Fondi Province: Erriu contro Roma

CAGLIARI – “La scelta del governo di perseverare nell’esclusione della Sardegna dal riparto dei fondi a favore della Città Metropolitana e delle Province conferma una precisa e unilaterale volontà, che non ho difficoltà a definire persecutoria, e una plateale ingiustizia che obbliga ad una opposizione ferma e unanime”. Lo afferma l’assessore degli Enti Locali Cristiano Erriu, in riferimento alla esclusione della Sardegna dal riparto dei 900 milioni annui stanziati dallo Stato come contributo agli Enti Locali, che fanno mancare alla Città Metropolitana di Cagliari e alle quattro province sarde complessivi 22 milioni di euro all’anno. “Bene hanno fatto quanti non hanno dato l’intesa sul testo proposto in conferenza unificata, e un ringraziamento va al presidente dell’Anci Nazionale Decaro per aver colto l’iniquità di questa disposizione”, aggiunge Erriu. “Siamo di fronte a un’ingiustizia tanto più grave, in quanto successiva al risultato perseguito con la legge regionale 2 del 2016, con cui abbiamo ridotto le province sarde, razionalizzandone le funzioni in coerenza con la volontà popolare e raggiungendo un sensibile risparmio di spesa pubblica”.

“Il paradosso – conclude l’esponente della Giunta – è che gli tutti gli enti locali intermedi della Sardegna, i più disastrati d’Italia e tutti con bilancio in disequilibrio, sarebbero chiamati a contribuire, con oltre 102 milioni di euro all’anno e per sempre, al risanamento del debito pubblico dello Stato, con buona pace del principio di leale collaborazione. Lo Stato centrale, insomma, se fosse confermata questa linea, si comporterebbe come un Robin Hood al contrario, che mette le mani in tasca alla povere Province”. Sulle Province sarde si sommano tagli che negli anni hanno riguardato tutte le pubbliche amministrazioni e altri specifici rivolti solo alle Province. Alla prima categoria appartengono la decurtazione del Fondo sperimentale di riequilibrio (avvenuta con il D.L. 95/2012), che aveva operato una prima riduzione che ammontava per le Province della Sardegna a oltre 47 milioni di euro, e quella del D.L. 66 del 2014 (la cosiddetta “seconda spending review”), che ha operato un ulteriore taglio che per le province sarde ammonta a 21 milioni euro annui.

A queste decurtazioni va aggiunta quella operata con la Legge di Stabilità 2015 (L.190/2014), che aveva introdotto (sotto forma di contributo delle Province al ripiano del debito pubblico dello Stato) un ulteriore taglio di 1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017, e la cui quota parte riferita alla Sardegna è di 102 milioni di euro. Quest’ultima decurtazione, che inizialmente era stata concepita come transitoria, è stata poi resa definitiva. Successivamente, però, lo Stato è tornato sui suoi passi: nella consapevolezza che tagli definitivi così incisivi avrebbero portato all’impossibilità di mantenere gli equilibri di bilancio e la stessa sopravvivenza degli Enti, ha reintrodotto un contributo (nella Finanziaria 2017 e sempre in via definitiva) di complessivi 900 milioni di euro annui: 250 milioni di euro per le Città Metropolitane e 650 milioni di euro per le Province. La quota parte del contributo spettante alla Sardegna sarebbe dovuta essere di circa 22 milioni di euro. Ed è quanto la Regione chiede le venga riconosciuto.

Da notare che, mentre la norma che introduce il contributo (il comma 438 dell’articolo 1 della legge di Stabilità 2017) si riferisce genericamente alle Province e alle Città Metropolitane delle Regioni, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri fa invece riferimento alle sole Regioni a statuto ordinario. Le conseguenze, anche in termini di impugnativa, sono gravi: essendo stato un atto amministrativo e non legislativo a introdurre il principio, se la disposizione non dovesse essere modificata, la Regione non potrà impugnarla direttamente davanti alla Corte Costituzionale, ma dovrà impugnare il Dpcm in prima battuta presso il Tar del Lazio e successivamente proporre ricorso incidentale presso la Suprema Corte.

Nella foto l’assessore Erriu

S.I.

Bonifiche Ferraresi compra Sbs

CAGLIARI – La Bonifiche Ferraresi ha acquistato il compendio aziendale di Bonifiche Sarde SPA in liquidazione. Nel pomeriggio a Cagliari davanti al notaio incaricato è stata apposta la firma, che chiude una vicenda complicata e dall’esito non scontato, dopo un decennio di inutili tentativi di vendita. Un lieto fine che va persino oltre le aspettative visto che tutti i dipendenti verranno immediatamente riassorbiti, rimessi al lavoro e contemporaneamente seguiranno corsi di aggiornamento per riqualificare le diverse professionalità. “Siamo molto soddisfatti, finalmente viene restituita alla produzione un’importante area per l’agricoltura grazie a un operatore che porterà tecnologia, investimenti, innovazione e darà sicurezza di occupazione a 26 dipendenti – ha detto il vicepresidente della Regione Raffaele Paci che ha seguito tutta l’operazione – Vogliamo rimettere a valore e in produzione i tanti terreni agricoli della Sardegna anche di proprietà regionale, quello di oggi lo consideriamo un primo, fondamentale passo all’interno di un progetto più ampio che riguarda un settore strategico per la Sardegna e la sua economia”.

LA PIÙ GRANDE AZIENDA AGRICOLA ITALIANA – Bonifiche Ferraresi, società guidata dall’amministratore delegato Federico Vecchioni, la più grande azienda agricola italiana per superficie agricola utilizzata, ha accettato tutte le condizioni contenute nell’ultimo bando, a cominciare dal prezzo di vendita: 9 milioni e mezzo di euro per diventare proprietari di un’azienda con strutture e stalle, magazzini, uffici e terreni (573 ettari tra Arborea e Terralba e altri 429 ettari di provenienza Laore in concessione per 15 anni, in due corpi fondiari tra Marrubiu, Terralba e Arborea) attrezzature e, appunto, 26 dipendenti tutti riassorbiti nella nuova azienda, che ha già annunciato altri importanti investimenti. “Abbiamo sempre ritenuto la Regione Sardegna una delle regioni vocate per sviluppare tutte le filiere di produzione biologiche previste dal nostro piano industriale – ha affermato Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di Bonifiche Ferraresi, che ha proseguito – Come già fatto per le nostre aziende presenti in provincia di Ferrara e di Cortona, i nostri investimenti saranno diretti sia all’introduzione dei più avanzati sistemi di lavorazione attraverso agricolture di precisione sia, al contempo, all’avvio di nuove coltivazioni sempre nel pieno rispetto della tradizione agricola, così come ai servizi per un network agricolo nazionale. “La nostra azienda non rappresenta solo un’impresa agricola che produce lavoro e ricchezza per i territori di riferimento, ma si propone anche come promotrice delle migliori pratiche agricole e tecnologie applicate”.

“Con l’intervento di Bonifiche Ferraresi siamo di fronte a un piano industriale che vuole anche creare rete, creare filiera, che non si contrappone agli operatori locali anzi servirà per far crescere tutto quanto il sistema – sottolinea Paci – Parliamo di agricoltura che possa entrare con i nostri prodotti nella grande distribuzione e dunque c’è bisogno di operatori con una dimensione importante che facciano però anche da traino per i nostri piccoli. Questo è l’obiettivo del nostro intervento e la Regione starà molto attenta affinché ci sia una crescita complessiva di tutto il settore. Siamo poi molto felici che questa operazione abbia permesso a 26 lavoratori di tornare immediatamente operativi: un enorme risultato anche per noi che abbiamo seguito giorno dopo giorno questa vicenda. Certezze non ce n’erano, il bando parlava di 8 lavoratori almeno, invece Bonifiche Ferraresi li ha ripresi tutti e subito, farà seguire loro percorsi formativi anche per prepararli all’uso delle nuove tecnologie che verranno utilizzate. Una bella pagina – conclude il Vicepresidente della Regione – Sia i lavoratori che i sindacati sono molto soddisfatti di questo investimento perché vedono finalmente l’opportunità di riprendere a lavorare e a produrre”.

Nella foto il tavolo tra Giunta Pigliaru e Bonifiche Ferraresi

S.I.

Minatori: incontro in Regione

CAGLIARI – Un tavolo di confronto sul completamento delle ultime fasi utili alla ripresa dell’attività estrattiva della miniera di Olmedo sarà convocato quanto prima dalla Regione. Lo ha detto l’assessora dell’Industria, Maria Grazia Piras, incontrando questa mattina le rappresentanze sindacali. Nel corso dell’incontro, l’esponente della Giunta Pigliaru ha riassunto i termini della vicenda che riguarda il sito minerario per l’estrazione della bauxite e ha illustrato gli interventi attuati dall’assessorato per consentire il riavvio produttivo e la salvaguardia dei posti di lavoro.

“Dopo l’abbandono della società che aveva in concessione il sito, la Regione ha compiuto tutti i passi previsti per la ricerca di un nuovo concessionario, assicurando nel contempo ai lavoratori la cassa integrazione. A maggio dello scorso anno, quando cioè è stata affidata la concessione – ha detto l’assessora Piras – i nostri uffici hanno lavorato, insieme all’azienda, per completare le procedure di competenza regionale. Si tratta di procedure lunghe – ha sottolineato l’assessora – ma necessarie, trattandosi di una miniera. La nuova società concessionaria, nel frattempo, è andata avanti: ha aperto una posizione Inps, sta per dotare di certificazione i macchinari, e ne ha acquistato di nuovi, e ha assunto i primi cinque lavoratori per la custodia e il mantenimento della miniera”.

“In sede di valutazione della proposta, alla società è stata riconosciuta una capacità economica e una struttura tecnica tali da garantire la ripresa dell’estrazione del minerale. Ora – aggiunge l’assessora Piras – riteniamo opportuno e urgente incontrare l’imprenditore. All’inizio della prossima settimana convocherò i rappresentanti della società per un incontro al quale parteciperanno anche le rappresentanze sindacali. Chiediamo che si inizi ad attuare subito il piano delle attività, compreso il programma occupazionale”.

Nella foto una protesta dei minatori

S.I.

Tentato omicidio: arresto ad Olbia

OLBIA – Nel serata di ieri Personale del Commissariato di Olbia ha tratto in arresto un uomo resosi responsabile di tentato omicidio, omissione di soccorso e guida sotto l’influenza dell’alcool. Il tutto è accaduto in Piazza Terranova Pausania nei pressi del Comune. Un uomo di 42 anni, alla guida di una Fiat Panda, ha volontariamente investito un 40enne, con il quale poco prima aveva avuto un accesa discussione, scaturita per futili motivi. La pattuglia della Polizia di Stato del Commissariato P.S. di Olbia giunta sul posto, ha trovato la vittima, che è stata subito trasportata presso l’Ospedale Civile di Olbia da un ambulanza del 118.

Mentre gli agenti svolgevano i primi accertamenti, sono stati avvicinati da un uomo che ha dichiarato di essere il responsabile dell’investimento. Il giovane ha giustificato il suo gesto affermando di essere stato offeso e provocato dalla vittima. Gli agenti, in quel frangente si sono resi conto che l’uomo presentava la classica sintomatologia degli assuntori di bevande alcoliche, pertanto lo hanno sottoposto al test etilometrico che risultava positivo. Quindi gli agenti operanti hanno tratto in arresto l’uomo che è stato accompagnato presso le camere di sicurezza del Commissariato a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa del procedimento di convalida previsto per la mattinata odierna.

Nella foto la polizia

S.I.

Barracelli: ripristinare fondi subito

CAGLIARI – “Le migliaia di volontari che, spesso spendendo anche di tasca loro, contribuiscono in modo determinante per proteggere il patrimonio ambientale della Sardegna non possono essere tratta così. Le compagnie dei barracelli sono un patrimonio enorme che rischia di essere cancellato a causa dei tagli contenuti nella legge finanziaria. È assolutamente necessario ripristinare i fondi che la giunta ha eliminato”. Lo ha affermato il consigliere regionale dei Riformatori sardi Michele Cossa.

Nella foto Cossa e i Riformatori

S.I.

Reddito Sociale: sardi in crisi

CAGLIARI – “Ancora gravi ritardi nell’applicazione delle legge che nello scorso mese di agosto ha istituito il Reddito di inclusione sociale. Le linee guida per l’attuazione della legge, che è rivolta ai nuclei familiari in condizioni di povertà, adottate dalla Giunta regionale a dicembre del 2016 e quindi con due mesi di ritardo, non hanno avuto attuazione.” E’ ancora una volta il vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde ad intervenire sul delicato tema della mancata erogazione dei sussidi previsti dalla legge sul “Reddito di inclusione sociale”.

“Circa 400 mila sardi sono in attesa di sottoscrivere il patto che prevede un percorso personalizzato per il superamento della condizione di povertà e di ottenere le risorse economiche previste dalla norma. Solo per il 2016 -denuncia l’ex sindaco di Alghero- sono 33 i milioni di euro che attendono di essere distribuiti ai sardi senza lavoro che versano in una condizione di grave difficoltà economica. E 30 milioni dovranno essere erogati nell’anno in corso. Queste risorse giacciono nelle casse regionali da agosto del 2016. Avevamo sperato che con le linee guida del 6 di dicembre la Regione avrebbe sbloccato le risorse. Ma ancora niente. Eppure -attacca il consigliere regionale di Forza Italia- la legge è stata approvata 7 mesi fa dal Consiglio Regionale con grandi lanci propagandistici del centro-sinistra”.

“Prevede l’erogazione di un assegno sociale mensile al ricorrere di determinate condizioni a favore di chi oggi riesce a malapena a sopravvivere. Per i poveri -sottolinea Tedde- non viene messa in campo la medesima grande tempestività con cui la Giunta Pigliaru ha previsto emolumenti maggiorati ai manager della sanità rispetto ai loro colleghi continentali. Ancora una volta, quindi, la Giunta “sociale” di Pigliaru, che nel programma elettorale si professava vicina ai più deboli, dimostra di essere vicina ai più forti. Questi ritardi calpestano i termini previsti dalla norma regionale e i diritti di tante famiglie che versano in stato di disagio economico. Sono i soliti atteggiamenti lassisti della Giunta Pigliaru, che una volta per tutte debbono finire. Non è accettabile -chiude Tedde- che continuino ad impegnare il loro tempo a litigare per le poltrone mentre la Sardegna affonda.”

Nella foto l’onorevole Tedde

S.I.

Edilizia agevolata: norme per coop

CAGLIARI – Provvedimento atteso nell’ambito dell’edilizia agevolata-convenzionata, quest’oggi in Giunta. Su proposta dell’assessore dei Lavori pubblici Paolo Maninchedda si è data applicazione all’articolo 49 della recente legge regionale 24 del 2016, che ha previsto che le cooperative a proprietà indivisa possano essere autorizzate a cedere in proprietà ai soci gli alloggi realizzati. In passato, invece, questa possibilità era negata: la legge nazionale (la 179 del 1992) consentiva solo di assegnare ai soci gli alloggi in “godimento permanente”, e non in proprietà.

“Dopo tanti anni, abbiamo risposto all’esigenza presentataci da diverse cooperative. Adesso, coloro che ne facciano richiesta, attraverso il procedimento amministrativo che abbiamo definito nelle direttive, potranno diventare pienamente proprietari degli alloggi che abitano, con evidenti benefici”, ha detto l’assessore Maninchedda.
La norma regionale prevede anche un vantaggio per le finanze regionali. La legge 179 del 1992 prevedeva per i soci che ricevevano l’alloggio in godimento permanente un contributo da restituire, senza interessi, in quindici anni a decorrere dal 31mo anno successivo all’ottenimento del contributo. Attraverso il procedimento amministrativo previsto la Regione infine può recuperare in anticipo le somme (che avrebbe iniziato a incassare nel 2033, visto che la realizzazione degli alloggi risale al 2002), mentre i neoproprietari potranno godere di uno sconto del 50% del dovuto se optano per la restituzione, in un’unica soluzione o in dieci anni.

Nella foto Cagliari

S.I.

Sanna pompiere. Ma resta il rogo

SASSARI – Questa sera il sindaco di Sassari Nicola Sanna ha comunicato ufficialmente al consiglio comunale le dimissioni dell’assessore al Bilancio, Tributi, Programmazione, Patrimonio e contratti Alessio Marras. Sarà lo stesso primo cittadino ad assumere ad interim le deleghe. «Voglio cogliere l’occasione per ringraziare l’assessore – ha detto – per la sua dedizione, l’impegno e la serietà politica e umana che ha sempre manifestato in tutta questa esperienza». Il sindaco ha subito chiarito però che «non c’è alcuna conseguenza di carattere politico, sia in ordine ai partiti di maggioranza e di coalizione, sia ai rapporti con gli assessori. La giunta lavorerà da subito per promuovere l’approvazione del bilancio 2017 che era già a buon punto, con il lavoro svolto dall’assessore. Nella prossima seduta del consiglio comunale comunicherò la nomina del nuovo componente della giunta». Il primo cittadino ha quindi ricordato che assieme alla giunta si sta predisponendo il bilancio di metà mandato.

Dunque, ancora una volta, il sindaco Sanna getta getta acqua sul fuoco. Ma la situazione politica resta molto critica. Le distanze che separano la maggioranza dal Primo Cittadino non sono ancora state colmate e difficilmente lo saranno. Infatti il Partito Democratico, almeno nella sua componente più corposa, chiede da tempo un cambio di passo che, però, stenta ad arrivare. E ciò, in vista anche di prossime scadenze elettorali, potrebbe pesare sull’esito delle votazioni. Dunque, ancora, massima allerta. E’ molto probabile che il “caso Sassari”, cosi come quello regionale e forse pure l’analogo di Alghero troveranno compimento con la definizione della nuova segreteria del Pd conseguente al congresso di metà marzo.

Nella foto il sindaco Sanna

S.I.

Pigliaru impugna la Finanziaria

CAGLIARI – “Su mia richiesta la Giunta oggi ha impugnato la Finanziaria dello Stato rispetto agli accantonamenti, un contributo straordinario all’equilibrio della finanza pubblica statale che si è trasformato in un prelievo costante ai danni della Sardegna che consideriamo ingiusto. È una decisione che ha come obiettivo quello di difendere i nostri diritti, che devono essere pari a quelli degli altri cittadini italiani”. Il presidente della Regione Francesco Pigliaru ufficializza così la decisione dell’Esecutivo di ricorrere dinanzi alla Corte Costituzionale per contestare la Legge di stabilità nazionale: vengono impugnati il comma 528 che prevede la proroga degli accantonamenti imposti lo scorso anno (e già impugnati) fino al 2020 e i commi 392 e 394 che fissano i nuovi contributi, sempre in termini di accantonamenti, che lo Stato chiede alle Regioni a Statuto speciale per implementare il fondo sanitario nazionale dal quale però le Regioni a Statuto speciale sono escluse.

Per quanto invece riguarda il cosiddetto Fondo Province e Città Metropolitane (il 438) e il Fondo Regioni (il 433) la Legge di Stabilità non esclude le Regioni a Statuto speciale, che potrebbero però essere tagliate fuori da un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri attualmente in fase di discussione in Conferenza Unificata. Se dunque il Governo procederà in questa direzione, la Giunta impugnerà l’atto amministrativo.

Nella foto il Governatore Pigliaru

S.I.

Sassari: niente Breast Unit

SASSARI – Niente breast unit a Sassari: la scelta è della Regione e il Comune resta a guardare. La portavoce in Consiglio comunale del Movimento Cinque Stelle Desirè Manca richiama l’attenzione su un problema che nel 2015 sembrava – sembrava – in via di soluzione e che ad oggi è invece attualissimo, immerso in una situazione di profondo stallo, stando almeno alle azioni messe in campo dall’Amministrazione del sindaco Nicola Sanna. Negli ultimi giorni arriva poi la notizia dell’apertura di una breast unit al Mater Olbia: la politica resta a guardare e il nord Sardegna paga dazio.

A settembre 2015 il Consiglio comunale di Sassari approva all’unanimità un Ordine del giorno con il quale si richiedeva al sindaco Sanna di intervenire espressamente e con decisione sui vertici dell’allora Asl e al contempo sull’assessorato alla Sanità della Regione Sardegna in vista dell’apertura, in tempi utili e rapidi, di una breast unit presso la struttura sanitaria sassarese. Un’esigenze più volte espressa, una necessità conclamata figlia di dati riferibili a casi e richieste: numeri in forte aumento nel 2016, si parla di circa 300 nuovi casi all’anno. Risultato? Tante promesse spese al vento dall’assessore regionale alla Sanità, il tutto in un quadro caotico e ancora indistinto collegato al riordino del settore sanitario. Promesse, chiaramente, ancora inattese.

Sassari chiedeva a gran voce una breast unit e intanto, come detto, sarà il Mater di Olbia ad ospitare e offrire questo importante servizio alla comunità. “Ma allora è lecito chiedersi che senso ha l’avere, almeno sulla carta, due hub a livello regionale come Sassari e Cagliari – attacca Desirè Manca – quando la realtà racconta di una volontà politica che prescinde da tutto e favorisce indiscutibilmente la città di Olbia e la Gallura”. Non ci sono strumentalizzazioni da fare, nessuno intende giocare con la salute, ma ignorare completamente le richieste di una città, della sua gente e del suo territorio è errore che non si può né si deve commettere. “La dignità delle donne deve essere riconosciuta anche e soprattutto garantendo massima tutela della loro salute – chiude Desirè Manca -. Quello cui assistiamo è invece un teatrino dell’inutilità con sulla scena le decisioni del Consiglio comunale di Sassari. In che modo il sindaco Nicola Sanna sta tutelando il nostro territorio”?

Nella foto l’ospedale di Sassari

S.I.