ALGHERO – Martedì 17 marzo sarà una giornata importante per Fratelli d’Italia Sassari, che accoglierà il capogruppo FdI alla Camera dei deputati Galeazzo Bignami, in visita sul territorio per una serie di eventi dedicati al confronto con amministratori, iscritti e cittadini.
Il primo appuntamento è fissato alle ore 17 a Porto Torres, con una conferenza stampa presso la sala del Museo del Porto in via Bassu 1; a seguire, alle 18.30, a Sassari, Bignami prenderà parte all’incontro a sostegno del “Sì” al Referendum sulla giustizia, che si svolgerà presso l’ex Ma.Ter, in via Maurizio Zanfarino 62. “Siamo di fronte a una riforma di portata storica per costruire giustizia davvero giusta, libera e indipendente. È il momento di compiere una scelta chiara e coraggiosa: i cittadini sono chiamati al voto per sostenere un cambiamento che rafforzi il sistema giudiziario e restituisca piena fiducia nelle istituzioni”, commentano da Fratelli d’Italia.
La giornata si concluderà ad Alghero alle ore 19.45, con l’inaugurazione della nuova sede di Fratelli d’Italia, in via Giovanni XXIII 33. Un momento simbolico e politico allo stesso tempo, che segna un ulteriore passo nel radicamento del partito nella provincia di Sassari e nella crescita della presenza di Fratelli d’Italia in Sardegna
POLITICA
Pd, Partigiani e sindaco Cacciotto: incontro per il “NO” al Referendum
“Marino, ancora scelte sbagliate dall’Asl: intervenga il sindaco”
ALGHERO – «La decisione dell’ASL di ridisegnare l’utilizzo degli spazi e delle sedute operatorie all’Ospedale Marino di Alghero appare caratterizzata da una sproporzione evidente e, allo stato, priva di adeguate giustificazioni tecnico-sanitarie».
Lo dichiarano i rappresentanti di Forza Italia in Consiglio Comunale Marco Tedde, Giovanna Caria, Antonello Peru, Pasqualina Bardino e Nina Ansini.
«Attribuire il 50% delle sedute settimanali alla struttura semplice di Oculistica – proseguono gli esponenti azzurri – lasciando alla struttura complessa di Ortopedia soltanto due sedute e una alla Traumatologia dello sport significa ridurre drasticamente la capacità di risposta di un presidio che negli anni ha rappresentato un punto di riferimento per l’ortopedia e la traumatologia».
«Una scelta che rischia di creare ulteriori criticità in un sistema sanitario già sotto pressione, con pazienti traumatizzati che arrivano anche da Nuoro, dove l’Ortopedia funziona a singhiozzo, e da Sassari, dove i reparti sono ormai sovraccarichi. Col rischio concreto che i pazienti algheresi riprendano i “viaggi della speranza” per poter godere di un trattamento ortopedico».
«A questo si aggiunge una gestione degli spazi del Marino sempre più confusa: all’interno della struttura si stanno collocando servizi e attività diverse – dal SERD al poliambulatorio, dall’Oculistica fino ad altre ipotesi di trasferimento – senza una visione organica e senza una programmazione coerente. Il risultato è una progressiva congestione degli spazi, con problemi logistici e perfino di parcheggi. E questi nuovi assetti paiono contraddire le indicazioni dell’assessorato regionale alla sanità che nel passaggio del Marino da AOU alla ASL garantivano il mantenimento degli standard quantitativi degli anni precedenti e facevano del Marino un centro di riferimento regionale per l’Ortopedia».
«In questo quadro – incalzano gli esponenti di Forza Italia – colpisce il silenzio del sindaco di Alghero, che continua a restare alla finestra mentre la sanità algherese rischia di affondare. Non è accettabile che l’amministrazione comunale resti spettatrice passiva di scelte che incidono direttamente sul diritto alla salute della nostra comunità».
«Chiediamo al sindaco e all’amministrazione di occuparsi con maggiore determinazione anche dei temi della sanità algherese, aprendo un confronto serio con i direttori delle strutture e con i vertici dell’ASL per definire un assetto organizzativo utile ai cittadini, anche in una fase complessa segnata da riorganizzazioni, carenze di personale e lavori di manutenzione e riqualificazione. Una fase, peraltro, caratterizzata da grande confusione a causa dell’assunzione dell’interim dell’assessorato regionale alla sanità da parte della Presidente Todde e della guerra delle poltrone che sta demolendo le basi di una sanità già in difficoltà».
«Occuparsi di sanità – concludono Tedde, Cadeddu, Peru, Bardino e Ansini – non è un optional. È una responsabilità istituzionale verso la comunità. Alghero merita scelte razionali, equilibrio nell’utilizzo degli spazi e una sanità capace di rispondere realmente ai bisogni dei cittadini».
Nella foto il consigliere comunale di Forza Italia, Lina Bardino
Verso il voto, parte la “Rivoluzione gentile” di Cappellacci
CAGLIARI – Parte dalla Sardegna il cammino della “Rivoluzione gentile”, il percorso di incontri e confronto pubblico promosso da Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera, per aprire una riflessione sui valori che dovrebbero guidare la leadership e la vita pubblica. La prima tappa è in programma domani, 13 marzo, alle ore 18.00 a Pula, presso la Biblioteca Comunale (Ex Regia Pretura), nell’ambito della rassegna Incontri d’Autore organizzata dalla Fondazione Pula Cultura Diffusa con il patrocinio del Comune di Pula. L’occasione sarà la presentazione del libro “La rivoluzione gentile – verso la leadership della gentilezza”, scritto da Cappellacci, con prefazione di Gianni Letta e introduzione di Rita Dalla Chiesa. A dialogare con l’autore sarà il giornalista Fabrizio Serra. Il libro propone una riflessione sul bisogno di un nuovo stile di leadership pubblica, capace di superare il linguaggio dello scontro permanente e di recuperare un alfabeto civile fondato su competenza, gentilezza e coraggio. L’incontro di Pula rappresenta il primo appuntamento di un percorso più ampio che Cappellacci intende sviluppare nei prossimi mesi attraverso incontri e momenti di dialogo pubblico. Il cammino della Rivoluzione gentile attraverserà infatti tutta la Sardegna, con tappe in tutte le province dell’isola, per poi proseguire in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Cosenza, Verona e molte altre. “La Rivoluzione gentile – spiega Cappellacci – non è uno slogan, ma un invito a riflettere sui valori che devono orientare la vita pubblica. In un tempo segnato da conflitti e polarizzazioni, c’è bisogno di riscoprire un linguaggio e una cultura della leadership che sappiano unire competenza, rispetto e responsabilità.”
“Alghero, Consiglio e Commissioni nel pantano: basta immobilismo, Alghero merita altro”
ALGHERO – Il coordinamento cittadino della Lega di Alghero: Giorgio Gadoni, Michele Pais , Salvatore Carta, Marco Lombardi, Gabriella Fadda e Sarah Boette, denuncia con forte preoccupazione il grave stallo che ormai da tempo caratterizza l’attività amministrativa della città. Una situazione sotto gli occhi di tutti: l’attività del Consiglio comunale e delle commissioni consiliari risulta di fatto quasi azzerata, mentre l’azione amministrativa appare sempre più debole e priva di una direzione chiara.
Secondo la Lega, ciò che emerge è una condizione di evidente “galleggiamento” politico e amministrativo. La maggioranza che governa la città appare composta da gruppi politici che ormai condividono poco o nulla sul piano politico e programmatico, mentre gli assessori sembrano essere lasciati soli nella propria azione, che appare più individuale e isolata che frutto di una strategia corale.
L’impressione complessiva è quella di una gestione improvvisata e per di più disorganizzata, che fatica a dare risposte alla città e ai suoi bisogni. Una situazione che, sottolinea il coordinamento cittadino della Lega, non può essere letta soltanto in chiave di confronto politico tra maggioranza e opposizione.
“La nostra preoccupazione – spiegano dal coordinamento – va ben oltre il possibile vantaggio politico che una forza di opposizione potrebbe trarre da questa fase. In gioco c’è il presente e soprattutto il futuro della nostra Alghero, che vale molto di più delle dinamiche di partito o dei calcoli di convenienza momentanea”.
Per la Lega è necessario che la maggioranza si fermi a riflettere con serietà sulla situazione attuale. “Serve una scossa, ma soprattutto un sincero esame di coscienza all’interno della coalizione che governa la città. È legittimo chiedersi se esista ancora un vero collante ideologico e programmatico capace di sostenere un progetto amministrativo di lungo periodo, oppure se ci si trovi di fronte a un semplice trattenersi insieme che finisce per danneggiare tutti, a partire dalla città”.
Il coordinamento cittadino sottolinea come in politica l’onestà verso se stessi e verso i cittadini, così come la coerenza delle azioni politiche, debbano sempre prevalere rispetto al tornaconto momentaneo.
Per questo la Lega rivolge un appello diretto alle forze politiche che compongono la maggioranza – una maggioranza che, peraltro, nel corso della legislatura ha già modificato la propria conformazione rispetto all’esito elettorale, rendendo ancora più difficile comprenderne oggi identità e prospettiva – ma anche ai singoli consiglieri comunali.
“Chiediamo un atto di responsabilità politica. La città non può permettersi una fase di immobilismo e di confusione come quella che stiamo vivendo. Alghero ha bisogno di chiarezza, di una guida politica solida e di un’amministrazione capace di lavorare con determinazione per affrontare le sfide presenti e future”.
“100mila euro per il Piano Strategico, libro dei sogni: chi ha scelto la società?”
ALGHERO – «Spendere 100 mila euro dei contribuenti per aggiornare il piano strategico comunale è l’ennesimo sperpero di denaro – uno dei tanti che abbiamo contestato a questa amministrazione sprecona. Un esercizio, quello dell’aggiornamento, più utile a dare incarichi e produrre documenti che a risolvere i problemi reali della città». Lo dichiara Alessandro Cocco, capogruppo di Fratelli d’Italia.
«I piani strategici comunali – sottolinea Cocco – sono inutili libri dei sogni: inutile scrivere nuovi documenti di principio se poi non si è capaci di finanziare e avviare azioni concrete accompagnate da risorse e tempi di realizzazione».
Cocco solleva inoltre interrogativi sulla procedura con cui è stata individuata Lombardini 22 come società incaricata dell’aggiornamento del piano strategico. «Chiediamo se sia stato pubblicato un avviso o svolta un’indagine esplorativa e se tra i soggetti coinvolti sia stata presa in considerazione anche l’Università di Sassari, che rappresenta un’eccellenza del territorio».
«In aula il consigliere di Noi Riformiamo Alghero, Emiliano Piras, ha definito questa spesa uno spreco di denaro pubblico. È una valutazione che condividiamo pienamente – prosegue Cocco – perché i cittadini si aspettano interventi concreti, non nuove e inutili spese per incarichi».
Secondo Fratelli d’Italia, le priorità dell’amministrazione dovrebbero essere altre. «Anziché investire 100 mila euro per aggiornare un libro dei sogni – conclude Cocco – sarebbe più utile sbloccare il piano del commercio, fermo negli uffici dell’assessore competente da due anni e fondamentale per il futuro delle attività economiche della città»
“Tributi, Alghero e Sassari: silenzio tombale per spremere i cittadini”
“Sanità e Aeroporto, altro che eventi: si occupino di più del territorio”
“Sardegna e Alghero investano nel turismo golfistico”
ALGHERO – “Il turismo golfistico rappresenta uno dei segmenti più dinamici del mercato turistico internazionale. Con circa 60 milioni di praticanti nel mondo e un giro d’affari stimato in oltre 20 miliardi di dollari l’anno, il golf attrae visitatori con una capacità di spesa mediamente molto superiore rispetto al turista tradizionale, con effetti positivi su tutta la filiera dell’accoglienza: alberghi, ristorazione, servizi e trasporti.
Non sorprende quindi che il tema sia tornato al centro del dibattito nazionale grazie all’attenzione incondizionata manifestata dal ministro dello Sport Abodi e da quella molto prudente, quasi rinunciataria, dell’assessore del Turismo della Giunta Todde.
La Sardegna possiede caratteristiche straordinarie per diventare una destinazione golfistica di livello internazionale. Tuttavia, l’offerta attuale è ancora limitata. Nell’isola sono presenti solo pochi campi di livello, tra cui eccellenze riconosciute come il Pevero Golf Club, il Tanka Golf Club e il Is Molas Golf Club.
Se si vuole davvero competere con le principali destinazioni europee del turismo golfistico, è evidente che l’offerta debba crescere in modo programmato e sostenibile.
Per aggirare i detrattori ideologici e gli ambientalisti “a prescindere”, è però importante chiarire un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: i campi da golf non devono necessariamente essere realizzati lungo la fascia costiera. Possono essere progettati anche nell’entroterra, a 30, 40 o 50 chilometri dal mare, contribuendo così alla valorizzazione delle aree interne e alla diffusione delle opportunità economiche su tutto il territorio regionale. Ecco, quindi, che viene a cadere ogni obiezione di tipo urbanistico o ambientale. Per il paesaggio credo vi sia ben poco da obbiettare: il verde del golf coniugato alla qualità architettonica delle sue strutture sicuramente migliora il “colpo d’occhio” e lo impreziosisce.
Dal punto di vista territoriale, inoltre, l’impatto sarebbe assolutamente contenuto. Un campo da golf richiede mediamente circa 50 ettari di superficie. Anche ipotizzando la realizzazione di 30 campi da golf, la superficie complessiva interessata sarebbe di circa 1.500 – 2.000 ettari. Una estensione che, rapportata alla dimensione della Sardegna, non rappresenta affatto un consumo sproporzionato di territorio.
Naturalmente, lo sviluppo del golf deve essere accompagnato da soluzioni tecnologiche moderne e sostenibili, in particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico. Oggi esistono sistemi avanzati che consentono di ridurre drasticamente l’impatto sull’ambiente, come l’utilizzo delle acque reflue depurate provenienti dagli impianti di trattamento come accade ad Alghero, l’impiego di impianti di desalinizzazione e tecnologie di irrigazione di ultima generazione che ottimizzano il consumo idrico. Non va dimenticato, inoltre, che campi da golf vengono realizzati e gestiti con successo anche in aree desertiche o semidesertiche, dove la disponibilità di acqua è molto più limitata rispetto alla Sardegna. In questi casi si utilizzano tecnologie specifiche (acque reflue depurate, sistemi di irrigazione intelligenti, erbe resistenti alla siccità, desalinizzazione). Nel deserto del Qatar abbiamo il Doha Golf Club, un campo da 18 buche costruito nel deserto, progettato con laghi artificiali, piante desertiche e irrigazione controllata. In Giordania l’Ayla Golf Club – Aqaba, campo progettato da Greg Norman in una zona arida sul Mar Rosso, realizzato con criteri di sostenibilità ambientale e bacini artificiali che recuperano acqua e favoriscono anche la biodiversità. Negli Emirati Arabi Uniti il Saadiyat Beach Golf Club – Abu Dhabi: campo costruito in un ambiente desertico costiero, irrigato in gran parte con acqua riciclata proveniente dal sistema urbano, con programmi certificati di sostenibilità. Questo dimostra che, con una progettazione intelligente e con l’impiego delle tecnologie adeguate, è possibile conciliare sviluppo turistico e tutela dell’ambiente.
Se inserito in una strategia seria e lungimirante, il golf può diventare uno strumento importante per la destagionalizzazione del turismo, attirando visitatori nei mesi primaverili e autunnali e aumentando il tasso di utilizzo delle strutture ricettive dell’isola.
La vera sfida non è opporre la tutela del territorio allo sviluppo, ma costruire un modello di crescita basato su qualità, sostenibilità e programmazione. In questo quadro, il turismo golfistico può rappresentare una leva significativa per rafforzare la competitività della Sardegna e creare nuove opportunità economiche per le comunità locali”,
Marco Tedde, consigliere nazionale di Forza Italia
“Deserto invernale, la Sardegna deve investire nel golf”
CAGLIARI – “Oltre 7 milioni di golfisti europei cercano il sole della primavera e dell’autunno. Noi li mandiamo in Spagna e Portogallo. Eppure il nostro clima è migliore della Costa del Sol, la nostra cucina non ha rivali e il nostro territorio è unico al mondo. La Sardegna chiude di fatto la stagione turistica a settembre. Da ottobre a maggio alberghi vuoti, ristoranti chiusi, lavoratori stagionali senza reddito e aeroporti con traffico ridotto raccontano una realtà che non è inevitabile: è il risultato di politiche turistiche che per troppo tempo hanno puntato quasi esclusivamente sul turismo balneare.
Il mare resta un pilastro dell’economia dell’isola, ma da solo non basta più. Se vogliamo davvero aumentare il PIL turistico e creare occupazione stabile dobbiamo puntare con decisione sulla destagionalizzazione. In questo scenario il turismo golfistico rappresenta una delle opportunità più concrete e già sperimentate in molte destinazioni del Mediterraneo.
In Europa esistono oltre 7,8 milioni di golfisti tesserati e milioni di viaggiatori che scelgono le proprie vacanze proprio in funzione della possibilità di giocare a golf nei mesi di primavera e autunno. È un mercato enorme che oggi guarda soprattutto alla Spagna e al Portogallo, mentre la Sardegna — pur avendo condizioni climatiche straordinarie — intercetta solo una parte minima di questi flussi.
La Sardegna offre oltre 300 giorni l’anno di clima ideale per il golf, con circa 2.900 ore di sole annue, più della Costa del Sol e dell’Algarve. Con 4-6 campi da golf di standard internazionale l’isola potrebbe attrarre tra 20.000 e 80.000 turisti golf all’anno, generando fino a 150 milioni di euro di indotto e creando fino a 3.500 posti di lavoro tra diretti e indiretti. Soprattutto, permetterebbe di allungare concretamente la stagione turistica, portando visitatori proprio nei mesi oggi più difficili per il settore.
Il turismo golfistico è tra i più redditizi del mercato internazionale. Un golfista spende mediamente tra 450 e 700 euro al giorno, tre o quattro volte più di un turista balneare medio. Un gruppo di quattro golfisti che soggiorna una settimana in Sardegna può generare tra 12.000 e 20.000 euro di spesa sul territorio, distribuita tra hotel, ristorazione, trasporti, shopping e attività culturali. E questa spesa avviene soprattutto nei mesi di marzo, aprile, ottobre e novembre, quando l’economia turistica dell’isola rallenta.
Il golf inoltre non è un’attività isolata: è un moltiplicatore di valore per tutto il territorio. Il turista golfista non si limita a giocare, ma visita i siti archeologici, scopre i nuraghi, percorre le strade del vino e dell’olio, frequenta agriturismi e ristoranti, acquista prodotti dell’artigianato locale. In questo modo il golf diventa una vera porta d’ingresso per il sistema Sardegna, capace di valorizzare enogastronomia, archeologia nuragica, borghi dell’interno e turismo esperienziale.
È ciò che è accaduto in molte realtà europee. L’Algarve in Portogallo genera oggi circa 1,5 miliardi di euro l’anno, La Costa del Sol in Spagna ha costruito un settore da oltre 2 miliardi di euro annui, mentre Cipro, un’isola più piccola della Sardegna, produce oltre 300 milioni di euro l’anno.
Tutti esempi che dimostrano come il golf non sia un lusso, ma una vera infrastruttura turistica capace di attrarre presenze e investimenti durante tutto l’anno.
Anche le obiezioni ambientali oggi possono essere superate grazie alla tecnologia. I campi da golf moderni utilizzano acque reflue depurate, sistemi di irrigazione intelligente e varietà erbose a basso consumo idrico, riducendo drasticamente l’impatto ambientale. In Spagna e Portogallo oltre il 70% dei campi è già irrigato con acque reflue trattate: lo stesso modello può essere adottato in Sardegna, rendendo questi impianti pienamente compatibili con gli obiettivi di sostenibilità.
Per questo proponiamo una strategia chiara: un Piano regionale per il turismo golfistico, con aree vocate, regole paesaggistiche e ambientali precise, utilizzo obbligatorio di acque reflue depurate, incentivi per investimenti certificati e programmi di formazione per nuove professionalità del settore. L’obiettivo è sviluppare un turismo di qualità che integri golf, cultura, paesaggio e identità.
Noi crediamo che questa scelta sia non solo possibile, ma necessaria. E chiediamo alla maggioranza di avere il coraggio di guardare ai dati e di costruire insieme una strategia di sviluppo che la Sardegna non può più rimandare”
Antonello Peru capo gruppo Sardegna al Centro 20VentiConsiglio Regionale della Sardegna