“Deserto invernale, la Sardegna deve investire nel golf”

CAGLIARI – “Oltre 7 milioni di golfisti europei cercano il sole della primavera e dell’autunno. Noi li mandiamo in Spagna e Portogallo. Eppure il nostro clima è migliore della Costa del Sol, la nostra cucina non ha rivali e il nostro territorio è unico al mondo. La Sardegna chiude di fatto la stagione turistica a settembre. Da ottobre a maggio alberghi vuoti, ristoranti chiusi, lavoratori stagionali senza reddito e aeroporti con traffico ridotto raccontano una realtà che non è inevitabile: è il risultato di politiche turistiche che per troppo tempo hanno puntato quasi esclusivamente sul turismo balneare.
Il mare resta un pilastro dell’economia dell’isola, ma da solo non basta più. Se vogliamo davvero aumentare il PIL turistico e creare occupazione stabile dobbiamo puntare con decisione sulla destagionalizzazione. In questo scenario il turismo golfistico rappresenta una delle opportunità più concrete e già sperimentate in molte destinazioni del Mediterraneo.
In Europa esistono oltre 7,8 milioni di golfisti tesserati e milioni di viaggiatori che scelgono le proprie vacanze proprio in funzione della possibilità di giocare a golf nei mesi di primavera e autunno. È un mercato enorme che oggi guarda soprattutto alla Spagna e al Portogallo, mentre la Sardegna — pur avendo condizioni climatiche straordinarie — intercetta solo una parte minima di questi flussi.
La Sardegna offre oltre 300 giorni l’anno di clima ideale per il golf, con circa 2.900 ore di sole annue, più della Costa del Sol e dell’Algarve. Con 4-6 campi da golf di standard internazionale l’isola potrebbe attrarre tra 20.000 e 80.000 turisti golf all’anno, generando fino a 150 milioni di euro di indotto e creando fino a 3.500 posti di lavoro tra diretti e indiretti. Soprattutto, permetterebbe di allungare concretamente la stagione turistica, portando visitatori proprio nei mesi oggi più difficili per il settore.
Il turismo golfistico è tra i più redditizi del mercato internazionale. Un golfista spende mediamente tra 450 e 700 euro al giorno, tre o quattro volte più di un turista balneare medio. Un gruppo di quattro golfisti che soggiorna una settimana in Sardegna può generare tra 12.000 e 20.000 euro di spesa sul territorio, distribuita tra hotel, ristorazione, trasporti, shopping e attività culturali. E questa spesa avviene soprattutto nei mesi di marzo, aprile, ottobre e novembre, quando l’economia turistica dell’isola rallenta.
Il golf inoltre non è un’attività isolata: è un moltiplicatore di valore per tutto il territorio. Il turista golfista non si limita a giocare, ma visita i siti archeologici, scopre i nuraghi, percorre le strade del vino e dell’olio, frequenta agriturismi e ristoranti, acquista prodotti dell’artigianato locale. In questo modo il golf diventa una vera porta d’ingresso per il sistema Sardegna, capace di valorizzare enogastronomia, archeologia nuragica, borghi dell’interno e turismo esperienziale.
È ciò che è accaduto in molte realtà europee. L’Algarve in Portogallo genera oggi circa 1,5 miliardi di euro l’anno, La Costa del Sol in Spagna ha costruito un settore da oltre 2 miliardi di euro annui, mentre Cipro, un’isola più piccola della Sardegna, produce oltre 300 milioni di euro l’anno.
Tutti esempi che dimostrano come il golf non sia un lusso, ma una vera infrastruttura turistica capace di attrarre presenze e investimenti durante tutto l’anno.
Anche le obiezioni ambientali oggi possono essere superate grazie alla tecnologia. I campi da golf moderni utilizzano acque reflue depurate, sistemi di irrigazione intelligente e varietà erbose a basso consumo idrico, riducendo drasticamente l’impatto ambientale. In Spagna e Portogallo oltre il 70% dei campi è già irrigato con acque reflue trattate: lo stesso modello può essere adottato in Sardegna, rendendo questi impianti pienamente compatibili con gli obiettivi di sostenibilità.
Per questo proponiamo una strategia chiara: un Piano regionale per il turismo golfistico, con aree vocate, regole paesaggistiche e ambientali precise, utilizzo obbligatorio di acque reflue depurate, incentivi per investimenti certificati e programmi di formazione per nuove professionalità del settore. L’obiettivo è sviluppare un turismo di qualità che integri golf, cultura, paesaggio e identità.
Noi crediamo che questa scelta sia non solo possibile, ma necessaria. E chiediamo alla maggioranza di avere il coraggio di guardare ai dati e di costruire insieme una strategia di sviluppo che la Sardegna non può più rimandare”

Antonello Peru capo gruppo Sardegna al Centro 20VentiConsiglio Regionale della Sardegna