“Amministrazione Cacciotto ostaggio delle segreterie sassaresi”

ALGHERO – “Cacciotto può continuare a far finta di nulla e provare a predicare lezioni di politica, ma in Consiglio comunale la sua maggioranza ha dimostrato di essere più interessata alle poltrone che alla città. I partiti del Campo Largo algherese si tengono insieme solo attraverso accordi di spartizione fra correnti. Nel frattempo, la città aspetta». Così Fratelli d’Italia Alghero interviene sulla crisi del “Progetto Alghero”.
«Il caso del PD è grottesco. Dopo la lettera con cui Idda e Pirisi pretendevano la sostituzione di Raffaella Sanna con Gabriella Esposito, il PD ha minacciato persino di disertare il Consiglio comunale. Ma son bastati i malumori interni per per far saltare il bluff senza ottenere nulla. Una figuraccia per il partito che pretende di guidare la coalizione».
«E Cacciotto continua a non decidere. In maggioranza si parla apertamente della sostituzione dell’assessore Marinaro, uomo simbolo dell’accordo fra centristi e sinistra. Anche lui vittima della guerra di spartizione fra correnti e accordi sassaresi. Mai una parola, invece, sul lavoro svolto dagli assessori o sui risultati che si vorrebbero ottenere per la città. Se le valutazioni fossero davvero basate sulla competenza, sappiamo bene chi dovrebbe lasciare il ruolo in giunta. Evidentemente le valutazioni del sindaco Cacciotto riguardano soltanto gli equilibri tra partiti, non le esigenze degli algheresi».
«Il sindaco dovrebbe ricordare che la scelta degli assessori spetta a lui e non alle segreterie sassaresi. Se ritiene che qualcuno abbia lavorato male, abbia il coraggio di sostituirlo e di spiegarne le ragioni. Se invece si tratta soltanto di accontentare qualche gruppetto politico, abbia almeno l’onestà di ammetterlo senza ipocrisie».
«Intanto Alghero continua ad aspettare risposte sui cantieri, sui servizi e sulle tante questioni irrisolte. Ma a metà mandato Cacciotto non può più nascondersi. È lui il sindaco, è lui che deve decidere ed è lui che risponderà ai cittadini di questa paralisi».

“La priorità del Centrosinistra di Cacciotto e’ la spartizione delle poltrone”

ALGHERO – “Il campo largo che si era presentato agli algheresi come l’alternativa per il futuro della città sta dimostrando che la sua vera priorità è la spartizione del potere. Da settimane assistiamo a sceneggiate tra assessori, trattative infinite e un rimpasto che non arriva. Una maggioranza paralizzata dalle proprie contraddizioni, incapace di trovare una sintesi e di occuparsi dei problemi di Alghero. Non è un incidente di percorso, ma il risultato di un progetto politico nato con l’unico obiettivo di impedire la vittoria del centrodestra, mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, senza una visione condivisa della città.

Oggi, a Porta Terra, quelle contraddizioni presentano il conto. Ogni gruppo rivendica il proprio spazio, ogni componente difende le proprie posizioni e il sindaco resta intrappolato in una trattativa che sembra non avere fine. Nel frattempo, le opere pubbliche accumulano ritardi e i progetti strategici restano in attesa. I partiti discutono di poltrone, mentre Alghero perde tempo e opportunità. Raimondo Cacciotto non può nascondersi dietro le tensioni della maggioranza. È il sindaco, non il mediatore delle ambizioni dei partiti. Dunque faccia il sindaco, e spieghi ai cittadini quale progetto tenga ancora insieme questa coalizione e quali risultati intenda garantire, perché la stabilità non consiste nel conservare gli equilibri di potere, ma nel governare e produrre risultati.

Noi denunciamo una situazione che non può più essere liquidata come normale dialettica politica. Alghero ha bisogno di un’amministrazione capace di governare. Cacciotto smetta di inseguire gli equilibri interni e dica chiaramente se esiste ancora un progetto per la città o se è rimasta soltanto la necessità di conservare il potere. Perché, oggi, a pagare il prezzo di tutto questo sono gli algheresi”

Riformatori Alghero

 

“La Maggioranza Cacciotto sbaglia regolamento sugli stalli rosa”

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”
Parcheggi rosa, il regolamento si arena in Consiglio comunale. Le osservazioni tecniche e giuridiche di Forza Italia e dell’opposizione di centrodestra costringono il sindaco Cacciotto e la Giunta a ritirare il provvedimento.

Alghero, 30 ottobre 2026 – Il regolamento sugli stalli rosa, presentato pochi giorni fa come un risultato di civiltà e attenzione verso le famiglie, è arrivato in Consiglio comunale con una serie di criticità tecnico-giuridiche che ne hanno impedito l’approvazione e costretto il sindaco Cacciotto e la Giunta a ritirarlo dalla discussione. È evidente che le baruffe per le poltrone all’interno del centro – sinistra hanno prodotto effetti destabilizzanti.
A evidenziare le carenze dell’atto sono stati il gruppo consiliare di Forza Italia e gli altri rappresentanti dell’opposizione di centrodestra, che hanno sollevato una serie di rilievi sulla correttezza tecnica e sulla tenuta giuridica del regolamento. Rilievi che hanno reso inevitabile il ritiro del provvedimento.
Il titolo di questa vicenda non può che essere: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Perché non è accettabile che un regolamento comunale, dopo essere stato elaborato dagli uffici, condiviso con l’assessorato competente e approvato in Commissione consiliare, arrivi in aula senza gli indispensabili presupposti tecnici e giuridici.
Il problema, purtroppo, non riguarda soltanto questo episodio. Troppo spesso, in Consiglio comunale arrivano provvedimenti che presentano lacune, imprecisioni e carenze nella loro impostazione tecnica e politica, elementi che possono comprometterne la legittimità e la validità.
Un regolamento come quello sugli stalli rosa, che incide concretamente sulla mobilità e sulla vita quotidiana delle famiglie, avrebbe meritato ben altra attenzione. La finalità è certamente condivisibile, ma la bontà dell’obiettivo non può sostituire la correttezza degli atti amministrativi. Servono regole chiare, giuridicamente solide e concretamente applicabili.
Forza Italia rivolge pertanto al sindaco Cacciotto un invito che è, prima di tutto, una precisa richiesta di responsabilità politica: si faccia carico di correggere un metodo di lavoro che troppo spesso porta in Consiglio comunale provvedimenti incompleti, approssimativi e privi dei necessari presupposti tecnico-giuridici. Non è più tollerabile che il Consiglio comunale venga chiamato a esaminare atti che presentano carenze così evidenti da compromettere la loro tenuta giuridica e che sia il confronto in aula, grazie alle puntuali osservazioni di Forza Italia e del centrodestra, a far emergere ciò che avrebbe dovuto essere verificato molto prima.
Chiediamo al sindaco di assumere direttamente la responsabilità di questa situazione, di pretendere dagli assessorati e dagli uffici un rigoroso controllo preventivo degli atti e di garantire che in Consiglio arrivino soltanto provvedimenti adeguatamente istruiti, tecnicamente corretti e giuridicamente sostenibili. Governare una città significa anche saper amministrare con competenza, metodo e rispetto delle istituzioni. Non bastano gli annunci, le conferenze stampa e la presentazione di iniziative con finalità condivisibili: servono atti amministrativi solidi, perché è su quelli che si misura la qualità di un’amministrazione.
Forza Italia continuerà a svolgere con determinazione il proprio ruolo di controllo e di opposizione, senza fare sconti quando sono in gioco la correttezza degli atti e l’interesse della città. Non siamo disponibili a fare da notaio a provvedimenti carenti né ad avallare superficialità amministrative. Al sindaco e alla Giunta chiediamo un cambio di passo concreto: meno propaganda e più competenza amministrativa, meno liti per le poltrone e annunci e più atti fatti bene. Alghero merita un’amministrazione all’altezza delle responsabilità che le sono state affidate.

Lo hanno dichiarato Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini del Gruppo consiliare di Forza Italia – Alghero

Il Pd con Pirisi: “Può essere garante anche facendo politica”

ALGHERO – “Il Partito Democratico di Alghero respinge le contestazioni rivolte in aula al presidente del Consiglio comunale Mimmo Pirisi, alle quali si è fatto ricorso mettendo in discussione il suo ruolo di garante dell’assemblea per il fatto di continuare a svolgere attività politica all’interno del Partito Democratico.

È bene chiarire una volta per tutte un principio: fare il presidente del Consiglio comunale non significa smettere di fare politica, rinnegare la propria appartenenza o mettere da parte la propria storia. Non esiste alcuna norma che imponga a chi ricopre questo incarico di sospendere la propria attività politica o di rinunciare a un ruolo nel proprio partito.

La distinzione è semplice e non dovrebbe nemmeno essere oggetto di polemica: un conto è l’appartenenza politica, un altro è l’esercizio delle funzioni istituzionali. L’imparzialità si dimostra attraverso il comportamento, il rispetto delle regole e la capacità di garantire a tutti i consiglieri pari dignità e possibilità di esprimersi. Non attraverso una presunta astensione dalla vita politica.

E su questo il percorso di questi due anni e mezzo parla chiaro. Il presidente Pirisi ha condotto i lavori dell’aula con equilibrio, garantendo il confronto tra maggioranza e opposizione e rispettando le prerogative di tutti i gruppi consiliari. È questo il dato concreto dal quale partire, non la sua legittima attività politica.

Mimmo Pirisi ha una storia politica e amministrativa importante, fatta di impegno, militanza e partecipazione alla vita della comunità. Pensare che debba rinnegare questo percorso, o addirittura rinunciare al proprio ruolo nel Partito Democratico, per essere considerato un presidente super partes significa avanzare una pretesa che non trova fondamento nelle regole delle istituzioni democratiche.

Il PD non accetta che si confonda deliberatamente il piano politico con quello istituzionale. Il presidente del Consiglio deve essere garante di tutti nell’esercizio delle proprie funzioni, ma resta una persona libera di avere idee, appartenenze e un impegno politico.

A Mimmo Pirisi chiediamo di continuare a svolgere il proprio incarico con la stessa serietà ed equilibrio dimostrati finora, senza farsi condizionare da polemiche strumentali e senza dover giustificare la propria appartenenza politica.

Il Partito Democratico sarà al suo fianco nel difendere il rispetto delle istituzioni, l’autonomia della politica e il diritto di ciascuno a non dover rinnegare la propria storia per ricoprire un incarico pubblico”

PD Alghero

AeroItalia lascia la Sardegna? “E’ disastro Todde”

ALGHERO – Altra pessima notizia per la continuità territoriale da e per la Sardegna: AeroItalia potrebbe lacciare l’Isola. Nonostante proclami, annunci,  montagne di soldi per gli “eventi”, etc, resta irrisolta la questione primaria dei trasporti.  “Un’allarme sconvolgente, peraltro che avevo ampiamente denunciato, commenta Michele Pais e continua “Aereoitalia, l’unica compagnia resasi disponibile a gestire la continuità territoriale in Sardegna, è pronta ad abbandonare l’isola e a denunciare la Regione. Altro che “modello Todde”. Modello “disastro Todde”!

Crisi a Porta Terra, allarme rientrato: il rimpasto si farà entro l’Immacolata

ALGHERO – Quando oramai le cose parevano precipitare, con addirittura si vociferava di imminenti dimissioni dell’assessore e segretario del Pd Enrico Daga e dell’assenza dei dem in Consiglio (oggi, alle 17), spunta l’accordo: subito dopo l’Anci, via col rimpasto. Così, almeno, secondo i rumors che giungono dal Palazzo e dintorni. L’incontro nazionale dell’associazione dei Comuni si terrà a fine novembre, subito dopo, salvo ulteriori inciampi o novità, Cacciotto dovrebbe procedere col rinnovo della Giunta e non solo. Infatti pare che saranno coinvolte anche le partecipate, ma, come detto, a dover lasciare il proprio posto per fare spazio ad nuove nomine sono: Raffaella Sanna (delega alla Cultura in quota Pd), Francesco Marinaro (Lavori Pubblici, Verde, Manuntenzioni, in capo a Base Popolare) e poi Raniero Selva (ambiente, nominato da un accordo tra Giampietro Moro e Christian Mulas con la previosione, già pattuita, di fare solo metà mandato). Senza dimenticare che, tra l’altro, ci sarebbe in agenda anche il Puc e, ovviamente, quanto sopra non slegato da questo importante tema.

 

 

Il Pd “abbassa la cresta” ai Civici: chi decide sono i partiti

ALGHERO – “Il Partito Democratico di Alghero interviene in merito al comunicato diffuso da Sardegna 2050, ribadendo alcuni principi fondamentali che guidano l’azione politica e amministrativa della coalizione.

Il PD riconosce il valore delle competenze professionali e dell’esperienza maturata dalle persone chiamate a ricoprire incarichi amministrativi. Allo stesso tempo, ritiene che la qualità dell’azione di governo debba fondarsi sulla capacità di coniugare competenze, risultati e consenso democratico, nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori e del progetto politico condiviso.

Il ruolo dei partiti resta centrale e trova un fondamento preciso nella Costituzione. L’articolo 49 riconosce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale. I partiti sono quindi strumenti essenziali di partecipazione, rappresentanza e costruzione degli indirizzi politici. Non possono essere considerati semplici contenitori da utilizzare a piacimento, né strumenti a cui ricorrere quando conviene e da cui prendere le distanze quando non corrispondono ai propri interessi.

Il civismo rappresenta una risorsa importante quando contribuisce ad arricchire il confronto politico e amministrativo con esperienze, professionalità e partecipazione. Non può però essere utilizzato per delegittimare il ruolo dei partiti o per sottrarre alla dialettica democratica scelte che attengono alla responsabilità delle forze politiche e delle coalizioni.

Il Partito Democratico di Alghero rivendica la propria autonomia, la propria storia e il consenso ricevuto, insieme alla responsabilità di contribuire alle scelte amministrative della città. Non accetta che la propria linea politica venga dettata da associazioni esterne al contesto politico e amministrativo algherese, che non partecipano direttamente alla costruzione del progetto di governo della città e non ne condividono le responsabilità.

Le valutazioni sugli assetti amministrativi e sulle persone chiamate a ricoprire incarichi istituzionali spettano alle sedi politiche legittimate a compierle, attraverso il confronto, la condivisione e il rispetto reciproco. La valorizzazione delle competenze è un principio fondamentale, ma deve accompagnarsi al riconoscimento del consenso democratico e alla responsabilità politica di chi è chiamato a governare.

Il PD continuerà a lavorare per un’amministrazione capace di valorizzare le competenze, riconoscere il consenso e dare attuazione al programma condiviso, nella consapevolezza che nessuna professionalità può prescindere dalla responsabilità politica e nessuna scelta politica può prescindere dall’interesse della comunità”

Giovanni Idda, vicesegretario PD Alghero

Pd, Civici e Cacciotto: volano gli stracci. “La cattiva politica si nutre di poltrone”

ALGHERO – “La buona politica sceglie le persone per le loro competenze, le mette al servizio dei cittadini e concede loro il tempo necessario per trasformare idee e progetti in risultati. La cattiva politica, invece, distribuisce incarichi, regola i conti interni e sacrifica le capacità professionali sull’altare degli equilibri di partito.

La presenza di Raffaella Sanna nella Giunta di Alghero, Assessora con delega alla Cultura, Innovazione e conoscenza, rappresenta un esempio significativo di civismo autentico: una professionista con una solida esperienza nel mondo della ricerca e dell’innovazione, tecnologa e project manager al CRS4, capace di mettere competenze maturate nella società civile al servizio delle istituzioni. In un tempo in cui la parola “civismo” viene spesso abusata e piegata a convenienze elettorali, questa scelta ha un significato preciso: portare nell’amministrazione persone per ciò che sanno fare, non soltanto per gli equilibri che rappresentano.

In circa due anni, Sanna ha lavorato su iniziative che spaziano dall’innovazione digitale alla cultura, dai giovani alla partecipazione civica. Progetti che meritano di essere giudicati nei risultati, certamente, ma che testimoniano un impegno amministrativo da valutare nel merito, non da cancellare con una semplice decisione politica.

Un assessore non è una pedina da spostare sulla scacchiera dei partiti. È una persona alla quale vengono affidate responsabilità, obiettivi e risorse, e che deve essere giudicata per il lavoro svolto. Due anni possono bastare per avviare un percorso, ma non sempre per completarlo. Interromperlo senza una motivazione legata ai risultati rischia di disperdere competenze, continuità e opportunità per la comunità.

Ecco la differenza tra buona e cattiva politica: la prima mette al centro l’interesse dei cittadini; la seconda mette al centro la distribuzione del potere. La prima valorizza il merito; la seconda pretende fedeltà. La prima costruisce nel tempo; la seconda cambia le persone per conservare gli equilibri.

Anche le esperienze amministrative presentate come civiche, come quella di Quartu Sant’Elena, dovrebbero essere giudicate con lo stesso metro: non per le etichette utilizzate, ma per la capacità di sottrarre davvero le istituzioni alle logiche di appartenenza e di privilegiare competenze e risultati.

Ora, sul caso Sanna, la domanda è inevitabile: la sua eventuale sostituzione risponde a una valutazione concreta del suo operato o alla necessità di ridistribuire le caselle del potere? Se esistono ragioni amministrative, vengano spiegate pubblicamente. Se invece prevalgono gli equilibri interni, siamo di fronte a una politica che rischia di smentire proprio i principi di merito e partecipazione che dovrebbe rappresentare.

Il civismo non consiste nel presentare una persona come indipendente quando serve e poi trattarla come sacrificabile quando cambiano gli accordi. E il sindaco non dovrebbe essere il notaio delle segreterie, ma il garante dell’interesse della città.

Perché le istituzioni non sono proprietà dei partiti, gli assessorati non sono premi di appartenenza e le competenze non sono merce di scambio.

La buona politica sa riconoscere il valore delle persone e dare continuità al lavoro utile. La cattiva politica, invece, può anche vincere la battaglia per una poltrona, ma rischia di perdere qualcosa di molto più importante: la fiducia dei cittadini”

Il Direttivo

Sardegna 2050

“Un sardo su cinque non si cura, fallimento totale della Todde: si dimetta”

CAGLIARI – «I dati della Fondazione GIMBE, che si aggiungono a quelli pubblicati pochi giorni fa da AGENAS, fotografano una situazione drammatica: un vero e proprio cataclisma sanitario sta investendo la Sardegna. Non siamo più davanti a semplici criticità, ma a un’emergenza strutturale che sta compromettendo il diritto fondamentale alla salute dei cittadini».

È la durissima denuncia di Michele Pais, consigliere comunale della Lega ed ex Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, che interviene sui dati della Fondazione GIMBE relativi alla rinuncia alle prestazioni sanitarie.
«Essere la regione con la più alta percentuale d’Italia di cittadini che rinunciano alle cure è una vergogna che dovrebbe portare alle dimissioni chiunque abbia un minimo di senso del pudore e della responsabilità istituzionale. Ma evidentemente questo senso di responsabilità manca, e sappiamo già che non lo faranno.
Nel 2025 il 19,5% dei sardi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria: praticamente un cittadino su cinque. Nel 2023, anno ancora pesantemente segnato dalle conseguenze della pandemia, la percentuale era del 13,7%. Un peggioramento di ben 5,8 punti percentuali, mentre la media nazionale si ferma al 9,6%. Il confronto è impietoso.
E i dati AGENAS relativi al 2026, con il peggioramento dei tempi delle prime visite specialistiche, fanno temere una situazione ancora più grave.
La Sardegna è l’unica regione, tra quelle con i maggiori ritardi nelle prime visite specialistiche, a registrare un ulteriore peggioramento. È questo il risultato concreto delle politiche sanitarie della Giunta Todde, peraltro tutte bocciate da sentenze della Corte costituzionale, e dei tribunali ordinari e amministrativi».
Pais prosegue:
«Tra il caos dei cantieri OSS, l’aumento delle risorse destinate alla sanità privata, le liste d’attesa che si allungano, gli ospedali di comunità che ad oggi sono scatole vuote, i pronto soccorso in sofferenza e la carenza di medici di medicina generale, si sta consumando quello che considero il più grave fallimento politico e amministrativo che la sanità sarda abbia conosciuto.
E mentre un sardo su cinque rinuncia a curarsi, la Presidente Todde, che detiene anche la delega alla Sanità, trova il tempo partecipare a esclusivi meeting, convention o comizi in giro per la Sardegna, l’Italia e l’Europa a raccontare una realtà che non esiste.
Così come la Sardegna vera non è quella dei video patinati su Instagram o Tik Tok della Presidente».
Pais conclude con una richiesta politica netta:
«La Presidente Todde, che ha voluto assumere direttamente anche la responsabilità dell’assessorato alla Sanità, prenda atto della gravità della situazione. E si assuma la responsabilità del fallimento, senza puerili scaricabarile a medici o addirittura ai cittadini, che a tre anni di governo, non funziona più».
«Quando quasi il 20% della popolazione rinuncia alle cure, significa una sola cosa: che si è totalmente incapaci e si è sbagliato tutto.
La Presidente abbia il coraggio di restituire la parola ai sardi. Se ritiene davvero di aver governato bene, non dovrebbe avere paura del loro giudizio. Si dimetta, si torni alle urne e lasci che siano i cittadini a valutare il suo operato».

“Modello Todde della Schlein? E’ un fallimento per la Sardegna”

CAGLIARI – “Elly Schlein è arrivata a Cagliari per impartire l’ennesima lezione sul governo del Paese, raccontando un’Italia ferma e ignorando i dati che la smentiscono. Ma la propaganda non cancella i risultati e non può coprire le responsabilità della giunta Todde”.
Lo dichiarano Pietro Pittalis, segretario regionale di Forza Italia, e Marco Tedde, consigliere nazionale del partito, intervenendo sulle dichiarazioni della segretaria nazionale del Pd alla Festa dell’Unità di Cagliari.
“Schlein parla di salari, lavoro, crescita e sanità come se nulla fosse cambiato. I numeri raccontano un’altra realtà: nel secondo trimestre del 2026 l’Italia ha raggiunto 24,36 milioni di occupati e il tasso di occupazione è salito al 63,1%, il livello più alto dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Nel 2025 il Pil è cresciuto dello 0,6% e le esportazioni dell’1,7%. Non sono dati da celebrare con trionfalismo, ma bastano a smentire l’immagine di un Paese fermo e senza prospettive. Negare questi risultati per ragioni di propaganda non è politica: è disinformazione”.
“Anche sulla sanità servono fatti, non slogan. Il Servizio sanitario nazionale va rafforzato, garantendo più personale, più prestazioni e tempi di attesa accettabili. Ma in Sardegna a seguito dell’accordo Prodi – Soru del 2006 le spese della sanità sono a carico della regione. E quindi questa è soprattutto una responsabilità regionale. In Sardegna i cittadini continuano a fare i conti con disservizi, ritardi e carenza di personale. La presidente Todde non può pensare di risolvere problemi concreti con conferenze stampa e dichiarazioni di principio”.
“Schlein avrebbe dovuto chiedere conto alla presidente Todde delle liste d’attesa, dei trasporti insufficienti e costosi, di una continuità territoriale che non garantisce collegamenti adeguati, delle difficoltà del mercato del lavoro e dell’assenza di una strategia energetica chiara, capace di tutelare il territorio e sostenere imprese e famiglie. Invece ha promosso il governo regionale come un modello, senza indicare un solo risultato che giustifichi questa valutazione”.
“Quali cambiamenti concreti può rivendicare la giunta Todde? Le criticità della sanità restano evidenti, i trasporti sono ancora inadeguati, sul lavoro mancano risposte strutturali e sull’energia cittadini e imprese attendono certezze. La presidente deve spiegare che cosa è cambiato davvero, non continuare a promettere che cambierà”.
“Chiediamo coerenza. Se Schlein accusa il governo nazionale di non fare abbastanza per la Sardegna, deve usare lo stesso metro con la propria presidente. Il colore politico non può trasformare ogni problema in un’eredità del passato e ogni annuncio in un risultato”.
“Anche sul 41-bis servono serietà e atti concreti. Dire che la Sardegna non sarà un’isola-carcere non basta: servono confronto istituzionale, decisioni chiare e risultati verificabili. Lo stesso vale per i trasporti. Attaccare le compagnie aeree non risolve nulla se non si garantiscono collegamenti efficienti e continuità territoriale”.
“Dopo quasi tre anni di governo regionale, troppe risposte restano incomplete. Gli annunci occupano la scena, mentre i sardi chiedono una sanità che funzioni, infrastrutture adeguate, lavoro, energia a costi sostenibili e collegamenti affidabili. È tempo che la giunta Todde renda conto dei risultati, non delle intenzioni”.
“Schlein è venuta in Sardegna a certificare la Todde. Noi chiediamo una certificazione diversa: quella dei fatti. Il consenso di una segretaria di partito non riduce le liste d’attesa, non abbassa il costo dei trasporti, non crea lavoro e non definisce una politica energetica. Ai sardi non servono applausi politici né promesse ripetute. Servono risultati concreti. E, dopo quasi tre anni, sui risultati la giunta Todde è ancora in debito”