“Patrimonio Minerario, candidatura Unesco: ok dal Consiglio”

ALGHERO – Il  Consiglio Comunale ha approvato l’adesione del Comune di Alghero al percorso di candidatura del patrimonio storico minerario della Sardegna nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO quale Paesaggio Culturale. La candidatura, promossa da una rete di amministrazioni locali con Buggerru Comune capofila é sostenuta dalla Regione e dalle principali istituzioni culturali e scientifiche impegnate nella valorizzazione del patrimonio minerario, punta a estendere il riconoscimento all’intero territorio regionale, restituendo unità a una storia che ha segnato profondamente l’identità dell’isola.

Non stiamo candidando soltanto siti industriali.
Stiamo candidando un Paesaggio Culturale: la cultura del lavoro minerario, delle comunità operaie, delle famiglie che hanno vissuto nei villaggi, delle lotte per i diritti.

Un contributo fondamentale alla costruzione di questa coscienza collettiva è venuto anche dall’arte e dalla letteratura. Per questo motivo voglio ricordare le straordinarie opere di Cici Peis, attraverso la pittura, e Iride Peis, attraverso la scrittura, che hanno contribuito fattivamente a mantenere viva la memoria degli uomini, delle donne e dei bambini che lavoravano nelle miniere.

Cici Peis, ad Alghero, non ha certo bisogno di presentazioni. Arrivato in città oltre cinquant’anni fa, lavoratore al petrolchimico di Porto Torres, da sempre impegnato nell’attività sindacale e nella vita politica cittadina, ha saputo trasformare le proprie origini, la propria esperienza di lavoro e di militanza in espressione artistica, restituendo dignità visiva a una storia spesso rimossa.

Iride Peis, con la sua produzione letteraria, racconta le vite, le fatiche e le speranze delle comunità minerarie. È oggi testimone di quella memoria e della sua trasmissione alle nuove generazioni.

Il 4 settembre 1904, con l’Eccidio di Buggerru, tre minatori furono uccisi durante una protesta. Pochi giorni dopo l’Italia conobbe il primo sciopero generale nazionale, evento che contribuì al processo che porterà nel 1906 alla nascita della Confederazione Generale del Lavoro.

Quella data è il simbolo di una Sardegna che ha saputo trasformare il dolore in coscienza collettiva.

Il nord-ovest dell’isola, compreso il territorio di Alghero, è stato parte di quel sistema produttivo, anche attraverso il transito e il trasporto dei minerali verso Porto Torres. È una storia che ci riguarda direttamente.

La candidatura UNESCO assume quindi anche un significato attuale.
Se tra Ottocento e Novecento la Sardegna ha conosciuto la presenza dominante delle grandi società minerarie, oggi siamo chiamati a governare nuove pressioni e nuove sfide sul nostro territorio. E, se necessario, non dobbiamo esimerci dal contrastare scelte che riteniamo sbagliate o imposte senza un reale coinvolgimento delle comunità locali.

Come classe politica abbiamo il dovere di assumerci questa responsabilità, con equilibrio ma anche con determinazione.

L’adesione del Comune di Alghero è un atto di responsabilità verso ciò che siamo stati e verso ciò che vogliamo essere. Perché non esiste tutela del paesaggio senza tutela delle comunità che lo abitano”.

Luca Madau, Consigliere comunale PD Alghero

Soldi agli impianti sportivi, l’ass. Portas smentisce Pais

ALGHERO – È totalmente falso che la Giunta Todde abbia distratto delle risorse già assegnate a Sassari e al Nord Sardegna per fare un bando con interventi parcellizzati. È stato invece fatto un bando da 50 milioni di euro, arrivato poi a 63 milioni, che ha finanziato interventi su tutto il territorio regionale”.

Lo afferma l’assessora regionale allo Sport, Ilaria Portas, replicando alle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio regionale Michele Pais, che si riferisce a un fantomatico stanziamento, da parte della precedente Giunta Solinas, di “50 milioni di euro destinati agli impianti sportivi del Nord Sardegna per compensare l’assegnazione di altri 50 milioni allo stadio di Cagliari, con una quota minima di 13 milioni per il Vanni Sanna di Sassari”.

“Alle affermazioni dell’ex presidente Pais non corrisponde alcuno stanziamento – evidenzia l’assessora Portas –: non c’è stato alcuno scippo di risorse come afferma erroneamente l’esponente della Lega perché la Giunta Todde ha addirittura ampliato l’importo stabilito dal secondo comma dell’articolo 22 della legge regionale n. 17 del 19 dicembre 2023, destinato “alla realizzazione di un piano straordinario di completamento e riqualificazione dell’impiantistica sportiva del territorio regionale”, stanziando congrue risorse per gli impianti del nord Sardegna. In particolare – precisa Portas – grazie al bando regionale la città di Sassari beneficerà di un finanziamento di un milione per la riqualificazione e l’adeguamento degli spazi e servizi di supporto degli impianti sportivi “Vanni Sanna” (Calcio) e “A. Bozzo” (Tennis), 210 mila euro per la riqualificazione e l’adeguamento alla normativa di sicurezza dell’impianto sportivo monovalente “Sacro Cuore” (Calcio a 5) e  290 mila euro per la riqualificazione e l’adeguamento alle norme federali e alla normativa di sicurezza dell’impianto sportivo polivalente Pattinodromo/Accademia (Tennis). Le risorse sono tutte impegnate”.

Stadio Mariotti, al via i lavori: ritorno del calcio in vista

ALGHERO – Il Mariotti si appresta a ripercorrere la strada della ritorno al passato grazie agli interventi predisposti dall’Amministrazione del Sindaco Raimondo Cacciotto, che mette in campo oltre 500 mila euro risultato di due contributi regionali. Oggi ha iniziato ad operare il cantiere, finanziato da un contributo regionale di 200 mila euro ai sensi della L.R. 19/12/2023, arrivato nel corso di questa consiliatura grazie ad una proficua interlocuzione tra Amministrazione comunale e regionale. I lavori, definiti dal servizio manutenzioni e affidati all’impresa Simec contemplano la riqualificazione degli spogliatoi, gli infissi, i servizi igienici posti sotto la tribuna, la messa in sicurezza di alcune parti esterne, il rifacimento degli impianti.
I lavori del primo step dovranno durare 90 giorni, secondo i termini del contratto, e nel mentre il settore manutenzioni sta lavorano all’avvio, a breve, di altre lavorazioni. Con un ulteriore contributo di 200 mila euro, finanziato dalla Regione ai sensi della L.R. 24/2025, infatti, verrà realizzato il nuovo manto erboso, con la posa in opera del tappeto in zolla per inerbimenti, oltre alla fornitura e posa delle porte e di altri adempimenti riguardanti opere e impianti e attrezzature, con previsione di ultimazione entro l’estate. Il pacchetto delle risorse conta inoltre su residui di bilancio da impiegare per altre manutenzioni e di 75 mila euro per la progettazione.

“Il Mariotti deve tornare ad essere lo stadio della città. Questo è un intendimento cha abbiamo perseguito con determinazione fin dall’inizio del mandato, reperendo le risorse grazie al contributo della Regione Sardegna e allo sforzo dei nostri uffici e oggi finalmente inizia il cantiere – afferma il Sindaco Raimondo Cacciotto – con una delle prime operazioni propedeutiche al riportare lo stadio alle condizioni ideali per ospitare pubblico sugli spalti e giocatori a calcare il terreno di questo glorioso terreno di gioco. Confidiamo di concludere le operazioni entro l’estate e di poter ospitare la prossima stagione della prima squadra della città in un rinnovato impianto”.  La riqualificazione del Mariotti rientra nel più ampio e vasto programma che l’amministrazione ha previsto sull’impiantistica sportiva e che vede sinergicamente lavorare gli assessorati ai lavori pubblici e manutenzioni guidato da Francesco Marinaro e quello al demanio e all’impiantistica sportiva guidato da Enrico Daga. Le condizioni dello stadio versano attualmente in stato di abbandono da circa dieci anni e il processo di recupero è quanto mai opportuno, con una previsione di ulteriori interventi da programmare per la riqualificazione dell’intero impia

Strage di pecore sulla 131, “Muros non ha alcuna competenza”

MUROS – “Con riferimento al grave incidente verificatosi nella notte del 15 febbraio scorso nel territorio di Muros, lungo la Strada Statale 131, che ha causato la morte di 22 pecore, l’Amministrazione comunale interviene per fornire alcune precisazioni alla luce dei numerosi messaggi e richieste di chiarimento pervenuti in queste ore. L’Amministrazione sottolinea che il Comune non ha alcuna competenza in merito alla gestione e alla messa in sicurezza della strada statale, trattandosi di un’infrastruttura che non rientra nelle responsabilità dell’ente locale. Le cause dell’incidente sono attualmente oggetto di accertamento da parte delle forze dell’ordine intervenute sul posto, che si ringraziano per il lavoro che stanno svolgendo con professionalità e tempestività. In relazione alle richieste di installazione di recinzioni lungo i confini tra la carreggiata e le aree rurali circostanti, si evidenzia che un intervento di tale portata risulterebbe impraticabile sia sotto il profilo economico sia per ragioni di carattere logistico. Nel nostro Paese, e in particolare in Sardegna, la pratica della transumanza affonda le proprie radici in una tradizione antica e profondamente legata alla cultura del territorio. Tuttavia, si richiama l’attenzione sulla necessità di una vigilanza costante da parte dei proprietari dei greggi, ai quali spetta l’obbligo di custodia e di controllo degli animali, evitando il transito degli stessi in assenza di adeguata sorveglianza, come previsto dal Codice della Strada. L’Amministrazione esprime sollievo per il fatto che, nonostante la gravità dell’accaduto, nessun automobilista sia rimasto ferito, ribadendo la fiducia nel lavoro degli organi competenti per l’accertamento delle responsabilità”
Federico Tolu, sindaco di Muros

“Mobilità, Alghero vuole un sistema moderno, efficiente e scegliere oltre l’Arst” | video

ALGHERO – Trasporti pubblici locali ancora in primo piano. Insieme alla sanità, al lavoro, la mobilità, locale e da e per oltre Tirreno, rappresenta una delle questioni primarie, tutt’ora irrisolte, del nostro territorio. Inteso non solo come Isola, ma come Nord Ovest e ancora di più come bacino riferibile ad Alghero. Un’area oggettivamente penalizzata nella sua crescita e dunque benessere e sviluppo da una cronica e annosa insufficienza di collegamenti capillari, moderni ed efficienti. Se gomma o su ferro, poco cambia: criticità e lacune sono troppo presenti.

Ed è così che, come per gli altri ambiti di grande rilevanza, anche questo diventa, ciclicamente argomento di contesa senza arrivare troppo spesso a delle conclusioni tangibili che portino degli effetti positivi. Come nuovamente in questi giorni: al netto di alcuni screzi e scontri, si riparla del tema della mobilità pubblica. In particolare è stato il consigliere regionale di sinistra Valdo Di Nolfo a rappresentare alcune criticità, colte subito al balzo dalle parti opposte per evidenziare tali problemi. All’orizzonte c’è la tappa in città dei vertici dell’Arst. La speranza è che qualcosa si muova così come anche indicato nell’intervista di Algheronews proprio all’onorevole Di Nolfo.

 

L’intervista con il consigliere regionale Valdo Di Nolfo

 

 

 

“Igiene urbana, allarme stagionali: urge incontro con la Maggioranza”

ALGHERO – “La Segreteria Provinciale F.I.A.D.E.L. di Sassari per conto del Segretario territoriale Delrio Stefano ha intenzione di richiedere formalmente ai partiti di maggioranza del Consiglio Comunale di Alghero un incontro urgente per affrontare la situazione dei lavoratori stagionali del servizio di igiene urbana, alla luce dell’avvio del nuovo appalto.
Dopo la nota già trasmessa al Sindaco e all’Assessore all’Ambiente, ad oggi non è pervenuta alcuna convocazione né riscontro. Un silenzio che desta forte preoccupazione tra decine di lavoratori e le loro famiglie, tuttora in attesa di risposte chiare e certezze occupazionali.
La richiesta della F.I.A.D.E.L. si fonda su due punti principali:
l’utilizzo del bacino degli stagionali in forza da diversi anni, affinché possano essere stabilizzati a tempo indeterminato ed evitare la loro sostituzione con nuovi operatori privi di esperienza, riconoscendo il rispetto e la tutela dovuti per i sacrifici compiuti negli anni nell’attesa di una stabilizzazione;
la massima trasparenza nelle future assunzioni legate al nuovo appalto.
La F.I.A.D.E.L. ritiene che tutti debbano assumersi la responsabilità di affrontare una vertenza che riguarda non solo il lavoro e la dignità delle persone, ma anche la continuità e la qualità di un servizio essenziale per la città.
Si evidenzia inoltre che la F.I.A.D.E.L., in qualità di organizzazione sindacale, presterà particolare attenzione all’attuazione del progetto offerta e alla messa in opera del nuovo appalto nei prossimi mesi, monitorando e vigilando costantemente al fine di prevenire eventuali criticità e garantire il pieno rispetto delle norme contrattuali e degli impegni assunti.
Per tali ragioni è stato richiesto un impegno diretto ai partiti di maggioranza affinché venga convocato con urgenza un tavolo di confronto con l’Amministrazione comunale e le Organizzazioni sindacali”.

Stefano Delrio, Fidael

“La Regione di Sinistra taglia i fondi per gli stadi Vanni Sanna e Mariotti”

ALGHERO – «Lo stadio Vanni Sanna di Sassari versa in condizioni pietose, al limite della possibilità di ospitare le partite di Serie C. È una vergogna che i sassaresi e tutti i tifosi della Torres non meritano». È una denuncia dura e senza sconti quella di Michele Pais, esponente della Lega e già presidente del Consiglio regionale della Sardegna, che punta il dito contro lo stato di abbandono dell’impianto sportivo cittadino.
Lo stadio che ospita la Torres, storica squadra rossoblù, è oggi simbolo di incuria e mancanza di programmazione di interventi urgenti.
«Mentre la società e la dirigenza stanno compiendo sforzi straordinari per garantire a Sassari la Serie C e puntare legittimamente anche a un avanzamento di categoria – sottolinea Pais – la Regione è totalmente assente lasciando uno stadio che non è più all’altezza delle regole minime richieste».
Una situazione talmente grave che potrebbe paventarsi l’ipotesi di far disputare le partite casalinghe della Torres fuori dalla Sardegna. «Sarebbe un danno enorme e un’assurda beffa per una città, una tifoseria e una squadra che stanno dando tutto. Costringere la Torres a giocare lontano da Sassari significherebbe colpire il cuore sportivo e identitario del nord dell’Isola».
Per Pais, le responsabilità politiche sono chiare e hanno un nome preciso: l’attuale Giunta Todde. «C’è una complicità evidente dell’attuale amministrazione regionale, che ha scelto di non rispettare gli impegni assunti dalla precedente legislatura di centro-destra. Erano stati previsti 50 milioni di euro destinati agli impianti sportivi del nord Sardegna per compensare l’assegnazione di altri 50 milioni allo stadio di Cagliari, con una quota minima di 13 milioni per il Vanni Sanna di Sassari».

Risorse che avrebbero dovuto finanziare le grandi infrastrutture sportive del nord Sardegna. «Quei fondi – ricorda Pais – erano destinati non solo al Vanni Sanna, ma anche all’impianto di Latte Dolce e allo stadio Mariotti di Alghero e alle piscine di Sassari, Alghero e Porto Torres. Invece, questa Giunta di centro-sinistra ha scelto di parcellizzare le risorse in tutta la Sardegna con micro-interventi di piccolissimo calibro, ottenendo un solo risultato: polverizzare i fondi senza risolvere alcun problema strutturale».
Una scelta definita senza mezzi termini «uno scippo inaccettabile». «Si è tolto ossigeno a Sassari e al nord dell’Isola, tradendo una visione strategica che puntava su impianti moderni e competitivi. Oggi ne paghiamo le conseguenze con uno stadio che cade a pezzi e una squadra che rischia di essere penalizzata per colpe non sue».
L’appello finale è netto: «Bisogna intervenire immediatamente. La Regione rimedi a questo errore grave e restituisca a Sassari ciò che le spetta. La Torres, i tifosi e l’intera città non possono essere lasciati soli. Difendere il Vanni Sanna significa difendere la storia e la dignità sportiva del nord Sardegna»

Stop carta d’identità cartacea, a Sassari aperture straordinarie degli uffici

SASSARI – Dal 3 agosto le carte d’identità cartacee non saranno più valide, a prescindere dalla data di scadenza riportata sul documento. Non potranno quindi più essere utilizzate. Per consentire ai cittadini e alle cittadine di provvedere in tempo alla sostituzione del documento e agevolare il passaggio alla carta d’identità elettronica (Cie), da mercoledì 18 febbraio e fino al 29 luglio, sono state programmate aperture straordinarie dell’ufficio Anagrafe. La sede di Punto Città di corso Angioy 15 aprirà tutti i lunedì e i mercoledì dalle 14:30 alle 17:30; il lunedì pomeriggio è possibile accedere esclusivamente con appuntamento tramite portale del Comune presente nella home page del sito www.comune.sassari.it (massimo 36 prenotazioni). Il mercoledì saranno garantiti 48 accessi senza prenotazione. Restano confermati gli orari dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 11.30 e il martedì anche dalle 15 alle 17, sempre senza prenotazione.

È possibile richiedere la carta di identità elettronica anche nella sede di Punto Città di via G. Bruno n. 7 a Li Punti, tutti i mercoledì dalle 14:30 alle 17:30. Non è necessaria la prenotazione e saranno garantiti 24 accessi. Anche in questo caso restano confermati gli orari dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12 e il martedì dalle 15 alle 17.

Il servizio è rivolto esclusivamente ai residenti nel Comune di Sassari in possesso della carta l’identità cartacea.

Cosa serve. È necessario presentare la vecchia carta d’identità cartacea o la denuncia di smarrimento o furto della carta ancora in corso di validità, una fotografia formato tessera recente già stampata (senza occhiali e cappelli, non antecedente a sei mesi e comunque mai la stessa foto della precedente carta d’identità) e la tessera sanitaria. Non è possibile portare la fotografia all’interno di chiavette usb o in altri formati digitali. Il costo della carta è di € 22,21.

Per i minorenni è necessaria la presenza di entrambi i genitori, o di chi ne fa le veci, muniti di documento di riconoscimento valido, o con la presenza di un solo genitore ad accompagnare il minore e il modulo di assenso, pubblicato sul sito del Comune, firmato dal genitore assente insieme a fotocopia della carta d’identità.

Carceri 41bis in Sardegna, l’opinione del consigliere Colledanchise

ALGHERO –  «Il 41-bis non è in discussione. È uno strumento essenziale dello Stato contro la criminalità organizzata. Proprio perché è una misura eccezionale, la sua applicazione deve rispondere a un principio altrettanto eccezionale: la proporzionalità territoriale». Lo dichiara Marco Colledanchise, consigliere comunale di Alghero e componente del gruppo civico Orizzonte Comune, movimento guidato dall’assessore regionale Franco Cuccureddu, intervenendo nel dibattito sulla concentrazione dei detenuti in regime di 41-bis negli istituti penitenziari della Sardegna.

«Se una quota molto significativa dei detenuti 41-bis italiani viene concentrata negli istituti di Uta, Sassari e Nuoro – afferma Colledanchise – la questione non è emotiva. È strutturale. È proporzionato che una Regione con una delle più basse incidenze storiche di criminalità organizzata strutturata diventi uno dei principali poli nazionali dell’alta sicurezza?».

Il consigliere precisa che la sua posizione non è una provocazione né una messa in discussione della fermezza dello Stato, ma «una domanda di equilibrio istituzionale».

«La distribuzione delle funzioni più delicate dello Stato non può basarsi sulla comodità geografica. Non può essere: “è un’isola, è lontana, è logisticamente utile”. Deve essere fondata su criteri chiari e pubblici: capacità infrastrutturale reale, dotazione stabile di personale specializzato, sostenibilità sanitaria – medicina protetta inclusa – ed equilibrio complessivo tra territori. Se questi criteri esistono, vengano illustrati. Se non esistono, si costruiscano prima di concentrare».

Colledanchise richiama inoltre un punto che definisce «particolarmente serio» sul piano strategico e reputazionale.

«Quando una Regione assume una quota rilevante dell’alta sicurezza nazionale cambia il suo posizionamento nel sistema Paese. Non solo in termini amministrativi, ma anche in termini di percezione. Un territorio vive anche di come viene rappresentato. Se la Sardegna diventa stabilmente associata al circuito del carcere duro, qualcuno – dentro e fuori – finirà per sintetizzare in modo sbagliato: “Sardegna = 41-bis”, “Sardegna = criminalità di alto livello”. Io questa semplificazione non la accetto. Perché la Sardegna non è questo».

Il consigliere riconosce che possono emergere preoccupazioni nella comunità locale rispetto alle possibili dinamiche collegate a una concentrazione significativa di detenuti in regime speciale.

«C’è chi teme effetti legati alla prossimità delle famiglie, a movimenti economici collegati o a presenze che nel tempo potrebbero incidere sugli equilibri territoriali. Sono preoccupazioni comprensibili. Da sardo non le liquido con superficialità. Ma da rappresentante delle istituzioni devo essere chiaro: senza dati certificati non si trasformano percezioni in accuse».

Secondo Colledanchise, «il modo serio di affrontare questi timori non è alimentare allarmismi, ma rafforzare prevenzione, controlli economici, presìdi investigativi e trasparenza amministrativa».

Infine, il richiamo alla responsabilità dello Stato nel governare le proprie scelte.

«Se la Sardegna deve ospitare una quota rilevante di 41-bis, allora devono crescere in modo proporzionale e verificabile organici e risorse, sanità penitenziaria, strumenti di controllo patrimoniale e coordinamento tra livelli istituzionali. Altrimenti non è una strategia. È semplice trasferimento».

E conclude: «La Sardegna è parte piena della Repubblica. Non rifiuta responsabilità nazionali. Ma non può essere considerata una soluzione geografica ai problemi altrui. Chiedere proporzionalità non significa indebolire lo Stato. Significa pretendere che lo Stato sia giusto nella sua forza. E la giustizia, prima ancora delle sbarre, si misura nell’equilibrio»

“Marino, le scelte regionali stanno svuotando la sua eccellenza ortopedica”

ALGHERO – “È arrivato il momento di dire con chiarezza ciò che finora è stato taciuto: il futuro dell’Ospedale Marino è stato deciso da scelte politiche regionali che ne stanno progressivamente rivoluzionando identità e funzione. E questo al territorio non è stato spiegato né dalla politica né dalla ASL».
Il Presidente della Commissione consiliare alla Sanità, Christian Mulas, interviene con fermezza sul processo in atto che sta interessando il presidio ospedaliero, storicamente riconosciuto come eccellenza ortopedica e punto di riferimento per i cittadini.
«Da settimane assistiamo a una narrazione costruita ad arte per giustificare un ridimensionamento già scritto. Il passaggio gestionale dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria alla ASL non è un semplice cambio amministrativo: è l’atto politico che sta determinando il progressivo declassamento del Marino. Da centro ortopedico di eccellenza rischia di diventare una struttura “copri-buco”, funzionale a tamponare criticità generate altrove da scelte organizzative discutibili».
Il depotenziamento è già iniziato: il trasferimento del SerD, lo spostamento della neurologia e le voci insistenti su un possibile ridimensionamento della diabetologia rappresentano un chiaro segnale di svuotamento progressivo dei reparti strategici. «Si sta snaturando la missione originaria dell’ospedale senza avere il coraggio politico di dirlo apertamente ai cittadini», sottolinea Mulas.
Grave anche il silenzio sulle due sale operatorie già finanziate e mai attivate. «Mentre le liste d’attesa crescono e i cittadini attendono interventi, investimenti già programmati restano fermi. È una responsabilità politica precisa. Non si può parlare di rilancio della sanità pubblica e poi non rendere operative strutture fondamentali».
Persistono inoltre criticità nel trasferimento e nell’integrazione dei dati informatici tra AOU e ASL, a distanza di tempo dal passaggio di gestione. «Disservizi che non possono ricadere né sui pazienti né sul personale sanitario, già sottoposto a pressioni crescenti».
Altro punto dirimente è il cosiddetto “piano delle suore”, che deve restare destinato alla medicina sportiva, coerentemente con la vocazione specialistica del Marino. «Ogni diversa scelta rappresenterebbe l’ennesimo passo verso la perdita definitiva dell’identità ortopedica e sportiva della struttura».
Infine, la questione parcheggi: «Devono essere garantiti prioritariamente a pazienti e familiari. Anche questo è un tema di rispetto verso chi vive una condizione di fragilità».
«La verità è ormai evidente: il Marino sta perdendo la sua eccellenza ortopedica per effetto di scelte politiche regionali che nessuno ha avuto il coraggio di spiegare al territorio. Noi chiediamo trasparenza, responsabilità e un piano chiaro di rilancio. La sanità pubblica si difende con programmazione e visione strategica, non con decisioni calate dall’alto che ne compromettono il futuro”
Christian Mulas, presidente della commissione Sanità del Comune di Alghero