Giunta Regionale, le ultime delibere adottate

CAGLIARI – Di seguito le principali delibere adottate dalla Giunta Todde nella riunione odierna.
BILANCIO
Su proposta dell’assessore della Programmazione e del Bilancio, Giuseppe Meloni, la Giunta ha approvato la variazione di bilancio triennale che avrà a disposizione oltre 350 milioni da programmare ulteriormente nel triennio. Il provvedimento passerà ora al Consiglio Regionale.
Nel primo anno oltre 100 milioni andranno su Sanità e Politiche sociali, 30 milioni per la fusione degli aeroporti, 6 milioni per la valorizzazione delle Domus de Janas, 30 milioni per lavoro e occupazione, di cui 10 per la formazione professionale.
AGRICOLTURA 
Su proposta dell’assessore dell’Agricoltura, Francesco Agus, la Giunta riconosce l’esistenza del carattere di eccezionale avversità atmosferica a seguito del Ciclone Harry e degli eventi meteorologici verificatisi a partire dal 18 gennaio e per tutto il mese di febbraio 2026 e approva la delimitazione territoriale delle aree colpite, come da elaborati grafici predisposti da AGEA, integrati dalle segnalazioni raccolte dall’Agenzia Laore. Le segnalazioni da parte delle aziende agricole hanno riguardato 1358 imprese e 181 comuni. Il danno economico complessivo stimato, per le imprese del comparto agricolo (sia alle colture che alle strutture), zootecnico e apistico, è pari a 53.236.780 milioni di euro.
Inoltre, l’Esecutivo regionale delibera di richiedere al Ministero competente l’emissione di un provvedimento che riconosca l’esistenza del carattere di eccezionale avversità atmosferica per l’evento in questione, nei territori regionali individuati, e l’accesso al Fondo di solidarietà nazionale, come previsto dal DL 27 febbraio 2026, n. 25.
Su proposta dell’assessore Agus, sempre a seguito del Ciclone Harry e degli eventi meteorologici calamitosi verificatisi dal 18 gennaio e per tutto febbraio 2026, la Giunta approva le analisi dei danni riguardanti il settore della pesca e dell’acquacoltura colpite dagli eventi in questione. Si dà atto che il danno economico complessivo stimato dall’Agenzia Laore sia pari a 6.617.442 milioni di euro per le produzioni ittiche, le imbarcazioni e attrezzature.
L’Esecutivo delibera, inoltre, di proporre al Ministero dell’Agricoltura la declaratoria dell’esistenza del carattere di eccezionalità dei citati eventi meteorologici verificatesi in Sardegna e di richiedere l’attivazione degli interventi del Fondo di solidarietà nazionale, come previsto dal DL 27 febbraio 2026, n. 25

“Aeroporto Cagliari, protesta lavoratori: sciopero il 19 maggio”

CAGLIARI – “Dopo l’esito negativo dell’incontro svoltosi il 23 aprile in Prefettura a Cagliari, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI hanno proclamato una prima azione di sciopero di 4 ore per il personale del Gruppo Sogaer dell’aeroporto di Cagliari-Elmas. Lo sciopero si terrà il 19 maggio 2026 dalle 11 alle 15. Contestualmente è stata indetta anche l’astensione da tutte le prestazioni di lavoro straordinario e supplementare dalle 00.01 del 24 aprile alle 23.59 del 19 maggio.
Proclamazione prima azione di sciopero e astensione dal lavoro straordinario del personale del Gruppo Sogaer – aeroporto di Cagliari.
Secondo le sigle sindacali, il confronto in Prefettura ha evidenziato ancora una volta l’assenza di risposte concrete da parte aziendale sui temi al centro della vertenza: premio di risultato, lavaggio dei DPI, ferie, maggiorazione domenicale e, più in generale, il rispetto delle condizioni di lavoro e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
“L’azienda continua a rinviare, a sottrarsi alle proprie responsabilità e a non misurarsi nel merito con richieste giuste e fondate”, dichiarano FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI. “Per questo la mobilitazione si rafforza: perché nasce da problemi reali e dalla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno garantiscono l’operatività dello scalo”.
La vertenza, aggiungono, non riguarda solo aspetti economici, ma investe anche un principio più generale di rispetto del lavoro, riconoscimento dei diritti e qualità delle relazioni industriali. “La mobilitazione rappresenta una scelta necessaria per ristabilire un equilibrio in un confronto che, fino a oggi, l’azienda ha affrontato senza una reale volontà di trovare soluzioni vere”
Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla possibile privatizzazione dello scalo di Cagliari e su un management ormai prossimo alla scadenza, si rischia di relegare in secondo piano le prospettive e le condizioni dei lavoratori. Un aspetto che, al contrario, riteniamo centrale e imprescindibile per garantire il corretto funzionamento dell’aeroporto.

Le organizzazioni sindacali precisano infine che la protesta si svolgerà nel rispetto della normativa vigente, con garanzia delle prestazioni indispensabili e dei servizi minimi essenziali, in particolare per le attività aeroportuali e i servizi di sicurezza.
Proclamazione prima azione di sciopero e astensione dal lavoro straordinario del personale del Gruppo Sogaer”.

FILT CGIL – FIT CISL – UILTRASPORTI

“Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”

ALGHERO – “C’è un momento, nei procedimenti urbanistici, in cui la forma resta intatta ma la sostanza
cambia completamente. Tutto appare corretto: un’istruttoria positiva, una commissione
convocata, interventi istituzionali, un voto finale favorevole. Eppure, dentro questa sequenza
apparentemente lineare, si consuma uno slittamento più profondo: la pianificazione non
guida più le trasformazioni, ma finisce per inseguirle.
La scena è ormai ricorrente. Il presidente apre la seduta richiamando un obbligo
procedurale, in questo caso il decreto Floris del 1983, chiarendo fin da subito che la
commissione è chiamata sostanzialmente a una presa d’atto di quanto già definito dagli
uffici. L’assessore interviene subito dopo e colloca la pratica all’interno di una continuità
amministrativa: casi simili sono già stati affrontati e il criterio seguito è sempre stato quello
della conformità al piano di conservazione e valorizzazione delle aree di bonifica. Il dirigente
rafforza questa impostazione restando su un piano strettamente numerico: ettari, cubature,
numero di camere per superficie fondiaria. Nessun consigliere pone domande, nessuno
chiede chiarimenti sul merito urbanistico dell’intervento. Si arriva rapidamente al voto, che
conferma quanto già implicitamente deciso.
In questo caso, però, alcuni elementi del verbale rendono ancora più chiaro il quadro.
L’intervento riguarda la società agricola Agribel S.r.l., che presenta per la terza volta una
richiesta di incremento volumetrico oltre la soglia dei 3.000 metri cubi. L’azienda ha già
sviluppato circa 10.000 metri cubi e richiede un ulteriore incremento pari a 1.676 metri cubi
per la realizzazione di 24 posti letto. Il tutto all’interno di una proprietà di circa 25 ettari, che –
sulla base dei parametri applicati – consentirebbe teoricamente fino a 30 posti letto. È su
questo equilibrio numerico che si fonda l’esito positivo dell’istruttoria.
Il punto, però, non è ciò che viene detto. È ciò che non viene detto. Nel corso della
discussione non si affronta mai la questione della compatibilità urbanistica della funzione, né
quella della destinazione d’uso, né tantomeno il tema del carico insediativo complessivo.
Tutto viene ricondotto a un unico asse interpretativo: la disponibilità di volumetria e il rispetto
di parametri quantitativi. È qui che si produce la torsione più significativa. L’urbanistica, da
disciplina che governa l’equilibrio del territorio, viene ridotta a una contabilità edilizia.
In questo passaggio assume un ruolo centrale – e profondamente frainteso – il cosiddetto
piano di gestione e valorizzazione. È necessario dirlo con chiarezza: non si tratta di un
“piano urbanistico” in senso proprio. Non è contemplato come tale dalla legislazione
urbanistica sarda, non è previsto dalla Legge Regionale 45/1989 Sardegna tra gli strumenti
di pianificazione, e soprattutto non ha efficacia conformativa sui suoli. La sua origine è
diversa. Discende dal sistema delineato dal Decreto Legislativo 42/2004, all’interno del
quale assume la funzione di strumento operativo e programmatico per l’attuazione delle
politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Questo significa che il piano di valorizzazione non attribuisce diritti edificatori e non può
sostituire la pianificazione urbanistica comunale. La sua efficacia è necessariamente
mediata: deve essere coordinato con il piano urbanistico comunale, il PUC.
È solo questo strumento che può tradurre quelle indicazioni in regole vincolanti. In assenza
di questo coordinamento – ovvero in assenza di un PUC adeguato al piano paesaggistico –
il piano di valorizzazione resta ciò che è: un quadro di indirizzo, non un titolo abilitante.

In termini semplici: è come se si stesse usando un documento che serve a dare indicazioni
generali – una guida – come se fosse invece un’autorizzazione a costruire. Ma quella
funzione, per legge, spetta solo al piano urbanistico del Comune. Per questo si parla di
deroga, che nei fatti produce effetti simili a una modifica delle previsioni urbanistiche, senza
però seguire il percorso ordinario previsto per le varianti.
È qui che si produce il cortocircuito. Nel dibattito in commissione, il piano di conservazione e
valorizzazione viene evocato come se fosse un piano urbanistico vero e proprio capace di
legittimare direttamente l’intervento. Si afferma, in sostanza, che “se il piano lo prevede,
allora si può fare”. Ma questo passaggio non è neutro. Senza un recepimento all’interno
dello strumento urbanistico comunale, quelle previsioni non possono tradursi in edificabilità.
Dietro il linguaggio tecnico, fatto di rapporti tra ettari e camere, si nasconde una
trasformazione ben più sostanziale. Si sta passando da un uso agricolo del territorio a una
funzione turistico-ricettiva di scala non trascurabile, soprattutto se analizzata nel suo
complesso e non per singoli interventi presi isolatamente. La distinzione non è secondaria.
Esiste una differenza profonda tra un’ospitalità connessa all’attività agricola e una struttura
ricettiva che utilizza l’agricoltura come cornice. Quando le volumetrie aumentano, quando le
camere si moltiplicano e quando l’organizzazione dell’attività assume una dimensione
imprenditoriale, il rischio è che l’agricoltura diventi un elemento accessorio, quasi una
giustificazione.
In questo contesto, la commissione urbanistica perde progressivamente la sua funzione di
verifica. Da luogo di confronto e valutazione diventa un passaggio formale, una sede di
ratifica. Il fatto che nessun consigliere intervenga non è un dettaglio marginale, ma il segnale
di un sistema che ha smesso di interrogarsi sui propri presupposti. La decisione è già presa
altrove, e la commissione si limita a prenderne atto.
Il ricorso continuo ai numeri contribuisce a rafforzare questa dinamica. Ettari, cubature,
parametri quantitativi diventano il linguaggio dominante, spostando l’attenzione dalla qualità
della trasformazione alla sua misurabilità. Ma l’urbanistica non può essere ridotta a questo.
Riguarda la funzione dei luoghi, l’equilibrio tra attività e l’impatto complessivo sul territorio.
Quando questi elementi scompaiono dal dibattito, resta solo una logica contabile che finisce
per legittimare qualsiasi intervento purché rientri in un certo schema numerico.
Il risultato non è una violazione esplicita delle regole, ma qualcosa di più sottile e, per certi
versi, più insidioso. È un’elusione della pianificazione urbanistica. Non si modifica
formalmente il piano regolatore, non si procede con varianti, non si ridefiniscono le
destinazioni d’uso. Tuttavia, nella sostanza, si consente l’introduzione di nuove funzioni e di
nuovi carichi insediativi attraverso strumenti che non sono stati pensati per questo scopo.
Questo non è solo un problema tecnico. Riguarda direttamente la qualità del territorio, la sua
sostenibilità e l’interesse collettivo.
Come associazione impegnata nella tutela del territorio e del paesaggio, riteniamo che
questa dinamica rappresenti un punto critico che non può essere ignorato. Da tempo
segnaliamo come l’assenza di una pianificazione urbanistica aggiornata e pienamente
operativa esponga il territorio a trasformazioni guidate attraverso logiche procedurali che
finiscono per sostituirsi a una visione complessiva del territorio.

Alla fine, la questione si riduce a una domanda fondamentale: è la pianificazione a guidare
le trasformazioni del territorio, o sono le trasformazioni a piegare la pianificazione?
Quando un piano programmatico viene utilizzato come fonte di edificabilità, quando la
verifica urbanistica si riduce a un calcolo e quando gli organi deputati al controllo si limitano
a ratificare decisioni già prese, allora la risposta appare evidente.
Non è necessario ricorrere a toni polemici per cogliere il problema. Basta osservare con
attenzione il funzionamento concreto del sistema. Ogni passaggio, preso singolarmente, può
apparire ragionevole. Ma nel loro insieme questi passaggi producono un effetto preciso:
l’urbanistica smette di essere uno strumento di governo del territorio e diventa un dispositivo
di adattamento alle pressioni edificatorie.
Per questo riteniamo necessario riportare al centro il ruolo della pianificazione urbanistica, o
quantomeno della verifica di compatibilità urbanistica, come strumento di governo
consapevole delle trasformazioni, capace di valutare non solo quanto si costruisce, ma cosa
si costruisce, dove e con quali effetti sul territorio.
E quando questo accade, il titolo non è più una provocazione. Diventa una constatazione.
Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”.

Maria Antonietta Alivesi “Punta Giglio Libera. Ridiamo vita al Parco”

“Norme scadute e problemi reali: il paradosso degli invasi in Sardegna”

CAGLIARI – “Si sta avvicinando l’estate ed è sempre più allarmante la gestione dei piccoli invasi. Infatti la disciplina degli sbarramenti di piccola altezza in Sardegna, regolata dalla L.R. n. 12/2007 e
modificata dalla L.R. n. 9/2023, continua a rappresentare una materia complessa, sospesa tra
esigenze di sicurezza e difficoltà applicative ormai strutturali.
L’ultima proroga, prevista dall’art. 91 della L.R. n. 9/2023, ha fissato il termine per la regolarizzazione
al 30 settembre 2024, termine ormai scaduto senza che risulti, ad oggi, un nuovo intervento
legislativo.
Si tratta di una questione che non può essere affrontata con automatismi o ulteriori rinvii non
accompagnati da una revisione organica del sistema.
Gli invasi interessati, infatti, non sono semplici opere minori, anche perchè in molti territori svolgono
funzioni strategiche e imprescindibili, tra cui:
• il supporto alla prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, in coerenza con la
pianificazione regionale AIB;
• il sostegno alla fauna selvatica e all’abbeveraggio del bestiame, con ricadute dirette sul
comparto agro-pastorale;
• il contributo alla mitigazione della crisi idrica stagionale, fenomeno noto e documentato
da anni negli strumenti di programmazione regionale.
In questo contesto, l’assenza di una soluzione definitiva rischia di generare un paradosso
amministrativo con infrastrutture funzionali al territorio che diventano formalmente irregolari per
l’impossibilità, nei fatti, di completare le procedure nei tempi stabiliti.
Ossia la burocrazia è più forte dei bisogni reali.
Per questo è stata depositata un’interrogazione consiliare per chiedere alla Giunta regionale quali
iniziative intenda assumere o nuova proroga o finalmente una riforma strutturale della materia, con
supporti finanziari ad hoc!”.

Piero Maieli, consigliere regionale Forza Italia

“Sanità sarda in stato comatoso, serve urgente cambio di passo”

CAGLIARI – “Le criticità della sanità sarda non sono più oggetto di confronto tra posizioni politiche contrapposte, ma emergono ormai anche all’interno della stessa maggioranza regionale.” Così Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera dei deputati, commenta la relazione del gruppo consiliare del Partito Democratico. “È un dato che dovrebbe indurre tutti, a partire dalla presidente Todde, ad aprire una fase nuova, fondata su scelte chiare, responsabilità e capacità di governo. In questi due anni si sono susseguiti annunci e interventi che non hanno prodotto i risultati attesi, mentre i cittadini continuano a confrontarsi ogni giorno con disservizi e difficoltà di accesso alle cure. Su un diritto fondamentale come la salute non possono esserci divisioni ideologiche né logiche di parte. Occorre superare ogni impostazione comunicativa e concentrarsi su decisioni concrete, efficaci e verificabili. Da parte nostra, come già fatto in passato, confermiamo piena disponibilità a collaborare, anche attraverso il contributo del livello nazionale, nell’interesse esclusivo dei cittadini sardi. La gravità della situazione – conclude Cappellacci- impone un cambio di passo immediato e uno sforzo condiviso per restituire efficienza, qualità e fiducia al sistema sanitario regionale.”

“Invasione posidonia e politica lumaca, altro che Porta d’Oro: 25 posti di lavoro a rischio”

ALGHERO – “Siamo giovani imprenditori nautici attivi sul territorio dal 2010. Dopo anni di lavoro nel settore della locazione di gommoni, del noleggio e delle escursioni in barca, nel 2023 uno di noi ha realizzato un campo boe a servizio di tutte le nostre aziende e della città, nato per rispondere alla cronica carenza di posti barca nel porto di Alghero soprattutto per le attività del turismo nautico che da anni soffrono per questo problema. Un progetto costruito con sacrificio, importanti investimenti in studi tecnici di geometri, ingegneri, biologi e geologi, e una visione chiara: restituire valore a un’area inutilizzata da anni, a ridosso del molo di sottoflutto, davanti alla spiaggia di San Giovanni, seguendo esempi virtuosi già presenti in altre realtà dell’est Sardegna come Cala Gonone. La concessione ottenuta prevede un info point di 3×3 metri per accoglienza e biglietteria, un camminamento a servizio del campo boe, un corridoio di lancio fruibile da tutti e uno specchio acqueo che oggi ospita fino a 60 imbarcazioni. Negli anni, grazie a risorse esclusivamente private, l’area è rinata. Abbiamo mantenuto lo spazio pulito e fruibile, ricevendo riconoscenza dai cittadini, dai turisti, dalle scuole vela del porto costrette da anni ad utilizzare uno scalo non sicuro e dagli operatori del settore nautico turistico, che hanno trovato nel campo boe un punto di riferimento e finalmente una “casa”. Un modello che, osservato dall’esterno, rappresenta esattamente ciò che una città turistica dovrebbe offrire: servizi, organizzazione e accoglienza. La realtà operativa, purtroppo, è ben diversa. Da anni ci scontriamo con ostacoli burocratici e carenze strutturali che restano irrisolti. Solo a titolo d’esempio: il semplice allaccio alla rete idrica per avere un servizio essenziale, nonostante il pozzetto installato dal Comune, a causa della mancata comunicazione di fine lavori ha impedito ad Abbanoa di procedere con l’allaccio. Ciò malgrado i numerosi incontri, le richieste e le promesse. E oggi ci ritroviamo ancora a inizio stagione senza una risposta concreta. A tutto questo si aggiunge il problema crescente dell’accumulo di posidonia sulla spiaggia di San Giovanni. La situazione è diventata insostenibile: l’impossibilità di installare il camminamento a causa della posidonia accumulata costringe i clienti a camminare affondando fino alle ginocchia dopo le mareggiate, causando un’enorme perdita di credibilità nei confronti degli utenti che fruiscono del campo boe. Ma, soprattutto, perdita di posti di lavoro, danni economici concreti per tutte le aziende coinvolte e rischi per l’incolumità sia dei clienti stessi sia dei lavoratori, con depauperamento straordinario dell’immagine della città. Non esiste un interlocutore chiaro, non c’è programmazione degli interventi e non è definito chi debba occuparsi della pulizia. Ci viene indicato in modo erroneo che i concessionari devono provvedere autonomamente, nonostante la concessione riguardi esclusivamente lo spazio di 3×3 metri per l’info point, senza alcuna competenza sulla spiaggia, considerando anche che in quel tratto di spiaggia si accumulano quantità straordinarie di posidonia a causa della barriera artificiale del molo di sottoflutto. Tramutandosi in costi enormi di smaltimento per le nostre attività che non sviluppano valore grazie alla spiaggia, che utilizziamo solo ed esclusivamente per il passaggio dei clienti che devono usufruire del servizio di locazione gommoni. Oggi il campo boe ospita 35-40 imbarcazioni, ospita 5 aziende e garantisce lavoro a circa 20-25 collaboratori che rischiano il loro posto. Un sistema che funziona e si regge solo grazie alla professionalità, serietà e passione di chi ci lavora, permettendo di mantenere alto l’onore e l’immagine della città di fronte ai turisti, ma che purtroppo non trova supporto nelle istituzioni. Questo appello non è solo personale. È la voce di chi investe, lavora e crede in Alghero. Non si può continuare a promuovere la città come destinazione turistica d’eccellenza senza garantire servizi essenziali e condizioni minime per chi quel turismo lo rende possibile ogni giorno. Chiediamo risposte chiare, tempi certi e responsabilità definite. Chiediamo di poter lavorare. Perché senza il supporto delle istituzioni, anche le migliori iniziative rischiano di spegnersi. E con esse, opportunità, occupazione e credibilità per l’intero territorio. Alghero deve scegliere se essere davvero una “Porta d’Oro del turismo” o rimanere un’immagine da cartolina”.

*Simar srls di Simula Michele e Caneo Fabiana *Sea soul di Moccia Gianluca *Overboard di Martiri Salvatore *Sailing for living srls di Dario Delogu e Falchi Giulio *Sun e Sea di Simula Michele *Jet Ski di Luca Bonato

“Crisi abitativa e cantieri fermi, cosa stanno facendo Piu e Di Nolfo?”

ALGHERO – «Il blocco dei lavori nel cantiere di edilizia popolare del Caragol è un fatto gravissimo. Parliamo di alloggi attesi da anni, con una fine lavori prevista per dicembre 2024, oggi trasformati nell’ennesimo cantiere fermo». Così Fratelli d’Italia Alghero interviene sulla situazione degli alloggi AREA.

Pino Cardi, coordinatore cittadino, lancia l’allarme: «Mentre decine di famiglie algheresi aspettano una casa, il cantiere si svuota e nessuno spiega cosa stia accadendo. È una situazione inaccettabile che richiede risposte immediate».

FdI chiama in causa la Regione: «AREA è un ente regionale. Le responsabilità sono chiare e ricadono in capo all’assessorato ai Lavori pubblici guidato da Antonio Piu, espressione della stessa area politica del sindaco Cacciotto. È necessario chiarire subito perché i lavori si sono fermati e quali soluzioni si intendono adottare».
E sul territorio: «Chiediamo al consigliere regionale Valdo Di Nolfo cosa stia facendo concretamente su questa vicenda. Non vogliamo dichiarazioni generiche, servono interventi e risultati».

Nel merito interviene il capogruppo Alessandro Cocco: «In una città dove la crisi abitativa è evidente, non possiamo permetterci opere ferme. E mentre mancano case, il Comune continua a mantenere livelli di tassazione altissimi, a partire dall’IMU, chiedendo ai cittadini di versare più tasse di quelle che poi l’amministrazione riesce a spendere in servizi. Serve una politica coerente: meno tasse e più interventi concreti».

Sul quadro complessivo Marco Di Gangi, responsabile regionale Dipartimento Turismo FdI Sardegna, torna sul tema della crisi abitativa: «Il problema si risolve innanzitutto portando a termine gli interventi di edilizia popolare. Cantieri fermi come quello del Caragol rappresentano un freno diretto alla disponibilità di alloggi e aggravano una situazione già critica».

«Serve un intervento immediato per sbloccare i lavori – concludono da FdI –. La città non può più tollerare cantieri fantasma».

 

Nella foto il cantiere fermo degli alloggi regionali a Caragol

“Odissea Opere Pubbliche, Alghero la città dei cantieri abbandonati”

ALGHERO – “Alghero è ormai diventata la città dei cantieri incompiuti e abbandonati. Dalle case popolari di Caragol e Carrabuffas, alla piscina coperta, dalla circonvallazione all’ex cotonificio: sono solo alcuni esempi di opere ferme da anni, simbolo evidente dell’assenza di una regia complessiva e della scarsa attenzione dell’amministrazione nel portare a termine interventi fondamentali per la comunità”, cosi gli azzurri sulla questione delle opere pubbliche ferme in città, un tema molto caro a tutti i cittadini anche al fine di dare impulso al tessuto socio-economico in termini di implementazione e miglioramento del decoro e dei servizi.

“È indispensabile che il Sindaco intervenga con urgenza, avviando un’analisi puntuale di tutti i cantieri paralizzati, per comprendere le cause dei ritardi e individuare soluzioni concrete e immediate.
Il caso del Caragol è particolarmente grave e significativo: si tratta di alloggi destinati a famiglie che non hanno la possibilità di accedere al mercato immobiliare. Un intervento che rientra pienamente nelle politiche sociali e che, proprio per questo, avrebbe dovuto rappresentare una priorità assoluta. Il cantiere del Caragol, con progetto e primo finanziamento nel 2010 all’epoca della seconda Giunta Tedde, diventa quindi simbolo del fallimento delle politiche abitative e dei lavori pubblici.
Occorre uno sforzo supplementare. È il momento di dire basta alla propaganda sterile, alla “gazzosa” che sta inebriando questa amministrazione, mentre i problemi reali restano irrisolti”.

“Forza Italia ribadisce la propria disponibilità a collaborare e a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare queste opere pubbliche, oggi completamente ferme. Non sarà certo la creazione di nuove strutture burocratiche o di coordinamenti interni tra dirigenti, peraltro guidati dalla segreteria generale, a risolvere una situazione che richiede invece scelte politiche chiare e responsabilità dirette.
Ad Alghero la politica sembra aver abdicato al proprio ruolo, delegando tutto alla struttura amministrativa. Ai funzionari e agli impiegati spettano compiti fondamentali, ma non possono sostituirsi alla guida politica”.

“Serve un deciso cambio di passo: più attenzione, più responsabilità e una presenza politica forte, oggi purtroppo assente e distratta”, chiudono da Forza Italia.

 

Nella foto uno dei tanti cantieri fermi ad Alghero (il Palazzo Civico di via Columbano)

“Porto Torres, il quartiere Satellite è città: rispetto, verità e soluzioni”

PORTO TORRES – “C’è una linea che la politica non deve mai superare: usare i quartieri come strumenti di propaganda.  Negli ultimi giorni quella linea è stata oltrepassata, con dichiarazioni che non restituiscono la realtà ma costruiscono una narrazione utile esclusivamente a generare consenso. È un errore politico e, prima ancora, una mancanza di rispetto verso una comunità che merita di essere rappresentata con serietà e aderenza ai fatti.

Il quartiere Satellite è città.
Non è periferia, non è un’etichetta, non è un tema da campagna elettorale. È una parte integrante di Porto Torres, composta da famiglie, lavoratori, studenti, reti sociali consolidate e una quotidianità fatta di presenza, relazioni e senso di appartenenza. Ridurlo a una rappresentazione semplicistica di degrado significa ignorarne la complessità e colpire ingiustamente chi lo vive ogni giorno con dignità.

Le criticità esistono e non vengono negate. Tuttavia, è necessario distinguere tra chi le affronta con responsabilità e chi le utilizza come strumento comunicativo. La politica seria analizza i fenomeni, ascolta i territori e costruisce interventi; quella superficiale semplifica e costruisce narrazioni.

Su questo punto è necessario essere chiari:
a fronte di dichiarazioni forti e rappresentazioni generalizzanti, non è stata ancora presentata alcuna soluzione concreta.
Non emergono proposte operative, né una visione strutturata in materia di commercio, servizi o sviluppo urbano del quartiere. Questo rappresenta un limite evidente di un approccio che privilegia la comunicazione rispetto alla capacità di governo.

Entrando nel merito, è fondamentale chiarire il tema del commercio locale.
Le chiusure di attività non possono essere attribuite a una presunta condizione di degrado del quartiere. Si tratta, invece, di dinamiche economiche complesse e diffuse: incremento dei costi di gestione, mutamento dei modelli di consumo, pressione fiscale e presenza, nelle immediate vicinanze, di poli della media e grande distribuzione organizzata.

Nel raggio di poche centinaia di metri insistono infatti realtà strutturate come Conad ed Eurospin, oltre all’imminente apertura di un nuovo punto vendita. In un contesto di questo tipo, ipotizzare l’insediamento di nuove attività senza una preventiva analisi della sostenibilità economica rischia di essere non solo inefficace, ma fuorviante.

Parallelamente, è doveroso restituire un quadro reale degli interventi e delle condizioni del quartiere.
È in corso un piano di manutenzione straordinaria da parte di Area, finalizzato al miglioramento del patrimonio abitativo e al rafforzamento della qualità urbana. Gli immobili comunali fronte stadio sono stati completamente ristrutturati, contribuendo in maniera significativa al recupero e alla valorizzazione di un’area strategica.

Allo stesso tempo, il quartiere Satellite si inserisce in un contesto dotato di servizi e infrastrutture rilevanti: nelle immediate vicinanze sono presenti il liceo scientifico e sportivo, una farmacia, un rifornimento carburanti e una cittadella sportiva moderna e ampiamente frequentata. Tali elementi concorrono a definire un tessuto urbano attivo, funzionale e con prospettive concrete di sviluppo.

A questi si aggiunge un ulteriore intervento già programmato: la realizzazione di una nuova struttura sportiva nel cuore del quartiere, a pochi passi dall’ufficio postale, segno di una volontà chiara di investire in servizi e qualità della vita.

Questi sono dati oggettivi. Questa è la realtà amministrativa e territoriale.

Permane, tuttavia, un tema aperto che merita un approccio serio: la presenza di un’attività alimentare di prossimità.
Si tratta di una questione reale, che richiede strumenti adeguati, analisi di mercato e politiche mirate.
Chi ritiene di avere una soluzione concreta è chiamato a metterla sul tavolo, con proposte credibili, sostenibili e coerenti con il contesto esistente.

La responsabilità della politica è chiara: conoscere i territori prima di rappresentarli, rispettarli prima di giudicarli, costruire soluzioni prima di comunicare.
Un approccio autonomista si fonda esattamente su questo principio: partire dalle comunità, valorizzarne l’identità e promuovere uno sviluppo reale, non astratto.

Il quartiere Satellite non ha bisogno di essere raccontato come un problema.
Ha bisogno di essere riconosciuto per ciò che è: una parte integrante della città, con criticità da affrontare e potenzialità da sviluppare.

Il quartiere Satellite è città. E la città si governa con serietà, rispetto e soluzioni”.

Gruppo Consiliare
Porto Torres Avanti
Movimento Civico Autonomista

Alghero, Dia del llibre: eventi della libreria Il Labirinto Mondadori

ALGHERO – Per la XVesima edizione del “Dia del llibre i de la rosa | Sant Jordi a l’Alguer”, grande manifesto di appuntamenti culturali per la Giornata mondiale del libro, la libreria Il Labirinto Mondadori – da anni convinta promotrice dell’iniziativa – da sempre in collaborazione con l’ufficio di rappresentanza della Generalitat de Catalunya a l’Alguer, l’ass. culturale Alghenegra e con la collaborazione del centro Commerciale naturale “Al centro storico”, organizza diversi appuntamenti nel centro storico di Alghero.

Giovedì 23 aprile alle ore 18  presso la sala3 della libreria  Il Labirinto Mondadori si terrà un nuovo appuntamento del Club de lectura en català de l’Alguer dedicato al libro “Mort al palau” de G. Sabaté.  Alle ore 18.30 nella Torre Sulis sarà presentato il  libro di Dante Tangianu “Launeddas. Il suono di una vita. Dal mistero di chi le ha inventate alla dimensione sociale di un suono che oggi dà alla Sardegna un respiro nel mondo” (Delfino ed 2025). Interverranno il giornalista Roberto Tangianu, la musicoterapeuta Anna Chiara Achilli, il poeta Francesco Pes, e il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo 2  Vincenzo Scanu. Conduce la serata Giuliano Marongiu. Durante l’incontro sarà possibile assistere ad una speciale esibizione con le launeddas dei bambini della 4^ B della scuola primaria de La Pedrera (Istituto Comprensivo 2). Alle ore  19 presso Obra Cultural (via Arduino 44) sarà presentato il libro “Sentieri di pietra. Il cammino minerario di S.Barbara” (Carlo Delfino editore) a cura di Martino Pinna e Gianluigi Concas. In occasione della presentazione verrà allestita, nelle sale adiacenti, un’esposizione delle opere originali, tavole e illustrazioni ad acquerello, opere del pittore Gianluigi Concas.

 

Venerdì 24 aprile, alle ore 17.30 presso la  Torre Sulis sarà presentato il libro dell’autrice Nadia Frau, “Lacrime di stelle”, terzo volume della trilogia “The golden hat saga”. Dialoga con l’autrice, Anna Arca Sedda. Alle ore 18.30 in Sala Sari (ex Avis, fronte libreria) sarà presentato il libro “A tavola in Sardegna nel Medioevo” (ed S’Alvure), lavoro di ricerca storica curato da Rossana Martorelli. Interviene Giuseppina Deligia, presidente della Aps Itinera Romanica.

 

Sabato 25 aprile alle ore 18 presso il Foyer del Teatro Civico in collaborazione con la compagnia “Teatro d’Inverno”  sarà presentato – a ingresso libero – il libro “Bentu malu” (Catartica) di Luca Tolu, romanzo ambientato nella Sardegna degli anni ‘60 tra grandi cambiamenti e profonde tensioni sociali.

 

Domenica 26 aprile alle ore 17.30 presso la Torre Sulis sarà presentato il libro di Tonino Budruni “La peste di Alghero” (Abbà ed). Interviene professoressa Laura Viglietto.

A seguire, alle ore 18.30 sempre in Torre Sulis performance teatrale “Per una vela en el mar blau. Paraules i cants al vent de l’Alguer”. Con Gisella Vacca e Renato Muggiri. Una produzione Ass. Il crogiuolo (Quartucciu).

 

Sabato 2 maggio alle ore 19 in Sala Sari (Liceo Classico), presentazione del libro “Il percorso di Nefino” Metodo p.r.o.c.e.d.o. di Giampiero Bartolini. L’incontro è un’occasione per entrare in contatto con un’opera che unisce narrazione simbolica e crescita personale, accompagnando il lettore in un viaggio di risveglio interiore.

 

Nel corso della “settimana del libro” in città si svolgeranno tanti altri appuntamenti organizzati da enti e associazioni culturali, per grandi e piccini.