“Sanità in Sardegna, sistema del 118 al collasso”

CAGLIARI – “I numeri parlano chiaro: a fronte di un fabbisogno di 144 medici dell’emergenza previsti si registra una carenza di ben 70 unità, un deficit drammatico del 50% dell’organico medico. Come può la presidente Todde ignorare anche queste grida di aiuto?”. La domanda arriva forte e chiara dal consigliere regionale di FdI Alessandro Sorgia che ha depositato oggi un’interrogazione urgente rivolta all’Assessore dell’Igiene e Sanità per denunciare il collasso del sistema di emergenza-urgenza 118 in Sardegna. Una voragine causata da pensionamenti non rimpiazzati e dalla fuga dei professionisti, che ha portato a una “demedicalizzazione di fatto” di vaste aree del territorio regionale. Tempio Pausania e Sorgono non hanno neanche un medico, Porto Torres, Bosa, Ghilarza e Ozieri si reggono su uno solo, mancano 16 medici nell’oristanese, 14 nel sassarese, 12 nel cagliaritano e 11 nel nuorese. “Non possiamo continuare ad assistere inermi a questa roulette russa sulla pelle dei sardi,” dichiara Sorgia, “la mancanza di medici a bordo delle ambulanze genera situazioni di estremo pericolo per i pazienti con patologie tempo-dipendenti. Il recente e drammatico caso di Nuoro, dove due ambulanze sono intervenute per un arresto cardiaco senza alcun medico a bordo, è il sintomo di un sistema che non riesce più a garantire il diritto primario alla salute e al soccorso.” L’interrogazione, che non si limita al 118, accende i riflettori sulle gravi criticità della rete ospedaliera sarda e pone l’accento sulle condizioni di lavoro dei soccorritori delle ambulanze di base: “I soccorritori percepiscono rimborsi irrisori, tra i 20 e i 40 euro per turni massacranti di 12 ore, assumendosi rischi enormi. È indispensabile un tavolo di confronto con AREUS per il corretto inquadramento e la giusta remunerazione di queste figure fondamentali” continua Sorgia. “Chiediamo un piano di emergenza immediato per colmare le lacune di organico e strategie incentivanti per attrarre i medici nelle sedi periferiche, oltre che una programmazione seria per rilanciare l’intera rete ospedaliera. Il diritto alla salute non può dipendere dal codice postale,” conclude Sorgia.