ROMA – “Grazie alla collaborazione con la vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna, è online la piattaforma della Commissione Europea aperta alle consultazioni sulle questioni più urgenti che riguardano imprese, autorità locali e regionali ed esperti delle comunità costiere. Fino al 23 marzo 2026 sarà possibile dare il proprio contributo ed esplorare nuove soluzioni a sostegno della vitalità economica, della protezione ambientale e della qualità della vita in tali comunità. Sono imminenti le audizioni parlamentari dedicate specificamente al futuro delle isole, un’azione portata avanti con il vicepresidente Raffaele Fitto”. Così Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera e commissario di Fratelli d’Italia per Sassari, la deputata Barbara Polo e la consigliera regionale Francesca Masala.
Di seguito il link per partecipare
https://ec.europa.eu/info/law/
“Sanità in Sardegna, sistema in forte crisi: urge cambiare rotta”
SASSARI – Medicina Democratica della Sardegna aderisce alla manifestazione indetta
dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica per il 7 marzo a Cagliari in difesa di un
Servizio sanitario che garantisca la tutela della salute e assistenza di qualità, gratuita per tutti i
cittadini.
La crisi del Servizio Sanitario Regionale richiede impegni urgenti e programmatici non più rinviabili,
che devono essere assunti dalla Regione Autonoma Sardegna , dalla Giunta e dal Consiglio
Regionale, con un coinvolgimento attivo degli enti locali e dei sindaci.
La mobilitazione, la partecipazione attiva dei cittadini è fondamentale per garantire e affermare il
diritto alla salute previsto dalla costituzione. Comitati spontanei e organizzati, vecchi e nuovi, si
sono costituiti in tutta la Sardegna e parteciperanno alla manifestazione regionale a Cagliari.
Sollecitiamo un’inversione di tendenza nelle politiche sanitarie, annunciata e auspicata, ma finora
non praticata.
L’ultimo numero della rivista di Medicina Democratica pubblica una monografia sui problemi della
salute in Sardegna, in particolare gli atti del convegno sul Ruolo del Registro dei Tumori, svoltosi
presso l’Osp. Oncologico Businco il 25 ottobre del 2024 , che può essere consultato gratuitamente
sul sito: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18329.
Partecipiamo numerosi alla manifestazione di Cagliari il 7 marzo, con partenza dalla piazza dei
centomila (scalinate di Bonaria) e che si concluderà di fronte al Consiglio regionale in via Roma”.
Francesco Carta referente di Medicina Democratica Sardegna
Parco, Punta Giglio Libera traccia la strada della “nuova governance”
ALGHERO – “Il documento che segue è stato presentato nel corso dell’incontro pubblico dedicato alla modifica della legge istitutiva del Parco naturale regionale Porto Conte, promosso e coordinato dal consigliere regionale Valdo Di Nolfo.
Dal confronto è emersa con chiarezza l’urgenza di intervenire sull’assetto della governance del Parco; l’Associazione ha chiesto di procedere senza ulteriori rinvii all’approvazione del Piano del Parco, previsto dalla legge come strumento centrale di pianificazione. Dopo oltre vent’anni dall’istituzione dell’area protetta, il ritardo accumulato non può più essere considerato fisiologico: richiede un’assunzione esplicita di responsabilità da parte dei soggetti istituzionali competenti.
Nel dibattito si sono confrontate diverse visioni sul rapporto tra valorizzazione economica, rappresentanza degli interessi locali e tutela ambientale. In questo contesto, l’associazione Punta Giglio Libera ha ritenuto necessario offrire un contributo strutturato, volto a richiamare l’attenzione sulla centralità del Piano e sulla necessità di una governance coerente con le finalità istitutive del Parco.
La pubblicazione integrale del documento intende sollecitare un confronto pubblico informato e trasparente, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente — oggi rafforzata anche dal dettato costituzionale — non possa restare sospesa, ma debba tradursi in decisioni concrete, tempestive e verificabili.
Onorevole consigliere regionale, signor Sindaco, Presidente del Parco, rappresentanti delle associazioni e altri portatori di interesse
il tema di oggi — il percorso di modifica della legge istitutiva del Parco — è un’occasione importante. Non è una semplice revisione normativa: è un momento di riflessione sul modello di tutela che vogliamo per il nostro territorio.
Parlare oggi del Parco naturale regionale “Porto Conte” significa parlare non solo di una legge, ma di una promessa.
Una promessa fatta nel 1999 con la Legge Regionale 26 febbraio 1999, n. 4: proteggere un territorio straordinario, custodire la biodiversità, garantire un equilibrio tra uomo e natura.
Quella legge nasce in coerenza con la Legge 6 dicembre 1991, n. 394, la normativa nazionale sulle aree protette. Sulla carta, tutto è corretto. Le finalità sono chiare. Gli strumenti sono previsti. Le competenze sono delineate.
Ma oggi, a oltre vent’anni di distanza, per l’esattezza ventisette, dobbiamo chiederci: quella promessa è stata mantenuta?
Il primo nodo è la governance.
Il Parco di Porto Conte è affidato esclusivamente al Comune di Alghero. Non è un ente autonomo, non ha una personalità giuridica distinta, non ha una governance multilivello. È incardinato nel Comune.
Questo significa che lo stesso soggetto che deve tutelare l’ambiente è anche:
· titolare della pianificazione urbanistica,
· promotore dello sviluppo turistico,
· portatore di interessi economici locali.
Non stiamo parlando di un conflitto di interessi individuale.
Stiamo parlando di un conflitto istituzionale strutturale.
Il Parco tutela beni che hanno rilievo sovracomunale, regionale, nazionale, persino europeo. Eppure la governance è concentrata in un solo livello amministrativo.
Quando la tutela ambientale dipende direttamente dalle dinamiche politico-elettorali locali, la programmazione di lungo periodo diventa fragile. La biodiversità non può cambiare indirizzo ogni cinque anni.
Ma c’è un punto ancora più grave.
La Legge Regionale 4 del 1999 è molto chiara su un punto fondamentale: il Piano del Parco è lo strumento centrale attraverso cui si realizzano le finalità di tutela e valorizzazione dell’area protetta. Non è un atto accessorio, ma il cuore della pianificazione.
La stessa legge stabilisce inoltre che l’ente di gestione avrebbe dovuto redigerlo entro sei mesi dalla propria costituzione.
Se però, a distanza di molti anni, quel Piano non è stato ancora approvato, la questione non è più solo amministrativa: diventa giuridicamente e istituzionalmente delicata.
L’assenza del Piano comporta conseguenze molto concrete.
Significa che manca lo strumento fondamentale di pianificazione ambientale; che non sono operative le zonizzazioni previste dalla legge; che non si realizza la piena efficacia sostitutiva sugli strumenti urbanistici comunali.
In sostanza, il Parco esiste formalmente, ma opera in regime provvisorio.
Nel frattempo si applicano le misure di salvaguardia previste dalla legge e le norme generali di tutela, e si dovrebbe applicare il piano paesaggistico regionale vigente. Questo garantisce un livello minimo di protezione, ma non equivale a una pianificazione organica e specifica dell’area protetta.
Ci troviamo quindi in una situazione che può essere definita di incompiutezza istituzionale: l’ente esiste, la legge c’è, ma manca il suo principale strumento operativo.
Dal punto di vista delle responsabilità, la questione si articola su due livelli.
Il primo riguarda l’ente di gestione. La legge imponeva un termine preciso per l’adozione del Piano. Il mancato rispetto protratto per decenni può configurare un’inerzia amministrativa, con possibili ricadute in termini di mancata valorizzazione del patrimonio ambientale e, in astratto, anche di carenza di regolazione.
Il secondo livello riguarda la Regione. La legge prevede un potere sostitutivo regionale in caso di inadempienza. Se tale potere non è stato esercitato, può emergere una corresponsabilità per mancato intervento, con un evidente profilo politico-amministrativo.
L’assenza del Piano incide anche su un aspetto molto concreto: quello dell’organico.
Il Piano dovrebbe definire obiettivi, priorità, programmi e quindi anche il fabbisogno strutturale di personale. Se il Piano non esiste, viene meno la base programmatoria che giustifica un organico ampio e stabile. Diventa più difficile dimostrare la coerenza tra numero dei dipendenti e funzioni effettivamente esercitate.
Questo potrebbe rafforzare eventuali rilievi in sede di controllo contabile, qualora la spesa risultasse sproporzionata rispetto alle attività concretamente svolte, oppure incidere sulle valutazioni di revisione organizzativa.
Più in generale, un Parco senza Piano per oltre vent’anni rischia di svuotare di effettività la legge istitutiva, riducendo l’ente a una struttura amministrativa priva di una vera funzione programmatoria ambientale.
In una prospettiva costituzionale, alla luce dell’articolo 9 della Costituzione che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, una situazione del genere può essere letta come una tutela prevalentemente formale, non pienamente sostanziale.
E la tutela ambientale, per essere tale, deve essere effettiva, pianificata e attuata — non solo dichiarata.
Come associazione ambientalista, non ci limitiamo a una denuncia tecnica.
Chiediamo:
1. L’immediata adozione e approvazione del Piano del Parco.
2. Una riflessione seria sulla governance, per garantire maggiore autonomia e rappresentanza multilivello.
3. Trasparenza sui programmi, sulle spese e sulle priorità ambientali.
4. Un cronoprogramma pubblico e verificabile.
Il Parco di Porto Conte non è un ufficio.
Non è un capitolo di bilancio.
È un patrimonio collettivo.
E un patrimonio collettivo merita istituzioni all’altezza.
La legge del 1999 ha tracciato un perimetro giuridico. Ma un perimetro non basta.
Un Parco naturale è una scelta politica continua. È la decisione quotidiana di mettere la tutela prima della pressione economica, la programmazione prima dell’improvvisazione, l’interesse delle future generazioni prima del consenso immediato.
Noi non chiediamo privilegi.
Chiediamo che venga attuata la legge.
Chiediamo che la tutela sia reale.
Chiediamo che Porto Conte sia davvero un Parco, non solo sulla carta.
Perché quando si parla di ambiente, non si parla di un’opinione.
Si parla di responsabilità. Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco”
Associazione Punta Giglio Libera
Parco, incontro dell’onorevole Di Nolfo: “Più partecipazione, risorse e collegialità”
ALGHERO – Due ore di confronto aperto e ragionato, ospitate nella sala “Cici Peis” della Fondazione Laconi ad Alghero: l’incontro pubblico promosso dall’onorevole regionale Valdo Di Nolfo sul futuro del Parco Naturale Regionale di Porto Conte ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Sala gremita, interventi di spessore e un dibattito durato quasi due ore, alla presenza del sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, e del presidente del Parco, Emiliano Orrù. «L’idea emersa con forza – ha sintetizzato nelle conclusioni l’onorevole Di Nolfo – è quella di una comunità funzionale e istituzionalizzata: la necessità di una governance più snella, più autorevole e più collegiale, capace di funzionare davvero e di includere tutti gli attori coinvolti: Comune di Alghero, Regione Sardegna, Città Metropolitana di Sassari e Agenzia Forestas».
Il contributo fondamentale è arrivato dai numerosi interventi: hanno infatti preso la parola associazioni ambientaliste, operatori economici, rappresentanti dell’Università di Sassari e di Forestas, comitati di borgata, cittadine e cittadini. Un dibattito percepito come necessario e condiviso, che segna l’avvio di un percorso concreto di partecipazione.
La volontà sottolineata pubblicamente dall’unico consigliere regionale di Alghero è quella di inserire questo momento partecipativo nel percorso della nuova legge quadro sui parchi naturali regionali, su cui si sta già lavorando a Cagliari. «Dopo l’importante lavoro messo in campo dall’Assessorato regionale all’Ambiente il disegno di legge entrerà nella Commissione competente e sarà lì che lavoreremo con serietà e confronto – ha spiegato Di Nolfo –. La governance del territorio verrà rilanciata: il Comune di Alghero manterrà la maggioranza nell’assemblea e continuerà a esprimere il presidente del Parco. Su questo non c’è alcun dubbio».
In chiusura, il ringraziamento a chi si impegna per il territorio: «Chi ha un ruolo istituzionale ha il dovere di farlo. Ma il mio plauso va in particolare a chi, senza incarichi pubblici, sceglie ogni giorno di dedicare tempo ed energie alla propria comunità. È da qui che si costruisce il futuro del Parco». L’incontro di Alghero segna dunque l’inizio di un percorso politico istituzionale e partecipativo che punta a restituire centralità al territorio, rafforzando il ruolo di Alghero nella guida del Parco e aprendo una nuova fase di lavoro condiviso con la Regione.
Nuova guerra in Medio Oriente, le parole di Angelo Meloni da Dubai | video
ALGHERO – Sono circa 20mila gli italiani presenti, per lavoro, studio o altro, negli Emirati Arabi, tra questi l’algherese Angelo Meloni. Videomaker di successo, si trova da qualche anno a Dubai. E anche la lussuosa città a sud del Golfo Persico è stata colpita dalla nuova guerra in medioriente.
Come emerso dalla cronaca di questi giorni, gli Stati Uniti con Israele e altri paesi occidentali, tra cui Canada, Australia e Nuova Zelanda, hanno deciso di attaccare per liberare il paese dal sanguinario regime autoritario guidato dal teocrate Kamheini che, tra l’altro, grazie agli attacchi di questi ore da parte è stato ucciso.
Ma, com’era prevedibile, i pasdaran iraniani hanno reagito con lancio di missili nei vicini paesi dove insistono basi Usa oltre che contro Israele. Il conflitto sta nuovamente infiammando il Medio Oriente e, come detto, i paesi coinvolti sono diversi tra cui proprio mete, fino a pochi giorni fa, considerate “safe”.
Tra queste proprio Dubai dove risiede Angelo Meloni che ha diffuso un video sui social e che ha voluto trasmetterlo anche ad Algheronews.
4,2milioni al Parco di Porto Conte, plauso di Mulas al presidente Orrù
Referendum, ad Alghero nasce un nuovo comitato per il “SI”
ALGHERO – Ad Alghero nasce un Comitato per il Sì composto da avvocati, commercialisti, liberi professionisti, operai, impiegati e appartenenti alle forze dell’ordine: donne e uomini che, con competenze ed esperienze diverse, scelgono di offrire un contributo serio e documentato al dibattito pubblico sulla riforma costituzionale della giustizia.
Si tratta di un’iniziativa che punta a fare chiarezza, andando oltre gli slogan e le contrapposizioni ideologiche, per spiegare nel merito le ragioni del Sì.
Il cuore della riforma è semplice e coerente: dare piena attuazione al modello accusatorio introdotto con il nuovo codice di procedura penale del 1989, che però non ha mai trovato compimento effettivo proprio a causa della persistente commistione tra giudice e pubblico ministero.
La previsione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, rappresenta un passaggio fondamentale per garantire autonomia e imparzialità, evitando sovrapposizioni che nel tempo hanno generato ambiguità e tensioni.
La separazione delle carriere – con concorsi e percorsi formativi distinti – rafforza ulteriormente questo principio, chiarendo i ruoli e rendendo più coerente il sistema con il modello accusatorio.
L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare mira a rendere più trasparente e credibile il sistema delle responsabilità, sottraendolo a logiche interne che negli anni hanno alimentato polemiche e sfiducia nell’opinione pubblica.
Anche il meccanismo del sorteggio per una parte rilevante dei componenti dei due CSM si inserisce in questa prospettiva: ridurre il peso delle correnti e restituire centralità alla funzione istituzionale, superando dinamiche che hanno inciso profondamente sull’immagine della magistratura.
Il Comitato sarà presentato alla stampa nei prossimi giorni, ma già da oggi è sceso in campo per offrire ai cittadini di Alghero – e non solo – strumenti di conoscenza e valutazione consapevole.
L’obiettivo non è alimentare divisioni, ma contribuire a un confronto informato su una riforma che ambisce a rendere il sistema giudiziario più coerente con i principi dei Paesi liberali e democratici, dove la distinzione tra funzione giudicante e funzione requirente è da tempo un elemento strutturale dell’ordinamento.
Un’iniziativa che nasce dal territorio e che vuole parlare al territorio, con competenza, responsabilità e spirito costruttivo.
“Alghero penalizzata su Milano. Regione assente, sindaci battano un colpo”
“Sanità, atto aziendale votato nel silenzio: Cacciotto difende Todde e non Alghero”
Referedum, gazebo per il “SI” in piazza Pino Piras ad Alghero
ALGHERO – Si terrà questa sera alle ore 16:00 in Piazza Pino Piras il gazebo informativo promosso da Fratelli d’Italia Alghero nell’ambito della campagna “Sì Riforma”.
All’iniziativa prenderanno parte amministratori locali e dirigenti del partito, insieme al neo commissario cittadino On. Mauro Rotelli, deputato e presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati.
“L’appuntamento nasce con l’obiettivo di entrare nel merito della riforma, analizzandone contenuti, finalità e ricadute concrete senza paraocchi ideologici. Un momento di confronto aperto, pensato per offrire ai cittadini informazioni puntuali e strumenti utili a una valutazione consapevole, al di là delle contrapposizioni di parte”.
“Durante il pomeriggio sarà distribuito materiale informativo e sarà possibile dialogare direttamente con i rappresentanti presenti, in uno spazio di ascolto e approfondimento. Fratelli d’Italia Alghero invita la cittadinanza e gli organi di informazione a partecipare”, cosi da Fratelli d’Italia Alghero