“Benessere animale, chi ha voluto questo obbrobrio politico e amministrativo?”

ALGHERO – “Alla fine la consulenza sul “benessere animale” è stata revocata. Era un obbrobrio amministrativo finalizzato a soddisfare le esigenze  della cattiva politica.

L’amministrazione ne esce a pezzi. Ed è un fatto gravissimo.Una cosa va riconosciuta al dirigente: ha avuto il merito di riesaminare l’atto e di fermarsi davanti alle sue nefandezze. Non siamo noi a dirlo. È la stessa determina di revoca a mettere nero su bianco che la precedente era stata adottata sulla base di “un’istruttoria, non supportata da una compiuta e approfondita valutazione delle effettive esigenze funzionali e organizzative dell’Ente”, con “refusi e rimandi inconferenti rispetto alla selezione in essere”. Ma non basta. La determina aggiunge che “l’incarico individuato non risponde alle concrete necessità operative del Servizio” e presenta “profili di indeterminatezza nella definizione delle competenze richieste, nel possesso dei requisiti generali e specifici, nonché l’esatta configurazione tecnico-giuridica dell’istituto applicato”. Sono parole pesantissime. E spiegano perché quella consulenza sia stata revocata. La revoca arriva dopo le nostre denunce pubbliche, dopo il mio intervento e quelli di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il controllo dell’opposizione ha acceso i riflettori su un provvedimento che, senza quelle contestazioni, avrebbe rischiato di andare avanti. Ma questa vicenda racconta qualcosa di molto più importante della singola consulenza. Racconta la distanza tra la grande narrazione truffa sul benessere animale e ciò che concretamente è stato messo in campo. Ricordiamo tutti il grande intervento dell’assessore: il nuovo Sportello “Amici degli Animali”, il canile da trasformare, la prevenzione degli abbandoni, l’educazione, il recupero comportamentale, le adozioni, le famiglie, gli anziani, le persone fragili. Un progetto raccontato come una vera e propria nuova politica pubblica per il benessere animale. Tutte cose che esistono già e sono praticate ogni giorno nel nostro canile. Poi, quando si passa dalle parole agli atti, arriva una determina per affidare una presunta “alta consulenza e collaborazione tecnico-scientifica”finalizzata alla redazione di linee guida strategiche. E cinque giorni dopo quella determina viene revocata perché, testualmente, “l’incarico individuato non risponde alle concrete necessità operative del Servizio”. È difficile non cogliere la tentata truffa. Tanta enfasi sul benessere animale.
E alla fine, il fatto concreto è che bisognava dare una consulenza che non serviva all’Ente. E allora il dubbio diventa certezza: quel grande progetto era solo finalizzato   a costruire le condizioni per affidare quella consulenza! Perché la determina di revoca dice anche che “i richiami normativi e i contenuti tecnico-giuridici declinati nel provvedimento non consentono di garantire la necessaria e piena coerenza dell’azione amministrativa con gli indirizzi programmatici generali dell’Ente”. E arriva persino a concludere che “l’atto emanato non rispecchia l’effettivo indirizzo politico-amministrativo dell’Ente”. Una disfatta clamorosa e devastante per l’ente, ma annunciata visti i protagonisti.  E qui sta il vero problema politico.

Chi ha voluto quell’atto? E quale indirizzo politico lo ha prodotto?

Perché se la consulenza non serviva alle concrete necessità operative del Comune, qualcuno dovrà spiegare perché si sia tentato di affidarla.

Il canile, poi, è il vero punto.

Perché dietro questa vicenda c’è la gestione del canile, ciò che vi ruota attorno e ciò che si prepara per il futuro. Su questo non pensino di poter distogliere la nostra attenzione.

L’attenzione resterà altissima.

C’è poi il tentativo di violentare la struttura amministrativa. La politica deve dare indirizzi. Ma la struttura amministrativa deve poter lavorare nel rispetto delle norme, della legittimità e delle reali esigenze dell’Ente. E su questo va riconosciuto il ruolo del dirigente che ha corretto il tiro: la struttura non deve essere il luogo nel quale le nefandezze politiche vengono trasformate, a qualunque costo, in atti amministrativi. Chi amministra può chiedere di realizzare un indirizzo. Non può chiedere alla struttura di piegare le regole per raggiungere un risultato illegittimo già deciso. Da ex sindaco, per me questa distinzione è sempre stata fondamentale: la politica indica la direzione, la struttura verifica come percorrerla nel rispetto della legge. Ed è proprio per questo che oggi la domanda è ancora più semplice:

se quella consulenza non serviva al Comune, perché si voleva affidarla?

Non si è cercata una consulenza perché serviva all’Ente. Si è individuato un consulente e poi si è provato a costruirgli intorno una consulenza?

E alla fine la stessa amministrazione ci dice che dietro tutto questo grande racconto sul benessere degli animali, il benessere animale non c’entrava proprio nulla. E allora era corretto chiedersi quello che ci siamo chiesti appena letta le determina revocata: Quale benessere, o di chi, era  l’obiettivo? non certo quello degli animali evidentemente!”

Mario Conoci, Fdi e già sindaco di Alghero

“Caso Sanna – Daga, Cacciotto e il Pd facciano chiarezza”

ALGHERO – “In qualità di consigliere comunale del PSd’Az, esprimo profonda preoccupazione per quanto appreso dalla stampa in merito alla vicenda che coinvolgerebbe gli assessori Sanna e Daga.

Una vicenda che, per quanto emerge dalle notizie pubblicate, presenta aspetti che meritano di essere chiariti e che, inevitabilmente, rischiano di gettare un’ombra sulla politica e sulle istituzioni.
Voglio essere molto chiaro: non intendo puntare il dito contro nessuno e non intendo emettere sentenze sulla base di quanto riportato dalla stampa. Senza accertamenti e senza prove certe, nessuno può essere condannato pubblicamente. Saranno gli organi competenti, qualora necessario, a stabilire cosa sia realmente accaduto e le eventuali responsabilità.
Ma questo non significa che la politica debba rimanere in silenzio.
La politica non può essere una scusante per determinati comportamenti, come se all’interno della politica fosse consentito tutto. Chi ricopre un ruolo pubblico ha una responsabilità ancora maggiore nei confronti della comunità e deve essere consapevole che ogni comportamento può avere conseguenze sulla credibilità delle istituzioni.
Per questo, oggi, pongo una domanda semplice ma doverosa: vogliamo sapere la verità.
Non lo chiedo soltanto come consigliere comunale. Lo chiedo perché ogni cittadino ha il diritto di sapere se quanto sta leggendo sulla stampa corrisponde alla realtà dei fatti.
E c’è un altro aspetto che mi lascia particolarmente perplesso: il silenzio di quelle realtà associative che da anni si battono per la difesa delle donne, contro ogni forma di violenza, sopruso e discriminazione.
Abbiamo visto panchine rosse, giornate di sensibilizzazione, iniziative pubbliche e consigli comunali dedicati alla violenza contro le donne. Abbiamo utilizzato il simbolo del “posto occupato” per ricordare chi non c’è più e per ribadire che davanti alla violenza non si può restare indifferenti.
Sono battaglie importanti e giuste.
Ma i principi devono valere sempre, non soltanto quando è più facile pronunciarli.
Se ciò che è stato riportato dalla stampa dovesse essere confermato, sarebbe necessario che tutti, politica e associazioni comprese, assumessero una posizione chiara.
Se invece i fatti fossero diversi da come sono stati rappresentati, sarà altrettanto importante che ciò venga chiarito e che venga restituita piena dignità alle persone eventualmente coinvolte.
Per questo non chiedo condanne preventive. Chiedo verità, trasparenza e chiarezza.
La politica non può essere macchiata da comportamenti che, se accertati, sarebbero incompatibili con il rispetto delle persone e delle istituzioni.
Non voglio processi mediatici. Voglio che siano i fatti a parlare.
E proprio perché credo nella presunzione di innocenza, ritengo ancora più necessario che su questa vicenda venga fatta chiarezza.
Prima delle appartenenze politiche viene la verità.
Prima degli schieramenti vengono il rispetto delle persone e la dignità delle istituzioni.

Christian Mulas Consigliere comunale PSd’Az

“Caso Sanna-Daga, chi ha fatto soffiare il venticello?”

ALGHERO – “Sulla querelle Daga-Sanna, nelle ultime ore ho letto molte prese di posizione da parte di esponenti dell’opposizione e anche della maggioranza. E non nascondo che, in alcuni casi, ho provato imbarazzo.

L’unica nella quale mi ritrovo è quella della mia capogruppo Gabriella Esposito. Trovo che sia equilibrata e rispettosa. Con garbo ma fermezza mette davanti a tutto la verità dei fatti, senza abbandonarsi alle lusinghe delle illazioni e delle facili conclusioni.

E lo dico non soltanto sulla base di ciò che è stato raccontato in queste ore, ma avendo letto i contenuti in chat. Non ho trovato nulla che potesse essere ricondotto a posizioni misogine o sessiste.

Perché, come ci insegna Gioachino Rossini, la calunnia è un venticello.

E quello che sta avvenendo ricorda proprio la famosa aria: all’inizio una brezza, quasi un sussurro che piano piano entra nelle orecchie della gente. Poi cresce, passa di bocca in bocca, si ingrossa, fino a diventare un forte vento, una tempesta.

Per chi è esposto e ricopre ruoli di governo forse è qualcosa da mettere in conto. Tuttavia la calunnia resta calunnia e va riconosciuta e gestita per quello che è.

C’è invece un aspetto che mi preoccupa molto e sul quale credo sia necessario fare chiarezza: capire chi, e soprattutto perché, abbia consapevolmente messo in moto questa fuga di notizie.

Perché quel venticello, questa volta, qualcuno ha deciso di farlo soffiare”

Luca Madau, consigliere comunale Partito Democratico

“Beautiful a Porta Terra”

ALGHERO – “Nelle puntate precedenti…da mesi, nei corridoi della politica algherese, circola un’indiscrezione mai ufficialmente confermata: l’assessora Raffaella Sanna sarebbe destinata a lasciare il posto alla collega di partito Gabriella Esposito.

Una di quelle voci che tutti conoscono, nessuno conferma e qualcuno, naturalmente, si affretta a definire “fantasiosa”. A Porta Terra, del resto, le fantasie sembrano spesso dotate di un sorprendente senso dell’orientamento.

Poi, improvvisamente, la trama si infittisce.

Raffaella Sanna avrebbe scritto al sindaco e alla segretaria generale denunciando aggressioni verbali, offese e ingerenze da parte di Enrico Daga, assessore e segretario cittadino del PD. Lui cade dalle nuvole e derubrica tutto a “banali dinamiche politiche”. Il sindaco, come nelle migliori soap opera, resta prudentemente dietro le quinte. Gabriella Esposito, indicata dalle insistenti voci di corridoio come possibile sostituta della Sanna, chiede invece che vengano pubblicate la lettera e la chat, perché lei non le avrebbe mai viste.

Una sceneggiatura degna di Beautiful: l’assessora che potrebbe essere sostituita, la possibile sostituta che chiede le prove, il segretario – assessore che minimizza, il sindaco che deve ancora chiarire e una maggioranza che predica trasparenza mentre custodisce gelosamente lettere, messaggi e retroscena.

Naturalmente nessuno sa nulla. Nessuno ha deciso nulla. Nessuno vuole sostituire nessuno. E, soprattutto, non sta accadendo nulla: sono soltanto “banali dinamiche interne”.

Eppure, puntata dopo puntata, abbiamo già assistito allo scontro all’ecocentro, ai messaggi di “guerra” denunciati da un consigliere di maggioranza, alle polemiche sui locali comunali, alle accuse di ingerenza e ora alla clamorosa frattura tra due assessori dello stesso partito.

Non formuliamo sentenze e non attribuiamo verità definitive a indiscrezioni ancora da verificare. Ci limitiamo a osservare la trama. E a ricordare che dietro questa soap opera non c’è una produzione televisiva: ci sono il Comune di Alghero, le sue istituzioni e i cittadini.

Il problema, quindi, non è sapere chi sarà il protagonista della prossima puntata. Il problema è capire chi stia realmente amministrando la città, il vero regista.

Alla prossima puntata di Beautiful – Porta Terra.

Sempre che, nel frattempo, il sindaco non decida finalmente di uscire dalla modalità “comparsa”.
E, nel frattempo, al porto, si celebra l’Unita…”

Marco Di Gangi

“Benessere animale, figuraccia della Giunta Cacciotto”

ALGHERO – La decisione assunta ieri dall’amministrazione sulla determinazione relativa alla “consulenza d’oro” sul benessere animale conferma la fondatezza delle perplessità sollevate appena due giorni fa da Forza Italia sulla procedura per il conferimento di un incarico di alta consulenza in materia di benessere animale. Il gruppo consiliare di Forza Italia aveva chiesto all’Amministrazione di fermarsi e di riconsiderare un atto che presentava, a giudizio dei consiglieri Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini, criticità sia nel metodo sia nel merito. Il provvedimento adottato oggi mette nero su bianco che la precedente determinazione era stata predisposta sulla base di un’istruttoria “non supportata da una compiuta e approfondita valutazione delle effettive esigenze funzionali e organizzative dell’Ente”. Vengono inoltre rilevati nell’avviso “refusi e rimandi inconferenti”, profili di indeterminatezza nella definizione dell’incarico, criticità nell’individuazione delle competenze e dei requisiti richiesti e problemi relativi alla “esatta configurazione tecnico-giuridica dell’istituto applicato”. Non meno significativo è il passaggio nel quale si afferma che i richiami normativi e i contenuti tecnico-giuridici del precedente provvedimento non consentivano di garantire la necessaria coerenza dell’azione amministrativa con gli indirizzi programmatici dell’Ente. E soprattutto, la determina di revoca precisa che l’atto precedente “non rispecchia l’effettivo indirizzo politico-amministrativo dell’ente”. “Non siamo noi a dover commentare o interpretare queste parole – sottolineano Tedde, Peru, Bardino e Ansini –. È il Comune stesso a riconoscere che la procedura presentava criticità nell’istruttoria, nell’individuazione dell’incarico, nei requisiti, nell’impostazione tecnico-giuridica e nella coerenza con l’indirizzo dell’Ente. Sono esattamente i profili sui quali avevamo chiesto un ripensamento”. “Adesso occorre capire come sia stato possibile arrivare all’adozione di un atto che, dopo appena cinque giorni, l’Amministrazione ha ritenuto di dover cancellare. La questione non può esaurirsi nell’adozione del nuovo provvedimento: occorre ricostruire il percorso amministrativo che ha portato alla precedente determinazione e verificare come siano state individuate le esigenze dell’Ente, i requisiti dell’incarico e la relativa configurazione giuridica. E, sopratutto, capire se l’indirizzo politico è arrivato dal sindaco o da un creativo assessore”. Il gruppo azzurro ribadisce che il tema del benessere animale è una priorità che merita attenzione e risorse, ma proprio per questo deve essere affrontato attraverso procedure solide, trasparenti e rispettose dei principi di imparzialità, proporzionalità e buon andamento. “Il nostro obiettivo non è impedire all’Amministrazione di occuparsi del benessere animale. Al contrario, vogliamo che lo faccia nel modo corretto, evitando procedure che possano generare dubbi, contenziosi o condizionamenti sulle future scelte dell’Ente. Ora servono chiarezza, trasparenza e un nuovo percorso amministrativo costruito su basi realmente solide”. “Attendiamo quindi di conoscere quali saranno le prossime determinazioni dell’Amministrazione e se verrà predisposto un nuovo percorso, questa volta preceduto da un’istruttoria completa e coerente che porti finalmente all’acquisizione del canile. Su questo – concludono Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini – continueremo a vigilare con attenzione, utilizzando tutti gli strumenti consiliari a nostra disposizione e lavorando per raggiungere gli obbiettivi a favore del ben esserti animale che sono sempre stati nel DNA di Forza Italia”.

“L’ex-Bar Aroni diventi un centro della cultura e tradizione sassarese”

SASSARI – Nel sempre attuale dibattito sulle condizioni della Città Antica di Sassari, sul progressivo impoverimento del tessuto commerciale e sulla necessità di contrastare il degrado del centro storico, il Coordinatore Metropolitano di Sardegna Al Centro 20 Venti Sassari Manuel Alivesi e la Consigliera Comunale Alessandra Corda intendono avanzare una proposta concreta: recuperare e valorizzare i locali dell’ex Bar Aroni, ancora di proprietà comunale, sebbene da anni inseriti tra gli immobili destinati alla vendita.

“Crediamo – sottolineano Alivesi e Corda – che sia arrivato il momento di interrogarsi seriamente sulla destinazione di questo importante patrimonio pubblico, soprattutto alla luce del ruolo strategico che potrebbe assumere nella rivitalizzazione della parte bassa della Città Antica”.

La proposta nasce dalla considerazione che il patrimonio immobiliare comunale non debba essere valutato esclusivamente in termini di possibile alienazione, ma anche come strumento di politica urbana, culturale e sociale, capace di generare nuove occasioni di frequentazione, aggregazione e sviluppo.

“L’ex Bar Aroni – proseguono – potrebbe diventare un luogo simbolico della rinascita della parte bassa del centro storico. I locali potrebbero essere recuperati e successivamente destinati, attraverso procedure pubbliche e trasparenti, a soggetti culturali, associazioni, fondazioni o realtà capaci di sviluppare un progetto di interesse pubblico”.

Tra le ipotesi che potrebbero essere approfondite vi è anche quella della realizzazione di un museo multimediale dedicato ai Candelieri, alla Faradda e alla storia della Festha Manna, capace di raccontare attraverso strumenti digitali, immagini, filmati, ricostruzioni immersive e testimonianze una delle più importanti espressioni dell’identità culturale sassarese.

“Non proponiamo una soluzione precostituita – precisano Alivesi e Corda – ma chiediamo all’Amministrazione di aprire una riflessione seria e concreta. L’ex Bar Aroni potrebbe ospitare un progetto culturale innovativo, diventando un nuovo punto di attrazione per cittadini, visitatori e turisti e contribuendo a ricucire la parte bassa del centro storico con il resto della Città Antica”.

La proposta si inserisce, inoltre, nel confronto sulle politiche di riqualificazione del centro storico.

“Non possiamo non rilevare – affermano Alivesi e Corda – come la precedente Amministrazione Civica abbia messo in campo una significativa attività di programmazione e di investimento, anche sotto il profilo finanziario, con interventi sulle infrastrutture e sugli spazi pubblici del centro: l’intera programmazione PINQUA, dal Centro Intercambio a via XXV Aprile, dal progetto Turritania alla riqualificazione di piazze ed edifici comunali”.

“Riteniamo invece che l’attuale Amministrazione debba ancora indicare alla Città un nuovo e organico programma di interventi per il recupero, la valorizzazione e la rivitalizzazione della Città Antica, capace di andare oltre la gestione dell’esistente e di delineare una vera strategia per il futuro del centro storico”.

Per Alivesi e Corda, il recupero dell’ex Bar Aroni potrebbe rappresentare proprio uno dei primi tasselli di questa nuova strategia.

“Il centro storico non si recupera soltanto intervenendo sul decoro urbano. Servono funzioni, attività, cultura, iniziative e luoghi capaci di riportare le persone a vivere quotidianamente la Città Antica. Il patrimonio comunale può e deve essere utilizzato anche per questo obiettivo”.

“Per queste ragioni – concludono – chiediamo all’Amministrazione di verificare concretamente la possibilità di sospendere o riconsiderare la destinazione alla vendita dei locali dell’ex Bar Aroni e di predisporre uno studio di fattibilità per il loro recupero e la loro valorizzazione. Potrebbe essere una piccola operazione dal grande significato: trasformare un immobile oggi inutilizzato in un nuovo luogo della cultura, dell’identità e della socialità sassarese”.

“Caso Sanna-Daga, che fine ha fatto la Rete delle Donne?”

CASO ASSESSORA SANNA, BARDINO E ANSINI: “SE LE ACCUSE SARANNO ACCERTATE, SAREBBE UN FATTO DI MISOGINIA E POLITICA MASCHILISTA. LA RETE DELLE DONNE PRENDA POSIZIONE”

La presidente di Azzurro Donna Sassari Lina Bardino e la consigliera metropolitana di Forza Italia Nina Ansini: “Chi ha il compito di difendere i diritti delle donne non può rimanere in silenzio”

ALGHERO, 8 settembre 2026 – “Se le accuse riportate dalla stampa e avanzate dall’assessora Raffaella Sanna nei confronti del collega di Giunta Enrico Daga dovessero trovare conferma e risultare accertate, saremmo davanti a un fatto di estrema gravità, che non potrebbe essere derubricato a semplice conflitto politico o personale. Ci troveremmo di fronte a comportamenti che, per modalità e contenuti, richiederebbero una riflessione seria anche sul piano della misoginia e della cultura politica maschilista”.

A sostenerlo sono Lina Bardino, presidente di Azzurro Donna Provincia di Sassari e consigliera comunale di Forza Italia, e Nina Ansini, consigliera metropolitana e comunale di Forza Italia, che intervengono sulla vicenda che vede coinvolta l’assessora Raffaella Sanna.

“Proprio per questo – sottolineano Bardino e Ansini – ci aspettiamo una presa di posizione chiara e determinata da parte di chi, come la Rete delle Donne, ha tra i propri obiettivi la tutela della dignità, dei diritti e del ruolo delle donne nella società e nelle istituzioni. Se una donna impegnata nelle istituzioni denuncia comportamenti che ritiene vessatori, offensivi e riconducibili al mobbing, non si può far finta di nulla. Occorre ascoltare, approfondire e, se i fatti saranno confermati, stigmatizzarli con assoluta fermezza”.

“Raffaella Sanna – aggiungono – è, a nostro giudizio, un assessore competente e preparato, che ha dimostrato pacatezza, capacità di approfondimento e una visione di prospettiva nell’esercizio del proprio incarico. Proprio per questo riteniamo ancora più importante che possa svolgere il proprio ruolo in un ambiente istituzionale improntato al rispetto reciproco, senza pressioni, intimidazioni o comportamenti che possano limitarne la libertà e l’autonomia”.

“Non intendiamo sostituirci a chi dovrà accertare i fatti – precisano le due esponenti di Forza Italia – e non formuliamo giudizi definitivi su responsabilità che dovranno essere verificate. Ma proprio perché le accuse sono così gravi, riteniamo che chi ha il compito di tutelare le donne non possa restare alla finestra”.

“Una eventuale condotta vessatoria nei confronti di una donna impegnata in politica e nelle istituzioni sarebbe ancora più grave perché rischierebbe di riproporre una cultura nella quale l’affermazione professionale e politica di una donna viene ostacolata, delegittimata o resa più difficile attraverso atteggiamenti e comportamenti che non possono essere accettati”.

“Questi fatti – concludono Bardino e Ansini – non possono passare sotto traccia. Se saranno accertati, dovranno essere denunciati e stigmatizzati con determinazione, non per alimentare una contrapposizione politica, ma per impedire che possano ripetersi. Ci aspettiamo quindi una presa di posizione forte della Rete delle Donne e di tutte le realtà che hanno a cuore la tutela della dignità femminile. La difesa delle donne e della loro piena libertà di esercitare ruoli politici e istituzionali non può essere selettiva né dipendere dall’appartenenza politica”.

“Caso Sanna-Daga, Cacciotto continua a nascondersi”

ALGHERO – “L’assessore Daga prova a liquidare tutto come “banali dinamiche interne” e normale dialettica politica. Ma se quanto riportato dalla stampa fosse confermato, saremmo davanti a fatti gravi, a comportamenti intimidatori e prevaricanti, non a un semplice confronto politico».
Lo dichiarano i capigruppo dell’opposizione Marco Tedde per Forza Italia, Alessandro Cocco per Fratelli d’Italia, Raffaele Salvatore per UDC–Patto per Alghero, Michele Pais per Lega, Massimiliano Fadda per Prima Alghero e Giovanna Caria per Riformatori Sardi.
«Daga farebbe meglio a spiegare cosa è accaduto e evitare questa strategia con cui cerca di minimizzare le denunce della collega. Definire “banali” le accuse di una collega rispettabile, che ha parlato apertamente di offese e mobbing politico è inaccettabile. Basti ricordare come Daga si sia già distinto per i suoi modi assolutamente fuori dalle righe: li ha denunciati in passato il Consigliere Colledanchise che ha raccontato di aver subito minacce, li abbiamo denunciati noi con la famigerata lite all’ecocentro, e li hanno sperimentati tanti cittadini che son stati insultati dall’assessore sui social. Ora Daga cerca di minimizzare la denuncia della collega per liquidarla in fretta».
«Il punto, però, oggi riguarda soprattutto il sindaco. Cacciotto non può più continuare a nascondersi. Deve dire se ritiene ancora sostenibile la permanenza di Daga in Giunta o se sia arrivato il momento di prendere provvedimenti, ora che perfino un autorevole esponente della sua stessa maggioranza ne ha chiesto pubblicamente le dimissioni».
«Chiediamo anche agli altri assessori e alla capogruppo del PD di esprimersi: la solidarietà all’Assessore Sanna non può restare affidata a frasi sussurrate nei corridoi. La sinistra, che ama richiamare valori di inclusione, rispetto e linguaggio gentile, ora deve avere il coraggio di parlare chiaramente e prendere una posizione».
«Questa è a tutti gli effetti una questione di sanità istituzionale. Il sindaco chiarisca subito in Consiglio comunale: il tempo delle minimizzazioni è finito».

“Caso Sanna, non mi farò intimidire”

ALGHERO – “Cado dalle nuvole e mi meraviglia che donne e uomini realmente maltrattati da alcuni politici locali si accodino a ricostruzioni della realtà fantasiose contravvenendo alla normale dialettica politica.

Personalmente non ho elementi per commentare una vicenda che riguarda il rapporto tra un’ assessora e il sindaco.
Se esistono questioni sarà il sindaco, come è giusto che sia, a fare le proprie valutazioni.

Quello che mi colpisce è la velocità con cui banali dinamiche interne diventano un caso mediatico.

In politica il confronto esiste, a volte acceso, ma fa parte della dialettica. Per quanto mi riguarda, continuerò a fare quello che facciamo ogni giorno in giunta: confrontarci, spronarci e motivarci per dare risposte concrete alla città, con la franchezza necessaria.

È sulle priorità della città che voglio restare concentrato.

E so che man mano che chiuderemo cantieri e otterremo risultati per la città, il livello dello scontro si alzerà.
È tutto messo in conto, ma non mi farò intimidire.

Nel frattempo sto seriamente pensando di adire alle vie legali nei confronti di chi sta cercando in tutti i modi di diffamarmi.
Anche perché ho una moglie e un figlio a cui devo rendere conto”

Enrico Daga, assessore comunale e segretario Pd

“Caso Sanna, Colledanchise chiede le dimissioni di Daga”

Colledanchise: «Solidarietà a Raffaella Sanna. Ora il Sindaco faccia chiarezza: le dimissioni di Daga sarebbero un segnale politico importante»

«Desidero esprimere la mia piena solidarietà all’assessora Raffaella Sanna per quanto, secondo le notizie apparse sulla stampa, avrebbe formalmente rappresentato al sindaco Raimondo Cacciotto e alla Segretaria generale del Comune in merito ai rapporti con l’assessore Enrico Daga. Se quanto riportato dovesse trovare conferma, ci troveremmo davanti a una vicenda che non può essere considerata una semplice tensione interna al Partito Democratico o alla maggioranza, ma che investe direttamente il clima politico e istituzionale nel quale viene amministrata la città».

Lo dichiara il consigliere comunale Marco Colledanchise, che richiama anche alcuni episodi precedenti che, a suo giudizio, avrebbero già dovuto determinare una maggiore attenzione da parte del Sindaco.

«Parlo anche per esperienza personale. Nei mesi scorsi ho denunciato pubblicamente messaggi e comportamenti che avevo ritenuto estremamente gravi, compreso un messaggio nel quale mi veniva prospettata una “guerra” nei miei confronti che, per i termini utilizzati, ritenevo travalicasse ampiamente il normale confronto politico. Avevo inoltre denunciato un episodio fisico verificatosi durante una seduta del Consiglio comunale. Mi ero assunto la responsabilità di rendere pubblici quei fatti, ma evidentemente le mie parole non furono sufficienti per determinare una presa di posizione politica adeguata».

«Successivamente abbiamo assistito anche alla vicenda dell’ecocentro, che generò fortissime polemiche e contestazioni rispetto all’atteggiamento tenuto e al richiamo al proprio ruolo istituzionale. A questo si aggiungono le questioni che ho più volte sollevato rispetto alla gestione, all’utilizzo e alla consegna di locali pubblici, in alcuni casi senza che vi fosse un preventivo avviso pubblico e con modalità sulle quali ritengo necessario fare piena chiarezza anche sotto il profilo della trasparenza amministrativa. Si tratta naturalmente di vicende differenti, che devono essere valutate ciascuna nel proprio merito, ma che non possono essere completamente scollegate dal quadro che oggi emerge».

Secondo Colledanchise, quanto denunciato dall’assessora Sanna rende adesso non più rinviabile una valutazione politica complessiva.

«Quando a denunciare determinati comportamenti ero io, qualcuno ha probabilmente preferito leggere quanto accaduto come una vicenda personale o come il frutto delle normali tensioni della politica. Oggi, però, secondo quanto riportato dalla stampa, è una componente della stessa Giunta a rivolgersi formalmente al Sindaco e alla Segretaria generale denunciando aggressioni, offese e comportamenti ritenuti inaccettabili. Questo cambia inevitabilmente il quadro e rende ancora più urgente una presa di posizione chiara».

«Non è più possibile andare avanti facendo finta che ogni episodio sia isolato dal precedente, aspettando semplicemente che la polemica del momento si spenga. Quando emergono ripetutamente contestazioni di questa natura, il compito della politica e soprattutto di chi guida un’amministrazione è quello di intervenire, verificare e assumersi le proprie responsabilità».

Da qui la richiesta rivolta direttamente al sindaco Raimondo Cacciotto.

«Chiedo formalmente al Sindaco di fare immediatamente chiarezza su quanto sta accadendo e di assumersi fino in fondo la responsabilità politica che deriva dal suo ruolo. Qualora i fatti denunciati trovassero conferma, ritengo che non vi sarebbero più le condizioni politiche perché Enrico Daga possa continuare serenamente a ricoprire il ruolo di assessore. A mio giudizio, le sue dimissioni rappresenterebbero già oggi un segnale importante di responsabilità e rispetto delle istituzioni. In assenza di un passo indietro volontario, qualora le contestazioni venissero confermate, sarebbe il Sindaco a dover valutare conseguentemente la revoca delle deleghe».

Colledanchise estende infine la propria solidarietà a chiunque possa essersi trovato in situazioni analoghe senza avere avuto la possibilità o il coraggio di denunciarle.

«La solidarietà che esprimo oggi a Raffaella Sanna è anche rivolta a tutte quelle persone che, nella politica, nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro o nella vita quotidiana, possono essersi trovate davanti a prepotenze, pressioni, intimidazioni o atteggiamenti aggressivi senza avere la forza o la serenità necessarie per renderli pubblici. Nessuno deve avere paura delle conseguenze di un dissenso e nessuno deve sentirsi costretto al silenzio per tutelare la propria tranquillità personale o professionale».

«Questa vicenda pone inoltre una questione politica particolarmente rilevante per una maggioranza di centrosinistra che fa del rispetto, del dialogo, dell’inclusione e della tutela delle persone una parte importante della propria identità pubblica. I valori, però, acquistano significato soltanto quando vengono applicati anche nei confronti di chi appartiene alla propria parte politica. È troppo semplice rivendicarli nei discorsi pubblici e molto più difficile dimostrarli quando ciò impone decisioni scomode».

«Non bastano bei comunicati, slogan o post perfettamente confezionati, magari anche attraverso l’intelligenza artificiale, per renderci persone corrette, rispettose o portatrici di determinati valori. La credibilità si misura nei comportamenti concreti, nella coerenza e nella capacità di assumersi le proprie responsabilità quando arriva il momento di farlo».

«Spero quindi che questa volta il sindaco Cacciotto comprenda fino in fondo la gravità della situazione. Non chiedo condanne preventive né processi sommari, ma chiarezza, responsabilità e conseguenze politiche coerenti qualora quanto denunciato venga confermato. Dopo tutto ciò che è già accaduto, limitarsi ancora una volta al silenzio o alla minimizzazione non sarebbe più una non-scelta: sarebbe una precisa scelta politica».