel transitare su quella arteria ha notato un individuo che, con fare sospetto, si aggirava nei pressi di un autobus dell’A.r.s.t. che si trovava in sosta per avaria in una piazzuola prossima al centro abitato di Orgosolo. L’individuo, alla vista della volante, si è dato alla fuga approfittando dell’oscurità e della vegetazione circostante, lasciando sul posto, oltre a vari arnesi da scasso, l’autovettura utilizzata per commettere il reato.

I successivi accertamenti giudiziari, basati anche sul rinvenimento, all’interno dell’abitacolo, delle chiavi inserite nel quadro e di due telefoni cellulari, hanno consentito di risalire ai presunti autori del criminoso gesto. Sul posto gli operanti hanno rinvenuto un ingegnoso sistema di asportazione gasolio dal serbatoio dell’autobus il quale è stato riversato in taniche di plastica attraverso un’elettropompa artigianale collegata alla batteria dell’auto. Immediato il deferimento all’Autorità giudiziaria. Nella giornata odierna sono giunti agli operanti anche i ringraziamenti per la professionalità dimostrata dal Responsabile Provinciale dell’ARST.

Nella foto il pullaman oggetto del furto

G.V.

Casa Gramsci museo nazionale

SASSARI – “La dichiarazione della Casa Gramsci di Ghilarza come monumento nazionale è un fatto importante sul piano simbolico per quello che ancora oggi rappresenta il pensiero dell’intellettuale e politico sardo nel mondo e per la possibilità che le nuove generazioni possano ancora giovarsi del suo insegnamento.” Cosi ha dichiarato il Senatore Silvio Lai, intervenuto nel dibattito in Senato sulla legge già approvata alla Camera primo firmataria l’on. Caterina Pes. Silvio Lai è intervenuto a nome del Pd con i colleghi Albano e Angioni, che ha fatto la dichiarazione di voto.

“Per noi sardi – ha sottolineato Silvio Lai – Antonio Gramsci è prima di tutto un sardo, parte del nostro modo orgoglioso di essere popolo. Ma sappiamo che Gramsci è un intellettuale nazionale, patrimonio inestimabile della storia del nostro Paese che ha ben chiari i valori della democrazia, della libertà, dell’antifascismo. Il suo “odio verso gli indifferenti” è quanto mai attuale e resta un lucido insegnamento nel momento in cui proviamo a combattere il distacco e la disaffezione, consapevoli delle responsabilità che appartengono alla politica ma coscienti che della buona politica che consente la partecipazione, che spinge alla responsabilità, che stimola la passione si può contrastare l’indifferenza che confina con la rassegnazione” “Finite le ideologie del ‘900 – conclude Silvio Lai – la politica ha un indifferibile bisogno di rafforzarsi in quelle fondamenta valoriali, di libertà e di democrazia, che sono la premessa per mantenere coesa la comunità nazionale e per assicurarle alle giovani generazioni.”

Nella foto Casa Gramsci

S.I.