Malumori Udc: dimissioni Ansini?

ALGHERO – Malumori crescenti nel gruppo dell’Udc. O per meglio dire nell’intero partito dell’Unione di Centro. Realtà politica che ha contribuito in maniera decisiva a far vincere le elezioni al sindaco Bruno e all’intera compagine. Non solo per il bottino di voti raccolto, in particolare dai leader centristi Salvatore, Ansini, Bamonti e Loi, ma per l’opera di convicimento rispetto all’elettorato moderato (il più diffuso ad Alghero) di votare e far votare un’alleanza comprendente anche partiti ed esponenti di palese estrazione comunista e della sinistra radicale.

I rapporti con gli alleati e anche col sindaco parebbre non siano mai stati idilliaci. Il deus ex-machina Antonello Usai, in questi mesi, è evidente che ha fatto da collante tra la base del partito, il resto della coalizione, assessori e consiglieri. Lavoro improbo che non sempre ha dato i suoi frutti. Segnale più che evidente le dimissioni dell’assessore Lelle Salvatore, consigliere più votato dello Scudo Crociato, che ha lasciato per presunti impegni professionali. Ma è difficile nascondere che c’è sempre stato qualche problema di convivenza tra l’Udc e le altre forze di maggioranza.

Ora, nonostante l’ingresso di Alberto Bamonti in giunta, passaggio che indebolisce ancora di più il consiglio, pare che un altro big del partito, Nina Ansini, sia pronto a lasciare. Anche in questo caso alla base parrebbero esserci un mix di impegni personali, professionali e la presa di coscienza della mancanza di possibilità di incidere nelle politiche amministrative. Le voci delle sue dimissioni sono sempre più insistenti. Possibile che venga preso un fine settimana di riflessione, ma i rapporti paiono oramai piuttosto deteriorati e la luna di miele tra Udc e alleati pare essere solo un lontano ricordo. Ma in politica, un ritorno di fiamma è sempre dietro l’angolo. Anche se la Meta, è lontana.

 

Nella foto l’assessore Nina Ansini

S.I.

Salvare la sanità: opposizioni unite

ALGHERO – Forze di opposizione unite per salvare la sanità algherese. Forza Italia, PD, PSd’Az, NCD e FDI si incontreranno sabato 19, alle ore 10, presso l’Aula consiliare di via Columbano, per discutere della proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera fatta dalla Giunta Regionale. “Una proposta che occorre modificare – si legge nella nota – perché appare non in linea con le esigenze di salute del territorio sassarese che rischia la desertificazione sanitaria. All’incontro sono invitati a partecipare tutte le organizzazioni sindacali, gli operatori della sanità algherese e la cittadinanza”.

Dunque un passaggio molto rilevante vista anche l’inedita unione di forze di estrazione diversa unite, però, questa volta (e forse non sarà solo un caso isolato) dalla volontà di difendere veramente Alghero, il bene comune e in questo caso l’importante settore della sanità. Da anni questo comparto appare come un fiume carsico nelle campagne elettorali salvo poi sparire non appena passa il turbinio del voto. Cosi è accaduto anche stavolta per Alghero. Intanto la Riviera Catalana, e il suo entroterra, rischia di vedere il proprio ospedale declassato. Siamo passati dal sogno di un nuovo ospedale ad un’emarginazione molto pericolosa per la tenuta sociale dell’intero territorio.

Nella foto Enrico Daga consigliere comunale e dirigente regionale del Partito Democratico

S.I.

Nomina Zooprofilatico: “Dipendente Ue in pensione, assurdo”

CAGLIARI –  Con due recenti provvedimenti della Giunta e del Presidente della Giunta Regionale la Regione Sardegna ha nominato il nuovo Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, affidando l’importante incarico ad un ex dipendente dell’UE oggi in pensione. Un pratica ampiamente diffusa in passato, oggi vietata dalla legge n. 135 del 2012. E’ il Vice capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale ad intervenire sulla questione con un’interrogazione tesa a far luce sulla grave violazione, firmata da tutto il Gruppo di Forza Italia.

“Nel giugno scorso Pigliaru ha firmato un provvedimento con il quale, violando i divieti posti dalla legge n. 135 del 2012, ha conferito l’incarico di Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico della Sardegna ad un soggetto già in quiescenza retribuita. La stessa norma – spiega l’esponente azzurro – consente il conferimento d’incarichi dirigenziali a soggetti già collocati in pensione solo se a titolo gratuito e per un periodo di tempo non superiore ad un anno. In questo caso, invece, la Regione Sardegna per mano del suo Presidente e della Giunta, ha conferito un incarico che prevede un compenso annuo di 123.950,40 euro”.

“Un comportamento reso ancor più grave – evidenzia l’ex Sindaco di Alghero – dalla circostanza che il soggetto interessato ha dichiarato l’assenza di cause d’incompatibilità  e dal fatto che le norme violate sono state introdotte per evitare che le pubbliche amministrazioni continuino ad avvalersi di dipendenti collocati in pensione aggirando l’istituto della quiescenza ed impedendo di fatto che gli incarichi di vertice siano occupati da dipendenti più giovani. Un agire amministrativo che, purtroppo, è in linea con le nomine “creative” e illegittime di Direttori Sanitari e amministrativi in alcune Aziende Sanitarie. Pigliaru – conclude Marco Tedde – dovrà spiegare per quale motivo la Regione Sardegna non rispetti le norme nazionali.

S.I.

Pd Alghero: No al declassamento dell’Ospedale

ALGHERO –  Nella sede del PD cittadino si è tenuta una assemblea aperta sulla sanità locale. All’incontro, oltre agli iscritti e dirigenti, hanno partecipato operatori sanitari e rappresentanti sindacali.
Il focus dell’animata discussione era la recente proposta di riforma della sanità sarda della giunta regionale che vedrebbe un drammatico declassamento della struttura ospedaliera cittadina.

La proposta regionale viene a seguito delle direttive nazionali derivanti dalla legge della spending review che di fatto obbliga le regioni a piani di ristrutturazione della sanità fissando i paletti per una completa revisione dell’organizzazione ospedaliera con i relativi riferimenti quali-quantitativi.
I riferimenti dati alle regioni prevedono una classificazione delle strutture ospedaliere in ordine di complessità: presidi di base, di I livello e di II livello. I presidi ospedalieri di base, ruolo a cui sarebbe destinato l’ospedale di Alghero, hanno un bacino di utenza tra 80.000 e 150.000 abitanti (tranne quelli in zone particolarmente disagiate che seguono criteri descritti al capitolo delle reti di emergenza-urgenza), sono strutture sede di Pronto soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità ad ampia diffusione territoriale : Medicina interna,  Chirurgia generale,  Ortopedia, Anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva o in regime di pronta disponibilità H24 di Radiologia, Laboratorio, Emoteca. Devono essere dotati, inoltre, di letti di “Osservazione Breve Intensiva”.

Sulla  base di  questo  scenario quasi  tutte  le  specialità attualmente presenti  ad Alghero sparirebbero. Tra queste urologia e probabilmente anche ginecologia e otorinolaringoiatria. Ma anche il servizio di dialisi non  è  contemplato  in  questa  classificazione, così come la radiologia non prevedrebbe un servizio Tac , che è invece contemplato per gli ospedali  di  I  livello con  conseguente  aumento  del rischio  per  le  emergenze  e  difficoltà  nell’eseguire un  planning  operatorio  complesso. La  copertura ed  il supporto ospedaliero di  aree  territoriali  disagiate  quali  Villanova  ad  esempio  finirebbe col dipendere  in gran parte   da  supporti di trasporto  sanitario  piuttosto costosi  (elicotteri Es). L’assenza  di  un  supporto  potenziato  per  l’assistenza  domiciliare associato  al  declassamento   rischia,  in  assenza  di altri  servizi  sanitari,  di  congestionare  l’ospedale  territoriale  di  II livello e conseguentemente  di  favorire  trattamenti  sanitari  extra-regione.

L’attuale proposta presenta anche criticità rispetto ad investimenti già fatti, quali il potenziamento della presenza ASL nello stabile di Via degli Orti ed eventuali ulteriori riaggiustamenti di sistema che seguirebbero in maniera consequenziale. Nella riunione si è fatta una attenta analisi dei rischi e delle opportunità correlati a tali scelte e ad una o l’altra tipologia di classificazione. Sentiti i pareri degli operatori e dei rappresentanti sindacali, fatta una disamina dei potenziali scenari futuri, raccolte le proposte, l’assemblea ha delegato i dirigenti e rappresentanti consiliari a riportare per i canali istituzionali e politici preposti la richiesta di revisione del piano di ristrutturazione e di una sostanziale riconsiderazione della situazione algherese, anche in virtù delle specificità territoriali e del ruolo che la struttura algherese gioca per l’hinterland.
In realtà i canali sono già stati attivati: è stato infatti confermato ieri che la questione è oggetto di attenzione specifica a livello di federazione provinciale. Data la complessità della questione si è preferito focalizzare la discussione sugli aspetti concreti della proposta regionale. Va da sé che il futuro del sistema sanitario locale è molto più complesso e implica altri livelli di discussione sia nel merito delle questioni tecnico-sanitarie che per quel che riguarda le ripercussioni socio-economiche sul territorio. Il PD cittadino continuerà ad affrontare le varie tematiche al centro della riforma sanitaria. Continuerà a farlo, come ieri, ascoltando le persone, coinvolgendo operatori, rappresentanti e  cittadini, riportando le proposte della base attraverso i canali politici ed istituzionali perché si arrivi alla definizione di un capitolo di primaria importanza in un momento così drammatico da un punto di vista economico e sociale per il nostro territorio.

Il Segreterio del Partito Democratico, Mario Salis

Maria Pia: crocevia di interessi e incapacità politica

ALGHERO – L’area di Maria Pia situata tra l’edificato urbano di Alghero e la borgata di Fertilia è da sempre fonte di polemiche per la comunità algherese. Su quest’area si sono da sempre confrontate-scontrate due scuole di pensiero: quella “ambientalista” che vorrebbe realizzare un grande parco urbano e quella “pro urbanizzazione” che vorrebbe realizzare un nuovo insediamento turistico. Per dare uno sviluppo a quell’area nel 1984 l’allora assessore regionale al turismo della giunta Rojch, Martino Lorettu (dal giugno ’83 al settembre ’84) fece progettare un centro congressi allo scopo di rilanciare l’attività congressuale e dare una chiara vocazione a quell’area. A distanza di trent’anni quell’idea, al tempo accolta con grande entusiasmo, si è rivelata inadeguata come lo stesso politico aveva intuito vedendo la lentezza della sua realizzazione. Oggi quell’opera è un monumento dell’incapacità politica algherese. Nel lontano 1993 venne depositato in comune un piano di sviluppo dell’area, a firma dell’architetto Lugli dove erano previsti 4.000 posti letto, dopo un gran parlare, tale proposta venne scartata.
Nel 2000 l’amministrazione Baldino lancia la proposta di un Project-financing per realizzare un “Insediamento Turistico Alberghiero in area Maria Pia”. Venne presentata una proposta dalla Fabbroni ed Europrogetti e Finanza. L’imprenditoria locale si ribellò (si risvegliò il cane dell’ortolano) e nel 2002 con l’amministrazione Tedde un ordine del giorno fermò l’intervento.
Nel frattempo ad Alghero nacque la Facoltà di Architettura che si posizionò immediatamente sul versante “ambientalista”. Nel 2010 dopo “l’acquisizione” del Project-financing da parte di alcuni imprenditori algheresi l’intervento alberghiero riprese forza e la politica algherese, da sempre prive di idee, subì passivamente prendendo atto delle “novità”.
Nuova amministrazione nuove “idee”. Con l’avvento di un albergatore alla giuda della città torna di moda il grande parco urbano. Ma mentre la politica cittadina “gioca” e non sceglie coloro che occupano quei terreni senza alcun titolo pensano bene di dotarsi di un titolo usucapendo l’area.
Come se tutto ciò non bastasse nel novembre di quest’anno i nuovi titolari del Project-financing chiedono al Comune di Alghero quattromilioniemezzo di euro (4.547.000,00) a titolo di risarcimento danni per la mancata realizzazione dell’intervento.
Che dire: a Maria Pia gli interessi in ballo sono molti e diversi tra loro. L’unica cosa di cui gli algheresi possono essere sicuri è l’incapacità di fare scelte serie, senza “giocare” con la cosa pubblica, da parte della politica locale.

Federico Barbarossa

La maggioranza driblla i rom: “Calpestato il Consiglio”

ALGHERO – Alla luce della ormai consueta prova muscolare della maggioranza che disattendendo e calpestando l’accordo preso tra i capigruppo consiliari di discutere nella seduta odierna (4.12) un argomento di grande attualità ed importanza quale quello della “questione Rom”, del loro preannunciato sgombero e successiva sistemazione, anche in considerazione dell’imminente incontro tra il Sindaco ed il Prefetto calendarizzato per il 10 dicembre prossimo, nonché delle svariate e “compulsive” incursioni del Sindaco stesso a vari livelli istituzionali ed in Città, trascurando scientemente proprio il Consiglio comunale, luogo preminentemente preposto per la decisone di argomenti di tale importanza, i rappresentanti dell’opposizione hanno deciso, in segno di protesta, di abbandonare i lavori del Consiglio comunale ormai svilito in tutte le sue prerogative e diventato un teatrino con un unico protagonista e tante comparse da cinema muto.
Preme sottolineare, inoltre, che nonostante le reiterate richieste di poter trattare tale argomento, il Presidente del Consiglio, contravvenendo ai precisi impegni assunti dal capogruppo della lista “Per Alghero con Mario Bruno Sindaco, Giuseppe Fadda, che in tal modo ha ricevuto nei fatti una plateale e ingenerosa sfiducia e al quale tributiamo la nostra solidarietà, assecondando fedelmente gli ordini del Sindaco tesi a sottrarsi alla discussione dell’argomento, ha di fatto offeso la conferenza dei capigruppo perpetrando l’ennesimo atto di scorrettezza istituzionale.

Michele Pais – Forza Italia
Minno Pirisi – Partito Democratico
Emiliano Piras – Ncd

L’antenna di Sant’Agostino: “Governanti inadeguati”

“L’Amministrazione in carica dallo scorso giugno ha verificato tutte le possibilità per evitare l’applicazione di un discutibile regolamento delle radiofrequenze approvato nel 2003”. Facebook, Mario Bruno il 20 novembre 2014.

“Si sospendono i lavori, ma dobbiamo trovare in venti giorni una soluzione condivisa, Cittadini, Società di telefonia, Consiglio Comunale”. Facebook, Mario Bruno il 21 novembre 2014.

Delle due l’una: o il sindaco non ha detto la verità prima (nonostante nella sua pagina di Fbook del 31 luglio annunciava un “delicato incontro” con i vertici di Vodafone, oppure siamo difronte ad una dubbia capacità anche nell’affrontare l’ordinaria amministrazione. Duole dirlo, ma cosa ci attenderà quando si tratterà di pianificare e dare un futuro di benessere per la città di Alghero? Il caso dell’antenna di Sant’Agostino, dove il Partito Democratico si è speso fin dalla prim’ora per scongiurarne l’installazione in quel punto, ha messo in luce tutti i limiti di un gruppo dirigente che, forse, non si è reso bene conto che amministrare un comune come quello di Alghero, è un esercizio che non si può esaurire con la retorica. Difficoltà accresciute da una totale chiusura verso vaste porzioni della città (vedi questione suoli pubblici) e della politica locale più in generale. Oggi, dopo quasi sei mesi dell’insediamento del sindaco Bruno, espressione della Lista Civica “Per Alghero”, si acuisce la “fatica del governare”, che prelude ai primi problemi molto seri e ad una mal celata insofferenza verso un ruolo, quello di Primo Cittadino, che è plasticamente meno accomodante di altri ruoli ricoperti nel passato. La Casa Comunale ha bisogno di una guida forte, autorevole, decisa ma che sappia veramente ascoltare la città e tradurre le istanze in atti utili e non finga di farlo con la pseudo- politica partecipata che ad oggi ha prodotto solo comunicati stampa. Del resto se da una parte si chiede, nei momenti di estrema difficoltà come per la sanità, una collaborazione dalle opposizioni, dall’altra colpisce, come per il caso dell’associazione L’ Approdo, che si cerchi di mettersi la medaglia al petto senza neanche citare la forza politica, il Partito Democratico, che aveva già depositato una mozione, sollevando il problema, per indicare la strada che avrebbe dovuto imboccare l’amministrazione per salvare questa straordinaria realtà. Invece niente, si è scelto di far suonare ancora una volta le fanfare anzichè operare nel silenzio dovuto. E’ chiaro, come dagli evidenti segni di nervosismo del sindaco Mario Bruno, che ogni voce fuori dal coro crei fastidio. Bene, ci si abitui, perchè il Partito Democratico continuerà a svolgere il suo ruolo di proposta e vigile controllo, in aula e fuori, nell’interesse esclusivo della collettività rimarcando le cose negative ed evidenziando nel caso anche le iniziative positive di questa amministrazione.

 

Mimmo Pirisi

Enrico Daga

Consiglieri Comunale del Partito Democratico

Alghero, povera Alghero…e i sogni? Resistono

Alghero. Povera Alghero. Chi avrebbe mai immaginato che una città dal così glorioso passato potesse ridursi alla stessa stregua di un paesino dalla cordula record. Un luogo che fine solo pochi anni fa aveva degli auspici tutt’altro che modesti. Forse si esagerava: Ibiza, Cannes, Taormina e altri posti a cui amministratori, operatori culturali e gente comune puntavano per migliorare Alghero. Il punto di partenza era ottimo: la Porto d’Oro del turismo isolano. Oggi, anzi da qualche tempo, più che la porto d’oro sembra uno sgabuzzino. Grigio, buio, disordinato, indecoroso, insomma l’opposto di quell’immagine da cartolina che per anni abbiamo cercato di vendere che, molto spesso, rispecchiava le straordinarie bellezze della Riviera del Corallo. Eppure non sembrerebbe un compito così arduo e impossibile amministrarla. Le cose da fare non paiono infinite. Servizio raccolta rifiuti, un’idea su porto e aeroporto, un team capace alla guida dei settori turismo e cultura, il disbrigo delle pratiche edilizie, qualche manutenzione qui e la, le buche nelle strade e il mantenimento del minimo decoro e cura del verde. “Sembra facile!”, direbbe qualcuno. Ma allora si ritorna punto e a capo: mica il dottore ha ordinato a nessuno di candidarsi. Da qualche tempo vediamo facce spaesate, confuse, smarrite tra chi siede tra i banchi del consiglio e chi amministra. Eppure siamo superinformati e tutti sappiamo benissimo il tragico momento che stiamo attraversando e allora la domanda nasce spontanea: cosa si aspettavano le persone che si sono candidate? Di andare a fare una passerella un paio di volte al mese in via Columbano, qualche selfie, due risatine sorseggiando un caffè, pacche sulle spalle, un passaggio in commissione, la difesa delle proprie lobbine e poi tutti a casa a nanna ad abbracciare moglie (o mariti) e figli. Il film non è cinepanettone, ma bensì un altro: un horror. Per non fare gli ipocriti (com’è diffuso in città) è evidente che la crisi non c’è solo ad Alghero, ma se per anni ci si abitua a gustare le brioche accontentarsi d’un tratto di pane e cipolla non è facile, capiranno anche i nostri “eroi”.  Alghero tutti giorni, o quasi, offre un panorama da cartolina. Da Porto Conte a lungomare di Bosa passando per il centro storico e il lungo litorale sabbioso è un paradiso. Nessuno può impedire agli algheresi di pensare alla propria città come una delle località sopra menzionate invece di un anonimo paesello della periferia sassarese.  Non è possibile cancellare anche i sogni, almeno non in un posto da sogno come Alghero.

 

Alexis

El Diablo lo sa…

La segreteria è servita. Chi non credeva che Enrico Daga riuscisse a prendersi il Partito Democratico di Alghero si è dovuto ricredere. Dopo aver subito due bastonate, sempre per mano del suo acerrimo nemico (Mario Bruno), adesso sembra che la sua parabola sia in netta crescita. Del resto è palpabile notarlo negli atteggiamenti tipici dell’algherese nei suoi più disparati ruoli: dall’esperto giornalista al politico (presunto) oppositore, tutti proni verso colui che, quasi certamente dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) rappresentare il futuro politico cittadino. Questo è almeno ciò che si augura lo stesso Daga, e ci sta. Stona invece il tradizionale comportamento di taluni che “scoprono” colui che hanno avversato per anni. Lo hanno sbeffeggiato e contrastato in ogni modo. Da quelli nobili ad altri meno (affair Pergola docet) ed invece adesso, anche quelli che dovrebbero essere azzurri come il cielo di queste belle giornate di fine ottobre, si ritrovano con lo storico nemico un tempo definito comunista oggi Partito Democratico. Varcano perfino i cancelli di via Mazzini, giusto per fare un po’ di show. Ma a questo sono abituati, noi forse ancora no. Questa, però, non è politica. Ma El Diablo Daga questo lo sa. E’ conscio che questi violini di oggi in un prossimo futuro ritorneranno ad essere cannoni manovrati da colui che oggi ha raggiunto il titolo (sognato da una vita) di onorevole. Ma intanto El Diablo va avanti. Approfitta del soluto “paraculismo” catalano e non si ferma. Il Pd è suo, c’è poco da infuriarsi per qualche recente titolo. E la segreteria pure. Luca Madau, Alma Cardi, Cici Peis, Alessandro Balzani, Raniero Selva, Delia Serra, Franco Santoro, Massimo Sagrati, Uccio Falchi e di diritto i consiglieri comunali Mimmo Pirisi ed Enrico Daga. Una squadra totalmente allineata, anche se certamente con un piglio volto al rinnovamento, da cui difficilmente si possono rivelare brutte sorprese. Questo farebbe sicuramente ben sperare. Di sicuro, a prescindere da tutti i discorsi, sono sparite le correnti. Bruno, e i suoi, sono stati messi fuori dal partito, mentre l’altra porzione (noti calviani) è anch’essa con Scala in testa, più o meno, allineata. In questo scenario, El Diablo sa bene che la luna di miele tra gli algheresi e il sindaco Onorevole potrebbe terminare da un momento all’altro. La situazione dell’amministrazione e in particolare della maggioranza non è facile. Nonostante anche i bambini sapessero che governare, oggi, Alghero sarebbe stata un’impresa titanica, molti nei vari partiti si sono candidati. Certo molti meno santini rispetto le tornate passate, ma tra questi sempre qualche faccia di bronzo che, nonostante i suoi evidenti limiti, ha lo stesso deciso di tentare la carta e qualcuno ci è anche riuscito. Così ci troviamo con un consiglio (a detta di tutti!) tra i peggiori che Alghero abbia mai avuto. Sarà l’inesperienza, sarà il momento storico, ma il consiglio non è tra quelli che resteranno negli annali della politica. Una situazione che si poteva prevedere. E per mitigare questo problema non avrebbero dovuto lasciare l’aula “pezzi da novanta” come Gianni Cherchi, Lelle Salvatore e anche i figli di via Brigata Sassari Raimondo Cacciotto e Gabriella Esposito. Ma così non è stato. Il Consiglio, dunque, è debole, talmente debole che uno (ed abbiamo detto tutto) come l’avvocato figlio della Lupa, ex-sodale del super assessore alle Finanze pare uno statista. Di conseguenza anche la Giunta, pur avendo elementi di valore, sa che  il percorso è pieno di insidie. Tutti tra maggioranza e opposizione ripetono il solito adagio: “Nessuno oggi vuole di nuovo lasciare Alghero nelle mani di un commissario (dopo la nefasta gestione di Casula e soprattutto di Scano) ed andare ancora ad elezioni”. Vero, molto vero. Ma bisogna fare i conti con diversi elementi. A parte quello appena evidenziato, almeno un paio d’altri tra cui l’inchiesta in corso sui fondi ai gruppi regionale (dove è coinvolto Bruno) ma soprattutto un altro tema, centrale diremmo: la Politica.  Da tempo Alghero è priva dell’arte di governare. A più livelli, quest’assenza si sente, eccome. Bruno, con la sua associazione, l’ha praticata e bene. Oggi qualcosa si vede forse solo nel Pd di Daga, senza politica non c’è legame coi cittadini e senza legame coi cittadini ogni amministrazione ha i giorni contati. Lo dice la storia, anche quella recente. Lubrano insegna. Adesso a parte tutte le questioni in ballo, Garibaldi è stato disarcionato dal suo cavallo perchè era lontano anni luce dalla città. Non solo dal punto di vista geografico, ma diremmo sociale. Una lontananza non solo culturale, e dunque distanza dai “salotti buoni”, ma da quei meccanismi e persone che conoscono il tessuto sociale cittadino. Anche oggi si può correre questo rischio. Molti segnalano il troppo peso, ancora, agli “architetti”. Molti di questi piuttosto integralisti (già colonne di Garibaldi) lo sono veramente lontani anni luce dagli algheresi.  Nessuno vorrebbe andare la voto ma in molti sono consci che questo periodo (politico) è probabilmente di passaggio verso nuovi e (si spera) più chiari, definiti e utili scenari dove anche lo stesso Bruno potrebbe governare in maniera più salda con un non escluso rientro tra le fila dei democratici. Questo per diversi motivi: l’autodistruzione del centrodestra, il fallimento dell’amministrazione Lubrano, i commissariamenti, la candidatura tardiva (due anni dopo) di Bruno, le guerre interne (oramai forse acqua passata) nel Pd, nella sinistra (duelli tra Elias Vacca, Valdo Di Nolfo e Carlo Sechi), in Forza Italia (con l’assenza tra gli azzurri di candidati all’altezza e un partito in disfacimento), il valzer delle alleanze dell’Udc, la ridicolaggine della mancata presentazione della lista da parte dei Riformatori (partito importante e ben radicato ad Alghero), l’avanzare di grillismi e integralismi (quelli “migliori”, oggi in seno anche all’attuale amministrazione) e soprattutto la drammatica crisi di un territorio con una storia, cultura e tradizione straordinaria che si trova sbandato, senza alcuna certezza per il proprio futuro e soprattutto con una disoccupazione record e tantissimi giovani, e meno, che stanno lasciando Alghero per trovare lavoro all’estero e anche in Italia. Senza considerare le enormi aspettative degli algheresi anche con lo “sblocco” delle partecipate (Secal, Parco e Meta). Insomma un quadro difficile dove, come detto, è necessaria la politica. O almeno più Politica. Ed El Diablo lo sa.

 

Mano Nera