Alghero e Parco, gli ambientalisti plaudono a Cacciotto: “Bene così, prima di tutto la tutela”

ALGHERO – “Le recenti dichiarazioni dell’ex Direttore del Parco di Porto Conte Mariano Mariani, insieme alla successiva replica del Sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto, aprono finalmente una riflessione pubblica che la nostra Associazione porta avanti da anni sul modello di gestione dell’Ente Parco e sul futuro stesso dell’area protetta. Non abbiamo mai negato il lavoro svolto, la capacità progettuale sviluppata nel tempo, la crescita della visibilità del Parco, il ruolo dei lavoratori e dei tecnici né l’importanza delle attività educative, culturali e di fruizione costruite negli anni. Sarebbe scorretto non riconoscere che il Parco, negli ultimi anni, abbia costruito una rete articolata di servizi, progetti, attività e iniziative. Ma proprio le parole dell’ex Direttore confermano con chiarezza ciò che l’Associazione denuncia da tempo: il Parco è stato progressivamente trasformato da presidio prioritariamente dedicato alla tutela ambientale in una macchina orientata alla valorizzazione economica, alla crescita continua dei servizi, all’aumento dei flussi e alla costruzione di un sistema sempre più dipendente dalla commercializzazione del proprio patrimonio naturale. Nella lunga narrazione di fine mandato emergono infatti con orgoglio: numeri di visitatori; attrattori; mobilità; servizi; autofinanziamento; crescita dell’indotto; aumento del personale; espansione organizzativa; valorizzazione turistica del territorio. Molto meno spazio viene invece dedicato a un principio fondamentale che dovrebbe rappresentare il cuore di ogni area protetta: il limite. Un Parco non nasce per inseguire una crescita continua dei numeri, dei flussi e delle attività economiche. Nasce per tutelare ecosistemi fragili, governare la pressione antropica e preservare il territorio anche quando questo significa porre limiti alla trasformazione e alla fruizione. Negli anni abbiamo assistito a una progressiva trasformazione culturale del Parco: da ente di tutela, a piattaforma permanente di valorizzazione economica territoriale. Punta Giglio, le Prigionette, le grotte, gli attrattori ambientali, i servizi turistici e la mobilità sono stati progressivamente inseriti dentro una logica di utilizzo sempre più intensivo del patrimonio naturale. Un modello che l’ex Direttore rivendica apertamente quando parla di: “Parco aperto tutto l’anno”; aumento costante dei visitatori; autofinanziamento; espansione delle attività; crescita della struttura stabile del personale. Ed è esattamente questo il punto che la nostra Associazione ha contestato fin dall’inizio. Perché riteniamo che il valore ambientale del Parco non possa essere trattato come una risorsa da mettere costantemente a reddito, quasi fosse una “gallina dalle uova d’oro”, attraverso un modello fondato sulla crescita continua della fruizione, sull’espansione dei servizi e degli attrattori e sul progressivo aumento della struttura organizzativa. Particolarmente preoccupante è il quadro economico e amministrativo emerso negli ultimi mesi. Lo stesso ex Direttore rivendica oggi una struttura composta da 18 dipendenti stabili a tempo indeterminato, mentre: i bilanci mostrano equilibri molto fragili; l’Ente dipende fortemente da trasferimenti pubblici e fondi progettuali; il Comune è dovuto intervenire con un contributo strutturale di 200.000 euro annui per garantire continuità operativa e copertura dei costi del personale; e il Parco continua a essere contabilmente e funzionalmente un ente prevalentemente ambientale. Per questo riteniamo che negli anni si sia progressivamente consolidato un modello sbilanciato verso la crescita organizzativa e strutturale dell’Ente, l’espansione stabile del personale, la valorizzazione economica del territorio e una crescente dipendenza dal sostegno pubblico, accompagnati da una gestione sempre più identificata con una singola figura direttiva. Ed è proprio su questo punto che le parole del Sindaco Raimondo Cacciotto assumono un significato politico e istituzionale particolarmente importante. Quando il Sindaco afferma che: “si è perso di vista il bene comune” e che: “fosse necessario un cambio alla direzione dell’Ente”, riconosce implicitamente un elemento che la nostra Associazione denuncia da tempo: un Parco non può identificarsi con una singola figura, né trasformarsi in uno spazio di leadership personale. La tutela ambientale non può dipendere da personalismi, da logiche di consenso o da un’idea di sviluppo permanente del territorio. Un Parco appartiene alla collettività e deve restare prima di tutto uno strumento di tutela ambientale, un presidio di equilibrio ecologico e un luogo del limite e della conservazione, non una piattaforma permanente di espansione economica e organizzativa. Per questo continueremo a chiedere trasparenza, equilibrio e sostenibilità, insieme a una piena chiarezza sul modello di gestione adottato e al rispetto della missione originaria dell’area protetta”

L’Associazione Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco – APS