ALGHERO – “La crisi di governo aperta dal ministro dell’Interno con la richiesta di “pieni poteri” pone il Partito Democratico di fronte a due possibilità: prepararsi a fare una durissima opposizione a un governo guidato da Matteo Salvini, insieme a tutte le forze politiche che decideranno di mantenersi nel perimetro costituzionale e democratico, oppure, insieme a quelle stesse forze, provare a disinnescare l’ordigno a orologeria che il capo della Lega sta da tempo posizionando sotto ai pilastri della nostra architettura democratica e che ora ha spregiudicatamente attivato”. Cosi il segretario del Partito Democratico di Alghero Mario Salis che rende note le posizioni dei dem catalani le quali sono in linea con quelle di Renzi volte a fare un “accordo” con i 5 Stelle per evitare di andare ad elezioni.
“Dare per scontato che il Movimento 5 Stelle non voglia o non sia in grado di far parte di questo perimetro democratico-liberale senza andare prima a verificarlo con la serietà, la buona volontà e anche la gravità che la delicata situazione ci impone, oltre che un manifesto pregiudizio, agli occhi della Storia potrebbe rivelarsi un errore politico di cui, un giorno, saremo chiamati a rispondere. Sono ben consapevole delle differenze che ci separano dai 5S e ricordo anch’io le continue offese, le umiliazioni e il fuoco di fila a base di demagogia e fake news che ci hanno riservato fin qui. Allo stesso modo, sono altrettanto consapevole delle violente differenze che separavano i monarchici dai repubblicani, i socialisti dai democristiani, gli azionisti dai comunisti. Differenze che non impedirono a quelle forze di coalizzarsi e collaborare per la salvezza e il riscatto del Paese.
La Storia ci pone talvolta di fronte a richieste sgradite, oltre che difficili. La differenza tra un partito che pone l’interesse del Paese davanti all’interesse di parte, prediligendo una visione politica e sociale a lungo termine, capace di traguardare gli anni e le decadi e non solo le settimane e i mesi, sta tutta nel modo in cui a quelle richieste risponde. Allo stesso tempo, avere la forza, il coraggio e l’umiltà diassumersi la responsabilità di governare gli eventi, piuttosto che subirli, è quel che caratterizza l’impegno politico e distingue un partito da un club cinefilo”.
“Credo
sia infatti giunto il tempo di ammettere che la strategia dei pop
corn non è più eticamente sostenibile, perché quello che stiamo
guardando è un film dell’orrore dove i protagonisti sono persone
vere. Un film in cui a centinaia muoiono nel mare nostrum – uomini,
donne, bambini – mentre sui social media altri uomini e donne,
avvelenati e quotidianamente aizzati come cani rabbiosi, gioiscono e
a loro volta inveiscono contro degli sventurati con frasi qui
irripetibili. Un film in cui salvare vite è diventato reato e
protestare in piazza vietato. Un film in cui la vera sicurezza,
frutto del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine
e della promozione dei valori umani, viene sbeffeggiata. Un film in
cui l’Italia non cresce, l’economia ristagna, l’Iva aumenta al
25% e la colpa viene sempre data a qualcun altro, possibilmente
straniero o, in sua assenza, al Pd. Un film in cui i diritti umani
vengono
rimessi
in discussione e in cui si erodono a poco a poco le conquiste sociali
di donne, omosessuali, bambini, portatori di disabilità. Un film in
cui i buoni sentimenti sono diventati un disvalore e, mentre si
baciano madonnine e vangeli, si rinnegano spudoratamente quegli
stessi valori cristiani a cui ci si appella. Insomma, un film che non
ci piace e che, sfortunatamente, non è nemmeno un film. È la
realtà.
Ma
adesso basta. Se c’è un momento giusto, prima che sia troppo
tardi, per sparigliare le carte e per mandare all’aria i piani
dinamitardi di chi non gradisce i confini imposti dalla democrazia
liberale, dalla Carta Costituzionale e dalla Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani, quel momento è adesso. Naturalmente un qualsiasi
accordo di resistenza con i 5S, ammesso che a loro interessi (ed è
proprio ciò che andrebbe al più presto verificato), non potrebbe
prescindere da questi sei assiomi: 1. L’azzeramento dell’attuale
classe dirigente del Movimento, dimostratasi inadeguata e collusa con
le istanze disumane e illiberali di matrice salviniana; 2.
L’abrogazione dei due cosiddetti decreti sicurezza; 3. La
rimodulazione del reddito di cittadinanza sul modello del reddito di
inclusione, che offre maggiori garanzie di giustizia ed efficacia
sociale; 4. Il mantenimento degli 80 euro, che, come i lavoratori ben
sanno, non sono di Renzi ma di chi se li ritrova in busta paga:
uomini e donne con uno stipendio medio di 1000/1100 euro al mese per
i quali 960 euro in più all’anno possono
fare
la differenza; 5. La sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, che
andrebbe a comprimere
ulteriormente
consumi ed economia gravando, tanto per cambiare, sulle
spalle
di chi ha meno; 6. Una piattaforma politica lungimirante fondata su
un concreto e radicale ambientalismo, dando il massimo impulso alla
cosiddetta green economy
(perché
se non avremo più un pianeta su cui vivere, tutte le altre
considerazioni non avranno la minima importanza), e su una rinnovata
visione
sociale
che ponga la persona umana al centro dell’agire politico.
Immagino
già le possibili obiezioni a questa proposta. Ad alcune credo di
aver già
risposto.
Ma ce n’è almeno un’altra, la più insidiosa, che non ho ancora
affrontato.
Infatti,
c’è chi potrebbe giudicare azzardato l’accostamento con la
stagione della
Resistenza.
Qualcuno potrebbe stimare esagerate le mie considerazioni e sostenere
che non c’è alcun ordigno esplosivo collocato sotto i pilastri del nostro edificio democratico-costituzionale. A questa obiezione non risponderò, perché la risposta l’ha già data Matteo Salvini chiedendo, come ho virgolettato in apertura, che gli elettori gli diano pieni poteri. Ben sapendo che, in una democrazia liberale, i poteri non possono e non devono mai essere pieni. In una democrazia che sia davvero tale, tutto il delicato equilibrio si fonda sulla separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario e su un sistema di bilanciamento interno ed esterno a ciascuno dei poteri. Inoltre, come scrisse Giovanni Spadolini venticinque anni fa, “in democrazia chi ha la maggioranza ha il governo, non il potere”. Un vicepremier e ministro dell’interno che chiede al popolo pieni poteri sta lanciando un segnale forte e chiaro. Un segnale che, d’altronde, col suo sovranismo rabbioso e populista, ci sta inviando da tempo. “Sono preoccupato”, ha dichiarato recentemente Papa Francesco riferendosi al sovranismo imperante, “perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934”. Somiglianze che dovrebbero spingerci a mettere da parte ogni riserva basata su orgoglio, pregiudizi e convenienze di questa o di quella componente. Dovrebbero invece renderci saldi nell’azione, pur nel rispetto del pluralismo interno (che è un nostro valore), e farci assumere le responsabilità che la Storia ci richiede, cogliendo le occasioni che le circostanze ci offrono e facendo del nostro meglio per farle fruttare a unico beneficio della democrazia, dei diritti umani e sociali e della Repubblica italiana”.
Nella foto un incontro del Pd
S.I.