Strada aeroporto buia, 2 Mari indecorosa e attesa rotatoria: Piras da’ la sveglia a Mascia

ALGHERO – “La Città Metropolitana di Sassari deve tornare ad avere maggiore attenzione sui progetti che riguardano Alghero e in particolare sulla cura della viabilità e delle strade provinciali di sua competenza.
Chiediamo che venga immediatamente previsto il ripristino dell’illuminazione della Strada Provinciale 44 che porta all’aeroporto, ormai al buio da troppo tempo, a seguito del furto dei cavi.
Chiediamo inoltre che venga data dignità alla rotatoria della “strada dei due mari” che rappresenta l’ingresso della nostra città e il primo biglietto da visita per chi arriva in nave e in aereo; una rotatoria che oggi versa in condizioni di incuria e che merita decoro e manutenzione.
Infine, chiediamo la realizzazione della rotatoria di Santa Maria La Palma, il cui progetto giace da tempo nei cassetti di Palazzo Sciuti.
Un’opera che era già stata oggetto di finanziamento quando la Città Metropolitana era ancora Provincia e che aveva già visto la variante urbanistica approvata dall’amministrazione comunale precedente. Non si può continuare a rinviare un’opera strategica per la sicurezza di residenti e turisti.
Crediamo che dopo diversi mesi di rodaggio dalla sua nascita, per la città metropolitana siano ampiamente maturi i tempi per poter dare risposte al territorio del Nord-Ovest della Sardegna”

Noi RiformiAmo Alghero

“Sport e Periferie, la Giunta Cacciotto non partecipa al bando: perso 1 milione”

ALGHERO – «Adesso è ufficiale: il Comune di Alghero non ha presentato alcuna candidatura al bando nazionale “Sport e Periferie 2026”, rinunciando così alla possibilità di ottenere fino a un milione di euro da destinare alla riqualificazione degli impianti sportivi cittadini». A denunciarlo sono i consiglieri comunali del centrodestra Michele Pais (Lega), Marco Tedde (Forza Italia), Lelle Salvatore (UDC), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda (Prima Alghero) e Giovanna Caria (Riformatori).

La conferma arriva direttamente dal Comune in risposta a una specifica istanza di accesso agli atti presentata dal consigliere Michele Pais, che aveva chiesto di conoscere gli atti relativi alla partecipazione dell’Amministrazione al bando.

Nella risposta ufficiale, il responsabile del Servizio Programmazione e Sviluppo Strategico mette nero su bianco che «il Comune non ha presentato alcuna candidatura riferita al Bando del Dipartimento per lo Sport denominato “Sport e Periferie 2026”».

«Quindi non siamo davanti a un progetto presentato e non finanziato, né a una candidatura esclusa: Alghero non ha proprio partecipato. Una scelta incomprensibile, considerato lo stato e le necessità di numerosi impianti sportivi della città».

Il bando nazionale metteva a disposizione importanti risorse per interventi di rigenerazione, recupero, messa in sicurezza ed efficientamento degli impianti sportivi esistenti, consentendo ad Alghero di concorrere per un contributo fino a un milione di euro.

«Una somma che avrebbe potuto essere utilizzata, ad esempio, per la riqualificazione definitiva e non rattoppata del campo Mariotti, che necessita di un intervento complessivo, ma anche per altri impianti sportivi cittadini che attendono lavori di ammodernamento, efficientamento e messa in sicurezza.

La vicenda evidenzia inoltre un problema più generale nel modo in cui questa Amministrazione reperisce e utilizza le risorse. Il Comune continua ad attingere in maniera consistente all’avanzo di amministrazione senza dimostrare la stessa capacità e determinazione nella ricerca di fonti di finanziamento esterne, statali o regionali.

L’avanzo non è un pozzo senza fondo: rappresenta patrimonio e risorse della comunità algherese accumulate nel tempo. Da un lato si consuma progressivamente questo patrimonio, dall’altro si mantiene una pressione tributaria molto elevata sui cittadini, quando una maggiore capacità di intercettare finanziamenti regionali e statali consentirebbe di realizzare opere pubbliche salvaguardando maggiormente le risorse comunali e creando le condizioni anche per alleggerire il carico fiscale sugli algheresi.

È proprio questo che distingue la semplice spesa dalla buona programmazione: prima di utilizzare le risorse proprie dei cittadini occorre cercare e intercettare ogni euro disponibile fuori dal bilancio comunale. Lasciare inutilizzate opportunità come “Sport e Periferie” significa invece far ricadere ancora una volta sul Comune, e quindi sugli algheresi, il costo degli investimenti che avrebbero potuto trovare copertura attraverso finanziamenti nazionali.

Quando vengono messe a disposizione linee di finanziamento di questa portata, un’Amministrazione deve farsi trovare pronta, con progetti e programmazione. Non partecipare significa rinunciare in partenza a un’opportunità concreta per la città e per le società sportive.
Oggi abbiamo la riprova che la propaganda dell’amministrazione non può supplire all’efficienza e alla ordinaria programmazione.
Per questo chiediamo all’Amministrazione di spiegare pubblicamente perché Alghero non abbia partecipato al bando “Sport e Periferie 2026, per quale ragione non sia stato predisposto alcun progetto da candidare e quali siano i progetti cantierabili».

Michele Pais – Lega
Marco Tedde – Forza Italia
Lelle Salvatore – UDC
Alessandro Cocco – Fratelli d’Italia
Massimiliano Fadda – Prima Alghero
Giovanna Caria – Riformatori

“Puc, litorali e porto: da Cacciotto solo promesse”

ALGHERO – “La maggioranza conferma esattamente il problema che abbiamo sollevato, la distanza tra quello che questa Amministrazione ha promesso e quello che oggi mette a disposizione della città. Di fatto, l’Amministrazione ha sempre annunciato che il PUC fosse il presupposto indispensabile per sbloccare il PUL e gli altri strumenti strategici, tanto che, a loro dire, sul Piano del Porto esisteva già “un progetto maturo”, che sarebbe stato sottoposto a breve alla discussione pubblica. Oggi, a settembre, chiediamo semplicemente dove siano gli elaborati e quando verranno presentati.

Sul PUL la questione è particolarmente evidente. Nel programma elettorale di Cacciotto era scritto che doveva essere pianificato l’utilizzo dei litorali e che bisognava pianificare l’assetto dei litorali e delle concessioni in base alla capacità di carico degli ecosistemi. Quindi non siamo noi a sostenere che PUC e PUL debbano essere la stessa cosa, ma è chi oggi è chiamato a governare che ha promesso di pianificare i litorali e aveva detto che gli strumenti di pianificazione avrebbero proceduto in modo coordinato. Tra l’altro, anche gli incontri con i gruppi consiliari che l’assessore aveva annunciato per affrontare il tema non sono mai stati promossi. Un altro esempio, quindi, della distanza tra gli annunci e i fatti.

Noi stiamo solo chiedendo di spiegare alla città come l’Amministrazione stia coordinando questi strumenti e, soprattutto, quando arriveranno. Perché c’è una questione che non può essere liquidata con un richiamo alle procedure. Il PUC è lo strumento generale che deve indirizzare lo sviluppo futuro di Alghero e, se tra gli obiettivi c’è lo sviluppo turistico, se si immagina una crescita della ricettività e se si continua a parlare di destagionalizzazione, non si può arrivare dopo a decidere come organizzare i litorali, quali servizi garantire, quale sarà il carico antropico e quale ruolo avranno le attività balneari. Si tratta di visione e di programmazione.

Continuiamo quindi a chiedere al sindaco e all’assessore competente date precise e la risposta a queste semplici domande: quando arriva il PUL? Quando viene presentato il Piano Regolatore Portuale? Quando verrà rispettata la promessa di portare avanti in modo coordinato gli strumenti di pianificazione?“

Riformatori Sardi

“Nuovo assetto del Parco, Alghero sarà protagonista”

ALGHERO – “La proposta di legge regionale sulla governance dei parchi non riguarda esclusivamente il Parco di Porto Conte, ma introduce un riordino complessivo dei parchi regionali della Sardegna. Presentarla come un’iniziativa pensata per sottrarre il Parco alla città significa alimentare un allarmismo preventivo e ingiustificato, ignorando un iter istituzionale che chi ha ricoperto responsabilità in Regione conosce molto bene. La proposta dedica, invece, particolare attenzione alla specificità di Alghero, che rappresenta l’unico caso di parco regionale monocomunale. Proprio per questa ragione sono previste numerose deroghe e disposizioni specifiche. Tra queste, la previsione che gli atti fondamentali dell’Ente Parco, come ad esempio il Piano del Parco, debbano acquisire il parere e il voto obbligatorio del Consiglio comunale. Le decisioni strategiche resterebbero quindi sottoposte all’assemblea rappresentativa dell’intera città. È inoltre prevista una Giunta esecutiva, la cui individuazione spetterebbe al Consiglio comunale. La bozza lascia volutamente allo statuto la definizione della composizione, del numero dei componenti e dei criteri di bilanciamento tra maggioranza e opposizione. Sarà dunque il Consiglio comunale a dover discutere e formulare una proposta capace di garantire la più ampia rappresentatività delle forze presenti in aula. La Regione sta predisponendo una cornice comune per il riordino del sistema dei parchi regionali, all’interno della quale Alghero è chiamata a portare il proprio contributo. È questo il passaggio sul quale la maggioranza intende lavorare: assicurare che, pur trattandosi di un parco regionale, i principali centri decisionali restino saldamente collegati alla città e alle sue istituzioni democratiche. La riforma può inoltre rafforzare il ruolo della Regione sul piano finanziario e favorire una collaborazione più efficace con FoReSTAS e con la Città metropolitana di Sassari, soggetti il cui coinvolgimento è coerente con la dimensione territoriale e ambientale del Parco. Un maggiore coordinamento istituzionale può tradursi in più risorse, strumenti operativi e autonomia gestionale. Il confronto dovrà quindi concentrarsi sui contenuti della proposta e sulle modifiche che Alghero riterrà opportuno avanzare, non su ricostruzioni allarmistiche che descrivono come già assunte decisioni ancora inserite in un percorso istituzionale. La maggioranza lavorerà affinché il nuovo assetto garantisca rappresentatività, controllo democratico e centralità della città, valorizzando al tempo stesso la natura regionale del Parco e le opportunità che possono derivare da una governance più solida e coordinata”

Maggioranza Consiliare

“Villa Maria Pia, nessuna risposta. Chi è la maggioranza consiliare?”

ALGHERO – “Da Porta Terra arriva una lunga risposta per non dire nulla sulle questioni sollevate. Abbiamo chiesto una cosa molto semplice: che Villa Maria Pia venga utilizzata secondo regole chiare e uguali per tutti. E su questo la nota firmata genericamente “la maggioranza consiliare” evita accuratamente di entrare nel merito». Lo dichiarano i gruppi di opposizione di centrodestra.

«Cominciamo dal regolamento. La delibera di giunta n. 252 concede gratuitamente Villa Maria Pia richiamando l’articolo 28 del regolamento sulla valorizzazione dei beni immobili, che precisa che il bene non deve essere utilizzato per fini istituzionali. Peccato che sia stata proprio la Giunta Cacciotto, con la delibera n. 334 del 5 dicembre 2024, a destinare Villa Maria Pia a sede della Sala consiliare, della Sala di rappresentanza e della Presidenza del Consiglio».

«Ma c’è di più: il contratto sottoscritto pochi giorni dopo cambia completamente riferimento e richiama l’articolo 34 del regolamento, relativo ai beni patrimoniali disponibili. Allora Cacciotto decida: Villa Maria Pia ricade nell’articolo 28 o nell’articolo 34? È patrimonio disponibile o no? Invece di fare filosofia sui beni “da vivere”, risponda agli atti che la sua amministrazione ha approvato».

La maggioranza sostiene poi che sarebbero stati utilizzati «spazi distinti» dell’immobile. Ma distinti secondo quale provvedimento? Mostrino l’atto amministrativo che avrebbe operato questo presunto frazionamento funzionale. Le ali appartengono allo stesso immobile e sono comunicanti. Una planimetria che individua alcune camere non crea da sola una nuova e autonoma destinazione giuridica».

«E finalmente la maggioranza ammette ciò che abbiamo denunciato: quegli spazi hanno, parole loro, “caratteristiche di foresteria”. Anche in questo caso qllora chiariscano quali atti ne consentano l’utilizzo per il pernottamento di persone: agibilità, destinazione d’uso, requisiti igienico-sanitari, sicurezza antincendio, capienza, vie di fuga, assicurazioni e adempimenti relativi all’identificazione degli ospiti, che di norma vengono richiesti per le attività di questo tipo. Se è una foresteria pubblica, non basta chiamarla tale in un comunicato stampa».

Ancora più singolare è il capitolo assicurativo.
«La Giunta impone una polizza RCT da almeno 1,5 milioni di euro con il Comune quale terzo co-assicurato. Nel contratto quella polizza diventa improvvisamente “eventuale”. Come mai? È stata stipulata oppure no? Anche qui non servono slogan, basta una risposta».

E sui costi: «La delibera assicura che non vi siano oneri diretti per il bilancio comunale; il contratto mette invece espressamente a carico del Comune energia elettrica, acqua, gas, telefono, rete dati e rifiuti per ventuno giorni. Anche questa sarebbe valorizzazione “a costo zero”?».

Resta infine il punto economico: «Ad Alghero ci sono alberghi, B&B e strutture extralberghiere che pagano personale, tasse, utenze e rispettano regole precise. Il Comune sceglie invece di offrire gratuitamente camere e servizi per ospitare staff e artisti di una manifestazione. È legittimo chiedere con quali criteri ciò avvenga e perché un servizio normalmente acquistato sul mercato debba essere fornito attraverso patrimonio pubblico».

«Infine una curiosità politica: chi ha scritto la nota inviata alla stampa? Come abbiamo ricordato più volte, se i comunicati stampa del campo largo dovessero essere scritti da un dipendente pubblico, pertanto pagata da tutti gli algheresi, si configurerebbe un vera e propria fattispecie di reato. Visto che parliamo di trasparenza, comincino dalla loro firma».

«Ora andremo fino in fondo con la visione degli atti. E più la maggioranza prova a coprire le contraddizioni con gli slogan, più diventa evidente perché questa vicenda meriti di essere approfondita».

Fratelli d’Italia

Forza Italia

UdC

Lega

Prima Alghero

Riformatori Sardi

“Villa Maria Pia, un immobile pubblico recuperato e riaperto deve essere utilizzato e vissuto”

ALGHERO – “Sulla polemica relativa all’utilizzo di alcuni spazi di Villa Maria Pia occorre innanzitutto chiarire un punto: Villa Maria Pia è la sede provvisoria del Consiglio comunale, non la sede definitiva del Comune né un immobile destinato esclusivamente all’attività istituzionale. Se oggi il Consiglio comunale si riunisce a Villa Maria Pia è proprio perché Palazzo Civico di via Columbano, sua sede naturale, è ancora interessato da un intervento iniziato nel 2021, rimasto bloccato per circa due anni e per il cui completamento si sono rese necessarie ulteriori risorse. Nel frattempo abbiamo ereditato la sistemazione provvisoria del Consiglio a Lo Quarter, dopo anni di spostamenti tra sedi diverse. Villa Maria Pia è stata quindi individuata per garantire al Consiglio una sede adeguata nell’attesa che Palazzo Civico possa tornare pienamente disponibile. Questo non significa che l’intero complesso di Villa Maria Pia debba essere sottratto alle altre funzioni per le quali può e deve essere utilizzato. Del resto, nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili comunali Villa Maria Pia mantiene la propria destinazione pubblica a servizio dello sport e dell’associazionismo. Non a caso nello stesso immobile trovano spazio anche l’Associazione Nazionale Carabinieri e la Protezione Civile, in coerenza con la sua collocazione all’interno della cittadella sportiva di Maria Pia. La scelta di riaprire la Villa e di utilizzarne una parte come sede provvisoria del Consiglio comunale non ha cancellato la natura e le potenzialità del complesso. Anzi, crediamo esattamente il contrario: un immobile pubblico recuperato e riaperto deve essere utilizzato e vissuto. Deve poter ospitare attività istituzionali, certamente, ma anche iniziative culturali, sociali, sportive e associative, quando queste sono compatibili con gli spazi e con la loro funzione. E appare quantomeno singolare che, tra chi oggi contesta questa compresenza di funzioni, ci sia chi arriva persino a proporre, provocatoriamente, di destinarvi un centro diurno, *pur conoscendo i limiti strutturali e le innumerevoli barriere archiettoniche* Ed è difficile immaginare una forma migliore di valorizzazione di un bene pubblico che quella di metterlo a disposizione, secondo le regole, delle associazioni e delle realtà del territorio che producono cultura, socialità e occasioni di partecipazione per la città. Nel caso in questione non è stata interessata l’aula del Consiglio comunale, ma spazi distinti dell’immobile, con caratteristiche di foresteria. E soprattutto non si è agito al di fuori delle regole: è stato applicato il regolamento comunale vigente, che disciplina la possibilità di concedere l’utilizzo di beni comunali per finalità di interesse pubblico, prevedendo condizioni e obblighi a carico dei soggetti beneficiari. Naturalmente ogni atto dell’Amministrazione può essere verificato e discusso, ed è normale che sia così. Ma altra cosa è rappresentare Villa Maria Pia come un palazzo ormai destinato esclusivamente al Consiglio comunale e considerare ogni altra attività quasi un’invasione di uno spazio istituzionale. Villa Maria Pia appartiene alla città. Il Consiglio comunale ne occupa temporaneamente una parte e questo non può significare chiudere il resto dell’immobile alla vita della comunità. Valorizzare il patrimonio pubblico significa anche questo: farlo vivere, nel rispetto delle regole e nell’interesse collettivo. Tentare di impedire un utilizzo pubblico, trasparente e finalizzato anche a sostenere le realtà del Terzo settore significa, al contrario, proporre una visione avara e chiusa del patrimonio pubblico: beni da tenere sotto chiave anziché mettere, quando possibile e secondo le regole, al servizio della città”.

La maggioranza consiliare  (Progetto Alghero)

“Il Pd politicizza Porta Terra e la Pro Loco, assurdo”

ALGHERO – “La Festa dell’Unità è la festa del Partito Democratico, non una manifestazione istituzionale. E proprio perché ad Alghero arriverà, pare,  anche la segretaria nazionale Elly Schlein, il PD dovrebbe prestare ancora maggiore attenzione nel mantenere nettamente separati partito, istituzioni e realtà associative». Lo dichiara Fratelli d’Italia Alghero, sollevando il tema dell’inopportuno coinvolgimento di UNPLI e delle Pro Loco nella manifestazione.

«Le Pro Loco appartengono alle comunità che rappresentano, non al PD. Sono realtà apartitiche, che svolgono un ruolo importante nei territori e che ricevono anche sostegno attraverso risorse pubbliche regionali. È quindi legittimo chiedersi perché il Partito Democratico, che oggi è maggioranza in Regione e detiene le deleghe al bilancio, abbia ritenuto opportuno chiedere il loro coinvolgimento nella propria festa. È chiaro come  la partecipazione delle Pro Loco possa essere “condizionata” dalle risorse pubbliche che ricevono dalla Regione amministrata dal PD».

«Proprio la differenza di ruolo e di posizione (dominante) avrebbe dovuto spingere il PD a valutare con particolare attenzione il coinvolgimento delle Pro Loco, evitando anche soltanto il dubbio che associazioni sostenute economicamente da un’istituzione regionale possano essere chiamate, loro malgrado,  a collaborare con la festa privata del PD che quella stessa Regione governa». Insomma, bene avrebbe fatto il PD a organizzare la propria festa con le proprie forze senza coinvolgere inopportunamente associazioni che avrebbero difficoltà a dire di no in virtù dei finanziamenti che ricevono, per le loro legittime e preziose attività, proprio dalla Regione oggi amministrata dal PD».

«È il solito atteggiamento di una sinistra che, quando governa, tende troppo spesso a confondere ciò che amministra con ciò che le appartiene. Spazi pubblici, istituzioni e reti associative sono invece patrimonio di tutti e non possono diventare strumenti a disposizione di un partito».

FdI annuncia inoltre di avere già presentato un accesso agli atti sulla manifestazione.
«Vigileremo affinché neppure un euro degli algheresi finisca, direttamente o indirettamente, a finanziare una festa di parte. Verificheremo concessioni, servizi, attrezzature, personale, TARI giornaliera e ogni altro eventuale importo dovuto. Il PD ha pieno diritto di organizzare la propria kermesse, ma ha altrettanto chiaramente il dovere di farlo con le proprie risorse e pagando fino all’ultimo euro ciò che deve all’ente pubblico».

“Il silenzio del Pd davanti al fallimento della Todde e’ imbarazzante”

CAGLIARI – “Il silenzio del PD davanti al fallimento del metodo Todde
C’è un silenzio che ormai pesa quasi quanto gli errori.
È il silenzio del Partito Democratico sardo.
Da mesi emergono crepe profonde nel governo regionale: sanità in affanno, trasporti senza una visione convincente, gestione di Abbanoa ancora da chiarire fino in fondo, contributi distribuiti con logiche troppo spesso più utili agli equilibri politici che a una vera programmazione, servizi essenziali governati con approssimazione, comunicazione rassicurante e risultati annunciati più che dimostrati.
E il PD?
Tace.
O parla poco, con prudenza, quasi sempre dopo, quasi mai prima.
Eppure il Partito Democratico non è uno spettatore esterno. È il principale partito della maggioranza. È il partito che ha contribuito in modo decisivo alla vittoria di questa esperienza di governo. È il partito che, più di altri, dovrebbe sentire il dovere di distinguere tra lealtà alla coalizione e rinuncia al proprio ruolo politico.
Perché una cosa è sostenere una Giunta.
Altra cosa è diventare la copertura silenziosa dei suoi errori.
La sanità è il caso più evidente. La Presidente Todde ha scelto di tenere per sé la delega dopo la fine dell’esperienza Bartolazzi. Ha voluto concentrare Presidenza e Sanità nelle stesse mani. Ma i risultati, quelli veri, non si misurano nelle interviste. Si misurano nei Pronto Soccorso, nei reparti, nelle liste d’attesa, nei territori senza medici di base, negli specialisti che lasciano il sistema pubblico, nei servizi annunciati che devono ancora dimostrare di funzionare davvero.
In queste settimane abbiamo visto tutto: gettonisti sostituiti da altre forme emergenziali di copertura, prestazioni aggiuntive volontarie diventate essenziali per tenere aperti reparti, medici chiamati a salvare servizi e poi lasciati nell’incertezza retributiva e fiscale, Case e Ospedali di comunità raccontati come traguardi mentre gli atti parlano ancora di criticità, cronoprogrammi, varianti e contratti da chiarire.
E allora la domanda al PD è semplice: intende continuare a tacere?
Intende limitarsi a garantire numeri in Consiglio regionale?
Intende lasciare che la sanità resti nelle mani di una Presidente che ha trasformato una delega delicatissima in una prova di autosufficienza politica?
Oppure vuole finalmente assumersi una responsabilità diretta?
Perché il PD, volendo, avrebbe anche le competenze in casa.
Un esempio, senza giri di parole, è il suo segretario regionale, l’onorevole Silvio Lai. Una figura che conosce la politica regionale, conosce il sistema sanitario sardo, ha esperienza istituzionale, formazione politica e capacità tecnica sufficienti per affrontare una fase così difficile. Il suo profilo pubblico ricorda anche il lavoro svolto in Consiglio regionale nella Commissione Sanità, materia che non si improvvisa.
Non è necessario trasformare questa considerazione in una investitura personale.
Ma è necessario dire una cosa: il PD non può continuare a comportarsi come se non avesse uomini e donne in grado di dare un contributo più serio, più competente, più ordinato e più politico di quello che oggi vediamo.
E non mi si opponga, in modo strumentale, il tema dell’attività privata o di possibili conflitti di interesse. Ogni profilo andrebbe verificato, dichiarato e gestito con trasparenza, come dovrebbe valere per tutti. Ma il conflitto di interessi non può essere evocato solo quando serve a bloccare una competenza e dimenticato quando riguarda altri incarichi, altre nomine, altre relazioni, altre convenienze.
La garanzia vera non è l’assenza astratta di qualunque relazione con il mondo reale.
La garanzia vera è la trasparenza.
È la competenza.
È la responsabilità diretta.
È la capacità di rispondere degli atti che si compiono.
Lai, se chiamato ad assumere una responsabilità di governo sulla sanità, non sarebbe un corpo estraneo alla maggioranza. Sarebbe il massimo rappresentante politico del partito che più fedelmente sostiene la Giunta Todde. Per la Presidente, dunque, dovrebbe essere una garanzia, non una minaccia.
A meno che il problema non sia il timore di avere accanto qualcuno capace di leggere le carte, parlare con i direttori generali, distinguere un annuncio da un servizio, pretendere dati, fare pulizia, programmare e dire no quando serve.
Il punto, però, è più grande del nome di Lai.
Il punto è il ruolo del Partito Democratico.
Perché non ci eravamo proposti per sostituirci a chi c’era. Volevamo cambiare!
E cambiare significa anche non accettare in silenzio ciò che si sarebbe contestato duramente agli altri.
Significa non difendere per disciplina di coalizione una gestione sanitaria confusa, accentrata e sempre più lontana dai reparti.
Significa non far finta che le Case di comunità funzionino solo perché compaiono nei comunicati.
Significa non raccontare come programmazione ciò che spesso appare come rincorsa all’emergenza.
Significa non coprire con la parola “stabilità” una politica che, in realtà, vive di correzioni, sostituzioni, revoche, commissariamenti bocciati, vertenze aperte e annunci da verificare.
Il PD deve decidere che cosa vuole essere.
Il partito che garantisce la sopravvivenza numerica della Giunta?
O il partito che pretende una svolta vera nel metodo e nel merito?
Perché se continua a tacere, quel silenzio non sarà più prudenza.
Sarà corresponsabilità.
E a quel punto non basterà dire, tra qualche mese, che la situazione era difficile, che i problemi venivano da lontano, che bisognava dare tempo, che Roma imponeva equilibrio, che la coalizione andava preservata.
La politica serve a vedere prima.

Non a prendere le distanze quando il danno è già fatto.
Il PD sardo ha ancora la possibilità di scegliere.
Può continuare a proteggere il metodo Todde.
Oppure può imporre finalmente il cambiamento che aveva promesso ai sardi.
Tacere, ormai, è una scelta.
E anche una responsabilità”

Roberto Capelli, coordinatore regionale Base Popolare

“Bene il Capodanno di Sardegna ad Alghero: ma urgono più voli e attività aperte”

ALGHERO – “Apprendiamo con grande soddisfazione la presentazione in Regione del Capodanno in Sardegna. La scelta di una diretta nazionale dalle principali piazze della Sardegna con Alghero capofila, é il giusto riconoscimento a una città che ha inventato il Capodanno in Sardegna e che da oltre trent’anni lo ha reso un brand identitario e vincente.
È un grande momento di promozione per la nostra Isola e per Alghero, perché portare l’immagine di Alghero e della Sardegna in diretta nazionale, significa far conoscere a milioni di italiani le nostre bellezze, la nostra cultura e la nostra ospitalità; insomma, un investimento importante sull’immagine che ripaga tutto il territorio.
Proprio per la portata dell’investimento che la Regione sta mettendo in campo, però, riteniamo che questo sforzo debba essere accompagnato da due azioni concrete e indispensabili, sia con un potenziamento dei voli nel periodo delle festività di Natale e Capodanno, perché altrimenti perderebbe un po’ il senso promuovere l’Isola in tutta Italia, se poi chi vuole raggiungerci non trova collegamenti disponibili.
Un appello lo rivolgiamo anche agli operatori economici, e ci auguriamo che albergatori, ristoratori, titolari di bar, fornitori di servizi e tutta la filiera turistica colgano questa straordinaria occasione e programmino di rimanere aperti per quel periodo.
La vetrina nazionale funziona anche e soprattutto se la città è viva, accogliente e pronta.
Questa è una grande opportunità per Alghero e per l’intera Sardegna per far capire che oltre l’estate ed il mare possiamo offrire tanto altro”.

Emiliano Piras, consigliere comunale “Noi Riformiamo Alghero”

“Parchi e non solo, la Todde marginalizza Alghero: Consiglio snobbato”

ALGHERO – “Giù le mani da Porto Conte. Cacciotto difenda Alghero dagli scippi della Regione»
«Dopo la sanità, adesso tocca al Parco di Porto Conte. Ancora una volta la Regione decide su Alghero senza Alghero. E ancora una volta spunta un disegno di legge della Giunta Todde sconosciuto alla città e mai preventivamente discusso dal Consiglio comunale, nonostante intervenga direttamente su uno degli enti più importanti e identitari del nostro territorio».
Lo dichiarano Michele Pais, Marco Tedde, Alessandro Cocco, Lelle Salvatore, Massimiliano Fadda e Giovanna Caria capigruppo del centrodestra in Consiglio comunale di Alghero, intervenendo sul disegno di legge regionale di riforma delle aree protette che modifica profondamente l’assetto istituzionale e la governance del Parco naturale regionale di Porto Conte.
«Il problema non è soltanto il merito della riforma, ma soprattutto il metodo che la Regione sta trasformando in una pericolosa abitudine: decidere prima a Cagliari e informare dopo gli algheresi. È accaduto con la sanità, sta accadendo con l’ampliamento della ZPS e ora accade con Porto Conte. Alghero non può essere sistematicamente messa davanti al fatto compiuto».
La bozza di disegno di legge “segreto” prevede per Porto Conte una nuova assemblea nella quale il Comune di Alghero avrebbe il 52% dei voti, la Regione Sardegna il 24%, la Città metropolitana di Sassari il 12% e FoReSTAS il 12%. Significa che soggetti diversi dal Comune arriverebbero complessivamente al 48% del peso decisionale.
«Oggi l’assemblea del Parco coincide sostanzialmente con la rappresentanza democratica della città. Domani quasi metà del peso decisionale verrebbe attribuito a soggetti esterni. Il 52% non può diventare l’alibi con cui far passare un ridimensionamento enorme del ruolo di Alghero. Il Parco di Porto Conte è nato dalla volontà degli algheresi e dalla scelta del loro Consiglio comunale. È di Alghero e come tale deve rimanere».
I capigruppo del centrodestra chiamano quindi direttamente in causa il sindaco Raimondo Cacciotto.
«Dal Sindaco ci aspettiamo una posizione molto più netta. Cacciotto non può limitarsi a chiedere che Alghero conservi la maggioranza: deve impedire che alla città venga sottratto ciò che le appartiene. Un Sindaco non può permettere scippi istituzionali da parte della Regione, indipendentemente dal colore politico di chi governa a Cagliari. Prima di discutere se ad Alghero debba spettare il 52, il 60 o il 70 per cento, bisogna discutere un principio: chi ha autorizzato la Regione a ridisegnare unilateralmente il nostro Parco senza che il Consiglio comunale di Alghero si sia mai espresso?».
«Su questo Cacciotto deve stare dalla parte di Alghero, non della Regione. Non è sufficiente essere invitati al tavolo quando il progetto è già scritto: Alghero deve stare al tavolo prima che venga scritto. La proposta di modifica della governance di Porto Conte deve nascere dal Consiglio comunale e dal confronto con la comunità algherese, non essere confezionata altrove e successivamente sottoposta alla città».
La portata della riforma, sottolineano Pais, Tedde, Cocco Salvatore, Fadda e Caria, è tutt’altro che marginale. Porto Conte, oggi organizzato come azienda speciale, verrebbe trasformato in ente di diritto pubblico, con modalità e tempi definiti dalla Giunta regionale. Cambiano inoltre composizione dell’assemblea, sistema decisionale e disciplina della presidenza.
«E non dimentichiamo che stiamo parlando dell’ente che gestisce anche l’Area Marina Protetta Capo Caccia-Isola Piana. Non è quindi una semplice riorganizzazione burocratica: riguarda direttamente la gestione di una parte enorme e preziosissima del nostro territorio terrestre e marino».
Il disegno di legge introduce inoltre un’indennità per il presidente del Parco in proporzione a quella attribuita ai presidenti dei parchi nazionali.
«Anche se condividiamo l’ipotesi di una equa indennità per il lavoro del presidente, fa sorridere…”Fa sorridere amaramente che sia proprio una Giunta regionale di sinistra e del Movimento 5 Stelle a riscoprire le indennità dei presidenti dei parchi. Evidentemente la lotta alle poltrone vale fino a quando le poltrone sono occupate dagli altri».
Per i rappresentanti del centrodestra la questione deve quindi arrivare immediatamente nell’aula consiliare: «Chiediamo al Sindaco di portare subito il disegno di legge in Consiglio comunale e di assumere insieme all’assemblea civica una posizione chiara e vincolante: nessuna modifica dell’assetto di Porto Conte senza il preventivo consenso della città. Non possiamo consentire che le segreterie dei partiti sostituiscano la rappresentanza democratica degli algheresi».
«Alghero ha già pagato abbastanza decisioni prese altrove. Prima la sanità, poi la ZPS, adesso Porto Conte. Questa abitudine deve finire. Il Parco è di Alghero e deve rimanere di Alghero. Giù le mani da Porto Conte