Urbanistica e paesaggio, gli ambientalisti dettano la linea

ALGHERO – L’Associazione Punta Giglio Libera ritiene che il governo del territorio non possa essere affidato a decisioni frammentate, a procedure accelerate o a valutazioni parziali.
Il territorio non è una somma di atti amministrativi.
È un sistema complesso, fatto di equilibri ambientali, paesaggistici e sociali che richiedono visione,
responsabilità e coerenza.
Negli ultimi anni si è progressivamente affermato un modello che, in nome della semplificazione e
della rapidità, ha indebolito il controllo preventivo, sostituendo la pianificazione con interventi
frammentari e disarticolati. Questo modello produce inevitabilmente autorizzazioni fragili,
contenziosi, conflitti e, soprattutto, trasformazioni che incidono in modo permanente sul territorio.
Questo modello si manifesta attraverso dinamiche ricorrenti e riconoscibili:
• interventi inizialmente incompatibili che vengono progressivamente rimodulati per superare
i vincoli più stringenti
• procedimenti costruiti per fasi, in cui le componenti più rilevanti vengono temporaneamente
ridotte o escluse per ottenere il primo titolo autorizzativo
• successive integrazioni e varianti che reintroducono, nel tempo, gli elementi originariamente
esclusi
• frammentazione delle valutazioni tra diversi livelli amministrativi, senza una verifica
unitaria dell’impatto complessivo
• spostamento del controllo dal momento preventivo a quello successivo, con l’intervento
della magistratura quando le trasformazioni sono già avvenute
In questo modo, ciò che non sarebbe autorizzabile in modo diretto tende a diventarlo nel tempo,
attraverso una sequenza di atti formalmente legittimi ma sostanzialmente orientati a un risultato già
definito.
L’Associazione ritiene che questo approccio non sia sostenibile.
La tutela del paesaggio e dell’ambiente non può essere subordinata alla sola esistenza formale di
titoli autorizzativi. Questa criticità emerge in modo ancora più evidente quando le procedure di
semplificazione vengono applicate in contesti sottoposti a tutela paesaggistica.
La tutela del paesaggio non costituisce un interesse amministrativo ordinario, ma un principio
fondamentale riconosciuto dalla Costituzione. Per questa ragione, la valutazione degli interventi in
aree vincolate non può essere ridotta a meccanismi automatici, né affidata a logiche di mera
accelerazione procedimentale.
Le normative sulla semplificazione amministrativa, introdotte anche per regolare i rapporti tra enti e
ridurre i tempi decisionali, non possono tradursi nell’indebolimento della verifica sostanziale sugli
interventi che incidono su beni paesaggistici tutelati.
Ciò assume un rilievo ancora maggiore in Sardegna, dove il Piano Paesaggistico Regionale ha
attribuito agli ambiti costieri una tutela rafforzata fondata proprio sulla necessità di valutazioni
preventive, motivate e approfondite.
In questi contesti, il silenzio, l’inerzia o la frammentazione delle valutazioni non possono sostituire

un parere espresso, analizzato e coerente con gli obiettivi di tutela.
La semplificazione amministrativa non può trasformarsi in semplificazione della tutela.
Le trasformazioni devono essere valutate nella loro interezza e nella loro incidenza reale sui luoghi,
secondo un principio ormai consolidato anche nella giurisprudenza: la forma degli atti non può
prevalere sulla sostanza degli effetti.
Ogni intervento che modifica il territorio deve essere sottoposto a una verifica preventiva,
complessiva e rigorosa della sua compatibilità, tenendo conto non solo dell’interesse economico
immediato, ma degli equilibri complessivi e della loro sostenibilità nel tempo.
Ogni volta che questo equilibrio viene meno, è una sconfitta per la collettività.
È una sconfitta ogni volta che vengono attribuiti nuovi plusvalori economici ad aree di pregio
ambientale senza aver chiarito fino in fondo la compatibilità urbanistica e paesaggistica degli
interventi, riducendo progressivamente il controllo pubblico sul territorio.
È una sconfitta quando mutano destinazioni d’uso e intensità di fruizione senza una verifica adeguata
delle ricadute sui carichi insediativi, sul traffico, sulle infrastrutture, sui servizi e sugli equilibri
complessivi di contesti già sottoposti a forte pressione.
È una sconfitta quando il paesaggio, bene comune non riproducibile, viene inciso da trasformazioni
che producono alterazioni spesso irreversibili.
È una sconfitta, infine, quando risorse pubbliche, tempo amministrativo e credibilità istituzionale
vengono assorbiti da una sequenza continua di contenziosi, annullamenti, dissequestri e nuovi
sequestri, spostando il momento della verifica dalla prevenzione al conflitto.
Il problema non è episodico.
È sistemico.
Per questo l’Associazione afferma con chiarezza alcuni principi:
• la pianificazione deve tornare a essere lo strumento centrale del governo del territorio
• la valutazione preventiva deve prevalere sulla gestione emergenziale
• la tutela del paesaggio deve essere sostanziale e non solo formale
• la responsabilità delle decisioni pubbliche deve essere piena e trasparente
Il territorio è un bene collettivo, non una risorsa da adattare alle decisioni. Sono le decisioni che
devono adattarsi al territorio.
Senza questo cambiamento di prospettiva, ogni vicenda continuerà a riproporsi come emergenza,
mentre rappresenta, in realtà, l’effetto prevedibile di un metodo.
È su questo metodo che l’Associazione Punta Giglio Libera intende continuare a richiamare
l’attenzione pubblica.
Perché la tutela del territorio non è un’opzione.
È una responsabilità collettiva”.

Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco

Dopo Olbia, anche Alghero: patto per destagionalizzare. Oggi la firma

ALGHERO – Il Comune di Alghero, Camera di Commercio di Sassari, Sogeaal e Confcommercio Nord Sardegna sigleranno ufficialmente il protocollo d’intesa “Il Patto – Orizzonte Riviera del Corallo / Alghero All Seasons”.

“L’accordo punta a superare il modello stagionale basato esclusivamente sul prodotto balneare, promuovendo un’offerta turistica integrata attiva 12 mesi l’anno. L’intesa di Alghero segue temporalmente quella sottoscritta pochi giorni fa a Olbia. La convergenza dei due principali scali aeroportuali del Nord Sardegna sotto una visione strategica comune definisce un nuovo approccio regionale: le “porte d’accesso” dell’Isola opereranno ora in modo coordinato per garantire la sostenibilità economica dei flussi turistici nel lungo periodo”, cosi da Porta Terra.

Il Patto verrà siglato dal Sindaco Raimondo Cacciotto, dal Presidente della Camera di Commercio di Sassari Stefano Visconti, dall’Amministratore delegato della Sogeaal  Silvio Pippobello  e  dal vicepresidente di Confcommercio Nord Sardegna Salvatore Brichetto e dal vicepresidente vicario  Edoardo Oggianu.

Una cosa è certa: senza l’implementazione di servizi (a partire dal trasporto pubblico locale), di nuovi hotel, di strutture coperte dove realizzare eventi e convegni, di un’adeguata promozione e la disponibilità delle attività, anche pubbliche, di aprire anche nei mesi meno caldi, anche questa iniziativa potrebbe avere “il fiato corto”.

Piano Casa, basta con la propaganda delle Giunte Cacciotto e Todde: portino il Puc”

ALGHERO – «Sul Piano Casa approvato dal Governo Meloni serve serietà, non riflessi ideologici. La crisi abitativa ad Alghero è grave: colpisce famiglie, giovani coppie, lavoratori e residenti che faticano sempre più a trovare casa a condizioni sostenibili. Proprio per questo il tema non può essere affrontato con critiche strumentali prima ancora di valutare davvero il provvedimento». Lo dichiara Alessandro Cocco, capogruppo di Fratelli d’Italia Alghero, dopo la presa di posizione della cosiddetta Alleanza Municipalista, sottoscritta anche dall’assessore Roberto Corbia.

«Il Governo Meloni vuole aumentare l’offerta abitativa recuperando alloggi popolari non assegnabili, valorizzando il patrimonio pubblico, incentivando housing sociale, edilizia convenzionata e prezzi calmierati. Non bonus temporanei, ma case vere da rimettere in circolo».

Per Cocco «è poco credibile bocciare tutto in partenza, dopo che la sinistra, al Governo, in Regione e nei Comuni, ha evitato per anni temi come occupazioni abusive, scarsità abitativa e recupero del patrimonio pubblico. Ancora meno credibile se poi, a livello locale e regionale, non si producono risposte concrete».

«Corbia e l’Amministrazione Cacciotto dicano cosa intendono fare per ridurre le aliquote IMU, che rendono le case di Alghero tra le più tassate e contribuiscono ad aumentare i costi. Dicano anche cosa aspettano a portare in aula il preliminare del PUC, lasciato sostanzialmente pronto dalla precedente amministrazione di centrodestra».

«E la Regione Sardegna – prosegue Cocco – chiarisca quali strumenti intende mettere in campo su edilizia residenziale pubblica, recupero degli immobili inutilizzati e sostegno all’abitare. Perché senza pianificazione urbanistica, alleggerimento fiscale e investimenti veri, ogni discorso sulla casa resta propaganda».

«Il Piano Casa può essere un’occasione anche per Alghero – conclude Cocco – ma le occasioni si colgono se Comune e Regione, invece di criticare Roma, iniziano finalmente a lavorare».

“Gianvittorio”, venerdi la proiezione del documentario

ALGHERO – Venerdì 8 maggio alle ore 19, nella Sala Conferenze Lo Quarter, la Società Umanitaria di Alghero presenta la proiezione del documentario “Gianvittorio”, diretto da Rossana Cingolani. L’iniziativa nasce come omaggio a Gianvittorio Vacca, a pochi anni dalla sua scomparsa, nel giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni. Artista e figura profondamente legata alla vita culturale e mondana di Alghero, Vacca ha attraversato con il suo lavoro ambiti diversi: artigianato del corallo, scultura, ceramica, arredamento e scenografia, costruendo un percorso personale, libero da etichette e riconoscimenti formali. Nato ad Alghero nel 1936 e attivo a lungo anche a Cagliari, aveva scelto di tornare nella sua città per sviluppare nuovi progetti, mantenendo sempre uno sguardo radicato nella dimensione popolare del fare artistico.

“Non ho mai cercato di essere celebrato come artista – diceva – tutt’al più ho cercato di essere apprezzato come uomo di bottega”. Il documentario, della durata di 45 minuti, ripercorre la sua storia attraverso la produzione pittorica, la lavorazione del corallo e il suo ruolo nella vita culturale della Alghero degli anni Sessanta, restituendo il ritratto di una personalità capace di lasciare un segno nella memoria collettiva della città e nelle relazioni umane. La proiezione sarà accompagnata dalla presenza in sala della regista Rossana Cingolani, che lavora da oltre trentacinque anni nel montaggio, nell’edizione e nella post-produzione per cinema e televisione. Nel corso della sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con Pupi Avati, Francesca Archibugi, Gianni Amelio e Marco Ferreri, con cui ha instaurato una collaborazione particolarmente significativa a partire da La casa del sorriso. «L’otto maggio prossimo mio padre Gianvittorio, se ancora fosse su questo pianeta, avrebbe compiuto 90 anni. E certamente li avrebbe festeggiati con una mostra di pittura, o con qualche altra diavoleria delle sue. Il destino ce lo ha sottratto qualche anno fa […] Il tempo passa, ma io non dimentico. Vi aspettiamo dunque nel giorno del suo compleanno», scrive Elias Vacca, che sarà ospite della serata.

“Salario minimo regionale, un bluff: la Corte boccia la Toscana, idem per la Giunta Todde?”

ALGHERO – «Lo avevamo detto subito, senza ambiguità: quella sul salario minimo regionale era una legge bluff, fumo negli occhi, destinata a crollare. Giunta e Consiglio corrano ai ripari e modifichino la legge per tutelare i lavoratori».
Così Michele Pais (Lega) interviene dopo la recente pronuncia della Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026 ha dichiarato illegittima la norma della Regione Toscana sul salario minimo regionale negli appalti pubblici.
Per Pais si tratta di una conferma netta di quanto aveva denunciato fin dall’approvazione in Sardegna. «Ora rischia la legge sarda. Parliamo di un impianto normativo fragile, costruito su basi giuridiche sbagliate e su un evidente equivoco: si è voluto furbescamente introdurre il concetto del “trattamento economico minimo” scorretto e ben più ampio della “retribuzione minima tabellare”: nella migliore delle ipotesi bisognerà correggere la legge in questa parte».
La decisione della Corte si inserisce nel solco di un orientamento chiaro: in materia di contratti pubblici, prevale l’esigenza di uniformità normativa su tutto il territorio nazionale: «I giudici costituzionali hanno infatti ribadito che la disciplina degli appalti, incidendo direttamente sull’accesso al mercato e sulla selezione degli operatori economici, rientra nell’ambito della tutela della concorrenza, materia riservata in via esclusiva allo Stato».
Un passaggio, questo, che secondo Pais «smonta completamente l’impianto ideologico di chi, anche in Sardegna, ha voluto vendere una misura inefficace come una conquista sociale».
«Inoltre proprio perché gli appalti pubblici perseguono anche finalità sociali, la Corte ha ribadito che ciò oggi è garantito da un sistema articolato di tutele previsto dal Codice dei contratti pubblici. Come dire, tutte garanzie già previste».
Per il consigliere leghista, le conseguenze per la Sardegna sono evidenti: «La norma regionale, che già mostrava limiti applicativi, che peraltro allo stato non si sarebbe applicata agli appalti di portierato e delle pulizie in corso, rischia di fare la stessa fine di quella Toscana».
Da qui l’affondo politico: «Si tratta di una classica operazione di propaganda, una delle tante “operazioni social” più che “sociali”, a cui ci ha abituato l’Assessora del Lavoro. Oggi arriva una bocciatura pesante che certifica l’inconsistenza di quella scelta. Serve serietà: i diritti dei lavoratori non si tutelano con “norme Facebook” , ma con interventi concreti e compatibili con l’ordinamento nazionale».
Pais conclude con un invito alla Assessora del Lavoro Desirée Manca: «Prenda atto della realtà e smetta di inseguire i social assumendo la serietà del ruolo di Governo che le compete»

“Alghero e l’ambientalismo a senso unico”

ALGHERO – “Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano?
Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado. Chi la conosce davvero – chi ci è cresciuto, chi ci ha passato giornate tra pesca e mare – sa benissimo di cosa stiamo parlando: rifiuti, sporco, perfino catrame. Da bambini si tornava a casa con il timore di essere rimproverati solo per essersi avvicinati a quell’area.
E oggi qualcuno vorrebbe raccontare che quello era un santuario naturale intoccabile?
La verità è un’altra. Quell’area è stata finalmente pulita, sistemata, resa fruibile. E lo è stata grazie a chi ha avuto il coraggio di investire, di metterci risorse e visione quando altri voltavano lo sguardo dall’altra parte.
A-Mare, al netto di tutto, ha rappresentato un tentativo concreto di riqualificazione. Si può discutere su modalità, autorizzazioni, scelte progettuali – è legittimo – ma trasformare chi interviene in un nemico dell’ambiente è semplicemente falso.
Dov’erano quando Calabona era nel degrado più totale? Dov’erano quando nessuno muoveva un dito? È troppo facile arrivare dopo, puntare il dito e parlare di danni irreversibili, non solo senza aver mai fatto nulla, ma senza aver mai vissuto e conosciuto davvero quel luogo. Perché lì c’è chi ci ha passato l’infanzia, chi ci ha giocato, chi sa cosa fosse realmente. E invece si continua a parlare per sentito dire.
Qui il problema non è l’ambiente. Il problema è un certo ambientalismo di facciata, quello che critica sempre e costruisce mai. Quello che si indigna a parole ma non ha mai sporcato le mani per migliorare davvero un luogo.
Perché difendere il territorio non significa lasciarlo all’abbandono. Significa prendersene cura, investire, renderlo vivibile. E questo, piaccia o no, qualcuno ha provato a farlo.
Gianfranco Langella (Destra Democratica)

“Aprono le Grotte, arrivano i turisti, ma Capo Caccia è senza servizi”

ALGHERO – “Il sottoscritto Christian Mulas, in qualità di Presidente della Commissione Consiliare Ambiente dell’Area Marina Protetta di Capo Caccia, denuncia con fermezza una situazione ormai divenuta intollerabile nel compendio di Capo Caccia, uno dei siti naturalistici e turistici più iconici della Sardegna.
A pochi passi da luoghi simbolo come Capo Caccia, Grotte di Nettuno e Grotta Verde, si registra ancora oggi la chiusura dello storico bar e punto vendita gadget, un presidio fondamentale per l’accoglienza turistica, attivo da oltre 60 anni e nato originariamente come casa del custode.
Nonostante le interlocuzioni avviate già lo scorso anno con l’allora Provincia di Sassari, ad oggi non si registrano sviluppi concreti. Nel frattempo, si avvicina una nuova stagione turistica e il sito continua a presentarsi privo di servizi essenziali, a partire dall’assenza di adeguati servizi igienici: attualmente, infatti, l’unico wc disponibile è quello situato presso la biglietteria delle Grotte di Nettuno.
Si tratta di una condizione inaccettabile per un’area che registra ogni anno migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. È impensabile che turisti che raggiungono Capo Caccia non possano usufruire dei servizi minimi, come un punto ristoro o servizi igienici adeguati.
Alla luce del passaggio delle competenze alla Città Metropolitana di Sassari, si rivolge un appello al al presidente della città Metropolitana Mascia affinché, in sinergia con il Comune di Alghero e gli enti competenti, si intervenga con urgenza per sbloccare la situazione. In particolare, si chiede di dare seguito al percorso già avviato per il trasferimento dell’immobile al Comune di Alghero, così da consentire una gestione più diretta ed efficiente e arrivare alla riapertura dell’attività nel più breve tempo possibile.
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di affidare la gestione alla Azienda Speciale Parco di Porto Conte, realtà già impegnata nella tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, che potrebbe così rafforzare ulteriormente le proprie attività e contribuire a migliorare i servizi offerti ai visitatori.
La reiterata chiusura del locale non rappresenta soltanto la fine di una lunga storia, ma è anche il simbolo di una gestione inefficiente e di una grave disattenzione verso un patrimonio unico. La mancanza di servizi primari in un’area ad altissima vocazione turistica è un disservizio grave e inaccettabile.
La politica deve tornare ad assumere un ruolo guida, accelerando i processi decisionali e offrendo risposte concrete. La rapida risoluzione di questa criticità rappresenterebbe non solo un atto dovuto, ma anche un tassello fondamentale all’interno di una più ampia strategia di sviluppo turistico e di valorizzazione sostenibile del territorio.
Il turismo non può aspettare, e non può essere penalizzato da inefficienze e immobilismo”.

Christian Mulas
Presidente Commissione Consiliare Ambiente
Area Marina Protetta Capo Caccia

“Odissea Opere Pubbliche, Alghero la città dei cantieri abbandonati”

ALGHERO – “Alghero è ormai diventata la città dei cantieri incompiuti e abbandonati. Dalle case popolari di Caragol e Carrabuffas, alla piscina coperta, dalla circonvallazione all’ex cotonificio: sono solo alcuni esempi di opere ferme da anni, simbolo evidente dell’assenza di una regia complessiva e della scarsa attenzione dell’amministrazione nel portare a termine interventi fondamentali per la comunità”, cosi gli azzurri sulla questione delle opere pubbliche ferme in città, un tema molto caro a tutti i cittadini anche al fine di dare impulso al tessuto socio-economico in termini di implementazione e miglioramento del decoro e dei servizi.

“È indispensabile che il Sindaco intervenga con urgenza, avviando un’analisi puntuale di tutti i cantieri paralizzati, per comprendere le cause dei ritardi e individuare soluzioni concrete e immediate.
Il caso del Caragol è particolarmente grave e significativo: si tratta di alloggi destinati a famiglie che non hanno la possibilità di accedere al mercato immobiliare. Un intervento che rientra pienamente nelle politiche sociali e che, proprio per questo, avrebbe dovuto rappresentare una priorità assoluta. Il cantiere del Caragol, con progetto e primo finanziamento nel 2010 all’epoca della seconda Giunta Tedde, diventa quindi simbolo del fallimento delle politiche abitative e dei lavori pubblici.
Occorre uno sforzo supplementare. È il momento di dire basta alla propaganda sterile, alla “gazzosa” che sta inebriando questa amministrazione, mentre i problemi reali restano irrisolti”.

“Forza Italia ribadisce la propria disponibilità a collaborare e a sostenere ogni iniziativa utile a sbloccare queste opere pubbliche, oggi completamente ferme. Non sarà certo la creazione di nuove strutture burocratiche o di coordinamenti interni tra dirigenti, peraltro guidati dalla segreteria generale, a risolvere una situazione che richiede invece scelte politiche chiare e responsabilità dirette.
Ad Alghero la politica sembra aver abdicato al proprio ruolo, delegando tutto alla struttura amministrativa. Ai funzionari e agli impiegati spettano compiti fondamentali, ma non possono sostituirsi alla guida politica”.

“Serve un deciso cambio di passo: più attenzione, più responsabilità e una presenza politica forte, oggi purtroppo assente e distratta”, chiudono da Forza Italia.

 

Nella foto uno dei tanti cantieri fermi ad Alghero (il Palazzo Civico di via Columbano)

“Nuova stagione, stessi problemi”

ALGHERO – “Siamo alle porte della stagione e le criticità si sono già viste con le festività pasquali. I cestini non sono sufficienti. La raccolta differenziata, nel centro storico, non funziona, soprattutto con il proliferare dei B&B. Eppure tutto questo era già stato evidenziato da tempo! Intanto si continua a parlare dei massimi sistemi del turismo, ma per questo centro storico, martoriato e maltrattato, nessuna scelta concreta è stata fatta. È già iniziato il “circo dei tavolini”, piazze usate come magazzini per mesi che si trasformano all’improvviso per la stagione. Tavolini ovunque, un ordine solo apparente e spesso di gusto discutibile, fioriere improvvisate con fiori rigorosamente di plastica. Sarà questo il mood della primavera-estate 2026! E poi le nuove insegne con i coni gelato, messe in bella mostra, vietate in qualsiasi centro storico che si rispetti… Le stradine sono già invase da odori e dal rumore continuo e insopportabile delle ventole aspiranti. Il rispetto per chi ci vive? Inesistente. Le auto non autorizzate circolano e parcheggiano tranquillamente. Spuntano già auto nuove con tanto di pass in bella mostra sul cruscotto. Un’altra magia? Sarà un’altra estate circense, ricchi premi e cotillon per tutti… tranne per noi residenti, sempre più ignorati e inascoltati. E siamo solo ad aprile”.

A. C. (cittadina algherese sui social)

 

“La Musica dell’Amicizia – Omaggio ad Alghero”: Solinas in Cattedrale

ALGHERO – Sabato 11 aprile, alle ore 20:30, la Cattedrale di Santa Maria si trasformerà in un palcoscenico d’eccezione per il concerto “La Musica dell’Amicizia – Omaggio ad Alghero”. L’evento, realizzato con il patrocinio e il sostegno del Comune di Alghero, Assessorato alla Cultura, della Fondazione Alghero e organizzato dal Kultur Centrum Niederrhein e.V., non è solo un concerto, ma un vero e proprio ponte tra culture e sensibilità differenti. In un momento storico che richiede dialogo, la musica si fa strumento di incontro e reciproca comprensione. Sotto la direzione artistica del Maestro Giovanni Solinas, algherese di nascita e Kantor in Germania, si esibirà un cast di respiro internazionale. Protagonista della serata sarà l’Ensemble dell’Amicizia, una formazione d’eccezione composta da voci di diverse nazionalità, affiancata dal Joves Ensemble del Coro Polifonico Algherese. Il programma vedrà poi alternarsi solisti di chiara fama e giovani talenti: Cordelia Weil (contralto solista), Emanuele Martinez (tenore solista), Andrea Mocci (saxofono), Claudio Sanna (pianoforte), nonchè un quartetto d’archi formato da Davide Casu, Monica Lutzu, Daniele Fiori, Antobio Papa e Stefano Melis al basso continuo. Il programma musicale propone un percorso ricco e variegato, che attraversa epoche e linguaggi diversi: dalle pagine senza tempo di Wolfgang Amadeus Mozart e Johann Sebastian Bach, all’“Agnus Dei” dalla Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini, fino al lirismo di Franz Schubert e Felix Mendelssohn. Accanto ai grandi maestri del repertorio europeo, trovano spazio anche composizioni contemporanee di Paolo Coggiola e Paolo Ugoletti, insieme a musiche della tradizione sarda, in un dialogo suggestivo tra identità locale e dimensione internazionale. “Siamo onorati di ospitare un evento così importante nel calendario degli eventi culturali della nostra città. Giovanni Solinas è un talento algherese di livello internazionale, uno dei più affermati organisti, che qualifica questo inizio di primavera con un concerto imperdibile che unisce artisti di diversa provenienza nel segno dell’amicizia e dell’inclusione. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, particolarmente critico e difficile, questo evento ha un significato davvero profondo” dichiara l’assessora alla Cultura del Comune di Alghero, Raffaella Sanna. “Eventi come “La Musica dell’Amicizia” rappresentano in modo autentico la vocazione di Alghero quale crocevia di culture, linguaggi e sensibilità diverse. La musica diventa strumento di dialogo e di pace, capace di unire comunità e generazioni. Come Fondazione Alghero siamo orgogliosi di sostenere iniziative che rafforzano il posizionamento della nostra città come destinazione culturale di qualità, valorizzando al contempo i nostri talenti e le nostre radici” sottolinea il presidente della Fondazione Alghero, Graziano Porcu.