Odissea opere e strade, “190mila euro per un asfalto che dura sei mesi”

ALGHERO – Se non è un’odissea, poco ci manca. La condizione delle strade ad Alghero, come quelle delle opere pubbliche, è oggetto di interventi, segnalazioni, denunce, proteste. Del resto in diverse tratti viari, il manto presenta vere e proprie voragini molto pericolose per automobilisti e ancora di più per chi viaggia in moto. Ma non solo

Oltre casi piuttosto incredibili come la rotatoria del Carmine, appena aperta e con già problemi, infatti, questa volta a finire sotto gli occhi dei social e in particolare dell’associazione politica e cultura Iniziativa Alghero è viale Primo Maggior. Collegamento che, solo pochi mesi fa, ha visto un importante intervento di riqualificazione costato ben 190mila euro. Eppure?

“Hanno rifatto il manto di Viale Primo Maggio solo sei mesi fa. Lo hanno celebrato con enfasi, parlando di “lavori a regola d’arte”. Oggi la realtà ci presenta un conto salato”, scrive Francesco Sasso e continua  “quello che vedete non è il logorio di anni di traffico, ma il cedimento di un lavoro pagato profumatamente con risorse pubbliche: sgretolamento del manto e cedimenti strutturali evidenti”.
“Un’arteria vitale che si sta già trasformando in un’insidia stradale. Adesso chi risponde di questo scempio? Verrà attivata la garanzia sull’appalto o pagheremo due volte per lo stesso errore?”, si domanda il presidente dei Iniziativa Alghero.
Ma non solo, oltre il manto già ammalorato, nonostante i recenti interventi, sono ancora presenti della ampie pozze di acqua che paiono veri e propri laghetti che, oltre a rappresentare esteticamente un pugno nell’occhio, sono anche difficoltosi da attraversare rappresentando ostacoli al transito anche del neonato destinato alle biciclette.. Se non è un’odissea, poco ci manca.

“Via degli Artigiani, i Civici suonano la sveglia a Cacciotto e Daga”

ALGHERO – “La presa di posizione del gruppo consiliare Noi Riformiamo Alghero su via Fratelli Accardo Artigiani certifica, ancora una volta, le difficoltà della maggioranza. Non riuscendo a parlarsi, i civici hanno suonato la sveglia al sindaco e all’assessore Daga, delegato al demanio, attraverso un comunicato stampa” dichiarano i gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Lega e Prima Alghero.
“Nel merito del tema – sottolineano dal centrodestra – noi saremo al fianco di chiunque lavori seriamente per sbloccare una situazione che si trascina da decenni.
“Sul piano amministrativo è bene ricordare che la soluzione di questa vicenda ultradecennale parte dalla precedente amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco Mario Conoci, con gli assessori Peru, Caria e Piras, che hanno definito l’accordo transattivo di cessione.
Da quel momento, nessun nuovo atto è stato compiuto per completare il trasferimento della proprietà. Prima di discutere di progetti, graduatorie regionali o ipotetici finanziamenti, è indispensabile chiudere questo passaggio amministrativo. Ad oggi, infatti, l’atto di compravendita non risulta perfezionato e non è stato ancora corrisposto quanto dovuto ai legittimi proprietari.
Il centrodestra è netto: “Nel ribadire il sostegno a ogni iniziativa utile a sbloccare l’intervento, invitiamo quindi l’Amministrazione Cacciotto a operare con chiarezza e non lasciare in un limbo di indefinitezza atti importanti per la comunità. Non è accettabile che i disagi di residenti e imprese vengano scaricati su rimpalli interni al campo largo o su comunicati che non risolvono nulla.
“Il sindaco ha il dovere di esercitare un ruolo di indirizzo e controllo politico: o si chiude immediatamente l’atto di acquisto, oppure si dica chiaramente perché l’assessorato al Demanio non ha ancora adempiuto.”

“Spiagge Facili, ancora una volta Di Nolfo si prende meriti non suoi”

ALGHERO – «Ancora una volta l’onorevole Di Nolfo dimostra di non sapere di cosa parla e tenta di
intestarsi risultati che non gli appartengono». Lo dichiarano Giorgio Gadoni e Salvatore
Carta, esponenti della Lega di Alghero, intervenendo sul finanziamento destinato al progetto
“Spiagge Facili”.
«Il contributo di 500 mila euro di cui oggi Di Nolfo si ammanta come se fosse un successo
personale o regionale – spiegano – deriva da un programma nazionale finanziato dal
Ministero per le Disabilità, guidato dal ministro Alessandra Locatelli. La Regione Sardegna
non ha alcun merito politico o programmatorio: svolge esclusivamente il ruolo tecnico di ente
di transito delle risorse, come previsto dalle procedure».
Secondo Gadoni e Carta, «presentare questo finanziamento come frutto di un presunto
bando “voluto con forza” dall’onorevole Di Nolfo è semplicemente falso e fuorviante. La
marginalità politica del consigliere regionale emerge ancora una volta, così come la sua
scarsa conoscenza dei meccanismi istituzionali e delle fonti di finanziamento».
«Se Alghero potrà beneficiare di queste risorse – proseguono – il merito va riconosciuto
all’amministrazione comunale e soprattutto alle associazioni del territorio, che hanno
affiancato il Comune nella redazione di un progetto serio, concreto e di qualità, capace di
ottenere l’aggiudicazione dei fondi messi a disposizione dal Ministero».
«La Lega è da sempre impegnata sul tema dell’inclusione e dell’accessibilità – concludono
Gadoni e Carta – ma riteniamo inaccettabile che si faccia propaganda personale su
interventi che nascono da scelte nazionali chiare e dal lavoro concreto delle realtà locali. La
disabilità non è terreno per passerelle politiche né per appropriazioni indebite di meriti».
Giorgio Gadoni
Salvatore Carta

Treno Idrogeno, agro algherese: “Presi in giro, traditi e sbeffeggiati da Porta Terra e Regione”

ALGHERO – “Benvenuti ad Alghero dove tutti i conquistatori possono venire a fare incetta di voti per poi lasciare in braghe di tela la città. Ma la colpa non è del cittadino che incolpevolmente, forse anche superficialmente, crede nel nuovo “conquistadores” in cerca di voti, ma è della politica locale che forse in maniera scientifica approfitta costantemente dell’ignavia di una città silente abituata a non difendersi e a farsi conquistare. Ecco, quello che abbiamo sentito ieri in conferenza stampa è proprio questo”. Così il Comitato Zonale Nurra che intervenire nuovamente sul progetto del Treno a idrogeno censurando e criticando fortemente il comportamento del sindaco Cacciotto, assessore Marinaro e ciò alla luce della conferenza stampa di lunedi con l’assessore regionale Piu che ha confermato, in maniera decisa e netta, l’avanzamento del progetto.

“L’assessore Regionale ai Lavori Pubblici Antonio Piu, che ringraziamo per la determinazione e la franchezza con la quale chiarisce la posizione della Regione Sardegna, spazza ogni dubbio sul prosieguo del progetto “Treno a Idrogeno” chiarendo senza mezzi termini che la decisione è stata presa anni fa, che la maggioranza di centro sinistra prosegue in piena continuità con l’ex amministrazione regionale Solinas appoggiando l’opera e tira dritto nel proseguire senza se e senza ma” e denunciano dal Comitato “l’amministrazione Cacciotto, eletta con i voti di una coalizione di centro sinistra allargato, ha posto nel suo programma elettorale una chiara opposizione al progetto “Treno Idrogeno” che gli ha garantito il sostegno di una buonissima parte delle associazioni ambientaliste, di quella parte dell’elettorato di sinistra che ancora crede nella partecipazione come valore fondante, oltre che di tutti i partiti che appoggiavano il progetto della “Metro-tranvia” con visione e di ispirazione del Partito Democratico”.

“Ma, ricordiamo ai più, che il Sindaco Cacciotto e da qualche mese anche il consigliere Moro e la consigliera Podda, sono dello stesso partito dell’Assessore Antonio Piu. Non fanno tutti parte della stessa coalizione di centro sinistra che ha vinto le elezioni sia in città che in Regione? Vorremmo pensare che è un corto circuito istituzionale ma ci viene da dire che è l’ennesima presa in giro bella e buona, perché delle parole spese dalla politica cittadina in campagna elettorale, nei tavoli di confronto, nel consiglio comunale aperto e nella commissione speciale l’assessore regionale ne fa carta straccia e chiarisce a tutti che la politica locale non ha margini di manovra e nulla conta rispetto a decisioni prese in altre sedi» incalzano dal Comitato”.

“Risparmiateci per cortesia la pantomima dei lavori ad ogni costo per non perdere i fondi ottenuti con il PNNR e con i Fondi di Coesione perché nessuno ha mai contestato l’opera nella sua idea di collegamento strutturale tra le città dell’Area Metropolitana e l’aeroporto di Alghero ma si sta cercando di far capire l’inutilità di questa scelta progettuale così come concepita e strutturata, che non da vere risposte alla mobilità del territorio spendendo inutilmente una valanga di quattrini. Evitate anche il piagnisteo sugli attacchi ambientalisti che possono compromettere l’opera perché, è bene ricordare, sono quegli stessi valori “ambientali” usati in campagna elettorale per conquistare il terreno elettorale, riproposti ogni tanto all’occorrenza in qualche progetto, ma che poi nei fatti non si mettono in pratica. Alghero città di conquista, agro territorio di nessuno, politica locale piegata al supremo bene di partito, cittadini sbeffeggiati per aver posto in essere il loro diritto di “pensare” e diritti negati. Tant’è!”

“Il grande paradosso della Nurra: piove tanto, ma il Cuga piange”

SASSARI – Centro Studi Agricoli, Nurra, la grande sete e il paradosso dell’acqua buttata. Mentre il Cuga piange, Sassari regala 13 milioni di metri cubi al mare. Due pesi due misure, l acqua depurata di Sassari vietato invasarla mentre quella di Putifigari viene immensa direttamente nel Cuga, come mai?

​Reportage del Centro Studi Agricoli tra Caniga e l’invaso. Piana e Ruggiu denunciano la follia: “Il Cuga è fermo al 26%, ma la Regione vieta di invasare i reflui depurati della città. Però quelli di Putifigari sì. Due pesi e due misure che costano milioni”.

​SASSARI – Siamo a gennaio, il calendario segna inverno pieno e la Protezione Civile annunciava l’apocalisse d’acqua. Eppure, sulle sponde del Cuga, l’unica cosa che fischia è il vento. Di pioggia vera, quella che riempie gli invasi e salva i raccolti, nemmeno l’ombra. In questo scenario di siccità annunciata, il Centro Studi Agricoli ha deciso di andare a vedere le carte, o meglio, i tubi. Il presidente Tore Piana e il suo vice Stefano Ruggiu hanno compiuto un viaggio breve ma istruttivo tra Caniga e la diga, svelando quello che ha tutto il sapore di un suicidio idrico assistito dalla burocrazia.

La prima tappa è a Molafà, località Caniga, valle del depuratore di Sassari. Qui scorre un fiume, ma non è quello della natura, è quello della tecnologia: acqua depurata, limpida, pronta all’uso. Sono circa 15 milioni di metri cubi l’anno. Un tesoro. E dove finisce questo tesoro? Invece di essere pompato verso gli assetati campi della Nurra, scivola via verso Porto Torres, dritto in mare.

«Noi oggi, in questo momento, ci ritroviamo a valle del depuratore comunale di Sassari a Caniga, che produce 15 milioni di litri di acqua all’anno, che possono essere interamente utilizzati nel comparto e che invece per nove mesi all’anno vengono riversati in mare».

La denuncia di Tore Piana è lapidaria. L’acqua c’è, è certificata idonea per l’agricoltura dagli enti preposti, ma la Regione permette di usarla col contagocce, solo un paio di mesi estivi l’anno. Il resto? Spreco puro. «La regione quest’anno, proprio a causa della siccità, ha già stanziato circa 8 milioni di euro, per gli indennizzi a causa dei danni per mancate irrigazioni, quindi veramente non riusciamo a capire come mai la regione non autorizzi di poter invasare questa importante risorsa».

Spostandosi qualche chilometro più in là, la realtà presenta il conto. Il bacino del Cuga, polmone idrico del nord-ovest, è un malato terminale: «Purtroppo sì, al 20 Gennaio , siamo al 26% di capienza, ma guardate bene, è ancora un rigagnolo questo lago», osserva amaro Stefano Ruggiu, agricoltore di orti e nella Nurra e vice Presidente del centro studi agricoli.

Le allerte meteo non hanno portato sollievo. L’acqua non entra. O meglio, ne entra poca e naturale, mentre quella artificiale e sicura di Sassari viene respinta e gettata a Mare

Ruggiu fa i conti della serva: «In queste condizioni, con 15 milioni di metri cubi all’anno di acqua che sversa a mare attraverso il rio mannu il comune di Sassari, se anziché poter utilizzare solo tre mesi, avessimo accumulato 12 mesi nel bacino del Cuga , beh, anziché al 26%, forse a quest’ora sarebbero stati al 40/50% di percentuale di riempimento della capienza massima del lago».

Ma è qui che la vicenda assume i contorni della farsa. Perché se a Sassari è vietato (o quasi) buttare l’acqua nel Cuga, a qualcun altro è permesso. Gli esponenti del CSA indicano un ruscello che alimenta il lago. «Quella è acqua che sta affluendo dagli scarichi del depuratore di Putifigari», nota Ruggiu. E qui Piana perde la pazienza diplomatica: «Se è vietato buttare, riempire, invasare i reflui di Sassari lo dovrebbe essere anche per quelli di Putifigari. O al contrario, se quelli di Putifigari sono consentiti, anche quelli di Sassari». La logica non fa una piega. Se l’acqua depurata è buona per un comune, lo è per tutti. Se inquina, inquina per tutti. La via di mezzo è solo arbitrio.

Tutto questo ha un prezzo, e non lo paga la Regione, ma chi lavora la terra. L’anno scorso l’agricoltura della Nurra è andata «allo sfascio» a causa della mancanza di acqua irrigua , Sono stati promessi 8 milioni di indennizzi che nessuno ha ancora visto. Se non piove – e non sta piovendo – fra tre mesi serviranno altri 10 milioni di euro per coprire i nuovi danni.

Spendiamo milioni per risarcire la siccità, mentre buttiamo a mare l’acqua che potrebbe evitarla. «Una cosa assurda, una cosa che non trova giustificazioni assolute», chiude Piana. E come dargli torto? In Sardegna, a quanto pare, è più facile trovare i soldi per i funerali dell’agricoltura che il buon senso per tenerla in vita.

Come Associazione agricola Centro studi agricoli , chiediamo urgentemente alla Regione Sardegna ed in particolare all’assessore regionale all agricoltura Agus e a quello Lavori Pubblici Più , di autorizzare l invaso nel bacino del Cuga dei reflui di Sassari al pari di quelli di Putifigari , in questo modo si garantirebbe la disponibilità idrica irrigua anche nel caso di annata e annate di siccità e si eviterebbero blocchi produttivi nella Nurra e le casse della regione risparmierebbero oltre 10 milioni di euro anno,  per indennizzare gli agricoltori tutti gli anni che si dovesse presentare la siccità , concludono Tore Piana e Stefano Ruggiu

 

Ufficiale: la Giunta Todde reintegra Sensi all’Asl di Sassari

CAGLIARI – La Giunta regionale prende atto della sentenza del TAR Sardegna n. 8 del 15 gennaio 2026, che accoglie il ricorso del dott. Flavio Sensi e dispone il suo reintegro nell’incarico di Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari. La Direzione generale della Sanità è incaricata di notificare la deliberazione agli interessati e di curare tutti gli atti esecutivi conseguenti. Il provvedimento è dichiarato immediatamente esecutivo al fine di garantirne l’efficacia.

“Abbiamo delegato l’educazione dei sentimenti agli algoritmi”

ALGHERO – “La tragedia di La Spezia rappresenta uno squarcio brutale nel velo di normalità della nostra quotidianità e ci costringe a guardare dritto negli occhi una realtà in cui la vita umana sembra aver smarrito il suo vero valore.

Oggi, ci troviamo di fronte a un nichilismo che non è solo assenza di regole, ma una profonda mancanza di senso. È quel vuoto che riduce l’altro a un oggetto, a una proiezione della propria rabbia o, peggio, della propria noia, poiché dove non c’è risonanza emotiva, il dolore altrui non viene percepito come tale, ma come un dato neutro, un rumore di fondo.

Il disagio giovanile oggi non è più un fenomeno di marginalità sociale classica, ma un vuoto esistenziale che attraversa ogni classe sociale, nutrito da una cultura dell’apparire e dal dominio della Tecnica. In questo scenario, l’essere umano conta solo in funzione della sua immagine o della sua forza prestazionale, e i sentimenti, considerati “irrazionali” e improduttivi, vengono espulsi dall’orizzonte quotidiano. In questo contesto, l’idea che l’inasprimento delle pene sia l’unica soluzione appare come una risposta parziale e quasi rassegnata. Un modo meschino di lavarsi la coscienza. Perché come spesso accade, la legge interviene sempre quando il fallimento è già avvenuto e una vita è già stata spezzata; la giustizia, dunque, può sanzionare l’atto, ma non può nulla contro la “morte del cuore” che lo ha preceduto.

La severità della punizione può servire da deterrente o da risarcimento morale, ma non ha il potere di riempire il deserto affettivo e valoriale in cui molti ragazzi crescono privi di bussole emotive. Abbiamo delegato l’educazione dei sentimenti agli algoritmi e all’efficienza dei dispositivi, trasformando il successo materiale nell’unico metro di giudizio. Abbiamo smesso di insegnare ai giovani a “sentire” la differenza tra il bene e il male, lasciandoli soli nel mare aperto di un presente assoluto, privo di prospettive future.

Bisogna avere il coraggio di ragionare sul vuoto della nostra società, sulla scuola che spesso si limita a istruire senza educare, e su quanto manchi una presenza adulta capace di essere testimone di senso. Senza un investimento profondo sulla capacità di ascoltare il silenzio che precede la tempesta, continueremo a trovarci attoniti davanti a fatti di sangue che sono l’ultimo atto di una tragedia iniziata molto prima. La vera sfida è costruire un tessuto di comunità dove la vita torni a essere percepita come un bene indisponibile e prezioso, sottraendola alla banalità di un male che nasce nel momento esatto in cui smettiamo di riconoscerci”.

Giancarlo Balbina

Bamonti riporta tutti sul “Pianeta Terra”: lavoro, sociale e famiglia è un fallimento

ALGHERO – Non accade spesso, ma ogni tanto si. Il ritorno sul Pianeta Terra, come detto alcuni giorni addietro dal consigliere Piras, non può che fare bene ad una classe politica che si trova ad affrontare un periodo piuttosto particolare per la città che rappresenta. Tante, anzi tantissime le aspettative da una maggioranza ampia, anzi ampissima. La strada è ancora lunga, ma gli algheresi chiedono risposte. E non solo per l’ordinario, sempre più straordinario, ma pure per macro-temi che, al netto di slogan e annunci, vedono, ad esempio sul tema della famiglia, una realtà nera, nerissima.

A puntare i riflettori sul tema è stato nell’ultima seduta del consiglio comunale Alberto Bamonti. “Ad Alghero abbiamo registrato appena 120 nascite e questo non è solo un dato demografico, ma è il segnale evidente di una crisi profonda” e ancora l’esponente di maggioranza  “oggi creare una famiglia è quasi impossibile: mancano lavoro stabile, salari adeguati e la possibilità concreta di acquistare una casa. Le responsabilità ricadono in gran parte sui governi degli ultimi trent’anni, che hanno ignorato le politiche familiari, ma anche la classe dirigente politica e imprenditoriale locale ha le sue colpe. In città si è scelto di puntare sulla speculazione immobiliare e sulla precarietà lavorativa, invece che su residenza, giovani e futuro”.

“Norme edilizie sempre più restrittive e prezzi fuori controllo hanno reso la casa un bene irraggiungibile. Un tempo si costruiva per i figli, oggi è diventato impensabile. Il lavoro, spesso stagionale e sottopagato, spinge i giovani ad andare via. Chi resta è spesso un’eccezione. Senza politiche serie su casa, lavoro e famiglie, Alghero continuerà a svuotarsi e invecchiare. Le 120 nascite non sono un caso, ma il risultato di scelte precise che stanno condannando la città al declino”.

In chiusura, per Bamonti, come anche auspicato da più parti e in generale da chi ha veramente a cuore il presente e futuro di Alghero, “serve un cambio di rotta immediato con l’attivazione delle aree 167 per edilizia residenziale pubblica e convenzionata, su cui ho fatto un accesso agli atti,  può rappresentare il primo segnale concreto per garantire il diritto alla casa, soprattutto a giovani coppie e famiglie”. E non solo, diremmo, ma anche con interventi sul sociale di grande rilevanza a partire dal sostegno delle fasce più deboli e dei giovani, anche immettendo denari e creando struttura come un centro di aggregazione sociale che, nonostante le belle parole, manca.

 

Nella foto il consigliere comunale Alberto Bamonti in Aula

Sanità, Sardegna penultima in Italia

CAGLIARI – Nel monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) fotografa profonde differenze tra le Regioni.  Nel 2023 (ultimo anno disponibile) ben 8 Regioni risultano non adempienti ai LEA non raggiungendo la soglia minima di 60 punti su 100 in almeno una delle tre macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera.

Inoltre, sommando i punteggi ottenuti nelle tre macro-aree, a fronte di un punteggio medio di 226 punti su 300, esistono divari molto marcati, secondo il report effettuato dalla Fondazione Gimbe.

In particolare in Sardegna nel 2023 a fronte di un punteggio medio nazionale di 226 punti, il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) è di 192. La regione, adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), ha registrato nelle tre aree monitorate (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera) 65 punti per l’area della prevenzione ovvero 33 punti in meno rispetto alla Prov. Autonomia di Trento e al Veneto che sono in prima posizione; 67 punti per l’area distrettuale ovvero 29 punti in meno rispetto al Veneto che è in prima posizione; 60 punti (penultima regione) per l’area ospedaliera ovvero 37 punti in meno rispetto alla Prov. Aut. di Trento che è in prima posizione.

“Il fabbisogno sanitario nazionale – ha spiegato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – viene ripartito alle Regioni in base alla popolazione residente, in parte pesata per età. Per finanziare i LEP sanitari, invece, le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. E allora – ha aggiunto – vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei LEP sanitari con l’attuale disponibilità di risorse, l’Esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai LEA, con il solo scopo di accelerare l’autonomia differenziata. Una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute.

Scuola, Regione commissariata. L’assessore Portas ribadisce il suo “no”

CAGLIARI – Le Regioni Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna e Umbria ribadiscono il loro parere contrario al dimensionamento scolastico voluto dal Governo. Oggi a Palazzo Chigi sono stati sentiti dal Consiglio dei Ministri i presidenti De Pascale e Proietti e le assessore Portas e Nardini, delegate dai presidenti Todde e Giani per discutere in merito alla decisione presa dal Governo di adottare il potere sostitutivo con la nomina di un commissario.

“In questi mesi la Regione Sardegna ha lavorato attivamente per cercare di riprogrammare la rete scolastica in accordo con i territori e le conferenze provinciali – spiega l’assessora alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna Ilaria Portas –. Nell’ultimo triennio nella nostra regione sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe stato deleterio per realtà già in sofferenza. Nonostante la riorganizzazione della rete scolastica non preveda la chiusura di plessi e il trasferimento di alunni, l’assenza di un dirigente risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi, con la situazione attuale, registrano plessi in numero superiore a dieci e distribuiti in un territorio vasto e poco omogeneo”.

Nella riunione odierna a Palazzo Chigi la rappresentante della Regione ha evidenziato come la situazione territoriale, geografica, orografica della Sardegna e la sua fragilità relativa agli aspetti della mobilità, dello spopolamento e della connettività, rendano estremamente critico qualsiasi ulteriore taglio di servizi. E insieme ai rappresentanti delle altre Regioni inadempienti ha ribadito la contrarietà al commissariamento e la necessità di un ulteriore chiarimento del metodo di calcolo dei parametri utilizzati, facendo riferimento a numeri reali e non solo stimati “Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le 232 autonomie scolastiche della Sardegna sottolineando quanto sia deleterio continuare a ragionare su una scuola basata solo su numeri e costi – conclude l’assessora Portas –. Continueremo a lavorare per una scuola basata sulla qualità e non sulla razionalizzazione dei costi perché la nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni e non peggiorare gli indici di spopolamento e abbandono scolastico. Sulla scuola è necessario investire, non tagliare”.