“Posidonia, lavori a San Giovanni: nessun problema per l’arenile”

ALGHERO – “Il forte vento di questi giorni, motivo per il quale la Protezione Civile ha diramato l’allerta fino alla serata di oggi, 26 marzo, per condizioni meteo avverse con venti da Nord Ovest fino a burrasca sulle coste, sta colpendo con forte intensità il litorale.  Non viene risparmiata la spiaggia di San Giovanni, colpita dalle raffiche di maestrale. Si tratta di condizioni avverse tuttavia non nuove nella costa algherese, motivo per il quale si verifica sistematicamente il trasporto della sabbia nella parte retrostante la battigia, dove la gran parte viene frenata dalle strutture di contenimento in legno, fino ai marciapiedi di via Lido e fino alla sede stradale. L’Amministrazione  comunale  assicura che la situazione non ha nulla a che vedere con la pulizia delle spiagge, che inizierà dopo il 1 aprile come previsto dalla normativa vigente né con la movimentazione della posidonia”, cosi l’Amministrazione Cacciotto riguardo alcune segnalazioni di questi giorni giunte in particolare dal presidente della commissione ambiente Mulas e da alcuni cittadini tramite social.

“Le operazioni in corso a San Giovanni, nell’ambito dell’appalto di pulizia degli arenili, sono finalizzate alla preparazione dei cumuli per l’asporto che, come detto, può essere effettuato solo a partire dal 1 aprile.  Da domani, o comunque dall’attenuazione del vento, gli uffici del settore ambiente precederanno alle operazioni di recupero della sabbia, secondo una modalità consolidata negli anni. Le porzioni rimaste sui marciapiedi di via Lido verranno riposte nell’arenile, mentre quelle arrivate sull’asfalto saranno riposte in grossi sacchi per essere sottoposte a caratterizzazione, così come prevede la norma per analizzare l’eventuale presenza di idrocarburi, prima di riporre il bene sulla spiaggia. Tutto ciò al fine di fare chiarezza e smentire alcune ipotesi e illazioni diffuse oggi che mettono in relazione la movimentazione dei cumuli con la disperazione della sabbia”.

“Spiagge, interventi troppo impattanti e Commissione snobbata”: Mulas censura Selva

ALGHERO – “È indubbio che la spiaggia rappresenti una risorsa fondamentale per il territorio, sia dal punto di vista economico che ambientale, e proprio per questo va tutelata con la massima attenzione. La spiaggia è un bene comune, patrimonio di tutti i cittadini, e ogni intervento va discusso e comunicato alla cittadinanza, agli operatori e alle imprese con la massima trasparenza e condivisione”, in qualità di Presidente della Commissione consiliare Ambiente, Christian Mulas, interviene pubblicamente sulle operazioni di “pulizia” in corso presso il litorale cittadino in vista dell’imminente stagione turistica.
“Le modalità operative attualmente adottate sollevano forti discussioni: l’utilizzo di mezzi pesanti, inclusi trattori che operano direttamente in acqua, devono essere spiegati e giustificati.  È legittimo che ci sia in discussione sulle modalità e sulle conseguenze di queste operazioni ed è doveroso che i rappresentanti della massima assemblea rappresentativa della città, i consiglieri comunali, e in particolare la commissione competente, venga coinvolta  rispettato a scelte così importanti.
Invece ancora una volta la Commissione Ambiente non è stata coinvolta in scelte così rilevanti. Ritengo grave questa mancanza di condivisione istituzionale, soprattutto su temi che richiedono competenza, confronto e visione strategica. Il lavoro di gestione e, in particolare, di movimentazione della posidonia avrebbe dovuto essere discusso e approfondito collegialmente”
“Per queste ragioni, annuncio la convocazione di una Commissione Ambiente dedicata, nella quale saranno coinvolte associazioni ambientaliste, esperti del settore, l’Università, gli operatori economici e i vari utilizzatori delle spiagge, al fine di discutere le soluzioni messe in atto anche al fine di valutare ogni possibile alternativa meno impattante e più consona per l’equilibrio costiero e la fruibilità dell’arenile.
È mio dovere rappresentare le numerose preoccupazioni espresse dai cittadini, che stanno assistendo con crescente inquietudine a interventi percepiti come eccessivamente invasivi, al fine di spiegarne le modalità in modo trasparente. L’obiettivo non può essere quello di perseguire soluzioni semplici e immediate, ma di adottare le migliori pratiche disponibili, basate su evidenze scientifiche e su un approccio sostenibile”.
“L’assessore all’ambiente, avrebbe dovuto promuovere queste attività di comunicazione e confronto, ha la responsabilità di operare scelte consapevoli e lungimiranti. Mi auguro che, a partire da questa segnalazione, si apra finalmente un confronto serio e costruttivo nell’interesse della tutela e della fruibilità del nostro patrimonio naturale. Continuerò a vigilare affinché la gestione delle nostre spiagge avvenga nel rispetto dell’ambiente delle esigenze economiche e della trasparenza amministrativa e del ruolo delle istituzioni.”, chiude il comunicato stampa il Presidente della commissione consiliare Ambiente Christian Mulas.

“Alghero, potature e verde: è necessario avere maggiore attenzione”

ALGHERO – “Intervengo come Presidente della Commissione Ambiente per esprimere una riflessione che vuole essere costruttiva e propositiva, nell’interesse della città e del suo patrimonio verde.
Gli interventi sul verde pubblico di Alghero in atto in questi giorni suscitano più di una domanda. A fronte di centinaia di aiuole prive di alberature diffuse in tutta la città, di aree che necessitano riqualificazione e di spartitraffico spesso trascurati, appare difficile comprendere come la priorità possa essere rappresentata dal taglio di piante già esistenti. È quanto accaduto, ad esempio, agli oleandri arborei di Via Cagliari, agli olmi di piazzetta Pasqual Gall e agli arbusti ornamentali dello spartitraffico di via Giovanni XXIII.
In una città a forte vocazione turistica, che deve necessariamente adattarsi alle sfide poste dai cambiamenti climatici, il verde urbano rappresenta una risorsa strategica, non solo in termini di decoro ma soprattutto come strumento fondamentale per contrastare l’isola di calore urbano, fenomeno destinato ad intensificarsi nei prossimi anni.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: gli interventi sono stati realizzati nel mese di marzo, periodo particolarmente delicato per il ciclo vegetativo delle piante e per la fauna ad esse connessa. Si tratta infatti di una fase generalmente sconsigliata per operazioni impattanti come abbattimenti e potature drastiche afferma
È possibile che tali interventi rispondano a esigenze tecniche specifiche, come la sostituzione di esemplari pericolanti o la gestione di specie problematiche. Tuttavia, da quanto emerge anche dalla documentazione disponibile, non sempre risultano evidenti condizioni tali da giustificare interventi così incisivi. Questo contribuisce a generare nella cittadinanza una percezione di frammentarietà e mancanza di una visione complessiva.
Il punto centrale non è quindi muovere critiche, ma stimolare una maggiore attenzione e una pianificazione più chiara e condivisa. Alghero deve ambire a gestire il proprio verde come una vera infrastruttura urbana: un sistema organico, pianificato e capace di coniugare sicurezza, sostenibilità ambientale e qualità della vita.
In quest’ottica, gli interventi sul verde avrebbero maggiore senso se inseriti all’interno di un Piano del Verde strutturato, ponderato e partecipato, che definisca obiettivi di medio e lungo periodo e orienti in modo coerente le azioni sul territorio.
In attesa di questo strumento, che auspichiamo possa essere avviato quanto prima dagli assessorati competenti, si propone anche un cambio di prospettiva: non “tagliare”, ma “prendersi cura”. Non concentrare le risorse prevalentemente sull’eliminazione del verde, ma sulla sua valorizzazione e sul miglioramento complessivo degli spazi urbani.
Molte aiuole cittadine versano oggi in stato di abbandono e sono diventate micro discariche; lo stesso vale per aree di grande valore come la pineta e la zona di Cuguttu-Maria Pia, dove il problema dei rifiuti è ormai evidente. Intervenire in queste realtà, restituendole alla fruizione di cittadini e turisti, rappresenterebbe un segnale concreto di attenzione e cura.
Le azioni che la comunità si attende vanno in questa direzione: più qualità, più visione, più rispetto per il patrimonio verde. Le piante non sono un elemento accessorio del paesaggio urbano, ma una componente essenziale della nostra città, da tutelare, valorizzare e gestire con responsabilità e competenza”.
Christian Mulas, presidente della commissione Ambiente
Nella foto le alberate totalmente “rase al suolo” di via Sassari, zona Scalo Tarantiello

Miglioramento degli ambienti lagunari, incontro al Parco

ALGHERO – E’ previsto per venerdì prossimo 20 marzo, con inizio alle ore 10 presso la sala conferenza di Casa Gioiosa a Tramariglio, un incontro illustrativo su “L’esperienza della risospensione del sedimento superficiale come buona pratica di miglioramento della qualità degli ambienti lagunari eutrofici”. Si tratta di un vero e proprio report sull’attività sperimentale iniziata nella laguna del Calich, anche in collaborazione con ARPAS, nell’ambito del progetto denominato Ricrea “Rete per la capitalizzazione di Retralags”, di cui è capofila Comune di Alghero e che ha avuto lo scopo di proseguire il lavoro di un altro progetto finanziato con fondi Interreg con il quale è stato sottoscritto il primo contratto di laguna dell’area umida del Calich. Un documento di governance attiva tra soggetti pubblici e privati che hanno come comune obbiettivo il miglioramento della qualità ambientale del compendio lagunare e le prospettive di sviluppo ecosostenibile dell’intero bacino imbrifero del Calich. La conferenza avrà in particolare l’obbiettivo di descrivere l’impostazione sperimentale e gli obiettivi posti attraverso un’attività di disturbo del sedimento superficiale in una ristretta area della laguna del Calich. Com’è noto gli ambienti lagunari, essendo il collettore finale verso mare di un sistema territoriale più o meno esteso e complesso sotto vari profili, in particolare quello produttivo antropico, diventano depositari di apporti di nutrienti che ne comportano l’eutrofizzazione delle acque e una serie pesanti criticità.

Attraverso l’innovativa metodica della risospensione del sedimento superficiale ad elevato carico organico si mira a ridurre le conseguenze della eutrofizzazione, che consistono essenzialmente nell’accumulo di depositi organici nel fondo lagunare. Gli obiettivi sono: calmierare la proliferazione algale e tutti i fenomeni successivi connessi, quali la riduzione di ossigeno (ipossia e anossia). Il sistema sperimentale, se entrerà in regime, non rappresenta, certamente, la soluzione di tutti i problemi del Calich, ma sicuramente contribuirà a ridurre le conseguenze di un problema che sicuramente va risolto a monte, eliminando le fonti di nutrienti (azoto e fosforo), sul quale il contratto di laguna e il progetto Ricrea di cui il Comune è capofila mirano ad affrontare per trovare possibili soluzioni risolutrici. All’incontro è stato invitato come relatore il dr. Mauro Lenzi, esperto della metodica della risospensione già praticata routinariamente nella laguna di Orbetello e nel lago di Burano, autore di oltre una decina di pubblicazioni scientifiche sull’argomento specifico.

Nuovo Direttore al Parco di Porto Conte, avviato l’iter: ecco l’avviso

ALGHERO – Indetta la selezione per titoli e colloquio, finalizzata alla individuazione di un soggetto qualificato per la copertura della Direzione dell’Azienda speciale del Parco di Porto Conte, figura apicale della struttura organizzativa, con competenze gestionali e connesse responsabilità in relazione agli indirizzi, ai programmi e agli obiettivi definiti dagli organi di indirizzo e controllo (Assemblea, Presidente e Consiglio direttivo). Sono richieste conoscenze tecniche specialistiche approfondite, con necessità di aggiornamento costante in materia di tutela delle aree protette, terrestri e marine; competenze e capacità trasversali in relazione alla maturità professionale acquisita. I candidati che rispettano i requisiti di ammissione, dovranno essere in possesso di esperienza professionale non inferiore ad anni 5 con qualifica dirigenziale o in funzioni equiparate nella Pubblica Amministrazione. L’incarico avrà inizio dalla data di sottoscrizione del contratto e avrà un termine finale di cinque anni. Il rapporto di lavoro sarà costituito mediante stipulazione di contratto subordinato a tempo pieno e determinato con la retribuzione fissa equiparata al trattamento economico previsto dall’ultimo Contratto Collettivo Nazionale vigente dell’Area dirigenziale Funzioni locali.

Per partecipare alla selezione gli interessati devono presentare la domanda di ammissione completa delle dichiarazioni e allegati richiesti, pena l’esclusione dalla selezione, entro il termine perentorio di 20 giorni decorrenti dalla data di pubblicazione del presente avviso (avvenuta il 10 marzo 2026) esclusivamente sul “Portale unico del reclutamento” della pubblica amministrazione, all’indirizzo www.InPA.gov.it (ogni comunicazione ai candidati concernente la selezione, compreso il calendario e il luogo dei colloqui e del loro esito, è effettuata attraverso il Portale). L’avviso completo di tutte le informazioni è consultabile anche sul sito internet dell’Azienda speciale Parco di Porto Conte, sezione bandi di concorso. Gli interessati possono inviare eventuali richieste di chiarimenti o informazioni alla seguente casella di posta elettronica: psinis@parcodiportoconte.it o rivolgersi al Servizio Affari Generali di questa Azienda dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 14:00 – tel. 079-945005.

 

AVVISO.PUBBLICO.DIRETTORE.2026 DEF-signed

Invasione fauna selvatica, ancora incidenti stradali: ennesimo problema irrisolto

ALGHERO – Tra le varie problematiche irrisolte del territorio che ciclicamente ritornano sulle pagine dei giornali, questa volta nell’ambito della tutela ambientale, c’è l’invasione degli animali selvatici che creano, troppo spesso, anche brutti incidenti. Tema oggetto di comunicati, incontri, riunioni, richieste di risorse, ma tutt’ora ancora non risolto.

“Il problema della presenza dei daini erranti nel territorio, in particolare all’interno del Parco Naturale Regionale di Porto Conte, continua a destare forte preoccupazione, i continui incidenti stradali e gli investimenti di animali selvatici stanno diventando sempre più frequenti, con gravi rischi per la sicurezza degli automobilisti e per la stessa fauna. Proprio questa mattina si è verificato l’ennesimo episodio: un giovane daino è stato investito da un’auto ed è rimasto gravemente ferito, con due zampe rotte, lasciato moribondo sul ciglio della strada”, a notare l’animale è stato il presidente della Commissione Ambiente, Christian Mulas, che transitando in quel tratto ha immediatamente allertato il Corpo Forestale ed informato il Presidente del Parco Emiliano Orrù.

“Gli agenti sono intervenuti tempestivamente per prestare le prime cure al piccolo daino e trasferirlo al Centro di Recupero della Fauna Selvatica di Bonassai, struttura specializzata nella cura e nel recupero degli animali feriti, il fenomeno degli ungulati – spiega il presidente della Commissione Ambiente Christian Mulas – è ormai diventato un problema serio che richiede interventi concreti e coordinati”

Parco, Punta Giglio Libera traccia la strada della “nuova governance”

ALGHERO – “Il documento che segue è stato presentato nel corso dell’incontro pubblico dedicato alla modifica della legge istitutiva del Parco naturale regionale Porto Conte, promosso e coordinato dal consigliere regionale Valdo Di Nolfo.

Dal confronto è emersa con chiarezza l’urgenza di intervenire sull’assetto della governance del Parco; l’Associazione  ha chiesto  di procedere senza ulteriori rinvii all’approvazione del Piano del Parco, previsto dalla legge come strumento centrale di pianificazione. Dopo oltre vent’anni dall’istituzione dell’area protetta, il ritardo accumulato non può più essere considerato fisiologico: richiede un’assunzione esplicita di responsabilità da parte dei soggetti istituzionali competenti.

Nel dibattito si sono confrontate diverse visioni sul rapporto tra valorizzazione economica, rappresentanza degli interessi locali e tutela ambientale. In questo contesto, l’associazione Punta Giglio Libera ha ritenuto necessario offrire un contributo strutturato, volto a richiamare l’attenzione sulla centralità del Piano e sulla necessità di una governance coerente con le finalità istitutive del Parco.

La pubblicazione integrale del documento intende sollecitare un confronto pubblico informato e trasparente, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente — oggi rafforzata anche dal dettato costituzionale — non possa restare sospesa, ma debba tradursi in decisioni concrete, tempestive e verificabili.

 Onorevole consigliere regionale, signor Sindaco, Presidente del Parco, rappresentanti delle associazioni e altri portatori di interesse

il tema di oggi — il percorso di modifica della legge istitutiva del Parco — è un’occasione importante. Non è una semplice revisione normativa: è un momento di riflessione sul modello di tutela che vogliamo per il nostro territorio.

Parlare oggi del Parco naturale regionale “Porto Conte” significa parlare non solo di una legge, ma di una promessa.
Una promessa fatta nel 1999 con la Legge Regionale 26 febbraio 1999, n. 4: proteggere un territorio straordinario, custodire la biodiversità, garantire un equilibrio tra uomo e natura.

Quella legge nasce in coerenza con la Legge 6 dicembre 1991, n. 394, la normativa nazionale sulle aree protette. Sulla carta, tutto è corretto. Le finalità sono chiare. Gli strumenti sono previsti. Le competenze sono delineate.

Ma oggi, a oltre vent’anni di distanza, per l’esattezza ventisette, dobbiamo chiederci: quella promessa è stata mantenuta?

Il primo nodo è la governance.

Il Parco di Porto Conte è affidato esclusivamente al Comune di Alghero. Non è un ente autonomo, non ha una personalità giuridica distinta, non ha una governance multilivello. È incardinato nel Comune.

Questo significa che lo stesso soggetto che deve tutelare l’ambiente è anche:

·        titolare della pianificazione urbanistica,

·        promotore dello sviluppo turistico,

·        portatore di interessi economici locali.

Non stiamo parlando di un conflitto di interessi individuale.
Stiamo parlando di un conflitto istituzionale strutturale.

Il Parco tutela beni che hanno rilievo sovracomunale, regionale, nazionale, persino europeo. Eppure la governance è concentrata in un solo livello amministrativo.

Quando la tutela ambientale dipende direttamente dalle dinamiche politico-elettorali locali, la programmazione di lungo periodo diventa fragile. La biodiversità non può cambiare indirizzo ogni cinque anni.

Ma c’è un punto ancora più grave.

La Legge Regionale 4 del 1999 è molto chiara su un punto fondamentale: il Piano del Parco è lo strumento centrale attraverso cui si realizzano le finalità di tutela e valorizzazione dell’area protetta. Non è un atto accessorio, ma il cuore della pianificazione.

La stessa legge stabilisce inoltre che l’ente di gestione avrebbe dovuto redigerlo entro sei mesi dalla propria costituzione.

Se però, a distanza di molti anni, quel Piano non è stato ancora approvato, la questione non è più solo amministrativa: diventa giuridicamente e istituzionalmente delicata.

L’assenza del Piano comporta conseguenze molto concrete.
Significa che manca lo strumento fondamentale di pianificazione ambientale; che non sono operative le zonizzazioni previste dalla legge; che non si realizza la piena efficacia sostitutiva sugli strumenti urbanistici comunali.

In sostanza, il Parco esiste formalmente, ma opera in regime provvisorio.

Nel frattempo si applicano le misure di salvaguardia previste dalla legge e le norme generali di tutela, e si dovrebbe applicare il piano paesaggistico regionale vigente. Questo garantisce un livello minimo di protezione, ma non equivale a una pianificazione organica e specifica dell’area protetta.

Ci troviamo quindi in una situazione che può essere definita di incompiutezza istituzionale: l’ente esiste, la legge c’è, ma manca il suo principale strumento operativo.

Dal punto di vista delle responsabilità, la questione si articola su due livelli.

Il primo riguarda l’ente di gestione. La legge imponeva un termine preciso per l’adozione del Piano. Il mancato rispetto protratto per decenni può configurare un’inerzia amministrativa, con possibili ricadute in termini di mancata valorizzazione del patrimonio ambientale e, in astratto, anche di carenza di regolazione.

Il secondo livello riguarda la Regione. La legge prevede un potere sostitutivo regionale in caso di inadempienza. Se tale potere non è stato esercitato, può emergere una corresponsabilità per mancato intervento, con un evidente profilo politico-amministrativo.

L’assenza del Piano incide anche su un aspetto molto concreto: quello dell’organico.

Il Piano dovrebbe definire obiettivi, priorità, programmi e quindi anche il fabbisogno strutturale di personale. Se il Piano non esiste, viene meno la base programmatoria che giustifica un organico ampio e stabile. Diventa più difficile dimostrare la coerenza tra numero dei dipendenti e funzioni effettivamente esercitate.

Questo potrebbe rafforzare eventuali rilievi in sede di controllo contabile, qualora la spesa risultasse sproporzionata rispetto alle attività concretamente svolte, oppure incidere sulle valutazioni di revisione organizzativa.

Più in generale, un Parco senza Piano per oltre vent’anni rischia di svuotare di effettività la legge istitutiva, riducendo l’ente a una struttura amministrativa priva di una vera funzione programmatoria ambientale.

In una prospettiva costituzionale, alla luce dell’articolo 9 della Costituzione che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, una situazione del genere può essere letta come una tutela prevalentemente formale, non pienamente sostanziale.

E la tutela ambientale, per essere tale, deve essere effettiva, pianificata e attuata — non solo dichiarata.

 Come associazione ambientalista, non ci limitiamo a una denuncia tecnica.

Chiediamo:

1.     L’immediata adozione e approvazione del Piano del Parco.

2.     Una riflessione seria sulla governance, per garantire maggiore autonomia e rappresentanza multilivello.

3.     Trasparenza sui programmi, sulle spese e sulle priorità ambientali.

4.     Un cronoprogramma pubblico e verificabile.

Il Parco di Porto Conte non è un ufficio.
Non è un capitolo di bilancio.
È un patrimonio collettivo.

E un patrimonio collettivo merita istituzioni all’altezza.

La legge del 1999 ha tracciato un perimetro giuridico. Ma un perimetro non basta.

Un Parco naturale è una scelta politica continua. È la decisione quotidiana di mettere la tutela prima della pressione economica, la programmazione prima dell’improvvisazione, l’interesse delle future generazioni prima del consenso immediato.

Noi non chiediamo privilegi.
Chiediamo che venga attuata la legge.
Chiediamo che la tutela sia reale.
Chiediamo che Porto Conte sia davvero un Parco, non solo sulla carta.

Perché quando si parla di ambiente, non si parla di un’opinione.
Si parla di responsabilità.
Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco”

 

Associazione Punta Giglio Libera

 

Da Monselice al Parco: natura e mobilità, studenti accolti dal Ceas Porto Conte

ALGHERO – Negli scorsi giorni, il Ceas Porto Conte ha accolto a Casa Gioiosa 25 studenti e 2 docenti dell’Istituto Tecnico Commerciale J. F. Kennedy di Monselice nell’ambito del progetto interregionale PNRR promosso da Futura Mobility & Consulting e Abroad Consulting, Obiettivo Lingua, con la collaborazione di tante aziende e enti locali, tra cui il Parco Naturale Regionale di Porto Conte.
Protagonista per due settimane l’IIS “A. Roth” – Piazza Sulis di Alghero che fino al 22 febbraio ospiterà gli studenti di Monselice, che insieme agli studenti algheresi saranno impegnati in laboratori, scambi didattici e visite alle eccellenze del Nord Sardegna, per favorire il confronto tra studenti di regioni diverse e avvicinarli concretamente al mondo del lavoro.
Il Ceas Porto Conte, dopo un’introduzione sul valore e compiti delle aree protette, ha coinvolto il gruppo di studenti in un’attività immersiva lungo il sentiero che da Casa Gioiosa conduce alla Torre di Tramariglio e nella visita del Museo della Memoria Carceraria G. Tomasiello.
Un’importante esperienza di esplorazione e osservazione, finalizzata alla scoperta della biodiversità animale e vegetale, capace di unire scuola, territorio e futuro.

“Parco fotovoltaico da 50 ettari a Truncu Reale: sviluppo o speculazione?”

SASSARI – Un parco fotovoltaico da 50 ettari, con un investimento stimato tra decine e centinaia di milioni di euro, su terreni del Consorzio dell’area industriale di Truncu Reale. Terreni espropriati anni fa con fondi pubblici per costruire capannoni e creare lavoro, oggi concessi a uno dei più grandi impianti fotovoltaici a terra, a poche centinaia di metri dalla borgata di Ottava, in località Pian di Sorres. E si parla già di ulteriori cessioni e di un investimento ancora più vasto.

La domanda è inevitabile: che fine fa l’area industriale?
Gli insediamenti produttivi sono pochissimi, la funzione industriale è svuotata, mentre si consolida una trasformazione silenziosa: da area per il lavoro a piattaforma per rendite energetiche.

Qui non si contesta la transizione ecologica. Si contesta il metodo e la destinazione. È moralmente lecito fare profitti su terreni espropriati ai cittadini per uno scopo preciso — l’industrializzazione — e riconvertirli oggi senza un serio bilancio pubblico su occupazione, ricadute locali, compensazioni territoriali e tutela delle comunità vicine?

A chiederlo — e a denunciarlo — è Tore Piana, già consigliere regionale e oggi presidente del Centro Studi Agricoli: «Non siamo contro le rinnovabili. Siamo contro l’uso distorto del bene pubblico.
Terreni espropriati per creare lavoro non possono diventare strumenti di speculazione, mentre l’area industriale muore e le comunità restano senza prospettive.»

“Se il futuro di Truncu Reale è l’energia, lo si dica chiaramente e lo si decida democraticamente, con regole stringenti: priorità agli insediamenti produttivi, ricadute occupazionali vere, canoni e compensazioni per i territori, distanze di sicurezza dalle borgate, trasparenza totale sugli atti. Altrimenti non è transizione ecologica. È trasformazione di suolo pubblico in rendita privata, a spese di un’area industriale nata per dare lavoro e oggi lasciata senza una visione”.

Luca Pais: “Il Museo del Mare di Alghero è possibile”

ALGHERO – “Conoscere Alghero. Preservare la memoria del passato e trasmettere alle nuove generazioni il valore delle tradizioni marinare della città, il suo rapporto con il mare e i suoi protagonisti. Raccontare Alghero attraverso la sua identità storica, divulgazione scientifica, educazione ambientale e innovazione”. E’ Luca Pais, Consigliere del CdA del Parco Naturale Regionale di Porto Conte, a rilanciare un’idea già avanzata anche in altre occasioni, che non potrebbe che portare giovamento all’offerta culturale e dunque turistica e ambientale del territorio. Del resto una Città dalla storia, morfologia, natura e quant’altro come Alghero, con la sua molteplice connessione con mare, non può non avere uno spazio museale dedicato ad esso. 

“Considerato che a breve nella Torre di San Giacomo si libereranno gli spazi adibiti a centro di primo soccorso delle tartarughe marine, il quale verrà trasferito presso la sede del Parco Naturale Regionale di Porto Conte a casa Gioiosa”.  Luca Pais, membro del Consiglio di Amministrazione del Parco, considerati gli ampi spazi che si libereranno nella Torre di San Giacomo, propone di iniziare a pensare ad un primo allestimento del Museo del Mare. Il Museo del Mare, un’estensione del paesaggio verso la scoperta e la conoscenza del patrimonio della città, potrà offrire il giusto mix di aspetti culturali e sociali in un ambiente dove si viene educati e, al contempo stupiti dalle meraviglie del territorio. Il Museo del Mare per promuovere il rispetto per l’ambiente, l’identità e il patrimonio immateriale della città, costruiti attorno alla natura e al mare”.