Cisl esclusa, Regione condannata

CAGLIARI – “La Cisl Sardegna, la Siad e la Fendres – Safor manifestano il loro dissenso su una ipotesi di rinnovo del contratto collettivo regionale di comparto e la Regione Sardegna, in modo subdolo, convoca un tavolo per approvare quel contratto tenendo all’oscuro proprio le sigle sindacali contrarie”. Così il Vicecapogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Marco Tedde – Sembra il racconto di una marachella commessa da bambini discoli, invece no. Si tratta del comportamento che la prima istituzione regionale, cioè la Regione Autonoma della Sardegna, ha avuto nei confronti di alcune organizzazioni sindacali tra le più rappresentative al livello nazionale”.

“Cisl Sardegna, Siad e Fendres – Safor sono state costrette a ricorrere al giudice del lavoro per far valere i loro diritti e far dichiarare l’antisindacalità delle condotte assunte dalla Ras. Il processo non ha avuto neppure il tempo di svolgersi – precisa il consigliere regionale algherese – in quanto la Regione dopo l’avvio del processo ha ritirato l’accordo sul contratto collettivo regionale di comparto passato con l’esclusione delle organizzazioni sindacali dissenzienti, ha ammesso il comportamento antisindacale e ha chiesto al giudice di dichiarare la cessazione della materia del contendere. Una retromarcia che non ha evitato alla Regione Sardegna la condanna al pagamento delle spese di lite con i soldi dei sardi”.

“Quando ho letto gli atti – attacca ancora l’ex Sindaco di Alghero – non riuscivo a credere che le violazioni contestate fossero riconducibili alla più alta istituzione regionale che è riuscita a degradare il rapporto con soggetti detentori di fondamentali diritti costituzionali a pratiche di raggiro levatine. Mi auguro che il Presidente Pigliaru – conclude il consigliere regionale di Forza Italia – possa fornire una risposta all’interrogazione da me presentata oggi a Cagliari su quanto accaduto e sulle motivazioni del grave comportamento antisindacale da parte della Regione che comporterà a carico dei sardi il pagamento delle spese processuali.”.

Nella foto gli onorevoli azzurri Zedda e Tedde

S.I.

Bandi agricoltura: infinita via crucis

CAGLIARI – I giovani in Sardegna credono nell’agricoltura. Lo confermano anche gli ultimi dati presentati da Union camere a Milano al Villaggio Coldiretti il 30 settembre scorso riferiti al primo semestre 2017. L’Isola è al quarto posto tra le Regioni italiane per numero di aziende under 35 con 4.238 (al primo posto la Sicilia seguita da Campania e Puglia). Aziende che rappresentano l’11,6% rispetto al totale delle imprese agricole, il dato più alto in Italia, cosi come l’Isola detiene il primato di crescita rispetto al 2016 con un + 43,1%. Eppure questa vivacità, accompagnata da progetti innovativi che stanno rivoluzionando l’agricoltura (come dimostrano i giovani presenti nei mercati di Campagna Amica piuttosto quelli che ogni anno partecipano a Oscar green il premio ideato da Coldiretti Giovani e riservato alle aziende innovative under 40), è frustrata dalla burocrazia e da una politica pasticciona. Lo spaccato di questo muro con cui devono confrontarsi i giovani volenterosi che vogliono investire nella terra arriva dai bandi del Psr riservati ai giovani: il primo insediamento, nella versione semplice e in quella legata agli investimenti (pacchetto giovani).

Bandi sul quale si era posta tanta enfasi in fase di presentazione del Psr, e dove si poneva l’accento soprattutto sull’iter semplificato e veloce, quale sarebbe dovuta essere la presentazione delle domande a sportello, il finanziamento di tutte le domande e la brevissima tempistica: entro 90 giorni dalla domande si sarebbe saputo l’esito. Sono rimaste promesse, parole, niente di più. Solo il percorso per la pubblicazione del bando si è trasformato in una via crucis. A luglio 2016 si approva il bando e si annuncia che da metà settembre fino a metà gennaio si potranno presentare le domande. Comincia la corsa degli aspiranti giovani agricoltori. Che si rivolgono agli agronomi per predisporre le domande e adempiere a tutte le attività propedeutiche in cui devi presentare un progetto cantierabile. Quindi servivano preventivi, apertura partita iva, fascicolo aziendale, contratti di affitto e quanto altro.

Il 13 settembre però il bando viene sospeso e il 21 novembre revocato. Il 5 dicembre viene approvato il nuovo bando che prevedeva la presentazione delle domande a gennaio. Ma dai primi di gennaio la data di presentazione è spostata a fine gennaio ed il 25 dello stesso mese viene ancora sospeso. Per essere riaperto definitivamente con decreto del 27 febbraio per inizio presentazione delle domande da metà marzo fino a metà aprile. In questi sei mesi (da settembre 2016 a marzo 2017) ci sono casi di diversi giovani che hanno nel frattempo compiuto 41 anni perdendo il prerequisito per poter usufruire del premio. Altri lo stanno perdendo in attesa che venga riaperto il bando: uno dei punti di forza del bando a sportello era che si sarebbe riaperto periodicamente.

La prossima settimana, dopo oltre sei mesi di silenzio e attesa per i giovani, cominceranno le istruttorie delle domande. Sono dunque ancora lunghi i tempi per arrivare alla conclusione dell’iter. Inoltre due terzi dei giovani che hanno presentato domande non saranno finanziati visto che con le risorse a disposizione (70 milioni totali), saranno finanziate 572 domande su oltre 1600 per il primo insediamento (sono disponibili circa 20 milioni) e massimo 400 di oltre 1200 per il pacchetto giovani (disponibili 30 milioni). Con i rimanenti 30 milioni (dei 70 disponibili) saranno finanziati gli investimenti.

“Perché – si chiede il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – si sono aperti i bandi chiedendo anche la cantierabilità quando non avevano gli applicativi? In questo modo non facciamo altro che allontanare i giovani dall’agricoltura. La fase di start up è la più difficile se poi la politica anziché aiutarli gli mette anche il bastone tra le ruote siamo al paradosso. Aldilà di questi numeri dietro ci sono le storie di giovani in carne e ossa, che hanno speso soldi per avviare l’azienda alla quale si erano promessi aiuti disattesi. Partecipando al bando devono rispettare anche dei tempi e direttive. Hanno i progetti bloccati”.

“Mentre dal ministero grazie a Coldiretti Giovani siamo riusciti ad ottenere lo sgravio contributivo per gli under 40 per i primi 5 anni (totale per 3 anni, del 66% e 50% per il quarto e quinto anno) la Regione Sardegna li frena. Purtroppo avevamo ragione noi quanto sollevavamo dei dubbi sul bando a sportello, e sull’utilizzo del Sian, il sistema informatico nazionale, che ci legava ad Agea. Adesso si torna al passato, ma abbiamo perso tempo, oltre che disilluso diversi giovani, diversi dei quali hanno dovuto cercare nuove strade lontane dall’agricoltura”. “La nostra – precisano presidente e direttore – non è una polemica ma una semplice lettura di un errore politico di 3 anni fa i cui risultati oggi pesano sulle giovani imprese della Sardegna”.

Nella foto un incontro della Coldiretti

S.I.

“Migranti, Sassari è insicura”

ALGHERO – “Parole, parole, parole! Restiamo basiti da ciò che leggiamo nelle dichiarazioni del Sindaco Sanna sulla situazione dei migranti a Sassari. Nessuno dei sassaresi, che fino ad ora hanno dimostrato di essere maturi, responsabili e assolutamente tolleranti e neanche noi del Coordinamento cittadino di Forza Italia di Sassari, ha mai soffiato “sul fuoco dell’intolleranza” e della polemica né tantomeno utilizzato termini o parole che potessero in qualche modo fomentare episodi di io violenza”. Cecilia Cherchi Coordinatrice Forza Italia Sassari, Pietro Pedoni Vice Coordinatore e Giampietro Miscali ViceCoordinatore commentano i gravissimi fatti di Sassari con l’esplosione dei disordini a Santa Maria di Pisa tra residenti e migranti.

“Piuttosto chiedemmo già da tempo ed in tempi non sospetti, un aumento delle misure di controllo in tutto il territorio sassarese, soprattutto nelle zone considerate più a rischio, di concerto con Prefettura e Questura.
Nelle dichiarazioni del primo cittadino si afferma che il numero dei migranti è di gran lunga superiore a quello che una città come Sassari può sopportare, così come previsto dagli accordi tra Anci e Ministero dell’interno. Si parla di un’attivazione dello Sprar – il servizio per richiedenti asilo – mentre invece a giudicare da ciò che si vede anche ad occhio nudo, siamo in pieno CAS – quindi nel bel mezzo dell’accoglienza straordinaria”.

“E allora noi di Forza Italia di Sassari, come forza politica responsabile, alla quale sta a cuore la sicurezza dei cittadini residenti in città, anche a tutela degli extracomunitari regolari e di coloro che attendono di perfezionare la loro posizione chiediamo: di quale numeri stiamo parlando? Quali sono gli accordi raggiunti sui numeri e quanti extracomunitari sono effettivamente presenti in città? È possibile avere un elenco delle strutture che ospitano i migranti e quanti di costoro sono ospitati, per usare un eufemismo, in ognuna di esse dove spesso vengono stipati senza un minimo di controllo, di pulizia ed igiene?”

“Mentre ci poniamo questi quesiti, sentiamo parlare di risistemazione di marciapiedi, di riqualificazione delle zone cosiddette degradate, ancora di piste ciclabili che i sassaresi hanno dimostrato in tutte le salse di aver mal digerito, di ristrutturazione di locali fatiscenti, di dialogo con i cittadini mai attuato in tre anni di amministrazione, dove le scelte sono state calate dall’alto, di milioni a pioggia, di ” attività micro imprenditoriali” e di ” riscatto della popolazione residente”.

“Tutto questo nell’anno e mezzo che manca alla fine del mandato e soprattutto dopo non averlo realizzato nei primi tre anni e mezzo di amministrazione? Noi del coordinamento cittadino di Forza Italia di Sassari, condannando qualsiasi episodio di violenza e di intolleranza in tutte le sue forme e ringraziando tutte le forze dell’ordine che con grande sforzo e fatica si adoperano per mantenere la sicurezza in città, crediamo che ciò che abbiamo letto nelle parole del Sindaco di Sassari, altro non sono che promesse che, come è avvenuto in questi ultimi 13 anni non verranno mai realizzate, di soluzioni che non danno risposte nell’immediato e che i cittadini subiranno un nuovo tentativo di seduzione per poi essere come sempre abbandonati a se stessi nella quotidianità tra degrado, mancanza di certezze e insicurezza”.

Nella foto il quartiere di Santa Maria di Pisa dove c’è il centro di accoglienza

S.I.

Fondazione Ploaghe: tutto risolto

CAGLIARI – “Gli ex dipendenti della ex Ipab di Ploaghe sanno bene che è stata questa Giunta a risolvere finalmente la situazione di precarietà in cui sono stati lasciati per anni, nonostante maldestri e costosissimi interventi finanziari della precedente Giunta che non hanno dato nessun esito positivo. Abbiamo infatti ereditato dalla Giunta Cappellacci un ente con una situazione economico-finanziaria disastrosa, che accumulava ogni anno oltre un milione e mezzo di debiti e non pagava dipendenti e fornitori”.

Replica così l’assessore della Sanità, Luigi Arru, agli attacchi arrivati oggi alla Giunta dal consigliere regionale Marco Tedde. E prosegue: “E proprio il fatto che il Governo non abbia impugnato le norme regionali che permettono la stabilizzazione nell’Ats del personale assunto a tempo determinato dimostrano la validità della scelta voluta da questa Giunta e da questa maggioranza. Il complesso iter amministrativo che permetterà il definitivo passaggio del personale dell’ex Ipab all’Ats si chiuderà nelle prossime settimane in quanto gli uffici regionali stanno concludendo l’esame della documentazione inviata dall’Ats”.

Nella foto l’assessore Arru

S.I.

Fondazione Ploaghe: gravi ritardi

CAGLIARI – “La Giunta ha accumulato un inaccettabile ritardo di oltre un anno per l’approvazione del piano di incorporazione per la rimodulazione dell’offerta assistenziale e delle modalità di assorbimento e inquadramento del personale della Fondazione S. Giovanni Battista di Ploaghe, che secondo il decreto di Pigliaru del giugno del 2016 avrebbe dovuto essere approvato in tempi brevi”. La denuncia è ancora una volta di Marco Tedde, vice-capogruppo di Forza Italia-Sardegna in Consiglio regionale, che in questi anni ha seguito quotidianamente le avventure amministrative della San Giovanni Battista.

“Questa negligenza certifica la sottovalutazione da parte di Pigliaru e Arru dell’irregolarità dello stato giuridico dei dipendenti -che oggi sono considerati precari della ASL nonostante il quadro normativo parli di “assorbimento”- e della posizione dei trentacinque invisibili fra medici, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti e logopedisti che nella complessa vicenda della soppressione della Fondazione San Giovanni Battista sono stati precipitati in una sacca di oblio. In questi anni -denuncia Tedde- i dipendenti e le loro famiglie sono stati loro malgrado vittime di pesanti distrazioni e negligenze. Con la decisione del Consiglio dei ministri di settembre di non impugnare la legge interpretativa di luglio, che precisava che nel trasferimento delle funzioni e dei rapporti giuridici dalla ex Ipab alla ATS debbono ricomprendersi anche i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, eravamo convinti di essere arrivati alla fine della via crucis con l’uscita dalla triste situazione di stallo che vede gli ex dipendenti della Fondazione in una situazione di indeterminatezza lavorativa, con contratti a tempo determinato non deliberati e non sottoscritti”.

“Da troppi mesi sono scaduti i termini per approvare il piano di incorporazione e assorbire nella ATS gli operatori con rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Non ci sono più scuse. Ulteriori ritardi non sono giustificabili Ci dispiace dirlo -denuncia Tedde-, ma questi ritardi rappresentano cattiva politica, negligente amministrazione e presa in giro di oltre cento famiglie. Invochiamo Pigliaru -chiude Tedde- affinché una volta per tutte intervenga personalmente per far rispettare i termini del suo decreto di estinzione della San Giovanni Battista e per l’ennesima volta gli chiediamo chi pagherà i danni causati ai lavoratori da questo pasticcio amministrativo?”

Nella foto l’onorevole Tedde in Regione

S.I.

Casapound per chiusura del Pime

SASSARI – CasaPound Italia, affiancando il Comitato Cittadino “No ai centri di accoglienza”, organizza per sabato 4 Novembre alle 18 un presidio in piazza Dettori per portare la solidarietà della città al quartiere di Santa Maria di Pisa e per chiedere la chiusura immediata del centro Pime. “Siamo allibiti dal vedere che il sindaco Sanna parli di futili motivi alla base delle violenze della scorsa settimana e di una situazione sotto controllo minimizzando i gravi fatti avvenuti -afferma Andrea Farris, coordinatore cittadino di CasaPound Italia – come se i cittadini che nei giorni scorsi hanno raccontato di continui episodi di violenza, di prostituzione e di spaccio siano dei pazzi visionari”.

“Noi invece crediamo che la misura, per i cittadini sia colma e che l’unica soluzione per calmare gli animi sia una chiusura immediata della struttura del Pime -continua- come peraltro richiesto a gran voce dai rappresentanti del quartiere presenti alla nostra assemblea”. E poi ancora. “Dal canto nostro -conclude Farris – abbiamo indetto per Sabato 4 un presidio di solidarietà per i cittadini di Santa Maria di Pisa colpiti dal disagio dovuto al centro di accoglienza e vittime di questo business dell’accoglienza che arricchisce pochi e danneggia i quartieri più poveri della città”.

Nella foto una manifestazione di Casapound

S.I.

FI denuncia: cacciatori discriminati

CAGLIARI – “Altro che contesto ambientale partecipativo dove chiunque può apportare democraticamente il proprio contributo. Ne sanno qualcosa i cacciatori sardi a cui è stato intimato il silenzio a seguito della contrarietà manifestata in più occasioni dall’Associazione Caccia-Pesca-Ambiente rispetto alla linea adottata dalla Giunta Pigliaru in materia venatoria.” Così Pittalis, Tedde e Zedda, rispettivamente capogruppo e vicecapigruppo di Forza Italia in consiglio regionale commentano una lettera dell’Assessorato dell’Ambiente inviata all’Associazione Caccia-Pesca-Ambiente. “I cacciatori avevano chiesto i motivi del mancato monitoraggio della Regione su specie come la lepre e la pernici che aveva portato alla sospensione da parte del TAR della caccia di queste specie. Avevano, inoltre, espresso il proprio dissenso rispetto ad una proposta di Piano Faunistico Venatorio Regionale nel cui procedimento non erano stati coinvolti. Mai lo avessero fatto”.

Tanto è bastato per scatenare l’ira degli uffici dell’Assessorato dell’Ambiente i quali – attacca l’ex Sindaco di Alghero Tedde– anziché spiegare perché non hanno eseguito i monitoraggi cui per legge sono obbligati, hanno pensato di utilizzare il loro tempo retribuito con risorse pubbliche per scrivere una nota intimidatoria indirizzata all’associazione sarda dei cacciatori, rea di aver contradetto la linea dell’Amministrazione Regionale. Un comportamento ingiustificabile – prosegue il consigliere regionale azzurro – anche perché i toni e le espressioni poco sobrie utilizzate non sono certamente compatibili con il linguaggio amministrativo, l’unico ammesso e consentito a chi ricopre ruoli amministrativi, con i quali in maniera neanche tanto velata sono state formulate intimidazioni e sono stati espressi giudizi che non competono all’apparato amministrativo.

Queste sono le ragioni che hanno spinto me ed i colleghi Pietro Pittalis e Alessandra Zedda a inviare al Presidente Pigliaru una lettera con la quale abbiamo chiesto un intervento immediato presso l’Assessorato dell’Ambiente, affinché ci dicano per quali ragioni non hanno provveduto ad effettuare i monitoraggi e per chiedere conto degli inammissibili toni e contenuti dialettici utilizzati nei confronti di una associazione che ha avuto solo la colpa di esercitare il proprio diritto-dovere di tentare di partecipare costruttivamente ad un procedimento amministrativo dell’Amministrazione Regionale. Vorremmo capire –conclude il consigliere regionale algherese – se il principio democratico partecipativo e di libertà di pensiero con il quale dalle parti del centro-sinistra si riempiono quotidianamente la bocca, ha anche delle applicazioni oppure sono solo “paravento” dietro i quali si nasconde, invece, un indole repressiva ed intollerante verso chi dissente.”.

Rapina a Sorso, un arresto

SORSO – I Carabinieri della Stazione di Sorso hanno arrestato F. Delrio, sorsese con precedenti di polizia, poiché responsabile dei reati di rapina pluriaggravata e lesioni personali commessi in danno del proprietario della tabaccheria “Schintu” di Sorso e di due avventori presenti al momento dell’evento. L’arrestato è stato destinatario di un provvedimento restrittivo emesso dal G.I.P. di Sassari su richiesta di quella Procura. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è l’atto conclusivo mediante il quale l’Autorità Giudiziaria ha condiviso le risultanze investigative dei Carabinieri in esito alla rapina commessa il 12 ottobre 2017 ad una tabaccheria di Sorso.

Le indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso di acclarare la responsabilità del prevenuto in ordine alla commissione della rapina, documentare la dinamica dell’evento, circoscrivendo in maniera puntuale l’ingresso nella tabaccheria e la via di fuga percorsa dallo stesso anche con l’ausilio di telecamere di videosorveglianza, e riscontrare su di lui gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza pienamente condivisi dall’A.G. inquirente. Per tali ragioni nella mattinata odierna l’uomo è stato arrestato ed associato presso la casa circondariale di Sassari – Bancali a disposizione dell’Autorità Giudiziaria sassarese.

Nella foto i carabinieri

S.I.

Invasione migranti, polveriera Sassari

SASSARI – La sezione Sassarese di CasaPound Italia interviene in merito alla mega rissa scoppiata questa mattina nel quartiere di Santa Maria di Pisa, tra i residenti e gli immigrati ospitati nel centro di accoglienza. “Lo scoppio di tensioni sociali era nell’aria da mesi come da noi denunciato in più di un’occasione -afferma Andrea Farris, coordinatore cittadino di CasaPound Italia -, invece si continuano ad aprire centri di accoglienza in quartieri già ricchi di problemi come emergenza abitativa, disoccupazione e degrado”.

“La responsabilità è da ricercare nelle politiche del centrosinistra -continua-, sempre pronte a dare il proprio contributo all’accoglienza e sempre latitanti nel dare soluzioni ai cittadini”. E ancora. “Siamo pronti ad incontrare tutti i cittadini stanchi di questa situazione -conclude Farris- e nella giornata di Lunedì alle 18 la nostra sezione in Via Mores 6 farà una apertura straordinaria per incontrare tutti i cittadini disposti a creare un comitato per impedire l’apertura di nuovi centri di accoglienza in città”.

Nella foto una pattuglia della polizia

S.I.

Sanità, boomerang per la Sardegna

CAGLIARI – “La ristrutturazione della rete ospedaliera messa insieme dal centrosinistra è sbagliata e ingiusta. La cosa ridicola, se non stessimo parlando di una tragedia è che hanno pure il coraggio di vantarsene”. Lo affermano il consigliere regionale Michele Cossa e Franco Meloni, direttore del centro studi dei Riformatori sardi. “Tra un anno sarà evidente di che tipo di boomerang hanno lanciato: è una somma di tagli feroci sommati a un evidente azione clientelare, che si cerca di celare dietro un preteso e indimostrato (perché indimostrabile) miglioramento della qualità dell’assistenza. Solo la ricerca esasperata di risparmi comunque e dovunque giustifica questa sorta di massacro di ospedali, posti letto e strutture operative. Non ingannino le etichette fantasiosamente affibbiate in giro per la Sardegna, si tratta solo di ristrutturazioni in diminuzione o, quando va ben, di mantenimento stretto dell’esistente”, continuano Cossa e Meloni.

“Una maggioranza riottosa ha preferito approvare un provvedimento ingiusto solo per la paura che Pigliaru li mandasse tutti a casa un anno prima e di fronte a questa minaccia hanno firmato tutti la resa. Con distinguo vari, con sofferenza forse, ma ben consci di quello che stavano facendo, accettando tagli e sacrifici per i loro territori pur di salvare la ghirba, cioè la poltrona. Ora i consiglieri del centrosinistra sono tutti impegnati a trovare giustificazioni al loro voto, è tutto un coro di abbiamo ottenuto questo e quello, si arrampicano sugli specchi per rivendicare ipotetici miglioramento che nessuno vede per il semplice fatto che non ci sono. Apparentemente il vincitore è il Presidente che ha ottenuto quello che voleva, un provvedimento che dovrebbe produrre risparmi, tanto lui non si deve ricandidare e può tranquillamente fregarsene delle reazioni dei sardi. Il suo problema è che ha sbagliato e non otterrà neppure i risparmi che stava cercando con questo progetto sbilenco sotto tutti i profili: nel 2018 la spesa, se va bene, sarà in linea con quella di quest’anno”, concludono i Riformatori.

Nella foto un incontro dei Riformatori Sardi

S.I.