“Consulta emigrazione, la Giunta commissaria Desiree Manca: atto illegittimo”
CAGLIARI – «La Giunta regionale è stata costretta a sospendere la vergognosa deliberazione con cui si voleva epurare il dottor Aldo Aledda dalla Consulta regionale dell’emigrazione. Un atto gravemente illegittimo che ho denunciato fin dal primo momento e che oggi viene clamorosamente ripudiato nei fatti». Lo dichiara Michele Pais.
«Quella delibera – prosegue Pais – rappresentava un vero e proprio abominio giuridico, fondato su motivazioni inconsistenti e pericolosamente orientato a introdurre logiche politiche in un organismo che, per sua natura, deve restare autonomo e libero da condizionamenti partitici. La Consulta dell’emigrazione non è e non può diventare terreno di alimentazione politica».
Pais rivendica il lavoro svolto. «Sono stato il primo a denunciare con forza questa vergogna, evidenziandone i profili di illegittimità e i rischi per la credibilità delle istituzioni. Successivamente, anche la VI Commissione regionale ha censurato quell’atto, confermando i dubbi sulla sua tenuta giuridica e sulla carenza di motivazioni. Oggi la sospensione da parte della Giunta certifica che avevamo ragione, commissariando e sfiduciando di fatto l’Assessore Desire Manca, proponente della delibera».
«Si tratta di una vicenda grave – conclude Pais – che deve far riflettere. Non si può pensare di rimuovere figure di alto profilo come il dottor Aledda per ragioni che nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico. Giù le mani della politica dal mondo dell’emigrazione: serve rispetto per le competenze, per le comunità dei sardi in Itali e nel mondo e per le Istituzioni».
Giornata del libro e di Sant Jordi: Per una vela en el mar blau
Si forma anche come attrice e regista attraverso stages internazionali con importanti artisti.
Inizia la sua carriera teatrale con Il crogiuolo di Cagliari.
Fonda e dirige il gruppo Maschere Nere (1991-1997), lavorando come attrice, autrice e regista.
Collabora con il Teatro di Sardegna, partecipa a produzioni radiofoniche e cinematografiche, e crea recital che uniscono musica e poesia.
Es forma també com a actriu i directora amb artistes internacionals.
Inicia la seva trajectòria teatral amb Il crogiuolo de Càller.
Funda i dirigeix el grup Maschere Nere (1991-1997), on treballa com a actriu, autora i directora.
Col·labora amb el Teatro di Sardegna, participa en produccions radiofòniques i cinematogràfiques, i crea recitals que combinen música i poesia.
Emergenza casa, Bamonti con Mulas: “Ottenere subito gli alloggi di Fertilia”
ALGHERO – “Non è più il tempo delle analisi né delle giustificazioni: è il tempo delle decisioni e delle azioni immediate. Il caso dei 34 alloggi dell’Aeronautica Militare a Fertilia, oggi ancora vuoti, è il simbolo di un bisogno sociale crescente e urgente. Mentre famiglie, lavoratori e giovani non riescono a trovare una casa, esistono abitazioni che restano inspiegabilmente ferme. Questa situazione non è più accettabile. È necessario pressare con forza: tutti i soggetti coinvolti, a partire dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, devono attivarsi senza ulteriori rinvii per completare ogni passaggio amministrativo e trasferire questi 34 alloggi al Comune di Alghero.
Non servono più tavoli, promesse o interlocuzioni infinite. Serve una tempistica certa e rapidissima, perché ogni giorno di ritardo significa lasciare cittadini senza risposte e alimentare un disagio sociale sempre più grave. Il Comune deve essere messo nelle condizioni di procedere subito con l’assegnazione di quegli alloggi, dando una risposta concreta alla sete urgente di case che oggi caratterizza la città. Chi ha responsabilità agisca ora”
Alberto Bamonti consigliere comunale Gruppo Noi Riformiamo Alghero.
“Alghero, emergenza abitativa: usare subito gli alloggi dell’Aeronautica a Fertilia”
ALGHERO – “Ad Alghero siamo ormai di fronte a una vera e propria emergenza abitativa. Non si tratta più di un disagio isolato, ma di una crisi strutturale che colpisce famiglie, giovani, lavoratori e anziani.
Affittare un appartamento è diventato un privilegio per pochi, mentre acquistarlo è fuori dalla portata di molti. I prezzi sono fuori controllo, gli stipendi restano fermi e l’offerta di case per residenti continua a ridursi, schiacciata dall’espansione delle locazioni turistiche brevi.
In questo contesto già drammatico, emerge una situazione che definire paradossale è riduttivo: a Fertilia, frazione di Alghero, 34 appartamenti dell’Aeronautica Militare risultano abbandonati da anni.
Si tratta delle ex palazzine per sottufficiali, costruite tra il 1937 e il 1938 insieme all’aeroporto della Nurra, oggi lasciate in uno stato di degrado inaccettabile. Nel 2025 si è arrivati persino al crollo del tetto di uno degli edifici, simbolo evidente di un abbandono protratto e irresponsabile.
Nonostante le ripetute richieste dell’amministrazione comunale, l’Aeronautica Militare e gli enti competenti non hanno fornito risposte concrete, preferendo lasciare questi immobili inutilizzati invece di destinarli a chi oggi una casa non ce l’ha.
Questa situazione è inaccettabile.
Non è tollerabile che, mentre decine di famiglie cercano disperatamente un’abitazione, beni pubblici restino vuoti e in rovina. È assurdo continuare a parlare di progetti e riqualificazioni mai realizzate mentre l’emergenza cresce giorno dopo giorno.
Chiediamo con forza:
l’immediata apertura di un tavolo istituzionale con l’Aeronautica Militare e l’Agenzia del Demanio;
un piano concreto e urgente per il recupero e la destinazione abitativa degli immobili di Fertilia;
interventi strutturali per contrastare la crisi abitativa ad Alghero, a partire dall’aumento dell’offerta di case per residenti.
Non si può più aspettare.
La casa è un diritto, non un privilegio. Lasciare 34 appartamenti vuoti mentre i cittadini non trovano un tetto sotto cui vivere è una responsabilità politica e istituzionale che qualcuno deve assumersi”.
Christian Mulas (PSd’Az)
“Rottamazione quinquies: nessuna rincorsa, ma un lavoro serio per una misura equa e sostenibile”
ALGHERO – “Respingiamo una lettura strumentale e propagandistica che tenta di trasformare un lavoro di approfondimento e responsabilità in un presunto ritardo politico.
Se la tutela di cittadini, famiglie e attività economiche ci sta a cuore – e ci sta profondamente a cuore – è proprio per questo che la definizione del regolamento sulla rottamazione quinquies è stata affrontata con attenzione, ponderazione e senso di responsabilità. Non si tratta di “tempo perso”, ma del tempo necessario per costruire uno strumento realmente efficace, socialmente utile e giuridicamente solido.
Parliamo di una misura delicata, che incide su equilibri economici e sociali importanti e che richiede di tenere insieme due principi ugualmente meritevoli di tutela: offrire una concreta opportunità a chi, per difficoltà oggettive, si è trovato in ritardo con i tributi locali, ma allo stesso tempo salvaguardare il principio di equità verso chi quegli obblighi li ha sempre onorati con puntualità e sacrificio. Una buona amministrazione non contrappone questi diritti, ma li compone attraverso regole equilibrate, evitando che una misura di sollievo si traduca in una distorsione nei confronti dei contribuenti corretti.
È questo il senso dell’approfondimento svolto in queste settimane: non ostacolare la rottamazione, ma renderla sostenibile, accessibile e credibile, evitando scorciatoie che avrebbero prodotto contenziosi, disparità o effetti opposti a quelli dichiarati.
Non ci parlino di “rincorsa”, quando siamo davanti a un lavoro di affinamento di un regolamento Sarebbe stato ben più grave approvare in fretta un testo fragile e approssimativo. La serietà amministrativa non si misura con la fretta, ma con la qualità degli atti.
Le valutazioni tecniche compiute, anche sugli strumenti di garanzia e sulle modalità applicative, non nascono da un approccio punitivo, ma dalla volontà di far sì che la misura funzioni davvero e regga nel tempo, tutelando sia chi intende aderire sia l’interesse pubblico.
Ci dispiace che l’opposizione scelga ancora una volta la polemica invece del merito. La verità è che questa maggioranza non è “corsa ai ripari”: ha lavorato per consegnare alla città un regolamento serio, equilibrato e capace di coniugare solidarietà e responsabilità.
Perché quando si parla di tributi, famiglie e imprese non servono slogan. Serve buona amministrazione. Ed è esattamente ciò che stiamo facendo.”
Partito Democratico Alghero
“Caval Marì, ancora abbandono e degrado: troppo tempo perso”
ALGHERO – “Intervengo sull’immobile oggi denominato Caval Marì, uno dei principali spazi ancora da riqualificare lungo la passeggiata del lungomare Dante, una delle aree più frequentate e rappresentative della nostra città. Dopo anni di abbandono, oggi sempre più evidente anche per la pericolosità che rappresenta, la mia amministrazione aveva avviato un percorso concreto per restituire questo immobile alla sua funzione originaria, attualizzata e resa sostenibile.
Era stato pubblicato un avviso pubblico rivolto ai privati che aveva riscosso grande partecipazione, con numerose proposte progettuali. È stato quindi individuato un progetto vincitore di alto profilo, capace di integrare attività culturali e di intrattenimento, funzioni ricettive, soluzioni avanzate di sostenibilità energetica e una qualità architettonica coerente con il pregio del sito.
Ho avuto anche il piacere di presentare pubblicamente questo progetto, redatto dall’ingegner Sergio Murgia e sostenuto da una compagine imprenditoriale pronta a finanziarlo e gestirlo.
Oggi, a oltre due anni di distanza, la pratica è non è ancora uscita dagli uffici comunali.
Il progetto, per quanto risulta, pare sia seguito — in modo particolare ed encomiabile — direttamente dal dirigente del settore demanio, lo stesso quale fanno capo anche altri ambiti fondamentali dell’amministrazione e che in questa fase esercita un ruolo centrale e determinante nella gestione del procedimento.
Un ruolo che comporta una responsabilità altrettanto chiara: garantire il pieno rispetto degli esiti del bando, senza introdurre modifiche sostanziali al progetto originario.
Pare siano intervenute, infatti, modifiche rispetto al progetto originario, che, secondo quanto avrebbero correttamente rilevato gli uffici competenti, determinerebbero difformità rispetto al progetto vincitore del bando. Questo fatto avrebbe, tra l’altro, indotto il progettista originario ad abbandonare il progetto.
Questo scenario è estremamente delicato. Eventuali variazioni sostanziali esporrebbero l’amministrazione a quasi certi ricorsi da parte dei soggetti non aggiudicatari, potrebbero configurare irregolarità amministrative e, nei casi più gravi, portare all’annullamento della gara. Oltre che altre e più gravi conseguenze.
Va ricordato che la vittoria del progetto è derivata da un equilibrio preciso di elementi valutati e punteggiati. Alterare tali elementi significa mettere in discussione l’intero procedimento.
Per questo motivo ribadisco con forza un principio: il rispetto rigoroso degli esiti del bando, senza modifiche sostanziali, proprio per non mettere a rischio la realizzazione dell’opera e lasciare nel degrado, sempre più evidente, quel sito.
In una fase così delicata, l’azione amministrativa deve essere improntata, oltre che ad efficienza e concretezza, a trasparenza, correttezza e piena legittimità.
Mi auguro che non si perda altro tempo. La riqualificazione di quell’area rappresenta un intervento fondamentale per il decoro urbano, un’opportunità per il rilancio turistico e un recupero importante della memoria storica legata al turismo della città.
Ma soprattutto è un’occasione per dimostrare che Alghero sa coniugare tradizione e innovazione, guardando al futuro senza tradire le proprie radici nel pieno rispetto delle regole”.
Mario Conoci Sindaco di Alghero 2019/2024
Giunta Regionale, le ultime delibere adottate
“Aeroporto Cagliari, protesta lavoratori: sciopero il 19 maggio”
CAGLIARI – “Dopo l’esito negativo dell’incontro svoltosi il 23 aprile in Prefettura a Cagliari, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI hanno proclamato una prima azione di sciopero di 4 ore per il personale del Gruppo Sogaer dell’aeroporto di Cagliari-Elmas. Lo sciopero si terrà il 19 maggio 2026 dalle 11 alle 15. Contestualmente è stata indetta anche l’astensione da tutte le prestazioni di lavoro straordinario e supplementare dalle 00.01 del 24 aprile alle 23.59 del 19 maggio.
Proclamazione prima azione di sciopero e astensione dal lavoro straordinario del personale del Gruppo Sogaer – aeroporto di Cagliari.
Secondo le sigle sindacali, il confronto in Prefettura ha evidenziato ancora una volta l’assenza di risposte concrete da parte aziendale sui temi al centro della vertenza: premio di risultato, lavaggio dei DPI, ferie, maggiorazione domenicale e, più in generale, il rispetto delle condizioni di lavoro e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
“L’azienda continua a rinviare, a sottrarsi alle proprie responsabilità e a non misurarsi nel merito con richieste giuste e fondate”, dichiarano FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI. “Per questo la mobilitazione si rafforza: perché nasce da problemi reali e dalla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno garantiscono l’operatività dello scalo”.
La vertenza, aggiungono, non riguarda solo aspetti economici, ma investe anche un principio più generale di rispetto del lavoro, riconoscimento dei diritti e qualità delle relazioni industriali. “La mobilitazione rappresenta una scelta necessaria per ristabilire un equilibrio in un confronto che, fino a oggi, l’azienda ha affrontato senza una reale volontà di trovare soluzioni vere”
Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla possibile privatizzazione dello scalo di Cagliari e su un management ormai prossimo alla scadenza, si rischia di relegare in secondo piano le prospettive e le condizioni dei lavoratori. Un aspetto che, al contrario, riteniamo centrale e imprescindibile per garantire il corretto funzionamento dell’aeroporto.
Le organizzazioni sindacali precisano infine che la protesta si svolgerà nel rispetto della normativa vigente, con garanzia delle prestazioni indispensabili e dei servizi minimi essenziali, in particolare per le attività aeroportuali e i servizi di sicurezza.
Proclamazione prima azione di sciopero e astensione dal lavoro straordinario del personale del Gruppo Sogaer”.
“Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”
ALGHERO – “C’è un momento, nei procedimenti urbanistici, in cui la forma resta intatta ma la sostanza
cambia completamente. Tutto appare corretto: un’istruttoria positiva, una commissione
convocata, interventi istituzionali, un voto finale favorevole. Eppure, dentro questa sequenza
apparentemente lineare, si consuma uno slittamento più profondo: la pianificazione non
guida più le trasformazioni, ma finisce per inseguirle.
La scena è ormai ricorrente. Il presidente apre la seduta richiamando un obbligo
procedurale, in questo caso il decreto Floris del 1983, chiarendo fin da subito che la
commissione è chiamata sostanzialmente a una presa d’atto di quanto già definito dagli
uffici. L’assessore interviene subito dopo e colloca la pratica all’interno di una continuità
amministrativa: casi simili sono già stati affrontati e il criterio seguito è sempre stato quello
della conformità al piano di conservazione e valorizzazione delle aree di bonifica. Il dirigente
rafforza questa impostazione restando su un piano strettamente numerico: ettari, cubature,
numero di camere per superficie fondiaria. Nessun consigliere pone domande, nessuno
chiede chiarimenti sul merito urbanistico dell’intervento. Si arriva rapidamente al voto, che
conferma quanto già implicitamente deciso.
In questo caso, però, alcuni elementi del verbale rendono ancora più chiaro il quadro.
L’intervento riguarda la società agricola Agribel S.r.l., che presenta per la terza volta una
richiesta di incremento volumetrico oltre la soglia dei 3.000 metri cubi. L’azienda ha già
sviluppato circa 10.000 metri cubi e richiede un ulteriore incremento pari a 1.676 metri cubi
per la realizzazione di 24 posti letto. Il tutto all’interno di una proprietà di circa 25 ettari, che –
sulla base dei parametri applicati – consentirebbe teoricamente fino a 30 posti letto. È su
questo equilibrio numerico che si fonda l’esito positivo dell’istruttoria.
Il punto, però, non è ciò che viene detto. È ciò che non viene detto. Nel corso della
discussione non si affronta mai la questione della compatibilità urbanistica della funzione, né
quella della destinazione d’uso, né tantomeno il tema del carico insediativo complessivo.
Tutto viene ricondotto a un unico asse interpretativo: la disponibilità di volumetria e il rispetto
di parametri quantitativi. È qui che si produce la torsione più significativa. L’urbanistica, da
disciplina che governa l’equilibrio del territorio, viene ridotta a una contabilità edilizia.
In questo passaggio assume un ruolo centrale – e profondamente frainteso – il cosiddetto
piano di gestione e valorizzazione. È necessario dirlo con chiarezza: non si tratta di un
“piano urbanistico” in senso proprio. Non è contemplato come tale dalla legislazione
urbanistica sarda, non è previsto dalla Legge Regionale 45/1989 Sardegna tra gli strumenti
di pianificazione, e soprattutto non ha efficacia conformativa sui suoli. La sua origine è
diversa. Discende dal sistema delineato dal Decreto Legislativo 42/2004, all’interno del
quale assume la funzione di strumento operativo e programmatico per l’attuazione delle
politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Questo significa che il piano di valorizzazione non attribuisce diritti edificatori e non può
sostituire la pianificazione urbanistica comunale. La sua efficacia è necessariamente
mediata: deve essere coordinato con il piano urbanistico comunale, il PUC.
È solo questo strumento che può tradurre quelle indicazioni in regole vincolanti. In assenza
di questo coordinamento – ovvero in assenza di un PUC adeguato al piano paesaggistico –
il piano di valorizzazione resta ciò che è: un quadro di indirizzo, non un titolo abilitante.
In termini semplici: è come se si stesse usando un documento che serve a dare indicazioni
generali – una guida – come se fosse invece un’autorizzazione a costruire. Ma quella
funzione, per legge, spetta solo al piano urbanistico del Comune. Per questo si parla di
deroga, che nei fatti produce effetti simili a una modifica delle previsioni urbanistiche, senza
però seguire il percorso ordinario previsto per le varianti.
È qui che si produce il cortocircuito. Nel dibattito in commissione, il piano di conservazione e
valorizzazione viene evocato come se fosse un piano urbanistico vero e proprio capace di
legittimare direttamente l’intervento. Si afferma, in sostanza, che “se il piano lo prevede,
allora si può fare”. Ma questo passaggio non è neutro. Senza un recepimento all’interno
dello strumento urbanistico comunale, quelle previsioni non possono tradursi in edificabilità.
Dietro il linguaggio tecnico, fatto di rapporti tra ettari e camere, si nasconde una
trasformazione ben più sostanziale. Si sta passando da un uso agricolo del territorio a una
funzione turistico-ricettiva di scala non trascurabile, soprattutto se analizzata nel suo
complesso e non per singoli interventi presi isolatamente. La distinzione non è secondaria.
Esiste una differenza profonda tra un’ospitalità connessa all’attività agricola e una struttura
ricettiva che utilizza l’agricoltura come cornice. Quando le volumetrie aumentano, quando le
camere si moltiplicano e quando l’organizzazione dell’attività assume una dimensione
imprenditoriale, il rischio è che l’agricoltura diventi un elemento accessorio, quasi una
giustificazione.
In questo contesto, la commissione urbanistica perde progressivamente la sua funzione di
verifica. Da luogo di confronto e valutazione diventa un passaggio formale, una sede di
ratifica. Il fatto che nessun consigliere intervenga non è un dettaglio marginale, ma il segnale
di un sistema che ha smesso di interrogarsi sui propri presupposti. La decisione è già presa
altrove, e la commissione si limita a prenderne atto.
Il ricorso continuo ai numeri contribuisce a rafforzare questa dinamica. Ettari, cubature,
parametri quantitativi diventano il linguaggio dominante, spostando l’attenzione dalla qualità
della trasformazione alla sua misurabilità. Ma l’urbanistica non può essere ridotta a questo.
Riguarda la funzione dei luoghi, l’equilibrio tra attività e l’impatto complessivo sul territorio.
Quando questi elementi scompaiono dal dibattito, resta solo una logica contabile che finisce
per legittimare qualsiasi intervento purché rientri in un certo schema numerico.
Il risultato non è una violazione esplicita delle regole, ma qualcosa di più sottile e, per certi
versi, più insidioso. È un’elusione della pianificazione urbanistica. Non si modifica
formalmente il piano regolatore, non si procede con varianti, non si ridefiniscono le
destinazioni d’uso. Tuttavia, nella sostanza, si consente l’introduzione di nuove funzioni e di
nuovi carichi insediativi attraverso strumenti che non sono stati pensati per questo scopo.
Questo non è solo un problema tecnico. Riguarda direttamente la qualità del territorio, la sua
sostenibilità e l’interesse collettivo.
Come associazione impegnata nella tutela del territorio e del paesaggio, riteniamo che
questa dinamica rappresenti un punto critico che non può essere ignorato. Da tempo
segnaliamo come l’assenza di una pianificazione urbanistica aggiornata e pienamente
operativa esponga il territorio a trasformazioni guidate attraverso logiche procedurali che
finiscono per sostituirsi a una visione complessiva del territorio.
Alla fine, la questione si riduce a una domanda fondamentale: è la pianificazione a guidare
le trasformazioni del territorio, o sono le trasformazioni a piegare la pianificazione?
Quando un piano programmatico viene utilizzato come fonte di edificabilità, quando la
verifica urbanistica si riduce a un calcolo e quando gli organi deputati al controllo si limitano
a ratificare decisioni già prese, allora la risposta appare evidente.
Non è necessario ricorrere a toni polemici per cogliere il problema. Basta osservare con
attenzione il funzionamento concreto del sistema. Ogni passaggio, preso singolarmente, può
apparire ragionevole. Ma nel loro insieme questi passaggi producono un effetto preciso:
l’urbanistica smette di essere uno strumento di governo del territorio e diventa un dispositivo
di adattamento alle pressioni edificatorie.
Per questo riteniamo necessario riportare al centro il ruolo della pianificazione urbanistica, o
quantomeno della verifica di compatibilità urbanistica, come strumento di governo
consapevole delle trasformazioni, capace di valutare non solo quanto si costruisce, ma cosa
si costruisce, dove e con quali effetti sul territorio.
E quando questo accade, il titolo non è più una provocazione. Diventa una constatazione.
Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”.
Maria Antonietta Alivesi “Punta Giglio Libera. Ridiamo vita al Parco”