Ridate il Mariotti al calcio e agli algheresi |video

ALGHERO -Nell’arco di un paio di lustri oltre a perdere la leadership nella movida regionale, Alghero ha perso anche le squadre di calcio, e pure altri sport, nei campionati che contano, almeno a livello regionale pure oltre Tirreno. Sembrano passati secoli (e invece non è così) da quando la Riviera del Corallo poteva vantare oltre una decina di compagine tra cui spiccavano Alghero e Fertilia. In entrambi i casi è calato il sipario con gli spazi sportivi in abbandono. Nella borgata oramai il campo non esiste più e quell’area, dove dovevano nascere diverse iniziative, è lasciata all’incuria, discorso simile per il glorioso Mariotti che, non tanto tempo addietro, vedeva centinaia di tifosi, famiglie e bambini godere dello spettacolo del calcio.

Nonostante siano stati ultimati negli scorsi mesi gli spogliatoi, nell’ex-quadrato di gioco insistono erbacce alte anche due metri. Per sollevare, nuovamente, come già fatto più volte da Algheronews, l’attenzione delle Amministrazione che guidano la città, siamo andati sul posto. Questa volta con Antonio Baldino. Uomo di sport, tifoso storico dei giallorossi, attualmente nell’Audax, che evidenzia il rammarico e perfino la rabbia per la condizione della struttura.

“Siamo pronti, come cittadinanza attiva, a venire noi a tagliare l’erba – tuona Baldino – però per favore, ve lo chiedo per favore, come ho già evidenziato più volte sui social chiamando in appello il Sindaco Conoci e l’ex-Tedde, ridate il Mariotti agli algheresi”. Vista la forzata clausura di questi mesi sarebbe anche il caso di pensare di predisporlo per ospitare qualche “sgambata” dei bambini algheresi che forse sono prioritari rispetto, ad esempio, delle sgambate dei nostri amici a 4 zampe. Nel frattempo, c’è l’attesa che rinasca una squadra locale di calcio a 11. Quello vero. Che possa magari partire anche dalle categorie più basse, ma porti i colori della città. E l’altra attesa è quella di vedere, finalmente, un progetto di riqualificazione generale che prevede anche gli spazi adiacente con verde, un parco, parcheggi e qualche servizio.


Bar e ristoranti in coma, risposte subito o è la fine

ALGHERO – “Più di un mese fa abbiamo accolto con grande soddisfazione l’apertura dell’Amministrazione, nella persona del sindaco, di voler collaborare col Comitato Horeca e rendere il settore dell’accoglienza partecipe del percorso utile ad assistere le nostre imprese nelle più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi”. Cosi dal Comitato Horeca Alghero che rappresenta oltre 100 attività della Riviera del Corallo che attendono da settimane risposte e chiarezza, anche a livello locale.

“Come più volte ribadito, si tratta di un settore fondamentale dell’economia algherese che necessita di provvedimenti urgenti che, se non varati rapidamente, rischiano di compromettere per sempre il futuro di migliaia di lavoratori. Detto questo, però, ci duole sottolinearlo, ad oggi, nessun provvedimento di quelli suggeriti, è ancora giunto al suo traguardo. Comprendiamo le difficoltà di chi amministra in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, comprendiamo anche la “solitudine” in cui i sindaci sono costretti ad operare,  soprattutto quando è palese l’assenza delle figure utili a raggiungere tali obiettivi in taluni comparti, però, visto proprio il momento che vede la maggior parte delle attività vicine al definitivo collasso, ci saremmo attesi una drastica virata, un cambio di passo, per  farci trovare pronti alla riapertura”.

“Apprezziamo la disponibilità del Sindaco Conoci e la sua volontà di fare proprie le nostre istanze, ma la variabile tempo ci impone di richiamare l’attenzione sul grave ritardo. È ora che Alghero riparta, e riparta bene. Non c’è più tempo da perdere.  Perché gli imprenditori che rappresentiamo possano affrontare con ragionevole speranza  la fatica della ripartenza è necessario che sappiano su quali superfici per la somministrazione possano contare, sulla fiducia che gli organismi deputati al controllo abbiano visioni comuni, sul fatto che la Regione Sardegna liberi risorse utili per l’abbattimento del costo del lavoro.

“Insomma, chiediamo che si dia corso alle numerose richieste messe nero su bianco dal nostro comitato. Siamo consapevoli che senza il luccichio delle nostre imprese, che dà risposte a tante famiglie coi vari stipendi, Alghero non può essere la stessa. Del resto è necessario, è fondamentale, ricreare un clima di positività e socialità che, da tre mesi e oltre (visti l’aggiunta del periodo invernale precedente), manca totalmente. Il settore Horeca vive nel segno delle emozioni, dello svago, della convivialità, siamo noi deputati a far ripartire la città, ma dobbiamo essere messi nelle giuste condizioni per farlo. Se l’apertura è per il 18, come si può pensare di farlo senza poter programmare investimenti, assunzioni, azioni di intrattenimento, modello di business?“

“Gli elefantiaci tempi della burocrazia e le sue lungaggini non possono condizionare un tessuto sociale ed economico  allo stremo. Serve il massimo sostegno perché le risposte alle richieste del comparto (che rialleghiamo a questa mail) siano finalmente evase: c’è il serio rischio che il coma in cui si trova il settore, diventi irreversibile.  E’ urgente attuare un pronto soccorso, altrimenti sarà quasi impossibile evitare il nostro funerale e col nostro quello di tanti lavoratori”.

CINQUE PUNTI SOTTOPOSTI ALL’AMMINISTRAZIONE: 
1) Ampliamento degli spazi esterni alle attività consentendo la possibilità di allestire tavoli e dehor, in particolare per le imprese con ridottissimi spazi interni, in finestre temporali determinate, ove necessario, secondo un piano particolareggiato che sia in grado di garantire il medesimo numero di coperti all’esterno autorizzati nel pre-Covid con, in aggiunta, superfici utili per ristorare il numero di coperti sacrificati nelle aree interne a causa del distanziamento sociale;

2) richiesta al sindaco di attivare una conferenza di servizi per l’ attivazione di procedure armonizzate, chiare, certe, ed univoche, per certificare la salute dei titolari, dei dipendenti e dei clienti, garantendo la salubrità dei luoghi di lavoro, attraverso un unico protocollo sottoscritto da tutti i corpi di vigilanza sanitaria dello stato;

3) rapida modifica del piano commerciale per mitigare la direttiva Bolkenstain (legge Bersani) al fine di congelare nuove aperture e soprattutto scongiurare operazioni di acquisto predatorie a “buon mercato”; Attuazione di iniziative (con associazioni e operatori locali) di animazione urbana. 

4) Attivazione di uno sportello per le imprese attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria (es: Confcommercio)  rappresentative del settore per assistere le centinaia di partite Iva a cui serve offrire una bussola per attraversare la selva di provvedimenti scaturiti dai vari livelli istituzionali;

5) Rappresentare presso l’Anci regionale,  la proposta di fiscalizzazione degli oneri sociali con accollo di una parte del costo del lavoro da parte della Regione, allo scopo di evitare l’esplosione della spesa per il welfare e il conseguente mantenimento dei livelli occupativi;

Fase 2, burocrazia aiuta malaffare: decapitare mostro

ALGHERO – “Non possiamo rischiare che il virus della burocrazia, che tradizionalmente affligge i nostri apparati di governo e amministrativi, faccia più danni del Coronavirus”. Secondo l’ex sindaco di Alghero “Per rivitalizzare il nostro sistema economico, oggi prostrato dall’epidemia e dal blocco delle imprese, occorre decapitare il mostro della burocrazia e adottare a livello nazionale quello che può essere definito il “Modello Genova”. Un iter procedimentale che ha consentito di ricostruire il ponte sul Polcevera, un’ opera pubblica da 200 milioni di euro, in dieci mesi laddove con le procedure ordinarie disciplinate dal Codice degli Appalti tra pubblicazione di bandi, ricorsi e fitte maglie burocratiche sarebbero stati necessari 10 anni”.

“Il “Modello Genova” –sottolinea l’ex sindaco di Alghero- ci ha insegnato che se si vuole raggiungere l’obbiettivo della semplificazione dei procedimenti amministrativi e la velocizzazione delle opere pubbliche occorre disapplicare le regole vigenti, che in un’economia di fatto “post bellica” costituiscono una “mazzara procedimentale” difficilmente rimovibile che blocca il Paese.” Secondo l’esponente di Forza Italia è innegabile che se a Genova è stata realizzata un’opera pubblica grandiosa in tempi rapidissimi solo derogando alle regole, la conclusione logica è che queste regole portano appesantimenti burocratici inutili e dannosi. Ed è altrettanto innegabile che se così è devono cambiare radicalmente. “Le parole d’ordine sono due: velocizzare e semplificare –commenta Tedde-. Come: eliminando sovrastrutture amministrative e creando un sistema che ha nelle autocertificazioni e negli organismi di vigilanza delle imprese le sue colonne portanti.”

Tedde sostiene che fin da ora il Parlamento potrebbe approvare una norma semplificatrice da affiancare al Codice degli appalti per un triennio, a cui le Regioni possano ricorrere in alternativa. Una opzione che potrebbe consentire di fare un semplice raffronto dei tempi burocratici fra le Regioni che la applicano e quelle che ritengono di dover proseguire l’applicazione del Codice degli appalti. “E’ inutile ed illusorio pensare ad un secondo Piano Marshall –chiosa Tedde- se poi per la sua attuazione e per la fruizione delle sue ricadute occorre attendere decenni. Sotto altro profilo focale non è comprensibile perché per far ripartire Genova siano state adottate regole agili e per far ripartire il Paese non si pensi allo stesso modo.” A Tedde non sfugge che i detrattori di questo grande progetto di snellimento normativo sosterranno che sì, velocizza la realizzazione di grandi opere pubbliche, ma al tempo stesso favorisce corruttele e infiltrazioni mafiose.”

“Ma io mi chiedo, se un imprenditore sa che potrà iniziare i lavori nel giro di pochi mesi e li potrà ultimare in un anno perché dovrebbe pagare tangenti ? –sottolinea Tedde- Solitamente sono i tempi lunghi della pubblica amministrazione che favoriscono il malaffare. Credo che la politica in tempi brevi debba invertire l’approccio culturale accantonando le autorizzazioni ed i veti e dando un rango superiore alle autocertificazioni ed ai controlli. Una vera e propria rivoluzione copernicana: si parte con autocertificazioni e nel frattempo, mentre l’opera parte, l’amministrazione controlla –chiude la sua proposta l’ex sindaco.”

Province, Comuni e Senato: autunno di elezioni

ALGHERO – Mentre, nella maggior parte dei Comuni italiani, la vita ritorna ad avvicinarsi alla normalità, si rincomincia a parlare di politica. A parte le fibrillazioni che caratterizzano diversi governi locali, all’orizzonte, non troppo lontano, iniziano a palesarsi alcune importanti scadenze elettorali.

Tra settembre e ottobre si voterà per le Province (salvo intoppi, saranno elezioni dirette, dunque coinvolgeranno tutti i cittadini); per alcuni alcuni importanti Comuni (tra cui Porto Torres e Quartu) e per il posto in Senato nel collegio del Nord-Sardegna (Sassari, Gallura e parte del Nuorese) lasciato vacante per la scomparsa dell’esponente del movimento 5 Stelle.

Partendo da quest’ultimo passaggio, la sfida sarà tra tre aree di riferimento: quella Grillina, appunto, poi Centrodestra e Centrosinistra. Questo anche se, analisi alla mano, la frammentazione politica è sempre più evidente e gli schemi classici ritornano solo in queste occasioni elettorali, altrimenti le barriere (vista la anche la generale dissoluzioni sociale ed economica) sono sempre meno visibili.

In sintesi: è sempre più il sentimento di premiare le persone capace che la loro appartenenza politica. Fattore che emerge costantemente anche nel popolo sardo e che, si spera, possa marcare un maturazione ancora maggiore nella scelta dei propri rappresentanti. Discorsi che non potranno non influenzare anche le scelte per i candidati a Sindaci e alla Presidenza della Province (in particolare quella di Sassari fino ad oggi guidata ottimamente dal Commissario Pietro Fois) e i rispettivi candidati a consiglieri.

Qualcosa, da tempo, si sta già muovendo. Ora, visto il devastante urgano della pandemia, le priorità sono divenute altre, ma resta sempre necessario anzi obbligato, nel caso dei comuni in scadenza già da ora, e con la delusione alle stelle, affidare la guida dei Comuni a persone legate ai propri territori, capaci, esperte e con un minimo di visione e coraggio. Stesso discorso per la Provincia. Manca ancora qualche mese, ma intanto la “finestra elettorale” dell’autunno inizia a rendere obbligatori dei ragionamenti, anche sulle contingenze e quotidianità.

Virus in Sardegna: zero contagi a Sassari

CAGLIARI – Sono 1.343 i casi di positività al virus Covid-19 accertati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza (ieri ne erano stati conteggiati 1.340). È quanto rilevato dall’Unità di crisi regionale nell’ultimo aggiornamento. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 34.641 test. I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 94, di cui 10 in terapia intensiva, mentre 417 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 614 pazienti guariti (+12 rispetto al dato precedente), più altri 98 guariti clinicamente. Non si registrano nuovi decessi (complessivamente 120). Sul territorio, dei 1.343 casi positivi complessivamente accertati, 245 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+1 rispetto all’ultimo aggiornamento), 97 (+2) nel Sud Sardegna, 57 a Oristano, 78 a Nuoro, 866 a Sassari.

Calcio, test e ripartenza. Campionato da giugno

CAGLIARI – Riparte il Cagliari Calcio. Tutti presenti nella struttura sportiva dei Assemini. Tutti si sono sottoposti al tampone e ai test sierologici: calciatori della prima squadra, lo staff tecnico e alcuni giocatori della Primavera. Quasi una visita medica come quelle che precedono il ritiro precampionato: a scaglioni i giocatori si sono presentati davanti al personale sanitario dell’Ats Sardegna.

Le operazioni sono iniziate verso le 10.30 Tra i primi ad arrivare capitan Ceppitelli, Nainggolan, Ionita, Pisacane, Joao Pedro, Cigarini a seguire il resto della squadra. All’ingresso veniva misurata la temperatura con un termoscanner. Tutti con la mascherina e da domani i rossoblù effettueranno anche le visite cardiologiche al centro medico Korian di Quartu Sant’Elena.

Solo una volta terminati tutti i controlli i giocatori potranno di nuovo varcare i cancelli del centro sportivo di Assemini per gli allenamenti individuali e “volontari”. In questa prima fase i calciatori non dovrebbero essere seguiti dallo staff tecnico. Le sedute vere e proprie, quelle di gruppo, dovrebbero invece scattare dalla prossima settimana. Tutto in vista di una ipotetica ripresa del campionato a metà giugno.

Nella foto il presidente Giulini

S.I.

“Prudenza, sanzioni e certezze per ripartire”

ALGHERO – “Non c’è Sindaco che non voglia la riapertura e la ripresa di tutte le attività economiche della propria città, nei tempi più brevi possibili. Ma dobbiamo farlo con la certezza che domani non si sia costretti a fare un passo indietro e chiudere nuovamente. Non ce lo potremmo permettere. Bisogna tenere duro ancora qualche giorno per poter ripartire in sicurezza e in maniera definitiva”, cosi il Sindaco Mario Conoci riguardo le riaperture delle attività e le polemiche di questi giorni che vedono, vista la drammatica crisi che attraversa questo territorio, la necessità di poter al più presto riavviare il sistema economico e sociale.

“La nostro volontà – ribadisce Conoci – è quella di volere garantire le categorie, ma prima vengono le istanze della popolazione che deve essere tutelata, questo alla luce anche della vicinanza con Sassari dove l’indice di contagio è ancora alto”.

Riguardo gli attacchi delle opposizioni, “è facile fare critiche quando non si hanno ruoli di responsabilità, ma invece sottolineo come ci siano differenze tra le minoranze con posizioni collaborative da parte degli amici dei 5 Stelle (i consiglieri Ferrara e Porcu), mentre la Sinistra, che potrebbe sollecitare maggiormente il Governo nazionale per dare risposte ai vari territori, tra cui il nostro, continua proporsi in maniera strumentalmente critica”.

Durante la conferenza stampa di questa mattina si è parlato anche di suoli pubblici. Uno dei temi centrali, insieme ai litorali, vista anche la conformazione della Riviera del Corallo, per far ripartire con meno problemi possibili le attività. E stato detto che si sta valutando il tema e nelle prossime si dovranno definire delle proposte per poi fare sintesi e giungere ad una delibera. Sono settimane, se non mesi, che si parla di ampliare le aree esterne di utilizzo dei locali (e non solo bar e ristoranti) in questo modo si salverebbero tante attività dunque famiglie e algheresi che, altrimenti, come tanti altri, saranno costretti a rivolgersi ai vari sostegni pubblici.

Bar e ristoranti, ecco le prime linee guida Inail

ALGHERO – E’ il Corriere della Sera on-line, pochi minuti fa, ad anticipare quelle che saranno le attese linee guida dell’Inail utili a poter far riaprire bar e ristoranti. Indicazioni che, però, ancora una volta, non tengono adeguatamente conto degli ampi spazi all’aperto che possono usare i vari comuni e ancora di più quelli costieri, come ad esempio Alghero. Come emerge dalle prime anticipazioni si tratta, spesso, di norme piuttosto interpretative e che ruotano sempre sui medesimi due principi legati al buon senso delle persone: evitare assembramenti e mantenere delle distanze minime tra persone (a parte parenti, affetti stabili e frequentazioni non saltuarie)

“Quattro metri quadrati per ogni cliente e 2 metri tra un tavolo e l’altro. È la regola aurea, sono i numeri attorno ai quali ruota la ripartenza di bar e ristoranti nella «fase 2». Lo hanno stabilito i tecnici dell’Inail e gli scienziati dell’Istituto superiore di sanità che hanno varato le linee guida per la riapertura dei pubblici esercizi“

Per capire quante persone alla volta potranno entrare in un locale bisognerà dividere per 4 i metri quadrati della superficie complessiva aperta al pubblico, «fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie» E ancora “A pagina 6, al capitolo «Misure organizzative, di prevenzione e protezione» sono elencati i principi fondamentali e si spiega come «la questione del distanziamento sociale assume un aspetto di grande complessità», perché ovviamente non è possibile stare a tavola con la mascherina“.

 Allora diventa indispensabile prevedere «il ricambio di aria naturale e la ventilazione dei locali», norma molto importante anche per i servizi igienici. Privilegiare l’uso di spazi all’aperto rispetto ai locali chiusi. E rivedere la divisione degli spazi. È il punto più controverso, che ha suscitato la rivolta dei ristoratori e forti polemiche politiche da parte dei governatori. Le indicazione dei tecnici prevedono la revisione dei locali «con una rimodulazione dei tavoli e dei posti a sedere, garantendo il distanziamento dei tavoli non inferiore a 2 metri».

“Lo spazio di sicurezza tra un cliente e l’altro non è stata fissato, ma il Comitato tecnico scientifico parla di «una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets». Quanto alle sedie, dovranno essere disposte «in maniera da garantire un distanziamento tra i clienti adeguato», anche perché – altra novità – non è possibile per i gestori controllare se i clienti siano parenti o conviventi“, altro passaggio nebuloso che dunque lascia ampia arbitrarietà ai titolari delle attività.

“Il servizio a buffet non sarà possibile, i menu cartacei spariranno e i piatti del giorno saranno scritti su lavagne o su fogli monouso. E le mascherine? I clienti dovranno indossarle in fila, alla cassa o quando si muoveranno per andare al bagno. Al momento del conto sarà opportuno «privilegiare i pagamenti elettronici con contactless» e le casse, ove possibile, saranno potette da una barriera in plexiglass”.

Regioni, anche presidenti dem per riaperture

ALGHERO – Si allarga il fronte delle Regioni che non ne può più e vuole riaprire tutto. Ieri, nella puntata di “Non è l’Arena”, è stata la presidente della Calabria, Jole Santelli, a ribadire la necessità di palesare, tramite Decreti e ordinanze varie, le evidenti differenze tra le diverse aree del Paese. “Se l’indice è talmente basso da non poter essere calcolato, non possono vietarci di riaprire le attività”, ha detto la Santelli ricordando anche che il Ministro Boccia, dalla data di lunedi 18 maggio, andrà verso questa obbligata direzione. “Del resto non possiamo essere paragonati ad altre Regioni, dove, purtroppo, l’indice è più alto eppure hanno le stesse nostre prescrizioni”. Differenze che pesano alla luce della devastante crisi in cui si trovano Sud e Isole.

Ed il fronte di chi non può più tenere chiusa la sua Regione è sempre più vasto. Ora è anche il dem Michele Emiliano che dice che se le linee guida dell’Inail non arriveranno per il 18 maggio, la sua Puglia aprirà lo stesso barbieri, parrucchieri e centri estetici sulla base dei protocolli regionali “che ci paiono più che sufficienti”, ha assicurato il governatore pugliese. Forse per l’allargarsi del fronte ‘aperturista’, o per il contagio in discesa, fatto sta che oggi è stato convocato il confronto Stato-Regioni al quale partecipano anche il premier Giuseppe Conte, e il ministro della Salute, Roberto Speranza.

E’ Stefano Bonaccini, il governatore del Pd dell’Emilia Romagna a imprimere un ulteriore l’accelerazione. Come presidente della Conferenza delle Regioni, Bonaccini fa presente di aver ricevuto “da tanti” suoi ‘colleghi’ “la richiesta di avere certezza che dal 18 maggio possano riaprire gli esercizi e le attività commerciali oggi chiuse, ovviamente sulla base dell’andamento epidemiologico e il rispetto di protocolli di sicurezza condivisi”.

Anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha convenuto sull’urgenza del summit e si è trovato d’accordo sullo “spirito della richiesta” e sulla “necessità di avere chiarezza, anche per poter dare per tempo le dovute informazioni” a chi deve riaprire e deve sapere come, a quali distanze, con quale contingentamento, tornare in attività. Mentre, come già pubblicato su Algheronews, sono già sul “piede di guerra” da giorni i presidenti di Regione di Centrodestra per riaprire tutto e far ripartire il Paese.

Nella foto il presidente della Puglia Emiliano

S.I.

Vendita Marino, Spano (Psd’Az) frena Peru

ALGHERO – La recente intervista rilasciata dal Consigliere regionale Antonello Peru, avendo coinvolto la situazione dei presidi ospedalieri del Comune di Alghero, rende necessario un intervento del comitato Uniti contro la chiusura dell’ospedale marino. Nelle dichiarazioni da lui rilasciate alla stampa si legge della necessità di superare l’attuale situazione delle due principali strutture sanitarie del territorio, attraverso l’edificazione di un nuovo ospedale. Il consigliere Peru continua avanzando la proposta di un project financing che veda la cessione delle cubature dello stabile dell’Ospedale Marino all’eventuale aggiudicatario della gara d’appalto per la nuova struttura. Bene, analizzando nel dettaglio la questione, già da tempo questo comitato sosteneva la necessità di una nuova e adeguata struttura ospedaliera mono padiglione in grado di ospitare l’interezza dei servizi ospedalieri ora collocati nelle due strutture esistenti. Questa rappresenta l’unica concreta soluzione per superare l’attuale impasse, dotando Alghero sia di un effettivo nosocomio di primo livello che l’intero territorio del nord ovest della Sardegna di un presidio in grado di assicurare un servizio pubblico all’avanguardia. Tuttavia ragionando pragmaticamente questa risulta inevitabilmente una soluzione a lungo termine che contrasta con un’attuale logica depressiva dei servizi sanitari offerti al territorio. Oltre ad annunci propagandistici, a metà tra il comico e il grottesco, conditi da passerelle e foto ricordo, dalla politica regionale poco o niente è stato azionato in favore della sanità algherese. Il divario tra il promesso e il mantenuto è assolutamente evidente. Al di là della questione della semi intensiva del presidio del Civile, per la quale erano stati fatti chiari comunicati, seguiti da atti ufficiali ancora aleatori e risalenti solo alla fine del mese di aprile, resta inalterata la stasi del presidio del Marino, mortificato nella sua funzione di centro di chirurgia ortopedica elettiva ben prima della crisi sanitaria del Covid-19. Voglia il consigliere Peru far suo questo punto di vista, poiché senza ostacolare questa necrosi del tessuto sanitario locale si rischia di non vedere alcun nuovo ospedale, ma di assistere al ridimensionamento di quelli esistenti. Per quanto concerne la questione della cessione di cubatura prospettata, questa merita un approfondimento nella sua fattibilità, ma soprattutto nella sua convenienza per il pubblico, stante la sfortunata storia di alcuni project financing. Se un nuovo ospedale deve sorgere ad Alghero, questo deve vedere la piena efficienza dei servizi esistenti sino alla sua reale operatività. Non possiamo accettare l’attuale situazione dei due presidi ospedalieri, specie quella del Marino, che rappresenta un’effettiva compromissione delle capacità dei nosocomi algheresi. Questa per noi rappresenta una conditio sine qua non che chiediamo di considerare anche al Consigliere Peru, senza polemica ma come esortazione. I mali della sanità del nostro territorio si originano dalle scelte cagliaritane, che non risentono dell’alternanza politica.

Dott. Spano Giovanni Baldassarre, comitato Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino.