“Villa Maria Pia, un immobile pubblico recuperato e riaperto deve essere utilizzato e vissuto”

ALGHERO – “Sulla polemica relativa all’utilizzo di alcuni spazi di Villa Maria Pia occorre innanzitutto chiarire un punto: Villa Maria Pia è la sede provvisoria del Consiglio comunale, non la sede definitiva del Comune né un immobile destinato esclusivamente all’attività istituzionale. Se oggi il Consiglio comunale si riunisce a Villa Maria Pia è proprio perché Palazzo Civico di via Columbano, sua sede naturale, è ancora interessato da un intervento iniziato nel 2021, rimasto bloccato per circa due anni e per il cui completamento si sono rese necessarie ulteriori risorse. Nel frattempo abbiamo ereditato la sistemazione provvisoria del Consiglio a Lo Quarter, dopo anni di spostamenti tra sedi diverse. Villa Maria Pia è stata quindi individuata per garantire al Consiglio una sede adeguata nell’attesa che Palazzo Civico possa tornare pienamente disponibile. Questo non significa che l’intero complesso di Villa Maria Pia debba essere sottratto alle altre funzioni per le quali può e deve essere utilizzato. Del resto, nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili comunali Villa Maria Pia mantiene la propria destinazione pubblica a servizio dello sport e dell’associazionismo. Non a caso nello stesso immobile trovano spazio anche l’Associazione Nazionale Carabinieri e la Protezione Civile, in coerenza con la sua collocazione all’interno della cittadella sportiva di Maria Pia. La scelta di riaprire la Villa e di utilizzarne una parte come sede provvisoria del Consiglio comunale non ha cancellato la natura e le potenzialità del complesso. Anzi, crediamo esattamente il contrario: un immobile pubblico recuperato e riaperto deve essere utilizzato e vissuto. Deve poter ospitare attività istituzionali, certamente, ma anche iniziative culturali, sociali, sportive e associative, quando queste sono compatibili con gli spazi e con la loro funzione. E appare quantomeno singolare che, tra chi oggi contesta questa compresenza di funzioni, ci sia chi arriva persino a proporre, provocatoriamente, di destinarvi un centro diurno, *pur conoscendo i limiti strutturali e le innumerevoli barriere archiettoniche* Ed è difficile immaginare una forma migliore di valorizzazione di un bene pubblico che quella di metterlo a disposizione, secondo le regole, delle associazioni e delle realtà del territorio che producono cultura, socialità e occasioni di partecipazione per la città. Nel caso in questione non è stata interessata l’aula del Consiglio comunale, ma spazi distinti dell’immobile, con caratteristiche di foresteria. E soprattutto non si è agito al di fuori delle regole: è stato applicato il regolamento comunale vigente, che disciplina la possibilità di concedere l’utilizzo di beni comunali per finalità di interesse pubblico, prevedendo condizioni e obblighi a carico dei soggetti beneficiari. Naturalmente ogni atto dell’Amministrazione può essere verificato e discusso, ed è normale che sia così. Ma altra cosa è rappresentare Villa Maria Pia come un palazzo ormai destinato esclusivamente al Consiglio comunale e considerare ogni altra attività quasi un’invasione di uno spazio istituzionale. Villa Maria Pia appartiene alla città. Il Consiglio comunale ne occupa temporaneamente una parte e questo non può significare chiudere il resto dell’immobile alla vita della comunità. Valorizzare il patrimonio pubblico significa anche questo: farlo vivere, nel rispetto delle regole e nell’interesse collettivo. Tentare di impedire un utilizzo pubblico, trasparente e finalizzato anche a sostenere le realtà del Terzo settore significa, al contrario, proporre una visione avara e chiusa del patrimonio pubblico: beni da tenere sotto chiave anziché mettere, quando possibile e secondo le regole, al servizio della città”.

La maggioranza consiliare  (Progetto Alghero)

“Il Pd politicizza Porta Terra e la Pro Loco, assurdo”

ALGHERO – “La Festa dell’Unità è la festa del Partito Democratico, non una manifestazione istituzionale. E proprio perché ad Alghero arriverà, pare,  anche la segretaria nazionale Elly Schlein, il PD dovrebbe prestare ancora maggiore attenzione nel mantenere nettamente separati partito, istituzioni e realtà associative». Lo dichiara Fratelli d’Italia Alghero, sollevando il tema dell’inopportuno coinvolgimento di UNPLI e delle Pro Loco nella manifestazione.

«Le Pro Loco appartengono alle comunità che rappresentano, non al PD. Sono realtà apartitiche, che svolgono un ruolo importante nei territori e che ricevono anche sostegno attraverso risorse pubbliche regionali. È quindi legittimo chiedersi perché il Partito Democratico, che oggi è maggioranza in Regione e detiene le deleghe al bilancio, abbia ritenuto opportuno chiedere il loro coinvolgimento nella propria festa. È chiaro come  la partecipazione delle Pro Loco possa essere “condizionata” dalle risorse pubbliche che ricevono dalla Regione amministrata dal PD».

«Proprio la differenza di ruolo e di posizione (dominante) avrebbe dovuto spingere il PD a valutare con particolare attenzione il coinvolgimento delle Pro Loco, evitando anche soltanto il dubbio che associazioni sostenute economicamente da un’istituzione regionale possano essere chiamate, loro malgrado,  a collaborare con la festa privata del PD che quella stessa Regione governa». Insomma, bene avrebbe fatto il PD a organizzare la propria festa con le proprie forze senza coinvolgere inopportunamente associazioni che avrebbero difficoltà a dire di no in virtù dei finanziamenti che ricevono, per le loro legittime e preziose attività, proprio dalla Regione oggi amministrata dal PD».

«È il solito atteggiamento di una sinistra che, quando governa, tende troppo spesso a confondere ciò che amministra con ciò che le appartiene. Spazi pubblici, istituzioni e reti associative sono invece patrimonio di tutti e non possono diventare strumenti a disposizione di un partito».

FdI annuncia inoltre di avere già presentato un accesso agli atti sulla manifestazione.
«Vigileremo affinché neppure un euro degli algheresi finisca, direttamente o indirettamente, a finanziare una festa di parte. Verificheremo concessioni, servizi, attrezzature, personale, TARI giornaliera e ogni altro eventuale importo dovuto. Il PD ha pieno diritto di organizzare la propria kermesse, ma ha altrettanto chiaramente il dovere di farlo con le proprie risorse e pagando fino all’ultimo euro ciò che deve all’ente pubblico».

“Il silenzio del Pd davanti al fallimento della Todde e’ imbarazzante”

CAGLIARI – “Il silenzio del PD davanti al fallimento del metodo Todde
C’è un silenzio che ormai pesa quasi quanto gli errori.
È il silenzio del Partito Democratico sardo.
Da mesi emergono crepe profonde nel governo regionale: sanità in affanno, trasporti senza una visione convincente, gestione di Abbanoa ancora da chiarire fino in fondo, contributi distribuiti con logiche troppo spesso più utili agli equilibri politici che a una vera programmazione, servizi essenziali governati con approssimazione, comunicazione rassicurante e risultati annunciati più che dimostrati.
E il PD?
Tace.
O parla poco, con prudenza, quasi sempre dopo, quasi mai prima.
Eppure il Partito Democratico non è uno spettatore esterno. È il principale partito della maggioranza. È il partito che ha contribuito in modo decisivo alla vittoria di questa esperienza di governo. È il partito che, più di altri, dovrebbe sentire il dovere di distinguere tra lealtà alla coalizione e rinuncia al proprio ruolo politico.
Perché una cosa è sostenere una Giunta.
Altra cosa è diventare la copertura silenziosa dei suoi errori.
La sanità è il caso più evidente. La Presidente Todde ha scelto di tenere per sé la delega dopo la fine dell’esperienza Bartolazzi. Ha voluto concentrare Presidenza e Sanità nelle stesse mani. Ma i risultati, quelli veri, non si misurano nelle interviste. Si misurano nei Pronto Soccorso, nei reparti, nelle liste d’attesa, nei territori senza medici di base, negli specialisti che lasciano il sistema pubblico, nei servizi annunciati che devono ancora dimostrare di funzionare davvero.
In queste settimane abbiamo visto tutto: gettonisti sostituiti da altre forme emergenziali di copertura, prestazioni aggiuntive volontarie diventate essenziali per tenere aperti reparti, medici chiamati a salvare servizi e poi lasciati nell’incertezza retributiva e fiscale, Case e Ospedali di comunità raccontati come traguardi mentre gli atti parlano ancora di criticità, cronoprogrammi, varianti e contratti da chiarire.
E allora la domanda al PD è semplice: intende continuare a tacere?
Intende limitarsi a garantire numeri in Consiglio regionale?
Intende lasciare che la sanità resti nelle mani di una Presidente che ha trasformato una delega delicatissima in una prova di autosufficienza politica?
Oppure vuole finalmente assumersi una responsabilità diretta?
Perché il PD, volendo, avrebbe anche le competenze in casa.
Un esempio, senza giri di parole, è il suo segretario regionale, l’onorevole Silvio Lai. Una figura che conosce la politica regionale, conosce il sistema sanitario sardo, ha esperienza istituzionale, formazione politica e capacità tecnica sufficienti per affrontare una fase così difficile. Il suo profilo pubblico ricorda anche il lavoro svolto in Consiglio regionale nella Commissione Sanità, materia che non si improvvisa.
Non è necessario trasformare questa considerazione in una investitura personale.
Ma è necessario dire una cosa: il PD non può continuare a comportarsi come se non avesse uomini e donne in grado di dare un contributo più serio, più competente, più ordinato e più politico di quello che oggi vediamo.
E non mi si opponga, in modo strumentale, il tema dell’attività privata o di possibili conflitti di interesse. Ogni profilo andrebbe verificato, dichiarato e gestito con trasparenza, come dovrebbe valere per tutti. Ma il conflitto di interessi non può essere evocato solo quando serve a bloccare una competenza e dimenticato quando riguarda altri incarichi, altre nomine, altre relazioni, altre convenienze.
La garanzia vera non è l’assenza astratta di qualunque relazione con il mondo reale.
La garanzia vera è la trasparenza.
È la competenza.
È la responsabilità diretta.
È la capacità di rispondere degli atti che si compiono.
Lai, se chiamato ad assumere una responsabilità di governo sulla sanità, non sarebbe un corpo estraneo alla maggioranza. Sarebbe il massimo rappresentante politico del partito che più fedelmente sostiene la Giunta Todde. Per la Presidente, dunque, dovrebbe essere una garanzia, non una minaccia.
A meno che il problema non sia il timore di avere accanto qualcuno capace di leggere le carte, parlare con i direttori generali, distinguere un annuncio da un servizio, pretendere dati, fare pulizia, programmare e dire no quando serve.
Il punto, però, è più grande del nome di Lai.
Il punto è il ruolo del Partito Democratico.
Perché non ci eravamo proposti per sostituirci a chi c’era. Volevamo cambiare!
E cambiare significa anche non accettare in silenzio ciò che si sarebbe contestato duramente agli altri.
Significa non difendere per disciplina di coalizione una gestione sanitaria confusa, accentrata e sempre più lontana dai reparti.
Significa non far finta che le Case di comunità funzionino solo perché compaiono nei comunicati.
Significa non raccontare come programmazione ciò che spesso appare come rincorsa all’emergenza.
Significa non coprire con la parola “stabilità” una politica che, in realtà, vive di correzioni, sostituzioni, revoche, commissariamenti bocciati, vertenze aperte e annunci da verificare.
Il PD deve decidere che cosa vuole essere.
Il partito che garantisce la sopravvivenza numerica della Giunta?
O il partito che pretende una svolta vera nel metodo e nel merito?
Perché se continua a tacere, quel silenzio non sarà più prudenza.
Sarà corresponsabilità.
E a quel punto non basterà dire, tra qualche mese, che la situazione era difficile, che i problemi venivano da lontano, che bisognava dare tempo, che Roma imponeva equilibrio, che la coalizione andava preservata.
La politica serve a vedere prima.

Non a prendere le distanze quando il danno è già fatto.
Il PD sardo ha ancora la possibilità di scegliere.
Può continuare a proteggere il metodo Todde.
Oppure può imporre finalmente il cambiamento che aveva promesso ai sardi.
Tacere, ormai, è una scelta.
E anche una responsabilità”

Roberto Capelli, coordinatore regionale Base Popolare

“Bene il Capodanno di Sardegna ad Alghero: ma urgono più voli e attività aperte”

ALGHERO – “Apprendiamo con grande soddisfazione la presentazione in Regione del Capodanno in Sardegna. La scelta di una diretta nazionale dalle principali piazze della Sardegna con Alghero capofila, é il giusto riconoscimento a una città che ha inventato il Capodanno in Sardegna e che da oltre trent’anni lo ha reso un brand identitario e vincente.
È un grande momento di promozione per la nostra Isola e per Alghero, perché portare l’immagine di Alghero e della Sardegna in diretta nazionale, significa far conoscere a milioni di italiani le nostre bellezze, la nostra cultura e la nostra ospitalità; insomma, un investimento importante sull’immagine che ripaga tutto il territorio.
Proprio per la portata dell’investimento che la Regione sta mettendo in campo, però, riteniamo che questo sforzo debba essere accompagnato da due azioni concrete e indispensabili, sia con un potenziamento dei voli nel periodo delle festività di Natale e Capodanno, perché altrimenti perderebbe un po’ il senso promuovere l’Isola in tutta Italia, se poi chi vuole raggiungerci non trova collegamenti disponibili.
Un appello lo rivolgiamo anche agli operatori economici, e ci auguriamo che albergatori, ristoratori, titolari di bar, fornitori di servizi e tutta la filiera turistica colgano questa straordinaria occasione e programmino di rimanere aperti per quel periodo.
La vetrina nazionale funziona anche e soprattutto se la città è viva, accogliente e pronta.
Questa è una grande opportunità per Alghero e per l’intera Sardegna per far capire che oltre l’estate ed il mare possiamo offrire tanto altro”.

Emiliano Piras, consigliere comunale “Noi Riformiamo Alghero”

“Parchi e non solo, la Todde marginalizza Alghero: Consiglio snobbato”

ALGHERO – “Giù le mani da Porto Conte. Cacciotto difenda Alghero dagli scippi della Regione»
«Dopo la sanità, adesso tocca al Parco di Porto Conte. Ancora una volta la Regione decide su Alghero senza Alghero. E ancora una volta spunta un disegno di legge della Giunta Todde sconosciuto alla città e mai preventivamente discusso dal Consiglio comunale, nonostante intervenga direttamente su uno degli enti più importanti e identitari del nostro territorio».
Lo dichiarano Michele Pais, Marco Tedde, Alessandro Cocco, Lelle Salvatore, Massimiliano Fadda e Giovanna Caria capigruppo del centrodestra in Consiglio comunale di Alghero, intervenendo sul disegno di legge regionale di riforma delle aree protette che modifica profondamente l’assetto istituzionale e la governance del Parco naturale regionale di Porto Conte.
«Il problema non è soltanto il merito della riforma, ma soprattutto il metodo che la Regione sta trasformando in una pericolosa abitudine: decidere prima a Cagliari e informare dopo gli algheresi. È accaduto con la sanità, sta accadendo con l’ampliamento della ZPS e ora accade con Porto Conte. Alghero non può essere sistematicamente messa davanti al fatto compiuto».
La bozza di disegno di legge “segreto” prevede per Porto Conte una nuova assemblea nella quale il Comune di Alghero avrebbe il 52% dei voti, la Regione Sardegna il 24%, la Città metropolitana di Sassari il 12% e FoReSTAS il 12%. Significa che soggetti diversi dal Comune arriverebbero complessivamente al 48% del peso decisionale.
«Oggi l’assemblea del Parco coincide sostanzialmente con la rappresentanza democratica della città. Domani quasi metà del peso decisionale verrebbe attribuito a soggetti esterni. Il 52% non può diventare l’alibi con cui far passare un ridimensionamento enorme del ruolo di Alghero. Il Parco di Porto Conte è nato dalla volontà degli algheresi e dalla scelta del loro Consiglio comunale. È di Alghero e come tale deve rimanere».
I capigruppo del centrodestra chiamano quindi direttamente in causa il sindaco Raimondo Cacciotto.
«Dal Sindaco ci aspettiamo una posizione molto più netta. Cacciotto non può limitarsi a chiedere che Alghero conservi la maggioranza: deve impedire che alla città venga sottratto ciò che le appartiene. Un Sindaco non può permettere scippi istituzionali da parte della Regione, indipendentemente dal colore politico di chi governa a Cagliari. Prima di discutere se ad Alghero debba spettare il 52, il 60 o il 70 per cento, bisogna discutere un principio: chi ha autorizzato la Regione a ridisegnare unilateralmente il nostro Parco senza che il Consiglio comunale di Alghero si sia mai espresso?».
«Su questo Cacciotto deve stare dalla parte di Alghero, non della Regione. Non è sufficiente essere invitati al tavolo quando il progetto è già scritto: Alghero deve stare al tavolo prima che venga scritto. La proposta di modifica della governance di Porto Conte deve nascere dal Consiglio comunale e dal confronto con la comunità algherese, non essere confezionata altrove e successivamente sottoposta alla città».
La portata della riforma, sottolineano Pais, Tedde, Cocco Salvatore, Fadda e Caria, è tutt’altro che marginale. Porto Conte, oggi organizzato come azienda speciale, verrebbe trasformato in ente di diritto pubblico, con modalità e tempi definiti dalla Giunta regionale. Cambiano inoltre composizione dell’assemblea, sistema decisionale e disciplina della presidenza.
«E non dimentichiamo che stiamo parlando dell’ente che gestisce anche l’Area Marina Protetta Capo Caccia-Isola Piana. Non è quindi una semplice riorganizzazione burocratica: riguarda direttamente la gestione di una parte enorme e preziosissima del nostro territorio terrestre e marino».
Il disegno di legge introduce inoltre un’indennità per il presidente del Parco in proporzione a quella attribuita ai presidenti dei parchi nazionali.
«Anche se condividiamo l’ipotesi di una equa indennità per il lavoro del presidente, fa sorridere…”Fa sorridere amaramente che sia proprio una Giunta regionale di sinistra e del Movimento 5 Stelle a riscoprire le indennità dei presidenti dei parchi. Evidentemente la lotta alle poltrone vale fino a quando le poltrone sono occupate dagli altri».
Per i rappresentanti del centrodestra la questione deve quindi arrivare immediatamente nell’aula consiliare: «Chiediamo al Sindaco di portare subito il disegno di legge in Consiglio comunale e di assumere insieme all’assemblea civica una posizione chiara e vincolante: nessuna modifica dell’assetto di Porto Conte senza il preventivo consenso della città. Non possiamo consentire che le segreterie dei partiti sostituiscano la rappresentanza democratica degli algheresi».
«Alghero ha già pagato abbastanza decisioni prese altrove. Prima la sanità, poi la ZPS, adesso Porto Conte. Questa abitudine deve finire. Il Parco è di Alghero e deve rimanere di Alghero. Giù le mani da Porto Conte

“Dipendenze, aumento delle richieste di aiuto: “Dobbiamo tenere alta la guardia”

ALGHERO – «Il tema delle dipendenze non può essere sottovalutato. I dati che arrivano dal SerD ci impongono di mantenere alta l’attenzione e di mettere in campo un’azione coordinata di prevenzione, informazione e contrasto».
È quanto dichiara Christian Mulas, presidente della Commissione consiliare Sanità, alla luce delle recenti notizie relative all’aumento del consumo di sostanze stupefacenti nel territorio della provincia di Sassari e dei dati relativi alle persone prese in carico dai servizi per le dipendenze.
«È importante sottolineare precisa il presidente Mulas  l’ottimo lavoro svolto quotidianamente dalle Forze dell’ordine, che garantiscono un’attività fondamentale di controllo e presidio del territorio. Ma accanto all’attività di contrasto dobbiamo guardare con attenzione anche ai dati sanitari e sociali».
Ad Alghero, secondo i dati forniti dal SerD, le persone attualmente in carico sono circa 420, in prevalenza uomini, rispetto alle circa 390 del 2025 e del 2024. Particolarmente significativo è il dato relativo ai nuovi ingressi: nel 2026 sono già più di 80, mentre erano circa 50 sia nel 2025 sia nel 2024.
«Il trend è in leggero aumento  spiega il presidente Mulas  ma dobbiamo leggere questi numeri con grande attenzione. Un incremento delle persone prese in carico non significa automaticamente che ci sia più sostanza in circolazione: può significare anche che sempre più persone riconoscono il problema e chiedono aiuto. Considerando il quadro nazionale e i dati provenienti dagli altri ambulatori, tuttavia, ritengo plausibile che siano presenti entrambe le dinamiche: una maggiore circolazione delle sostanze e, contemporaneamente, una maggiore propensione a rivolgersi ai servizi».
Tra i nuovi ingressi al SerD prevale il consumo di cocaina, un dato che, secondo Mulas, merita un’attenzione particolare.
«Dobbiamo inoltre considerare la facilità di reperimento e il costo di alcune sostanze. Le droghe a più basso costo, così come la cannabis e l’eroina, risultano più facilmente reperibili e accessibili, questo deve preoccuparci soprattutto quando il fenomeno interessa le fasce più giovani. Il problema non riguarda soltanto la repressione dello spaccio: dobbiamo intervenire prima, attraverso la prevenzione e l’informazione».
Per affrontare il fenomeno in maniera organica, il presidente della Commissione consiliare Sanità annuncia la convocazione di una Commissione Sanità congiunta con la Commissione Servizi Sociali, presieduta dal consigliere Marco Colledanchise.
«Vogliamo aprire un confronto ampio e concreto  sottolinea Mulas coinvolgendo tutti i soggetti che quotidianamente affrontano questo fenomeno. Saranno invitati l’ASL, il direttore generale, i responsabili del SerD provinciale e locale, le comunità del territorio, le Forze dell’ordine, le scuole, le associazioni e gli istituti scolastici».
L’obiettivo sarà quello di analizzare i dati, comprendere l’evoluzione del fenomeno nel territorio algherese e individuare azioni condivise di prevenzione, sensibilizzazione e presa in carico.
«Dobbiamo tenere alta la guardia  conclude Christian Mulas perché le dipendenze rappresentano una questione sanitaria e sociale che coinvolge le famiglie e soprattutto i nostri giovani. Dobbiamo informarli e renderli consapevoli dei rischi legati all’uso di sostanze stupefacenti, ma anche all’abuso di alcol e alla dipendenza dal gioco d’azzardo. La prevenzione deve partire dalle scuole, dalle famiglie e dai luoghi frequentati dai ragazzi. Solo attraverso una rete tra istituzioni, servizi sanitari, sociale, scuola, Forze dell’ordine e associazioni possiamo affrontare seriamente il problema». Chiude la nota il presidente della commissione consiliare sanità Christian Mulas

“Villa Maria Pia e Parco Tarragona al Mamatita Festival”, è polemica

ALGHERO – Un modo davvero singolare di utilizzare il patrimonio pubblico, al quale non ci abitueremo mai. La Giunta comunale concede gratuitamente parte di Villa Maria Pia per il Mamatita Festival, arrivando a coinvolgere spazi di un immobile che, per destinazione e funzione, rappresenta uno dei luoghi più importanti dell’istituzione comunale e che deve essere preservato nella sua funzione di sede destinata al principale consesso democratico della città».
Lo affermano i gruppi di opposizione di centrodestra in Consiglio comunale, intervenendo sulla deliberazione della Giunta comunale n. 252 del 12 agosto 2026, con la quale è stata disposta la concessione gratuita ad una associazione di alcuni locali di Villa Maria Pia per 21 giorni, dal 19 agosto all’8 settembre.
«Non mettiamo in discussione – precisano i consiglieri – il valore culturale del Mamatita Festival né il ruolo delle associazioni che operano in città. Il problema è un altro: come vengono utilizzati i beni pubblici e quali criteri vengono adottati dall’Amministrazione comunale».
La delibera giustifica la concessione gratuita richiamando l’interesse sociale e culturale dell’iniziativa e il principio secondo cui la redditività del patrimonio pubblico può essere sacrificata quando viene perseguito un interesse pubblico equivalente o superiore.
«Ma proprio per questo – sottolineano i gruppi di opposizione – occorre interrogarsi sulla scelta di destinare gratuitamente spazi pubblici che possono avere una funzione istituzionale e che, nel caso specifico, vengono utilizzati per ospitare staff e artisti della manifestazione. La stessa deliberazione individua camere, servizi, spazi comuni e altri locali del primo piano di Villa Maria Pia. È una scelta che incide anche sulla percezione e sulla dignità istituzionale di un luogo destinato al Consiglio comunale, la principale assise democratica della città.»
«Villa Maria Pia – aggiungono – non è un qualsiasi immobile comunale. È un bene pubblico con una particolare rilevanza istituzionale. La sua disponibilità per finalità diverse da quelle istituzionali deve quindi essere valutata con particolare attenzione, evitando sovrapposizioni e commistioni che possano svilire la funzione propria degli spazi».
Ma c’è anche un altro aspetto che, secondo il centrodestra, merita di essere approfondito.
«Concedere gratuitamente strutture comunali per ospitare persone che partecipano a una manifestazione significa mettere a disposizione, senza corrispettivo, un servizio che sul mercato viene normalmente offerto dalle strutture ricettive. Anche se l’incidenza è limitata, è difficile negare che si determini una forma di concorrenza nei confronti degli operatori alberghieri ed extralberghieri della città, che sostengono costi, pagano imposte e contribuiscono all’economia turistica locale».
«È davvero questo – si chiedono i consiglieri – il modo con cui un’Amministrazione comunale dovrebbe utilizzare il proprio patrimonio? Un Comune dovrebbe sostenere le attività culturali, certamente, ma senza trasformare il proprio patrimonio immobiliare in una sorta di struttura ricettiva gratuita e senza creare, neppure indirettamente, condizioni di concorrenza con chi opera legittimamente sul mercato».
«Auspichiamo quindi – concludono i gruppi di opposizione di centrodestra – che gli organismi preposti al controllo di legittimità e regolarità amministrativa verifichino attentamente l’intera operazione, dalla qualificazione giuridica dell’utilizzo alla compatibilità della destinazione temporanea con la funzione istituzionale dell’immobile, fino ai criteri adottati per la concessione gratuita e agli eventuali effetti sul mercato delle strutture ricettive».
«Questo è l’ennesimo episodio di un modo bizzarro di amministrare la cosa pubblica che ormai sembra essere diventato una costante dell’Amministrazione Cacciotto. Noi non ci abitueremo mai. Il patrimonio comunale appartiene alla collettività e deve essere utilizzato con rigore, trasparenza, imparzialità e nel pieno rispetto della sua funzione istituzionale. Non può diventare, di volta in volta, una soluzione gratuita per esigenze che potrebbero essere soddisfatte dal mercato».
Lo hanno dichiarato Marco Tedde (Forza Italia), Raffaele Salvatore (UDC), Michele Pais ( Lega), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda ( Prima Alghero) e Giovanna Caria (Riformatori sardi).

“Personale del Parco di Porto Conte escluso dal comparto unico, ingiustizia della Todde”

ALGHERO – Tedde, Peru, Bardino e Ansini: «La perequazione con il personale regionale deve essere attuata. Il sindaco faccia sentire la voce di Alghero» «L’esclusione del personale del Parco di Porto Conte dal percorso di perequazione retributiva con i dipendenti regionali è una grande, straordinaria ingiustizia. Un’ingiustizia che non può essere tollerata e sulla quale il sindaco di Alghero ha il dovere di intervenire». Lo affermano i consiglieri comunali di Forza Italia Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini, chiedendo al sindaco Raimondo Cacciotto di intervenire direttamente presso la presidente della Regione Alessandra Todde affinché venga affrontata e risolta la situazione del personale dell’Ente Parco di Porto Conte. La richiesta si inserisce nel solco dell’iniziativa assunta dalla CISL Funzione Pubblica di Sassari, che ha chiesto alla Regione di verificare le ragioni dell’esclusione dell’Ente Parco dal perimetro del Comparto Unico e di valutare la possibilità di una sua futura inclusione nel nuovo sistema contrattuale. «La CISL ha posto una questione seria – sottolineano gli esponenti di Forza Italia – chiedendo di verificare se sia possibile ricomprendere il personale del Parco nel Comparto Unico anche attraverso un percorso graduale o modalità specifiche. È una richiesta di buon senso, che la Regione non può ignorare». Per Forza Italia, infatti, il problema non è soltanto contrattuale, ma riguarda direttamente il principio di equità.
«Il personale del Parco di Porto Conte opera in un ente pubblico al servizio del territorio e svolge funzioni di interesse generale. Non è ragionevole che lavoratrici e lavoratori che operano nello stesso sistema pubblico regionale possano essere penalizzati sul piano economico e giuridico semplicemente perché appartengono a un ente rimasto fuori dal perimetro del Comparto Unico».«Se l’obiettivo della riforma è costruire un sistema più omogeneo e integrato – aggiungono Tedde, Peru, Bardino e Ansini – allora occorre affrontare anche questa situazione. L’esclusione del Parco di Porto Conte rischia di produrre una disparità permanente, creando differenze tra lavoratori che non trovano una giustificazione nell’attività concretamente svolta».

Da qui l’appello al sindaco di Alghero. «Cacciotto intervenga presso la presidente Todde e presso la Giunta regionale. Chieda che la Regione apra un confronto con l’Ente Parco e con le organizzazioni sindacali e individui una soluzione normativa concreta per assicurare la perequazione retributiva del personale del Parco con quello regionale, valutando anche l’inserimento dell’Ente nel Comparto Unico attraverso le modalità che saranno ritenute giuridicamente possibili». «Il Parco di Porto Conte – concludono i consiglieri di Forza Italia – è un patrimonio fondamentale di Alghero e della Sardegna. Il suo personale non può essere considerato di serie B. Il sindaco ha il dovere di rappresentare la città e di far sentire la sua voce alla Regione. E Forza Italia sarà al suo fianco. Su questa vicenda non servono dichiarazioni di circostanza: serve un’iniziativa politica forte per sanare una straordinaria ingiustizia e restituire ai lavoratori del Parco la piena equità retributiva che meritano»

L’affondo di Mauro Pili: “Alghero non si difende con silenzio e omertà”

ALGHERO – “Alghero, quel “mozzicone” a lenta combustione delle 4,30 del mattino, prima i negazionisti di turno hanno negato con arroganza e tracontanza l’incendio, poi hanno negato la notizia, infine si sono persino inventati un “mozzicone” perfetto per chiudere in fretta la storia!
facciamo ordine, perché in poche ore questa vicenda ha cambiato faccia tre volte, e ogni cambio di faccia racconta qualcosa!  Primo tempo: ieri mattina poco dopo le 11.00 pubblico, dopo aver fatto tutte le verifiche, con testimoni e vigili del fuoco, il video che un testimone oculare mi ha inviato, con le fiamme che incombono sull’esterno del ristorante Luci del Golfo, sul lungomare Barcellona, ad Alghero!
la prima reazione dei negazionisti da tastiera e non solo è quella di negare: non è successo niente, nessun incendio!  Secondo tempo: quando la negazione non regge più, la prova delle immagini e qualche conferma, parte un’altra versione: se non fai il nome del ristorante la notizia è falsa! terzo tempo: ben 8 ore dopo la mia pubblicazione, un quotidiano locale prende un fotogramma dal mio video, senza citarne la fonte, e ci costruisce sopra un articolo nel quale l’incendio diventa un “principio d’incendio”, il bidone dei rifiuti diventa la causa e un mozzicone di sigaretta diventa l’innesco!
fonte della ricostruzione: “le prime verifiche”! firmate da chi? da nessuno! Sul posto, nell’immediatezza dei fatti, nessuno può certificare con assoluta certezza l’origine di un incendio, servono accertamenti tecnici, riscontri, tempi più lunghi e una relazione con una firma sotto!
questo è vero e va rispettato!
se ieri ho riferito di fonti non citabili per nome, ma esperti, persone intervenute materialmente per spegnere le fiamme, che lasciano trapelare “riservatamente” un’ipotesi di origine dolosa, quella valutazione non può essere liquidata come un pettegolezzo! Quell’indicazione “riservata” e autorevole pesa molto più di quanto possa valere la tesi fantasiosa e più facile da raccontare, di un fantomatico mozzicone “trovato” a mani nude tra le fiamme da passanti occasionali!
poi c’è l’orologio, che nessuno si è preoccupato di far tornare! Le fiamme si sviluppano alle 4,30 del mattino! A che ora sarebbe stato gettato quel mozzicone, proprio lì, sotto le tende del locale, in un cestino pieno di carta “infiammabile” a pronta presa? Per quante ore avrebbe dovuto covare dentro un cestino prima di provocare fiamme così invasive come quelle ben visibili dal video? Quale materiale avrebbe alimentato una combustione tanto lenta e inesorabile?
chi ha svolto gli accertamenti? dove si trova la relazione tecnica?
nessuno lo scrive e nessuno sembra averlo chiesto!
una combustione lenta durata ore non è impossibile in astratto, ma diventa una coincidenza fin troppo comoda quando serve a chiudere rapidamente un episodio che, nell’Alghero dell’estate 2026, dovrebbe essere approfondito e non archiviato in un trafiletto! Perché il contesto non è neutro, e fingere che lo sia costituisce la vera omissione di questa storia! Non parliamo di un episodio isolato! parliamo di almeno 16 attentati incendiari negli ultimi due anni! Parliamo di oltre 100 mezzi coinvolti! parliamo di bombe! parliamo di un gesto intimidatorio contro un’agente della polizia municipale!
arliamo di un autonoleggio , colpito due volte, prima a marzo e poi il 28 maggio, con una cinquantina di veicoli distrutti, due milioni di euro di danni e un titolare che in 26 anni di attività non aveva mai ricevuto minacce! Parliamo della discoteca Maden, colpita da un incendio doloso, in quel caso ufficialmente accertato da vigili del fuoco e polizia! Parliamo di una città che brucia troppo spesso perché ogni nuovo incendio possa essere trattato come un “mozzicone” mal spento!
e parliamo soprattutto di chi questa città la osserva con gli strumenti delle indagini e non con quelli delle rassicurazioni di comodo!
il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari Luigi Patronaggio, il cui ufficio ha competenza sull’intera Sardegna e dunque anche su Alghero, il 18 agosto lo ha messo nero su bianco! “Il caso di Alghero” riguarda una città “ormai additata da più qualificati osservatori come la città dove elementi della malavita campana hanno occupato ampi settori dell’economia cittadina”!
E ha aggiunto: “alla presenza di capitali e attività illecite, percepiti dalla gran parte della popolazione di Alghero, non corrisponde un rilevante numero di denunce e quindi di procedimenti penali”! Un anno prima era stato ancora più esplicito: “i tentacoli della mafia hanno stretto Alghero”, con investimenti opachi che vanno “dai ristoranti, alle gelaterie, ai lidi”! Dunque, non un’attività qualunque, quando prende fuoco un ristorante sul lungomare, ma esattamente uno dei settori economici indicati dal procuratore generale come possibile destinazione degli investimenti mafiosi!
questo non significa attribuire automaticamente a questo incendio una matrice dolosa o mafiosa! Significa l’esatto contrario della superficialità: non escludere nulla, non anticipare conclusioni e non spacciare una supposizione rassicurante per un accertamento tecnico! Lo stesso 18 agosto il pubblico ministero Armando Mammone ha rivolto un appello pubblico che i lettori della storia del “mozzicone” dovrebbero rileggere con attenzione: “chi sa parli, chi può riferire fatti di rilevanza penale lo faccia, siamo in grado di garantire l’anonimato”!
in questo contesto parliamo di una Prefettura che esclude, irresponsabilmente, l’esistenza di un’infiltrazione organizzata!
di un’amministrazione comunale protesa al silenziatore piuttosto che alla denuncia serrata di questo clima percepito da una parte rilevante della comunità algherese, forse anche intimorita da certe situazioni. In questo clima sottovalutare ogni singolo episodio non è prudenza, è una scelta, e le scelte producono conseguenze! Chi archivia un incendio con un condizionale senza nome, in una città nella quale il procuratore invita pubblicamente la popolazione a rompere il silenzio, non sta facendo cronaca cauta!
sta facendo, forse senza volerlo, il lavoro dell’omertà al posto suo!
perché la sottovalutazione, in territori come questo, produce quasi sempre lo stesso effetto: copre le intimidazioni, ammortizza i messaggi che qualcuno potrebbe aver voluto far arrivare e restituisce ai cittadini la rassicurazione più falsa ma comoda! Quella secondo cui ad Alghero, in fondo, brucerebbe soltanto qualche mozzicone mal spento. Non sto affermando che questo incendio sia certamente doloso! Sto affermando che non è certamente un “mozzicone”, almeno sino a quando questa tesi non verrà resa pubblica da una relazione tecnica, sottoscritta da chi ha svolto gli accertamenti, con l’indicazione degli elementi materiali sui quali quella conclusione si fonda!
e sino ad allora nessuno ha il diritto di spacciare un mozzicone come causa di quello che potrebbe essere l’ennesimo avvertimento! Alghero non si ama con il silenzio e l’omertà, non si ama con un negazionismo che in realtà aiuta solo chi Alghero non la ama proprio!”
Mauro Pili, ex-deputato, giornalista ed ex presidente della Regione Sardegna

“Pianificazione, Cacciotto dimentica ancora litorali e porto”

ALGHERO  – “Abbiamo preso visione della prima bozza del Piano Urbanistico Comunale e qualche domanda ci viene spontanea. Nell’elenco degli elaborati pubblicato dal Comune troviamo relazioni, norme, cartografie e documenti progettuali, ma non compaiono il Piano di Utilizzo dei Litorali e il Piano del Porto. Eppure parliamo di due strumenti di pianificazione fondamentali per una città come Alghero e, soprattutto, di due temi sui quali questa Amministrazione ha fatto più volte annunci e assunto impegni.

Sul porto, solo pochi mesi fa, si parlava di un Piano Regolatore Portuale arrivato a una fase matura e della necessità di integrarlo con il PUC. Lo stesso sindaco aveva sottolineato come la pianificazione del porto dovesse procedere di pari passo con quella urbanistica generale. Peccato però che, di tutto questo, non ci sia traccia agli atti. Se il Piano è pronto, perché non compare nella pianificazione che oggi viene sottoposta alla città?

Anche sul PUL la questione è tutt’altro che nuova. Nel programma elettorale della coalizione Cacciotto si parlava espressamente della necessità di pianificare l’utilizzo dei litorali e di garantire una fruizione delle spiagge durante tutto l’anno. Ebbene, i balneari attendono risposte concrete e non promesse, visto che al 31 ottobre saranno costretti a smontare gli stabilimenti.

A leggere questa bozza, sembrerebbe che per questa Amministrazione il porto e i litorali possano tranquillamente restare fuori dalla pianificazione del futuro di Alghero. Noi, al contrario, riteniamo da sempre che il porto e i litorali siano una parte essenziale dell’economia e del futuro della città. Perciò auspichiamo che il sindaco sollecitamente rimedi a questa grave dimenticanza, che il PUL e il Piano Regolatore Portuale vengano finalmente redatti e depositati e, soprattutto, che ci illumini su come intenda trasformare gli impegni scritti nel programma elettorale in scelte concrete”.

Riformatori Sardi