“Caso Sanna-Daga, che fine ha fatto la Rete delle Donne?”

CASO ASSESSORA SANNA, BARDINO E ANSINI: “SE LE ACCUSE SARANNO ACCERTATE, SAREBBE UN FATTO DI MISOGINIA E POLITICA MASCHILISTA. LA RETE DELLE DONNE PRENDA POSIZIONE”

La presidente di Azzurro Donna Sassari Lina Bardino e la consigliera metropolitana di Forza Italia Nina Ansini: “Chi ha il compito di difendere i diritti delle donne non può rimanere in silenzio”

ALGHERO, 8 settembre 2026 – “Se le accuse riportate dalla stampa e avanzate dall’assessora Raffaella Sanna nei confronti del collega di Giunta Enrico Daga dovessero trovare conferma e risultare accertate, saremmo davanti a un fatto di estrema gravità, che non potrebbe essere derubricato a semplice conflitto politico o personale. Ci troveremmo di fronte a comportamenti che, per modalità e contenuti, richiederebbero una riflessione seria anche sul piano della misoginia e della cultura politica maschilista”.

A sostenerlo sono Lina Bardino, presidente di Azzurro Donna Provincia di Sassari e consigliera comunale di Forza Italia, e Nina Ansini, consigliera metropolitana e comunale di Forza Italia, che intervengono sulla vicenda che vede coinvolta l’assessora Raffaella Sanna.

“Proprio per questo – sottolineano Bardino e Ansini – ci aspettiamo una presa di posizione chiara e determinata da parte di chi, come la Rete delle Donne, ha tra i propri obiettivi la tutela della dignità, dei diritti e del ruolo delle donne nella società e nelle istituzioni. Se una donna impegnata nelle istituzioni denuncia comportamenti che ritiene vessatori, offensivi e riconducibili al mobbing, non si può far finta di nulla. Occorre ascoltare, approfondire e, se i fatti saranno confermati, stigmatizzarli con assoluta fermezza”.

“Raffaella Sanna – aggiungono – è, a nostro giudizio, un assessore competente e preparato, che ha dimostrato pacatezza, capacità di approfondimento e una visione di prospettiva nell’esercizio del proprio incarico. Proprio per questo riteniamo ancora più importante che possa svolgere il proprio ruolo in un ambiente istituzionale improntato al rispetto reciproco, senza pressioni, intimidazioni o comportamenti che possano limitarne la libertà e l’autonomia”.

“Non intendiamo sostituirci a chi dovrà accertare i fatti – precisano le due esponenti di Forza Italia – e non formuliamo giudizi definitivi su responsabilità che dovranno essere verificate. Ma proprio perché le accuse sono così gravi, riteniamo che chi ha il compito di tutelare le donne non possa restare alla finestra”.

“Una eventuale condotta vessatoria nei confronti di una donna impegnata in politica e nelle istituzioni sarebbe ancora più grave perché rischierebbe di riproporre una cultura nella quale l’affermazione professionale e politica di una donna viene ostacolata, delegittimata o resa più difficile attraverso atteggiamenti e comportamenti che non possono essere accettati”.

“Questi fatti – concludono Bardino e Ansini – non possono passare sotto traccia. Se saranno accertati, dovranno essere denunciati e stigmatizzati con determinazione, non per alimentare una contrapposizione politica, ma per impedire che possano ripetersi. Ci aspettiamo quindi una presa di posizione forte della Rete delle Donne e di tutte le realtà che hanno a cuore la tutela della dignità femminile. La difesa delle donne e della loro piena libertà di esercitare ruoli politici e istituzionali non può essere selettiva né dipendere dall’appartenenza politica”.

“Caso Sanna-Daga, Cacciotto continua a nascondersi”

ALGHERO – “L’assessore Daga prova a liquidare tutto come “banali dinamiche interne” e normale dialettica politica. Ma se quanto riportato dalla stampa fosse confermato, saremmo davanti a fatti gravi, a comportamenti intimidatori e prevaricanti, non a un semplice confronto politico».
Lo dichiarano i capigruppo dell’opposizione Marco Tedde per Forza Italia, Alessandro Cocco per Fratelli d’Italia, Raffaele Salvatore per UDC–Patto per Alghero, Michele Pais per Lega, Massimiliano Fadda per Prima Alghero e Giovanna Caria per Riformatori Sardi.
«Daga farebbe meglio a spiegare cosa è accaduto e evitare questa strategia con cui cerca di minimizzare le denunce della collega. Definire “banali” le accuse di una collega rispettabile, che ha parlato apertamente di offese e mobbing politico è inaccettabile. Basti ricordare come Daga si sia già distinto per i suoi modi assolutamente fuori dalle righe: li ha denunciati in passato il Consigliere Colledanchise che ha raccontato di aver subito minacce, li abbiamo denunciati noi con la famigerata lite all’ecocentro, e li hanno sperimentati tanti cittadini che son stati insultati dall’assessore sui social. Ora Daga cerca di minimizzare la denuncia della collega per liquidarla in fretta».
«Il punto, però, oggi riguarda soprattutto il sindaco. Cacciotto non può più continuare a nascondersi. Deve dire se ritiene ancora sostenibile la permanenza di Daga in Giunta o se sia arrivato il momento di prendere provvedimenti, ora che perfino un autorevole esponente della sua stessa maggioranza ne ha chiesto pubblicamente le dimissioni».
«Chiediamo anche agli altri assessori e alla capogruppo del PD di esprimersi: la solidarietà all’Assessore Sanna non può restare affidata a frasi sussurrate nei corridoi. La sinistra, che ama richiamare valori di inclusione, rispetto e linguaggio gentile, ora deve avere il coraggio di parlare chiaramente e prendere una posizione».
«Questa è a tutti gli effetti una questione di sanità istituzionale. Il sindaco chiarisca subito in Consiglio comunale: il tempo delle minimizzazioni è finito».

“Caso Sanna, non mi farò intimidire”

ALGHERO – “Cado dalle nuvole e mi meraviglia che donne e uomini realmente maltrattati da alcuni politici locali si accodino a ricostruzioni della realtà fantasiose contravvenendo alla normale dialettica politica.

Personalmente non ho elementi per commentare una vicenda che riguarda il rapporto tra un’ assessora e il sindaco.
Se esistono questioni sarà il sindaco, come è giusto che sia, a fare le proprie valutazioni.

Quello che mi colpisce è la velocità con cui banali dinamiche interne diventano un caso mediatico.

In politica il confronto esiste, a volte acceso, ma fa parte della dialettica. Per quanto mi riguarda, continuerò a fare quello che facciamo ogni giorno in giunta: confrontarci, spronarci e motivarci per dare risposte concrete alla città, con la franchezza necessaria.

È sulle priorità della città che voglio restare concentrato.

E so che man mano che chiuderemo cantieri e otterremo risultati per la città, il livello dello scontro si alzerà.
È tutto messo in conto, ma non mi farò intimidire.

Nel frattempo sto seriamente pensando di adire alle vie legali nei confronti di chi sta cercando in tutti i modi di diffamarmi.
Anche perché ho una moglie e un figlio a cui devo rendere conto”

Enrico Daga, assessore comunale e segretario Pd

“Caso Sanna, Colledanchise chiede le dimissioni di Daga”

Colledanchise: «Solidarietà a Raffaella Sanna. Ora il Sindaco faccia chiarezza: le dimissioni di Daga sarebbero un segnale politico importante»

«Desidero esprimere la mia piena solidarietà all’assessora Raffaella Sanna per quanto, secondo le notizie apparse sulla stampa, avrebbe formalmente rappresentato al sindaco Raimondo Cacciotto e alla Segretaria generale del Comune in merito ai rapporti con l’assessore Enrico Daga. Se quanto riportato dovesse trovare conferma, ci troveremmo davanti a una vicenda che non può essere considerata una semplice tensione interna al Partito Democratico o alla maggioranza, ma che investe direttamente il clima politico e istituzionale nel quale viene amministrata la città».

Lo dichiara il consigliere comunale Marco Colledanchise, che richiama anche alcuni episodi precedenti che, a suo giudizio, avrebbero già dovuto determinare una maggiore attenzione da parte del Sindaco.

«Parlo anche per esperienza personale. Nei mesi scorsi ho denunciato pubblicamente messaggi e comportamenti che avevo ritenuto estremamente gravi, compreso un messaggio nel quale mi veniva prospettata una “guerra” nei miei confronti che, per i termini utilizzati, ritenevo travalicasse ampiamente il normale confronto politico. Avevo inoltre denunciato un episodio fisico verificatosi durante una seduta del Consiglio comunale. Mi ero assunto la responsabilità di rendere pubblici quei fatti, ma evidentemente le mie parole non furono sufficienti per determinare una presa di posizione politica adeguata».

«Successivamente abbiamo assistito anche alla vicenda dell’ecocentro, che generò fortissime polemiche e contestazioni rispetto all’atteggiamento tenuto e al richiamo al proprio ruolo istituzionale. A questo si aggiungono le questioni che ho più volte sollevato rispetto alla gestione, all’utilizzo e alla consegna di locali pubblici, in alcuni casi senza che vi fosse un preventivo avviso pubblico e con modalità sulle quali ritengo necessario fare piena chiarezza anche sotto il profilo della trasparenza amministrativa. Si tratta naturalmente di vicende differenti, che devono essere valutate ciascuna nel proprio merito, ma che non possono essere completamente scollegate dal quadro che oggi emerge».

Secondo Colledanchise, quanto denunciato dall’assessora Sanna rende adesso non più rinviabile una valutazione politica complessiva.

«Quando a denunciare determinati comportamenti ero io, qualcuno ha probabilmente preferito leggere quanto accaduto come una vicenda personale o come il frutto delle normali tensioni della politica. Oggi, però, secondo quanto riportato dalla stampa, è una componente della stessa Giunta a rivolgersi formalmente al Sindaco e alla Segretaria generale denunciando aggressioni, offese e comportamenti ritenuti inaccettabili. Questo cambia inevitabilmente il quadro e rende ancora più urgente una presa di posizione chiara».

«Non è più possibile andare avanti facendo finta che ogni episodio sia isolato dal precedente, aspettando semplicemente che la polemica del momento si spenga. Quando emergono ripetutamente contestazioni di questa natura, il compito della politica e soprattutto di chi guida un’amministrazione è quello di intervenire, verificare e assumersi le proprie responsabilità».

Da qui la richiesta rivolta direttamente al sindaco Raimondo Cacciotto.

«Chiedo formalmente al Sindaco di fare immediatamente chiarezza su quanto sta accadendo e di assumersi fino in fondo la responsabilità politica che deriva dal suo ruolo. Qualora i fatti denunciati trovassero conferma, ritengo che non vi sarebbero più le condizioni politiche perché Enrico Daga possa continuare serenamente a ricoprire il ruolo di assessore. A mio giudizio, le sue dimissioni rappresenterebbero già oggi un segnale importante di responsabilità e rispetto delle istituzioni. In assenza di un passo indietro volontario, qualora le contestazioni venissero confermate, sarebbe il Sindaco a dover valutare conseguentemente la revoca delle deleghe».

Colledanchise estende infine la propria solidarietà a chiunque possa essersi trovato in situazioni analoghe senza avere avuto la possibilità o il coraggio di denunciarle.

«La solidarietà che esprimo oggi a Raffaella Sanna è anche rivolta a tutte quelle persone che, nella politica, nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro o nella vita quotidiana, possono essersi trovate davanti a prepotenze, pressioni, intimidazioni o atteggiamenti aggressivi senza avere la forza o la serenità necessarie per renderli pubblici. Nessuno deve avere paura delle conseguenze di un dissenso e nessuno deve sentirsi costretto al silenzio per tutelare la propria tranquillità personale o professionale».

«Questa vicenda pone inoltre una questione politica particolarmente rilevante per una maggioranza di centrosinistra che fa del rispetto, del dialogo, dell’inclusione e della tutela delle persone una parte importante della propria identità pubblica. I valori, però, acquistano significato soltanto quando vengono applicati anche nei confronti di chi appartiene alla propria parte politica. È troppo semplice rivendicarli nei discorsi pubblici e molto più difficile dimostrarli quando ciò impone decisioni scomode».

«Non bastano bei comunicati, slogan o post perfettamente confezionati, magari anche attraverso l’intelligenza artificiale, per renderci persone corrette, rispettose o portatrici di determinati valori. La credibilità si misura nei comportamenti concreti, nella coerenza e nella capacità di assumersi le proprie responsabilità quando arriva il momento di farlo».

«Spero quindi che questa volta il sindaco Cacciotto comprenda fino in fondo la gravità della situazione. Non chiedo condanne preventive né processi sommari, ma chiarezza, responsabilità e conseguenze politiche coerenti qualora quanto denunciato venga confermato. Dopo tutto ciò che è già accaduto, limitarsi ancora una volta al silenzio o alla minimizzazione non sarebbe più una non-scelta: sarebbe una precisa scelta politica».

“Palestre all’aperto nei parchi cittadini di Alghero”

ALGHERO – “Realizzare nei parchi cittadini aree attrezzate per il fitness all’aperto e il calisthenics, gratuite e liberamente accessibili, distribuendole progressivamente in diversi quartieri della città”

È la proposta che Marco Colledanchise, consigliere comunale di Alghero e riferimento cittadino di Orizzonte Comune, movimento civico che vede tra i suoi principali riferimenti regionali l’assessore al Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu, annuncia di voler portare all’attenzione dell’Amministrazione comunale.

«Alghero ha una caratteristica che spesso diamo quasi per scontata: un clima che ci consente di vivere gli spazi aperti e praticare attività fisica per almeno otto o nove mesi all’anno. Credo sia arrivato il momento di sfruttare maggiormente questa possibilità anche attraverso i nostri parchi cittadini», afferma Colledanchise.

L’idea è quella di prevedere, compatibilmente con gli spazi disponibili, sbarre per trazioni, parallele, spalliere, panche e altre attrezzature per l’allenamento a corpo libero, evitando di concentrare tutto in un’unica zona della città.

«Non penso alla grande palestra all’aperto realizzata in un solo punto, ma a una rete di piccoli spazi attrezzati nei parchi di Alghero. Luoghi gratuiti, semplici e accessibili, nei quali un ragazzo, un adulto o una persona che vuole semplicemente mantenersi attiva possa allenarsi senza necessariamente iscriversi a una struttura privata».

Secondo il consigliere, l’intervento avrebbe una valenza che va oltre la sola pratica sportiva.

«Investire nello sport significa investire nella prevenzione, nella salute e nella qualità della vita. Ma significa anche rendere i parchi più frequentati, creare occasioni di socialità e restituire maggiore vitalità agli spazi pubblici. Sono interventi relativamente semplici che possono produrre un beneficio concreto e quotidiano per molte persone».

Colledanchise annuncia quindi l’intenzione di trasformare l’idea in una proposta da sottoporre all’Amministrazione, coinvolgendo prima i cittadini.

«Prima di individuare luoghi e modalità voglio però ascoltare gli algheresi. Quali parchi riterrebbero più adatti? Quali attrezzature vorrebbero trovare? Ci sono suggerimenti o criticità da considerare? La politica, soprattutto quando si parla di interventi molto vicini alla vita quotidiana delle persone, deve anche essere capace di ascoltare prima di decidere».

«Porterò questa proposta all’Amministrazione – conclude Colledanchise – con l’obiettivo di capire come renderla concretamente realizzabile. Alghero può diventare sempre di più una città che invita a muoversi, a stare all’aperto e a vivere i propri spazi pubblici. Più sport, più salute e parchi più vissuti: credo sia una direzione sulla quale valga la pena lavorare»

“Senza case, Alghero non può attrarre nè giovani e nè talenti”

ALGHERO – “Attrarre talenti, ricercatori e giovani professionisti è un obiettivo strategico condivisibile, così come la scelta dell’Amministrazione Comunale di Alghero di collaborare con un’eccellenza come la
Fondazione Bruno Kessler di Trento. Tuttavia, per rendere credibile qualsiasi progetto di sviluppo
territoriale occorre garantire il presupposto primario per chiunque voglia stabilirsi in città: l’accesso
alla casa.
Senza una politica abitativa lungimirante, il rischio è che l’attrazione di nuove energie rimanga
un’intenzione da convegno, infrangendosi contro un mercato immobiliare cittadino saturato dalla
rendita turistica sregolata e inaccessibile per chi cerca una residenza stabile, a partire dalle giovani
famiglie algheresi.
La risposta a questa emergenza passa anche per la leva fiscale locale, ed è proprio qui che il modello
Trento offre una lezione fondamentale. Il capoluogo trentino ha affrontato il tema della
residenzialità alla radice, utilizzando la fiscalità comunale (TARI e IMU) per disincentivare gli affitti
brevi e favorire le locazioni a lungo termine. Sul fronte dei rifiuti, Trento ha incluso le locazioni
turistiche tra le Utenze Non Domestiche (UND), trattandole per ciò che sono: attività economiche a
rotazione con un impatto preciso sui servizi e sulla produzione di scarti.
Ad Alghero, invece, si guarda a Trento per i progetti di innovazione ma si ignorano le sue scelte
amministrative. Nel Piano TARI 2026 figurano ben 2.445 locazioni turistiche (pari a oltre 7.300 posti
letto) mantenute impropriamente nel ruolo Domestico. Questa scelta non solo sovraccarica le
famiglie residenti della Quota Variabile dei rifiuti prodotti dai turisti e penalizza le imprese ricettive
tradizionali sul costo fisso, ma priva l’Ente di uno straordinario strumento di politica urbanistica e
sociale.
Incrociare le banche dati dell’Imposta di Soggiorno con la TARI e applicare la tariffa UND alle
locazioni brevi, abbinandola a un’aliquota IMU agevolata per chi sceglie la locazione residenziale di
lungo periodo, creerebbe un incentivo economico concreto. I proprietari verrebbero spinti a
riportare gli immobili sul mercato degli affitti stabili, sbloccando case per i residenti e per i lavoratori
che si vorrebbero accogliere.
Alghero deve decidere cosa vuole essere: una vetrina stagionale per soli turisti o una comunità
aperta, equa e capace di offrire”.

Stefano Lubrano, già sindaco di Alghero e imprenditore turistico

“PalaManchia, smentita la propaganda della Giunta Cacciotto”

ALGHERO – «L’ordinanza sindacale n. 30 del 5 settembre, con la quale il sindaco aggira la mancanza del titolo antincendio, smentisce nei fatti la narrazione che l’Amministrazione comunale ha costruito in questi mesi sul Pala Manchia e, più in generale, sulla situazione degli impianti sportivi comunali».

A intervenire sono i capigruppo di opposizione in Consiglio comunale: Marco Tedde per Forza Italia, Raffaele Salvatore per l’UDC, Michele Pais per la Lega, Alessandro Cocco per Fratelli d’Italia, Massimiliano Fadda per Prima Alghero e Giovanna Caria per i Riformatori Sardi.
«Mentre l’Amministrazione ha più volte presentato il Pala Manchia come una struttura sistemata e pronta all’utilizzo – sottolineano – oggi emerge che la documentazione relativa alla prevenzione incendi è ancora in fase di aggiornamento, che il precedente titolo non è più valido e che l’iter tecnico-amministrativo deve essere ancora perfezionato. È inoltre programmata la convocazione della Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo».
«È una situazione che pone una domanda molto semplice: se il Pala Manchia era pronto e utilizzabile, perché si è arrivati alla vigilia di un evento internazionale, che vede la Dinamo Sassari confrontarsi con la Virtus Zagabria,con la necessità di adottare un provvedimento specifico per consentire lo svolgimento della partita?»
«La questione non riguarda certamente la partita Dinamo Sassari-Virtus Zagabria, che rappresenta un appuntamento sportivo importante per Alghero. Riguarda il modo in cui l’Amministrazione ha programmato e gestito l’utilizzo della struttura».
«I lavori sul Pala Manchia, del valore di circa 75 mila euro, sono durati circa due anni. E oggi, a lavori conclusi, la posizione dell’impianto sotto il profilo della prevenzione incendi non risulta ancora perfezionata. Non si può arrivare a poche ore da una partita di basket internazionale e dover ricorrere a un’ordinanza sindacale di dubbia legittimità per consentire l’utilizzo di una struttura che era stata presentata come pronta.»
«Il Sindaco deve quindi spiegare quali siano stati gli atti e i pareri tecnici posti alla base della decisione e quali verifiche fossero effettivamente già concluse. La città ha diritto a conoscere con chiarezza la situazione del proprio impianto».
«La vicenda del Pala Manchia non è un episodio isolato. Si inserisce in un quadro più ampio di criticità che riguarda gli impianti sportivi comunali e rende ancora più evidente la distanza tra la rappresentazione rassicurante fornita dall’Amministrazione e le condizioni che emergono dagli atti».
«Il Sindaco e l’Amministrazione hanno fatto una figura poco edificante, arrivando alla vigilia di un appuntamento sportivo di rilievo, con una squadra come la Dinamo Sassari e una formazione internazionale come la Virtus Zagabria, a dover affrontare una situazione amministrativa ancora da perfezionare dopo due anni di lavori di scarso rilievo. Un’immagine che rischia di gettare discredito su Alghero proprio in occasione di un evento che avrebbe dovuto essere una vetrina positiva per la città.»
«Chiederemo pertanto tutta la documentazione tecnica e amministrativa relativa al Pala Manchia, compresi gli atti sulla prevenzione incendi, le comunicazioni e gli eventuali pareri del Comando dei Vigili del Fuoco, gli atti della Commissione di Vigilanza, la documentazione relativa all’agibilità e alla capienza dell’impianto e gli atti posti a fondamento del provvedimento del Sindaco».
«Sulla sicurezza degli impianti sportivi non possono esserci scorciatoie. Servono programmazione, verifiche concluse, documenti in ordine e responsabilità chiare. La città merita meno annunci e più risposte.»

“Consulenze d’oro per il canile, hanno gettato la maschera”

ALGHERO – “La Determinazione n. 2695 del Comune di Alghero, con la quale viene approvato l’avviso per un incarico di consulenza sul futuro del Canile Primavera, merita, a mio avviso, un approfondimento che va ben oltre la normale polemica politica.
Parliamo di 30 mila euro all’anno, con una possibile prosecuzione fino a 36 mesi, per una consulenza destinata a incidere sulle strategie future del Canile Primavera.
Ma è soprattutto il modo in cui è stato costruito il profilo professionale richiesto a destare i miei interrogativi.
La determina parla di:
“specifici e rari titoli professionali”
rilasciati da:
“organismi accreditati da Accredia”
nel:
“settore cinofilo avanzato”
e prevede addirittura di poter procedere:
“prescindendo dal titolo universitario”.
Si tratta di requisiti talmente particolari che ho iniziato a verificare se caratteristiche professionali così specifiche, nella loro combinazione, fossero già pubblicamente presenti prima ancora che venisse adottata la determina.
Non lo so ma vedremo, si sa che sul web rimane tutto, per sempre.

Prima voglio verificare date, documenti e fonti.
Perché, se un’Amministrazione costruisce un avviso pubblico con requisiti così particolari, deve poter spiegare chi li ha individuati, quando sono stati individuati e soprattutto sulla base di quale istruttoria.
C’è anche un altro elemento sul quale voglio vederci chiaro: Accredia.
Che cos’è esattamente? Qual è la sua funzione? Quali organismi accredita? E, soprattutto, che attinenza concreta hanno le sue funzioni con quanto affermato nella determina comunale?
Ho già verificato che Accredia non è un istituto di formazione, ma l’ente che accredita gli organismi di certificazione, anche delle persone, secondo specifiche norme.
La stessa banca dati Accredia mostra inoltre che, nel settore delle competenze cinofile, esistono più organismi accreditati.
Proprio per questo voglio capire perché nella determina si faccia riferimento a questa particolare tipologia di certificazione, come siano stati individuati i requisiti e quale sia il percorso istruttorio che ha portato a definirli “specifici e rari”.
E qui emergono anche questioni direttamente legate all’articolo 7, comma 6, del D.Lgs. 165/2001.
La norma impone condizioni precise per il ricorso a professionalità esterne: la verifica dell’impossibilità oggettiva di utilizzare risorse interne, la particolare e comprovata specializzazione, la natura temporanea dell’incarico e il divieto di rinnovo.
E allora mi chiedo come si concili tutto questo con una:
“opzione di prosecuzione per complessivi 36 mesi”.
Voglio inoltre capire in base a quale specifica previsione di legge si ritenga possibile prescindere dal titolo universitario, visto che la deroga prevista dall’articolo 7 riguarda fattispecie determinate e non consente genericamente di sostituire la specializzazione universitaria con una qualsiasi certificazione professionale.
E poi c’è la ricognizione interna.
Il Comune sostiene che un avviso rivolto a tutto il personale dipendente sia andato deserto e da questo deduce la:
“totale assenza di analoghe professionalità all’interno dell’Ente”.
Anche questo dovrà essere verificato con attenzione.
Perché un avviso interno andato deserto in pieno agosto non equivale automaticamente alla dimostrazione dell’impossibilità oggettiva di utilizzare professionalità interne.

E qui arrivo alle responsabilità

Se emergerà che determinati requisiti sono stati inseriti senza un’adeguata istruttoria, sulla base di informazioni non sufficientemente verificate o senza una motivazione realmente idonea a sostenerli, non riterrò sufficiente attribuire genericamente la responsabilità all’Amministrazione.
Ci sono persone che hanno istruito, redatto e sottoscritto quell’atto.
E chi esercita una funzione amministrativa ha il dovere di verificare prima di impegnare risorse pubbliche e di pubblicare un avviso.
Non basta fidarsi di informazioni ricevute o magari acquisite sul web da qualche profilo social.
Un buon funzionario e un buon dirigente verificano.

Per questo non mi fermerò alla stampa, e con me altri.

Sto ricostruendo l’origine dei requisiti, le date, le fonti, le professionalità che possono possederli e il percorso amministrativo che ha portato alla loro individuazione.
E se emergeranno profili che meritano di essere sottoposti agli organismi competenti per le verifiche di legge, non avrò alcuna esitazione a farlo.
Perché questa vicenda non riguarda soltanto una consulenza.
Riguarda come è stata costruita.
Riguarda chi ha scritto quell’atto.
Riguarda chi lo ha verificato e sottoscritto.
E riguarda, naturalmente, chi ha assunto politicamente la responsabilità di questa scelta.

HANNO GETTATO LA MASCHERA.

Adesso voglio vedere quale “benessere” c’è dietro quei 30 mila euro. E ancora c’è l’acquisto del canile che aspetta, servirà aspettare l’esperto?”

Mzrio Conoci, ex sindaco di Alghero

“Canile, dalla Maggioranza Cacciotto, ancora nuove consulenze d’oro”

ALGHERO  – «Prima hanno sbandierato la riduzione di circa 100mila euro sul prezzo di acquisto del canile. Ora scopriamo che la sinistra vuole usare quei soldi nell’ennesimo spreco: una consulenza esterna da 30mila euro l’anno con possibilità di prosecuzione fino a tre anni, pagata dagli algheresi».

Così il Coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia Alghero interviene sulla determinazione n. 2695 del Comune, relativa all’incarico di alta consulenza tecnico-scientifica sul benessere animale.

«È inaccettabile che con la scusa del benessere animale – dichiara Alessandro Cocco, capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia – la sinistra cerchi il pretesto per affidare incarichi esterni costosi e fumosi. La determina solleva interrogativi pesanti: requisiti estremamente particolari, possibilità di prescindere dal titolo universitario, durata potenzialmente triennale e un oggetto amplissimo che mette insieme canile, aree di sgambamento, colonie feline e linee guida strategiche».

Mario Conoci aggiunge: «Avevano promesso concretezza sul canile. Invece, mentre l’acquisizione deve ancora essere completata, costruiscono una consulenza che rischia di costare quasi quanto il risparmio annunciato. Hanno gettato la maschera: più che occuparsi davvero del Canile Primavera, sembrano interessati a costruire l’ennesima operazione opaca».

Fratelli d’Italia chiede «il ritiro immediato della determina, lo stop a questo spreco di denaro pubblico e la ricostruzione dell’intero percorso su basi trasparenti: oggetto chiaro, durata realmente temporanea, requisiti proporzionati e una verifica interna effettiva».

41-Bis, la Maggioranza Cacciotto contro il Governo

ALGHERO – “Con gli ultimi trasferimenti, sono circa 185 i detenuti al 41-bis oggi presenti nell’Isola: più di uno su quattro rispetto al totale nazionale. E con il previsto potenziamento di Badu ’e Carros si potrebbe arrivare a circa 250, vale a dire circa un terzo del totale nazionale.
Nessuno mette in discussione il 41-bis quale strumento di contrasto alla criminalità organizzata, né il fatto che anche la Sardegna debba contribuire al sistema penitenziario nazionale. Quello che contestiamo è la sproporzione e il metodo con cui questa scelta viene portata avanti, senza un reale coinvolgimento della Regione e degli Enti Locali.
La gestione del 41-bis richiede personale specializzato, elevati standard di sicurezza e produce ricadute anche sul sistema sanitario regionale, sulla logistica e sull’organizzazione dei servizi. Tutto questo in una Sardegna che presenta già una forte concentrazione di istituti penitenziari.
L’insularità non può diventare un criterio per concentrare nell’Isola funzioni di interesse nazionale, mentre la Costituzione impone alla Repubblica di rimuoverne gli svantaggi.
Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria massima trasparenza sui numeri, sui criteri adottati, sui trasferimenti futuri e sulle risorse previste per personale, sicurezza e sanità.
Serve un fronte unitario con Regione, Città Metropolitana ed Enti Locali perché la Sardegna non venga considerata una soluzione logistica, ma un territorio da coinvolgere e rispettare nelle decisioni che la riguardano.

Maggioranza Consiliare (Sindaco Cacciotto) Alghero