“Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”

ALGHERO – “C’è un momento, nei procedimenti urbanistici, in cui la forma resta intatta ma la sostanza
cambia completamente. Tutto appare corretto: un’istruttoria positiva, una commissione
convocata, interventi istituzionali, un voto finale favorevole. Eppure, dentro questa sequenza
apparentemente lineare, si consuma uno slittamento più profondo: la pianificazione non
guida più le trasformazioni, ma finisce per inseguirle.
La scena è ormai ricorrente. Il presidente apre la seduta richiamando un obbligo
procedurale, in questo caso il decreto Floris del 1983, chiarendo fin da subito che la
commissione è chiamata sostanzialmente a una presa d’atto di quanto già definito dagli
uffici. L’assessore interviene subito dopo e colloca la pratica all’interno di una continuità
amministrativa: casi simili sono già stati affrontati e il criterio seguito è sempre stato quello
della conformità al piano di conservazione e valorizzazione delle aree di bonifica. Il dirigente
rafforza questa impostazione restando su un piano strettamente numerico: ettari, cubature,
numero di camere per superficie fondiaria. Nessun consigliere pone domande, nessuno
chiede chiarimenti sul merito urbanistico dell’intervento. Si arriva rapidamente al voto, che
conferma quanto già implicitamente deciso.
In questo caso, però, alcuni elementi del verbale rendono ancora più chiaro il quadro.
L’intervento riguarda la società agricola Agribel S.r.l., che presenta per la terza volta una
richiesta di incremento volumetrico oltre la soglia dei 3.000 metri cubi. L’azienda ha già
sviluppato circa 10.000 metri cubi e richiede un ulteriore incremento pari a 1.676 metri cubi
per la realizzazione di 24 posti letto. Il tutto all’interno di una proprietà di circa 25 ettari, che –
sulla base dei parametri applicati – consentirebbe teoricamente fino a 30 posti letto. È su
questo equilibrio numerico che si fonda l’esito positivo dell’istruttoria.
Il punto, però, non è ciò che viene detto. È ciò che non viene detto. Nel corso della
discussione non si affronta mai la questione della compatibilità urbanistica della funzione, né
quella della destinazione d’uso, né tantomeno il tema del carico insediativo complessivo.
Tutto viene ricondotto a un unico asse interpretativo: la disponibilità di volumetria e il rispetto
di parametri quantitativi. È qui che si produce la torsione più significativa. L’urbanistica, da
disciplina che governa l’equilibrio del territorio, viene ridotta a una contabilità edilizia.
In questo passaggio assume un ruolo centrale – e profondamente frainteso – il cosiddetto
piano di gestione e valorizzazione. È necessario dirlo con chiarezza: non si tratta di un
“piano urbanistico” in senso proprio. Non è contemplato come tale dalla legislazione
urbanistica sarda, non è previsto dalla Legge Regionale 45/1989 Sardegna tra gli strumenti
di pianificazione, e soprattutto non ha efficacia conformativa sui suoli. La sua origine è
diversa. Discende dal sistema delineato dal Decreto Legislativo 42/2004, all’interno del
quale assume la funzione di strumento operativo e programmatico per l’attuazione delle
politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Questo significa che il piano di valorizzazione non attribuisce diritti edificatori e non può
sostituire la pianificazione urbanistica comunale. La sua efficacia è necessariamente
mediata: deve essere coordinato con il piano urbanistico comunale, il PUC.
È solo questo strumento che può tradurre quelle indicazioni in regole vincolanti. In assenza
di questo coordinamento – ovvero in assenza di un PUC adeguato al piano paesaggistico –
il piano di valorizzazione resta ciò che è: un quadro di indirizzo, non un titolo abilitante.

In termini semplici: è come se si stesse usando un documento che serve a dare indicazioni
generali – una guida – come se fosse invece un’autorizzazione a costruire. Ma quella
funzione, per legge, spetta solo al piano urbanistico del Comune. Per questo si parla di
deroga, che nei fatti produce effetti simili a una modifica delle previsioni urbanistiche, senza
però seguire il percorso ordinario previsto per le varianti.
È qui che si produce il cortocircuito. Nel dibattito in commissione, il piano di conservazione e
valorizzazione viene evocato come se fosse un piano urbanistico vero e proprio capace di
legittimare direttamente l’intervento. Si afferma, in sostanza, che “se il piano lo prevede,
allora si può fare”. Ma questo passaggio non è neutro. Senza un recepimento all’interno
dello strumento urbanistico comunale, quelle previsioni non possono tradursi in edificabilità.
Dietro il linguaggio tecnico, fatto di rapporti tra ettari e camere, si nasconde una
trasformazione ben più sostanziale. Si sta passando da un uso agricolo del territorio a una
funzione turistico-ricettiva di scala non trascurabile, soprattutto se analizzata nel suo
complesso e non per singoli interventi presi isolatamente. La distinzione non è secondaria.
Esiste una differenza profonda tra un’ospitalità connessa all’attività agricola e una struttura
ricettiva che utilizza l’agricoltura come cornice. Quando le volumetrie aumentano, quando le
camere si moltiplicano e quando l’organizzazione dell’attività assume una dimensione
imprenditoriale, il rischio è che l’agricoltura diventi un elemento accessorio, quasi una
giustificazione.
In questo contesto, la commissione urbanistica perde progressivamente la sua funzione di
verifica. Da luogo di confronto e valutazione diventa un passaggio formale, una sede di
ratifica. Il fatto che nessun consigliere intervenga non è un dettaglio marginale, ma il segnale
di un sistema che ha smesso di interrogarsi sui propri presupposti. La decisione è già presa
altrove, e la commissione si limita a prenderne atto.
Il ricorso continuo ai numeri contribuisce a rafforzare questa dinamica. Ettari, cubature,
parametri quantitativi diventano il linguaggio dominante, spostando l’attenzione dalla qualità
della trasformazione alla sua misurabilità. Ma l’urbanistica non può essere ridotta a questo.
Riguarda la funzione dei luoghi, l’equilibrio tra attività e l’impatto complessivo sul territorio.
Quando questi elementi scompaiono dal dibattito, resta solo una logica contabile che finisce
per legittimare qualsiasi intervento purché rientri in un certo schema numerico.
Il risultato non è una violazione esplicita delle regole, ma qualcosa di più sottile e, per certi
versi, più insidioso. È un’elusione della pianificazione urbanistica. Non si modifica
formalmente il piano regolatore, non si procede con varianti, non si ridefiniscono le
destinazioni d’uso. Tuttavia, nella sostanza, si consente l’introduzione di nuove funzioni e di
nuovi carichi insediativi attraverso strumenti che non sono stati pensati per questo scopo.
Questo non è solo un problema tecnico. Riguarda direttamente la qualità del territorio, la sua
sostenibilità e l’interesse collettivo.
Come associazione impegnata nella tutela del territorio e del paesaggio, riteniamo che
questa dinamica rappresenti un punto critico che non può essere ignorato. Da tempo
segnaliamo come l’assenza di una pianificazione urbanistica aggiornata e pienamente
operativa esponga il territorio a trasformazioni guidate attraverso logiche procedurali che
finiscono per sostituirsi a una visione complessiva del territorio.

Alla fine, la questione si riduce a una domanda fondamentale: è la pianificazione a guidare
le trasformazioni del territorio, o sono le trasformazioni a piegare la pianificazione?
Quando un piano programmatico viene utilizzato come fonte di edificabilità, quando la
verifica urbanistica si riduce a un calcolo e quando gli organi deputati al controllo si limitano
a ratificare decisioni già prese, allora la risposta appare evidente.
Non è necessario ricorrere a toni polemici per cogliere il problema. Basta osservare con
attenzione il funzionamento concreto del sistema. Ogni passaggio, preso singolarmente, può
apparire ragionevole. Ma nel loro insieme questi passaggi producono un effetto preciso:
l’urbanistica smette di essere uno strumento di governo del territorio e diventa un dispositivo
di adattamento alle pressioni edificatorie.
Per questo riteniamo necessario riportare al centro il ruolo della pianificazione urbanistica, o
quantomeno della verifica di compatibilità urbanistica, come strumento di governo
consapevole delle trasformazioni, capace di valutare non solo quanto si costruisce, ma cosa
si costruisce, dove e con quali effetti sul territorio.
E quando questo accade, il titolo non è più una provocazione. Diventa una constatazione.
Quando l’urbanistica si piega al cemento, anche l’interesse comune è piegato”.

Maria Antonietta Alivesi “Punta Giglio Libera. Ridiamo vita al Parco”

“Porto Torres, il quartiere Satellite è città: rispetto, verità e soluzioni”

PORTO TORRES – “C’è una linea che la politica non deve mai superare: usare i quartieri come strumenti di propaganda.  Negli ultimi giorni quella linea è stata oltrepassata, con dichiarazioni che non restituiscono la realtà ma costruiscono una narrazione utile esclusivamente a generare consenso. È un errore politico e, prima ancora, una mancanza di rispetto verso una comunità che merita di essere rappresentata con serietà e aderenza ai fatti.

Il quartiere Satellite è città.
Non è periferia, non è un’etichetta, non è un tema da campagna elettorale. È una parte integrante di Porto Torres, composta da famiglie, lavoratori, studenti, reti sociali consolidate e una quotidianità fatta di presenza, relazioni e senso di appartenenza. Ridurlo a una rappresentazione semplicistica di degrado significa ignorarne la complessità e colpire ingiustamente chi lo vive ogni giorno con dignità.

Le criticità esistono e non vengono negate. Tuttavia, è necessario distinguere tra chi le affronta con responsabilità e chi le utilizza come strumento comunicativo. La politica seria analizza i fenomeni, ascolta i territori e costruisce interventi; quella superficiale semplifica e costruisce narrazioni.

Su questo punto è necessario essere chiari:
a fronte di dichiarazioni forti e rappresentazioni generalizzanti, non è stata ancora presentata alcuna soluzione concreta.
Non emergono proposte operative, né una visione strutturata in materia di commercio, servizi o sviluppo urbano del quartiere. Questo rappresenta un limite evidente di un approccio che privilegia la comunicazione rispetto alla capacità di governo.

Entrando nel merito, è fondamentale chiarire il tema del commercio locale.
Le chiusure di attività non possono essere attribuite a una presunta condizione di degrado del quartiere. Si tratta, invece, di dinamiche economiche complesse e diffuse: incremento dei costi di gestione, mutamento dei modelli di consumo, pressione fiscale e presenza, nelle immediate vicinanze, di poli della media e grande distribuzione organizzata.

Nel raggio di poche centinaia di metri insistono infatti realtà strutturate come Conad ed Eurospin, oltre all’imminente apertura di un nuovo punto vendita. In un contesto di questo tipo, ipotizzare l’insediamento di nuove attività senza una preventiva analisi della sostenibilità economica rischia di essere non solo inefficace, ma fuorviante.

Parallelamente, è doveroso restituire un quadro reale degli interventi e delle condizioni del quartiere.
È in corso un piano di manutenzione straordinaria da parte di Area, finalizzato al miglioramento del patrimonio abitativo e al rafforzamento della qualità urbana. Gli immobili comunali fronte stadio sono stati completamente ristrutturati, contribuendo in maniera significativa al recupero e alla valorizzazione di un’area strategica.

Allo stesso tempo, il quartiere Satellite si inserisce in un contesto dotato di servizi e infrastrutture rilevanti: nelle immediate vicinanze sono presenti il liceo scientifico e sportivo, una farmacia, un rifornimento carburanti e una cittadella sportiva moderna e ampiamente frequentata. Tali elementi concorrono a definire un tessuto urbano attivo, funzionale e con prospettive concrete di sviluppo.

A questi si aggiunge un ulteriore intervento già programmato: la realizzazione di una nuova struttura sportiva nel cuore del quartiere, a pochi passi dall’ufficio postale, segno di una volontà chiara di investire in servizi e qualità della vita.

Questi sono dati oggettivi. Questa è la realtà amministrativa e territoriale.

Permane, tuttavia, un tema aperto che merita un approccio serio: la presenza di un’attività alimentare di prossimità.
Si tratta di una questione reale, che richiede strumenti adeguati, analisi di mercato e politiche mirate.
Chi ritiene di avere una soluzione concreta è chiamato a metterla sul tavolo, con proposte credibili, sostenibili e coerenti con il contesto esistente.

La responsabilità della politica è chiara: conoscere i territori prima di rappresentarli, rispettarli prima di giudicarli, costruire soluzioni prima di comunicare.
Un approccio autonomista si fonda esattamente su questo principio: partire dalle comunità, valorizzarne l’identità e promuovere uno sviluppo reale, non astratto.

Il quartiere Satellite non ha bisogno di essere raccontato come un problema.
Ha bisogno di essere riconosciuto per ciò che è: una parte integrante della città, con criticità da affrontare e potenzialità da sviluppare.

Il quartiere Satellite è città. E la città si governa con serietà, rispetto e soluzioni”.

Gruppo Consiliare
Porto Torres Avanti
Movimento Civico Autonomista

“Gruppo di lavoro per chiudere le opere non definite da Forza Italia”

ALGHERO – “Le opere pubbliche più complesse e importanti, riguardanti temi strategici, hanno bisogno di uno sforzo comune e di innovazione. Opere risalenti a diversi mandati fa, come ad esempio il parcheggio multipiano e la piazza dei mercati, o più recenti, come il vecchio Cra e la piscina comunale, meritano riflessioni attente. L’iniziativa varata dalla Giunta del Sindaco Raimondo Cacciotto, voluta dall’Assessore Marinaro, risponde alla necessità di aprire al partenariato pubblico e privato quale soluzione più concreta a risolvere gli snodi più importanti che coinvolgono diversi settori dell’Amministrazione”.

“Il gruppo di lavoro costituito dalla Giunta è uno strumento attuale, coordinato, moderno, capace di dare supporto allo sblocco di cantieri fermi da tempo e di imprimere una svolta a opere strategiche. L’iniziativa della cabina di regia riflette quindi la determinazione dell’Assessorato alle Opere Pubbliche a portare a termine le opere rimaste al palo”, cosi da Porta Terra.

“La previsione di una struttura amministrativa complessa intersettoriale, composta dai Dirigenti dei diversi settori e coordinata dalla Segreteria Comunale, è funzionale a raccogliere sul piano operativo, le sfide che il nuovo sistema di partenariato pubblico/privato offre agli Enti locali” spiega l’Assessore alle Opere Pubbliche Francesco Marinaro. “La complessità delle procedure normate dal Codice dei Contratti, recentemente modificato – aggiunge – impone un approccio sinergico, che tenga conto di competenze specifiche dei vari settori amministrativi: giuridico, finanziario, tecnico e urbanistico-edilizio. Da qui la necessità di costituire una struttura amministrativa integrata in grado di dare riscontro operativo agli ambiziosi traguardi prefissati dall’Assessorato alle Opere Pubbliche da me guidato, che mantiene totalmente la responsabilità di indirizzo della nuova struttura, per rilanciare importanti interventi pubblici arenatisi pericolosamente durante la gestione forzista dell’Assessorato dei lavori pubblici del Comune di Alghero”. Gli obiettivi sonno chiari: completamento dell’Ex Cra, della Piscina Comunale, del Parcheggio Multipiano e Pubblica illuminazione. Insomma un cambio di paradigma, sollecitato con forza dall’Assessore Marniaro “per introdurre – afferma – un innovativo modello organizzativo/operativo all’interno della macchina amministrativa e riavviare, con risorse private, gli interventi che i forzisti algheresi, durante la loro gestione, non sono stati capaci di completare”.

“Università (e non solo): Olbia corre, Alghero resta al palo”

ALGHERO – L’annuncio dei nuovi corsi di laurea in Ingegneria Aeronautica a Olbia, accende i riflettori sull’immobilismo dell’amministrazione algherese in tema di alta formazione e politiche giovanili.
“Di fronte ai successi di altri territori sardi, il silenzio e l’inerzia della Giunta Cacciotto sono assordanti e inaccettabili”, attacca Alessio Auriemma, Vicecoordinatore di FdI. “Olbia programma il suo futuro intercettando finanziamenti su settori strategici. Ad Alghero, invece, assistiamo a una politica miope. I giovani sono stanchi di un’amministrazione che galleggia sull’ordinario. Noi abbiamo la fortuna di avere sul territorio un’eccellenza nazionale come il Dipartimento di Architettura, ma chi ci governa sembra viverlo più come un fastidio burocratico che come il vero volano per lo sviluppo, l’innovazione e il contrasto alla fuga di cervelli”.

Alle parole di Auriemma fa eco l’affondo istituzionale del Consigliere Comunale Alessandro Cocco, che richiama la maggioranza alle proprie responsabilità: “Non ci limitiamo a constatare un problema, noi la soluzione l’abbiamo già formalizzata da tempo. Ho depositato un Ordine del Giorno specifico per la costituzione del Consorzio Universitario di Alghero, lo strumento cardine per blindare la nostra offerta accademica, fare rete con le imprese e avere il peso politico necessario per attrarre fondi regionali ed europei”.

“Purtroppo, prosegue Cocco, questo documento fondamentale giace ignorato nei cassetti del Comune. La Giunta Cacciotto preferisce l’immobilismo al confronto, bloccando di fatto lo sviluppo della città per puro pregiudizio politico verso le proposte dell’opposizione”.

Fratelli d’Italia Alghero lancia quindi un ultimatum politico alla maggioranza: “Chiediamo l’immediata calendarizzazione dell’OdG sul Consorzio Universitario nel prossimo Consiglio Comunale. È il momento di dimostrare se questa Giunta ha davvero a cuore il futuro dei giovani algheresi o se preferisce continuare a guardare le altre città della Sardegna che decollano”

 

Nella foto la sede di Architettura ai bastioni con la facciata in totale degrado

“Controlli su auto, ma non sull’invasione dell’abusivismo commerciale”

ALGHERO – “È davvero possibile che in questa città ci sia chi può fare tutto, senza regole, senza controlli, senza conseguenze, mentre chi lavora onestamente viene sanzionato anche per una minima infrazione? È una domanda che sempre più cittadini e commercianti onesti si pongono, e a cui non si può più far finta di non rispondere. Alghero è una città turistica che vive di immagine, qualità e accoglienza. Ma è anche una città dove a pagare sono sempre gli stessi: quelli con una partita IVA, un indirizzo, una responsabilità precisa. Quelli che non possono nascondersi e che quindi sono i più facili da controllare e sanzionare. Mentre, puntuale come ogni estate, arriva l’ondata dei tappettari e degli abusivi che occupano spazi demaniali nei punti più frequentati, vendendo merce senza autorizzazioni e senza rispettare alcuna regola. Tutto sotto gli occhi di tutti. Chi prova a lavorare tutto l’anno, pagando tasse e tributi e facendo sacrifici per mandare avanti un’attività e una famiglia, si ritrova a competere con chi lavora nell’illegalità. Questa non è concorrenza, è squilibrio. I controlli sono giusti, ma devono essere equi. Non possono colpire sempre e solo chi è in regola perché è più facile da individuare. Devono servire prima di tutto a garantire che chi lavora lo faccia rispettando le regole. Non basta passare una volta e sequestrare merce. I controlli devono essere continui, visibili, presenti ogni giorno. Devono mandare un messaggio chiaro: lavorare abusivamente non è più possibile, e magari sarà anche l’occasione per chi oggi è fuori dalle regole di fare un passo verso la legalità. E allora diciamolo chiaramente: se i controlli della polizia municipale sulle auto e sui bolli sono ormai fissi e quotidiani, lo stesso deve avvenire contro l’abusivismo commerciale. Porto, passeggiata, centro storico: servono controlli costanti, non sporadici. E non basta una sola forza. Tutte le unità e le forze dell’ordine addette ai controlli, soprattutto in ambito commerciale, devono lavorare e contribuire insieme, in sinergia, coordinandosi per garantire una presenza costante durante tutta la stagione estiva. Solo così si può dare un segnale serio e credibile. Perché oggi il rischio è evidente: chi è in regola fatica, chi non lo è trova spazio. E così non è più concorrenza, è ingiustizia. Alghero deve garantire equilibrio e rispetto delle regole. Deve tutelare chi lavora onestamente e dare un segnale forte e continuo. Perché una città che non difende chi paga le tasse è una città che perde credibilità, identità e futuro”.
Destra Democratica Italiana 
Gianfranco Langella

Caria verso i Riformatori, gli auguri di buon lavoro di Noi Riformiamo Alghero

ALGHERO – “Esprimiamo a Giovanna Caria i nostri più sinceri auguri per la nuova fase del suo percorso politico, a seguito della decisione di aderire al Gruppo Misto dopo aver lasciato Forza Italia
Una scelta che rappresenta un passaggio significativo e che, nelle intenzioni dichiarate, è orientata a rafforzare il dialogo e la collaborazione nell’interesse della comunità”, cosi il gruppo civico di Noi Riformiamo Alghero che, anche per motivi anche di “origine politica”, non chiude completamente la porta ad esperienze e realtà aderenti al Centrodestra algherese. Anche se, in questo caso, si tratta di un consigliere comunale, Giovanna Caria, che andrà, come si mormora, a fare parte dei Riformatori Sardi ovvero la formazione da cui, in totale rottura, nacque la formazione consiliare guidata da Gianni Martinelli. Ma, come si sa e ad Alghero ancora di più, la politica può tutto.

“Le auguriamo buon lavoro per questa nuova esperienza istituzionale, auspicando che possa proseguire il proprio impegno con serenità, spirito costruttivo e senso di responsabilità, contribuendo in modo positivo al confronto politico e all’attività amministrativa”, chiude la nota di Noi Riformiamo Alghero

“Surigheddu e Palacongressi, la Città Metropolitana si occupi di Alghero”

ALGHERO – La consigliera metropolitana di Forza Italia, Nina Ansini, sollecita il Sindaco metropolitano Giuseppe Mascia e i sindaci dell’intera Città Metropolitana di Sassari ad assumere con urgenza un ruolo attivo e di regia sui dossier strategici di Surigheddu-Mamuntanas e del Palazzo dei Congressi di Alghero.
“Parliamo di asset di straordinaria importanza per l’intero territorio metropolitano – sottolinea Ansini – che, pur insistendo nel comune di Alghero, hanno una valenza economica e strategica che riguarda tutta la Città Metropolitana.”

Nel comunicato viene evidenziato anche come, a circa due anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione comunale di Alghero, non si registrino ancora iniziative concrete su questi due fronti fondamentali. “Un ritardo che non può più essere ignorato – osserva Ansini – e che rende ancora più necessario l’intervento della Città Metropolitana.”

Secondo l’esponente di Forza Italia è quindi indispensabile un cambio di passo immediato: “Occorre che la Città Metropolitana, a partire dal Sindaco Mascia e con il coinvolgimento di tutti i Comuni, prenda in mano questi dossier e lavori in tempi rapidi per definire e lanciare progetti concreti e sostenibili.”
Ansini richiama in particolare le grandi potenzialità delle aziende di Surigheddu e Mamuntanas, come modello innovativo di sviluppo agricolo, ambientale e turistico.
Ma anche del Palazzo dei Congressi di Alghero, struttura strategica che con una adeguata rifunzionalizzazione potrebbe essere utilizzato per il rilancio del turismo congressuale e destagionalizzato, ma anche per grandi eventi, concerti, spettacoli e attività culturali.
“Si tratta di mettere in campo una visione unitaria – aggiunge – capace di trasformare questi beni pubblici in veri motori di sviluppo, occupazione e innovazione nella gestione del patrimonio pubblico.”
“La Città Metropolitana – conclude Ansini – deve esercitare fino in fondo il proprio ruolo di pianificazione e coordinamento: solo così sarà possibile valorizzare appieno queste risorse e generare benefici concreti per tutto il territorio.”

“Odissea Opere Pubbliche, altro che Cabina di Regia: è commissariamento dell’assessorato”

ALGHERO – “La delibera di Giunta n. 64 del 15 aprile scorso, formalmente dedicata all’attivazione di strumenti di partenariato pubblico-privato e modelli di cooperazione istituzionale, rivela in realtà, tra le righe e oltre le righe, una scelta politica ben diversa: l’ammissione dell’incapacità di gestire le opere pubbliche e il sostanziale commissariamento dell’Assessorato ai Lavori pubblici”, cosi da Forza Italia rigiuardo quella che è stata definita da Porta Terra una “Cabina di Regia”, mentre per gli azzurri si tratta, di fatto, di un “commissariamento” dell’assessorato guidato da Francesco Marinaro. 

“La costituzione di un nuovo gruppo di lavoro composto da tutti i dirigenti, coordinato dal Segretario generale e investito delle principali funzioni di indirizzo, programmazione e gestione dei progetti, rappresenta infatti un evidente svuotamento delle competenze politiche e operative dell’assessore competente. Una scelta che certifica, nei fatti, la sfiducia dell’Amministrazione nei confronti di chi avrebbe dovuto guidare il settore strategico dei lavori pubblici”.

“Non è un caso che proprio i principali interventi fermi da anni – dalla piscina comunale al parcheggio multipiano e al Centro residenziale per anziani, passando per l’illuminazione pubblica, la circonvallazione, l’ex cotonificio, la Merenderia e altri asset rilevanti – vengano ora affidati a questo nuovo organismo. Progetti importanti, tutti o quasi già finanziati e risalenti anche a precedenti amministrazioni, che oggi vengono rispolverati senza che si sia stati capaci, in questi anni, di portarli a compimento”.

“Si tratta dell’ennesima dimostrazione di una linea amministrativa fondata più sulla propaganda che sulla capacità di governo. Si annunciano strumenti complessi come il partenariato pubblico-privato, ma si omette di dire che il vero problema non è la mancanza di strumenti, bensì l’assenza di programmazione, di visione e di capacità attuativa.
Il Sindaco farebbe bene a interrogarsi seriamente su questa situazione: non si governa una città con operazioni di facciata o con la moltiplicazione di organismi tecnici che finiscono per sostituirsi alla politica. La trasformazione di Alghero e il benessere dei cittadini richiedono concretezza, competenza e responsabilità. Continuare a inseguire annunci e a scaricare le inefficienze su nuovi organismi non porterà alcun risultato. I cittadini attendono opere, servizi e sviluppo, non nuovi contenitori amministrativi. È tempo di passare dalla propaganda ai fatti”, lo hanno dichiarato Tedde, Peru, Bardino e Ansini del Gruppo di Forza Italia

Giovanna Caria lascia Forza Italia: va nel Gruppo Misto e resta nel Centrodestra

ALGHERO – “Ho comunicato la mia decisione di proseguire il mio impegno nel Consiglio comunale di Alghero, aderendo al Gruppo Misto.

È una scelta maturata con senso di responsabilità che non cambia in alcun modo la mia collocazione politica né il mio impegno nei confronti della coalizione di centrodestra nella quale sono stata eletta.

Rimango pienamente fedele ai valori liberali e moderati che hanno sempre guidato il mio percorso e continuo a sostenere con convinzione il progetto politico che, unito, è stato presentato agli elettori a sostegno di Marco Tedde. In Consiglio comunale continuerò a lavorare con la stessa serietà e concretezza sui temi che riguardano la città.

Il mio rapporto con Forza Italia resta improntato al rispetto e alla collaborazione, così come quello con tutte le altre forze della coalizione. La decisione di proseguire il mio impegno nel Gruppo Misto nasce dalla volontà di contribuire a rafforzare l’azione unitaria della coalizione, favorendo una maggiore pluralità di sensibilità e un equilibrio tra le diverse componenti politiche oggi presenti in Consiglio comunale.

In questo quadro, pur riconoscendo a Forza Italia un ruolo centrale e determinante all’interno del centrodestra algherese, allo stesso tempo ritengo che una crescita complessiva della coalizione possa passare anche attraverso una più ampia articolazione delle rappresentanze, capace di valorizzare tutte le energie e le esperienze politiche presenti.
In un momento in cui le comunità sarde si trovano ad affrontare sfide importanti, è inoltre fondamentale rafforzare una dimensione politica sempre più attenta ai territori, capace di esprimere autonomia di valutazione e di iniziativa rispetto alle dinamiche nazionali, mettendo al centro le esigenze concrete dei cittadini.

L’obiettivo è quello di contribuire, insieme agli alleati, a una fase di confronto e proposta politica nell’interesse della città e nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori”.

Giovanna Caria, consigliere comunale di Centrodestra

Emergenza casa e turismo, “La responsabilità è della politica non dei proprietari”

ALGHERO – “Il recente intervento del consigliere comunale algherese Bamonti coglie un problema reale, ma propone una lettura parziale e, soprattutto, rischia di individuare il bersaglio sbagliato. Ridurre la crisi abitativa di Alghero alla crescita degli affitti brevi è una semplificazione che non aiuta a risolvere il problema. È una narrazione efficace sul piano comunicativo, ma debole sul piano dell’analisi. La realtà è più complessa: siamo di fronte a un intreccio di fattori che vanno dalla carenza di politiche abitative strutturate, alla mancata pianificazione urbanistica, fino all’assenza di un vero mercato regolato degli affitti a lungo termine. Scaricare la responsabilità sui proprietari – invitati quasi a un atto di “moral suasion” – significa ignorare un dato fondamentale: chi mette a reddito un immobile lo fa dentro un sistema di regole, rischi e convenienze. E oggi, in Italia, affittare a lungo termine presenta criticità evidenti: tempi lunghi di rilascio degli immobili, difficoltà nel recupero dei canoni non pagati, rigidità contrattuali e una fiscalità che spesso non premia la locazione stabile rispetto ad altre forme di utilizzo. In questo contesto, l’affitto breve non è la causa del problema, ma una delle conseguenze di un sistema che non funziona. C’è poi un ulteriore elemento che merita attenzione. Questo stesso approccio – che individua nei proprietari e negli affitti brevi il principale responsabile della crisi – è già stato adottato da alcune amministrazioni regionali e comunali, traducendosi in misure che incidono direttamente sul diritto di proprietà, comprimendolo in modo significativo. Basti pensare alle restrizioni introdotte dal Comune di Firenze sugli affitti brevi nel centro storico, ai limiti e alle moratorie sperimentate dal Comune di Venezia o alle iniziative della Regione Toscana per regolamentare in modo stringente il settore. Interventi nati con l’obiettivo di riequilibrare il mercato, ma che hanno sollevato forti dubbi sul piano dell’equilibrio tra interesse pubblico e diritti dei proprietari, senza peraltro risolvere in modo strutturale il problema dell’accesso alla casa. Se davvero vogliamo affrontare seriamente la questione, occorre cambiare prospettiva: servono dati certi e trasparenti, non percezioni o impressioni; serve un osservatorio locale sul mercato abitativo, che distingua tra domanda reale, offerta disponibile e utilizzi degli immobili; servono incentivi concreti e strutturali per chi affitta a lungo termine (fiscali, assicurativi, garanzie contro la morosità); serve un’azione forte contro l’abusivismo, che altera il mercato e crea concorrenza sleale; serve, soprattutto, una visione urbanistica e sociale che riporti residenti nei quartieri, non con appelli, ma con politiche. Alghero non rischia di morire per colpa di chi fa impresa nel turismo, ma rischia di impoverirsi se non si governano i processi. Il turismo è una risorsa, non un nemico. Va regolato, integrato, indirizzato. L’alternativa non è tra “case ai turisti” o “case ai residenti”. L’alternativa è tra una città governata e una città lasciata alle dinamiche spontanee. E la responsabilità, prima ancora che dei singoli proprietari, è della politica”

Marco Di Gangi Responsabile Dipartimento Turismo Fratelli d’Italia Sardegna