ALGHERO – “Il dibattito aperto sul passato e sul futuro del Parco di Porto Conte impone ancora una volta una riflessione chiara e delle scelte precise: la tutela ambientale può o non può trasformarsi in un’ideologia del divieto permanente?
Nessuno mette in discussione la necessità di proteggere ecosistemi fragili e patrimoni naturalistici. E il parco lo fa. Ma un Parco non può essere concepito solo come uno spazio separato dalla vita dell’uomo, bloccato dentro una cultura del limite, spesso, fine a sé stesso, dove ogni attività economica viene considerata una minaccia.
L’ambiente deve essere tutelato per consentire alle persone di vivere meglio, non per impedire alle comunità di crescere, lavorare e costruire futuro. Per questo appare francamente surreale leggere le accuse rivolte a chi, negli ultimi anni, ha contribuito a rendere il Parco più fruibile, più organizzato, più conosciuto e capace di generare servizi, occupazione, educazione ambientale e sviluppo sostenibile.
Definire tutto questo come una deriva “mercantile” significa avere una visione profondamente distorta della realtà. Parlare di mobilità sostenibile, servizi, valorizzazione territoriale, presenze turistiche controllate e crescita dell’indotto non vuol dire “svendere” la natura. Vuol dire costruire un equilibrio moderno tra tutela ambientale ed economia.
La verità è che attorno a certi temi si è ormai consolidata una categoria di “professionisti dell’ambientalismo”, sempre pronta a trasformare ogni progetto, ogni intervento e ogni idea di sviluppo in un’emergenza ideologica permanente. Una visione che finisce per considerare l’uomo un problema da contenere anziché una risorsa da responsabilizzare. È un approccio vecchio, astratto e incompatibile con le esigenze di un territorio che ha bisogno di tutela ambientale ma anche di lavoro, investimenti e prospettive. Il Parco è giusto che non sia considerato una gallina dalle uova d’oro ed è ancora più giusto che non lo sia solo per pochi professionisti.
Preoccupa inoltre che nel documento degli ambientalisti si attribuisca al Sindaco Raimondo Cacciotto e alla sua maggioranza una condivisione di questa impostazione radicale. Per questo sarebbe opportuno che il Sindaco chiarisse pubblicamente se davvero condivide un modello fondato esclusivamente su vincoli, restrizioni e ostilità verso ogni forma di sviluppo territoriale.
Alghero non ha bisogno di un Parco-museo immobile e chiuso dentro una visione dogmatica della conservazione. Ha bisogno di un Parco moderno, capace di coniugare ambiente, sviluppo, lavoro e qualità della vita.
L’attività avviata a Punta Giglio, la valorizzazione e la fruibilità della Grotta di Nettuno e della Grotta Verde, così come le numerose iniziative ospitate a Casa Gioiosa, e tante altre, rappresentano esempi concreti di come tutela ambientale e sviluppo possano convivere in modo intelligente. Sono strumenti preziosi di educazione, promozione e diffusione della cultura del rispetto verso l’ambiente che, allo stesso tempo, generano opportunità, attrattività e crescita per un territorio che va ben oltre i confini stessi del Parco.
La vera sostenibilità non è fermare l’uomo. È consentire all’uomo di vivere il territorio con equilibrio, rispetto e intelligenza”