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“Treno a idrogeno: eravamo e restiamo contrari, saranno i fatti a parlare”
ALGHERO – “E’ inutile che il centrodestra tenti di gettare una cortina di fumo davanti agli occhi delle persone. La posizione del Partito Democratico su quest’opera è sempre stata chiara: abbiamo espresso forti perplessità in passato e continuiamo a esprimerle oggi, per ragioni tecniche, economiche e ambientali ben precise.
La tecnologia ferroviaria a idrogeno trova la sua principale giustificazione in quei territori nei quali l’elettrificazione delle linee risulta particolarmente complessa o antieconomica. Non è certamente questa la condizione della Nurra, dove si è deciso di puntare su una tecnologia caratterizzata, peraltro, da un rendimento energetico complessivo decisamente modesto rispetto alla trazione elettrica diretta.
Ma il punto centrale è un altro.
L’originario progetto di tram-treno avrebbe consentito di raggiungere molteplici obiettivi: un consumo di suolo notevolmente inferiore, meno della metà rispetto a quello richiesto dalla nuova infrastruttura ferroviaria e dall’impianto di produzione dell’idrogeno; la possibilità di penetrazione urbana, collegando direttamente i centri cittadini di Sassari, Alghero e Sorso; e, soprattutto, un enorme risparmio di risorse pubbliche.
Ricordiamo che l’opera attualmente in fase di realizzazione comporterà una spesa superiore ai 300 milioni di euro per meno di sette chilometri di collegamento ferroviario. Una cifra enorme, con la quale, secondo le nostre valutazioni, si sarebbe potuta elettrificare quasi tutta la rete ferroviaria a scartamento ordinario della Sardegna.
Sono queste le ragioni che hanno determinato la nostra posizione. Non pregiudizi ideologici, non contrapposizioni politiche, ma una diversa idea di mobilità, di sostenibilità ambientale e di utilizzo delle risorse pubbliche.
E sono esattamente le stesse ragioni che sosteniamo oggi.
Per farla semplice, comunque, non sarà né il centrodestra né il Partito Democratico a decretare il successo o il fallimento di questo faraonico trenino. Saranno i fatti, i costi di gestione, il numero dei passeggeri e l’effettiva utilità del servizio a dirci, negli anni a venire, se questa sia stata una scelta lungimirante oppure un clamoroso spreco di risorse pubbliche.
Nel frattempo, continuiamo a sentirci al fianco dei territori interessati dall’opera e delle persone che in quei territori vivono, lavorano e portano avanti le proprie attività, sopportando le conseguenze di scelte sulle quali abbiamo sempre chiesto maggiore attenzione.
Naturalmente ci auguriamo che, una volta entrato in funzione, il collegamento possa offrire un servizio utile alla collettività.
Speriamo soltanto di non doverci trovare, tra qualche anno, a ricordare agli entusiasti di oggi: «Ve lo avevamo detto».
Partito Democratico Alghero
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Montagne di soldi per il Capodanno, ma quali sono le reali ricadute?
ALGHERO – “Quanto costa realmente il Capodanno di Sassari e quale ritorno economico produce per la città? È questo il tema dell’interrogazione presentata dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Roberto Cadeddu, Pietro Pedoni e Maurizio Usai, che chiedono alla Giunta di fare chiarezza sugli stanziamenti, sui costi complessivi dell’evento e sul suo effettivo impatto economico e turistico.
L’interrogazione evidenzia il forte aumento delle risorse destinate al Capodanno negli ultimi anni. Per l’edizione 2024/2025, con Gianna Nannini, la spesa complessiva era stata di circa 600 mila euro, di cui 250 mila a carico del Comune. Per il Capodanno 2025/2026, con Max Pezzali, il costo complessivo è salito a circa 1,15 milioni di euro, con un cachet artistico di 350 mila euro e un cofinanziamento regionale di 500 mila euro.
Per il prossimo Capodanno 2026/2027, la deliberazione di Giunta n. 2026/330 del 21 settembre 2026 ha quantificato in 709.050 euro il solo pacchetto artistico del cantante Zucchero, ufficializzato in queste ore dall’amministrazione comunale. Considerando anche i costi organizzativi, logistici e di sicurezza, i consiglieri stimano una spesa complessiva che potrebbe superare 1,6 milioni di euro.
«Di fronte a cifre di questa portata – sottolineano Cadeddu, Pedoni e Usai – non è sufficiente parlare genericamente di promozione turistica. Se il Capodanno viene considerato un investimento strategico, bisogna dimostrarne il ritorno economico con dati concreti».
L’interrogazione chiede quindi alla Giunta di fornire i dati ufficiali sui flussi turistici degli ultimi tre Capodanni, con particolare riferimento alle edizioni con Gianna Nannini e Max Pezzali, sulla provenienza dei visitatori, sulla loro permanenza media e sulla spesa sostenuta sul territorio. Viene inoltre chiesto quale sia stato l’effettivo incremento delle presenze turistiche in rapporto alla crescita dei costi dell’evento e quale indotto economico sia stato generato a favore di commercio, ristorazione, strutture ricettive e attività produttive.
Infine, i consiglieri comunali di FDI chiedono quali siano stati i criteri politici e finanziari che hanno portato a considerare prioritaria una spesa di questa entità rispetto alle altre esigenze della città, anche alla luce dell’utilizzo di fondi accantonati per i conguagli energetici.
«Non mettiamo in discussione il valore degli eventi – concludono i consiglieri di Fratelli d’Italia – ma quando si utilizzano risorse pubbliche per oltre un milione e mezzo di euro è doveroso verificare quanto queste risorse ritornino effettivamente alla città in termini di turismo, consumi e ricchezza prodotta sul territorio».
Campo boe e Zps a mare, “Ok alla tutela ambientale, ma stop ai troppi vincoli”
ALGHERO – «La proposta della Regione di estendere la ZPS a mare, dal Ponte Calabona fino a Capo Marrargiu e quindi verso Bosa, con una fascia che arriva a circa un miglio dalla costa, merita un confronto pubblico molto più approfondito». È quanto sostiene Tore Piana, intervenuto ad Alghero, secondo il quale «non possiamo escludere che questo nuovo strumento possa essere propedeutico all’introduzione di ulteriori vincoli, con il rischio che a essere penalizzati siano soprattutto pescatori e diportisti, che potrebbero trovarsi di fronte a nuove zone nelle quali sarà vietato o limitato l’ancoraggio».
«C’è troppo silenzio sulla pratica regionale – sottolinea Piana – mentre il termine per presentare le osservazioni è fissato al 31 ottobre. È fondamentale che cittadini, operatori della pesca, diportisti e imprese interessate conoscano la proposta e partecipino alla fase delle osservazioni direttamente attraverso il sito dell’Assessorato regionale dell’Ambiente, nell’ambito del progetto ABILAS».
La discussione si è inoltre allargata alla situazione dei campi boe nell’Area Marina Protetta di Capo Caccia-Isola Piana e nelle tre zone esterne, dove resta aperto il tema del rapporto tra tutela ambientale, disponibilità degli spazi e fruizione del mare.
Il Parco di Porto Conte ha convocato per giovedì 8 ottobre alle ore 17.30 la prima riunione dedicata alla questione dei campi boe. Tore Piana, convocato in rappresentanza del Centro Studi Agricoli e quale promotore del Comitato No Boe, parteciperà all’incontro.
«Dobbiamo arrivare alla riunione con una posizione chiara – conclude Piana –: tutelare l’ambiente è necessario, ma la tutela non può trasformarsi in una progressiva sottrazione del mare ai cittadini, ai pescatori e ai diportisti. Occorre discutere concretamente quali soluzioni adottare per i campi boe e quali proposte avanzare per garantire equilibrio tra tutela e libera fruizione del mare»
Alghero, incontro di FDI sulla “Mangiatoia Covid”
“Atti incendiari e attentati, intervenga la Direzione Distrettuale Antimafia”
ALGHERO – “Da mesi denunciamo che ad Alghero la questione della sicurezza non può essere affrontata attraverso singoli episodi e rassicurazioni di circostanza. Lo abbiamo detto dopo gli incendi e i danneggiamenti che si sono susseguiti in città, lo abbiamo detto chiedendo al sindaco di interessare il ministro dell’Interno e chiedendo un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine. Lo abbiamo ribadito chiedendo un confronto con la Prefettura, le forze dell’ordine e la magistratura.
Oggi, davanti ai nuovi episodi verificatosi ad Alghero, riteniamo che non sia più possibile considerare ogni fatto come isolato. A questo si aggiunge l’incendio che ha interessato nelle scorse settimane una attività in via Garibaldi, un fatto che non ha avuto la stessa rilevanza mediatica di altri, ma che non può essere ignorato nel momento in cui si ricostruisce il quadro complessivo della sicurezza in città.
Non siamo certo noi a dire che ad Alghero esista un’organizzazione mafiosa perché non spetta alla politica formulare conclusioni investigative, ma proprio per questo riteniamo che sia arrivato il momento di chiedere a chi ha gli strumenti e le competenze per farlo di valutare il quadro nella sua interezza. Negli ultimi mesi sono emersi, anche attraverso notizie di stampa, riferimenti a possibili interessi della criminalità organizzata verso il tessuto economico e imprenditoriale del territorio. Di fronte a una successione di incendi, danneggiamenti e possibili atti intimidatori, la domanda non può più essere soltanto se ciascun singolo episodio abbia una spiegazione autonoma. La domanda, quindi, è se esistano collegamenti che debbano essere approfonditi.
Per questo chiediamo che il complesso degli episodi venga portato all’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari, affinché l’autorità competente possa valutare autonomamente se sussistano elementi riconducibili alla criminalità organizzata e, conseguentemente, eventuali profili di competenza antimafia.
Lo chiediamo al sindaco e alle istituzioni. Alghero è una città turistica, con un’economia fortemente legata alle attività imprenditoriali, alla ristorazione e all’accoglienza, e proprio per questo la sicurezza del territorio e la tutela delle attività economiche e dei cittadini non possono essere considerate questioni secondarie. Il sindaco ha il dovere di rappresentare alla città la situazione con trasparenza, senza minimizzare e senza limitarsi alle rassicurazioni, soprattutto senza correre il rischio di accorgerci troppo tardi che episodi apparentemente distinti facevano parte di un quadro più ampio”.
Giovanna Caria, Riformatori Sardi