CAGLIARI – “Alessandra Todde non è stata dichiarata decaduta, ma resta il fatto politico e istituzionale: è stata ritenuta responsabile di gravi violazioni in materia di trasparenza nella gestione della campagna elettorale ed è stata condannata a una sanzione pecuniaria di 40 mila euro. Non proprio un attestato di correttezza, ma il riconoscimento di una condotta che ha violato regole poste a tutela della trasparenza democratica. Ora però il punto è un altro. Se per gli orrori compiuti sul terreno del rispetto delle regole se la cava pagando una sanzione, per gli orrori compiuti nel governo della Sardegna il conto lo stanno già pagando i sardi, ogni giorno, sulla propria pelle. Per questo sarebbe il caso che la presidente uscisse finalmente dallo spogliatoio della propaganda e scendesse in campo. Perché la Sardegna non può più permettersi un governo fermo, confuso e inconcludente. Non basta sopravvivere politicamente: bisogna dimostrare di essere all’altezza del compito. E finora, purtroppo, la distanza tra il clamore degli annunci e la povertà dei risultati è sotto gli occhi di tutti. Chi ha responsabilità di governo non può cavarsela sempre con una narrazione autoassolutoria. La trasparenza non è un dettaglio burocratico, così come governare non è un esercizio di comunicazione. La Sardegna ha bisogno di serietà, capacità e decisioni. E soprattutto di una guida che governi davvero, invece di limitarsi a restare in carica.” Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, deputato e presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera.
“Referendum: rispetto pieno per il voto, ma il risultato rallenta il giusto processo”
ALGHERO – Il consigliere nazionale di Forza Italia, Marco Tedde, interviene sull’esito del referendum, prendendo atto con senso istituzionale del risultato espresso dai cittadini. «Ha vinto il No, e in democrazia il verdetto delle urne si rispetta. Viva il No, perché rappresenta la volontà popolare, che è e resta sovrana». «Non posso tuttavia nascondere – prosegue Tedde – il mio rammarico per un esito che non condivido. La riforma oggetto del referendum rappresentava un passaggio importante per dare piena attuazione al principio del giusto processo, ancora oggi non compiutamente realizzato». Tedde evidenzia però un elemento di fondo: «Nel massimo rispetto del voto dei cittadini, è evidente che questo risultato contiene un errore di prospettiva, perché finisce per bloccare o rallentare un processo riformatore necessario. Un percorso che dovrà essere comunque riavviato con determinazione, perché il tema del giusto processo non può essere archiviato». Il consigliere nazionale sottolinea anche una responsabilità politica: «È altrettanto evidente che il fronte del Sì non è riuscito a spiegare fino in fondo le ragioni della riforma. Probabilmente per il tentativo ben riuscito dei sostenitori del NO di creare due robuste, ma dannose, gabbie ideologiche che hanno gettato una coltre di nebbia sul testo e sugli obbiettivi della riforma. Diversamente, non si comprenderebbe un esito che, seppur legittimo, va oggettivamente nella direzione opposta rispetto all’esigenza di rendere la giustizia penale più equa ed efficiente». «Rivolgo un sincero augurio al fronte del No – aggiunge – ma senza dimenticare che molte delle riforme oggi osteggiate affondano le loro radici in un lungo percorso politico e culturale che, in passato, ha visto ampi settori della sinistra sostenerle. Proprio per questo, oggi non ci si può nascondere dietro un dito: serve coerenza e serve assumersi la responsabilità di indicare come si intenda affrontare i nodi irrisolti della giustizia». «Il rispetto per la volontà dei cittadini – conclude Tedde – è il fondamento della nostra democrazia. Proprio per questo, pur nel dissenso, è doveroso accettarne l’espressione e continuare a lavorare per riforme che garantiscano davvero equilibrio tra accusa e difesa e piena attuazione del giusto processo»
Referendum e decadenza, “segnali positivi per lavorare al meglio”
“Chi amministra ha il dovere di dare risposte, non di accumulare sprechi”
ALGHERO – “Il Partito Sardo d’Azione, Sezione “Tore Pintus” di Alghero, contesta la decisione dell’Amministrazione comunale che, con un avviso pubblico del 16 marzo 2026, punta all’acquisto di un nuovo immobile da oltre 600 mq.
Non si tratta di una necessità, ma dell’ennesima operazione senza logica e senza rispetto per l’utilizzo dei soldi pubblici.
Riteniamo utile ricordare che il comune di Alghero nel 2023 ha già acquistato per l’importo di € 2,8 milioni di euro tre palazzine (ex Green Hotel) site in viale della Resistenza di cui una da destinare ad uffici pubblici. Non solo. L’ex caserma in via Simon, oggetto di intervento di riqualificazione volto alla realizzazione di locali da destinare anche ad uffici pubblici, rappresenta oggi un simbolo di ritardi e immobilismo. Inoltre, è notizia di questi giorni l’affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria con recupero edilizio dei locali comunali di via Michelangelo (ex mattatoio), per un importo di € 780.000,00 volti alla realizzazione di nuovi uffici comunali. Ma, fatto ancora più grave sul quale sentiamo il dovere di evidenziare l’immobilismo di questa amministrazione, è la situazione in cui versa la casa comunale storica di via Columbano, chiusa, diventata emblema di una città che abbandona i propri spazi pubblici.
E mentre immobili pubblici restano vuoti, chiusi o incompleti, l’Amministrazione pensa di comprarne un altro. Questa non è cattiva gestione: è una scelta consapevole e irresponsabile.
La normativa vigente stabilisce che nuovi acquisti sono consentiti solo qualora indispensabili. L’operazione che si appresta a porre in essere l’Amministrazione comunale è una manifesta violazione del principio di indispensabilità e indifferibilità dell’acquisto, dei principi di razionalizzazione della spesa pubblica e potrebbe arrivare a configurare un danno erariale.
Per una amministrazione che aveva posto il confronto con i cittadini a base del suo operato ci troviamo di fronte, ancora una volta, ad una decisione assunta senza confronto, senza trasparenza, senza coinvolgimento della cittadinanza.
Si governa chiusi nelle stanze, lontani dalla città reale, mentre gli immobili pubblici restano inutilizzati. Chi amministra ha il dovere di dare risposte, non di accumulare sprechi”.
Per la Sezione PSd’Az “Tore Pintus” di Alghero
Il Segretario di Sezione
Giuliano Tavera
“Alghero sceglie il No: partecipazione, Costituzione e responsabilità democratica”
ALGHERO – “Ad Alghero il 60% dei cittadini ha scelto il No. Non come gesto episodico, ma come espressione di una comunità che ha deciso di misurarsi, con serietà, sui principi fondamentali della nostra costituzione. La Costituzione, ancora una volta, si è confermata per ciò che è, non un riferimento astratto, ma un punto di equilibrio tra diritti, responsabilità e visione di Paese. In questo contesto, il lavoro dei comitati per il No ha avuto un valore politico preciso.
Un lavoro fatto di presenza, di approfondimento, di confronto reale, serio, consapevole, rinunciando a semplificazioni, ma stando vicino alle persone.
È così che si è costruito il risultato.
E non è un dettaglio che, accanto a questo enorme sforzo, si siano visti tanti giovani tornare al voto.
Il paese soprattutto attraverso la mobilitazione dei giovani ha dimostrato di avere gli anticorpi.
Con grande convinzione hanno dato un segnale inequivocabile, importante.
A questo si aggiunge un elemento che merita rispetto e attenzione.
Il contributo di una parte della magistratura e dei suoi rappresentanti nel dibattito pubblico ha avuto un ruolo altrettanto determinante, perché nel richiamare i rischi e le implicazioni del quesito referendario, hanno contribuito a svegliare le coscienze.
Un intervento che si è mosso nel solco della funzione costituzionale della giurisdizione, contribuendo ad elevare il livello del confronto e a fornire strumenti di comprensione ai cittadini.
In una democrazia matura, anche questo è un segnale di equilibrio:
istituzioni diverse che, nel rispetto dei propri ruoli, partecipano alla tenuta complessiva del sistema.
Ma c’è un elemento ulteriore che merita di essere sottolineato.
Il contributo di Alghero che si inserisce in un quadro più ampio, in cui diverse comunità del Paese hanno espresso un orientamento chiaro, rimettendo al centro il valore della partecipazione e della tenuta costituzionale.
Alghero, dentro questo contesto, non è stata spettatrice, ha fatto la sua parte, con un risultato netto e con un livello di mobilitazione che rafforza il significato politico complessivo di questo passaggio.
Ed è proprio su questo terreno che si misura la coerenza della politica.
Ad Alghero, nell’azione amministrativa quotidiana, cerchiamo di essere interpreti concreti dei valori costituzionali.
Non come enunciazione di principio, ma come pratica nelle scelte, nelle priorità, nel modo in cui si costruiscono politiche pubbliche e si tiene insieme una comunità.
È questo il punto di connessione tra il voto e il governo della città.
Ed è inevitabile che un dato di questo tipo apra anche una riflessione più ampia.
Un risultato così netto segnala che una parte significativa del Paese reale si è espressa in modo chiaro.
E che il rapporto tra chi governa e la propria base non può mai essere dato per acquisito.
I segnali, quando arrivano, vanno ascoltati.
Il punto politico, oggi, non è celebrare, è comprendere.
Comprendere che esiste una comunità che partecipa, che sceglie, che chiede serietà e visione.
E che su questo terreno si misura, davvero, la qualità della classe dirigente.
Per questo, da qui può e deve partire un lavoro più ampio.
Un lavoro che chiami a raccolta tutte le forze che, al di là delle appartenenze, si riconoscono nei valori costituzionali e nella necessità di rafforzare la qualità della nostra democrazia.
Non su basi generiche, ma su una piattaforma programmatica chiara, fatta di contenuti, responsabilità e visione.
È il tempo di costruire convergenze serie, non per sommare sigle, ma per dare forza a un progetto di Italia che sia davvero credibile”.
Enrico B. Daga
Segretario Partito Democratico -Alghero
“Partecipazione e impegno hanno fatto la differenza”
ALGHERO – “I cittadini italiani hanno parlato chiaro: il No al referendum sulla giustizia ha vinto con una maggioranza schiacciante. Con un’affluenza di quasi il 60% degli aventi diritto, i cittadini italiani hanno espresso la loro volontà di difendere l’indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti fondamentali con percentuali importanti. Il risultato del referendum è un chiaro messaggio ai governi e alle istituzioni, la giustizia italiana deve rimanere indipendente e imparziale, al servizio dei cittadini e non degli interessi politici. Il No ha vinto perché i cittadini italiani credono nella separazione dei poteri e nella tutela dei diritti fondamentali. Anche nella città di Alghero, i cittadini hanno espresso la loro volontà di difendere la giustizia italiana. Con un’affluenza di quasi il 60%, i No hanno prevalso con più del 60% dei voti, confermando la tendenza nazionale. Un ringraziamento a tutti i cittadini che hanno esercitato il loro diritto di voto e hanno detto No a una riforma che avrebbe compromesso l’indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti dei cittadini. La vostra partecipazione e il vostro impegno hanno fatto la differenza. Questa vittoria è un punto di partenza per costruire un futuro per la giustizia italiana, basato sull’indipendenza, la legalità e la tutela dei diritti di tutti. Continueremo a lavorare per una giustizia più giusta e più efficiente, al servizio dei cittadini”.
Mimmo Pirisi, presidente del Consiglio Comunale di Alghero
“Selva in quota Moro e Podda, basta mistificazioni: l’assessore esercita il ruolo con incompetenza”
Referendum sulla giustizia: stravince il “No”, ad Alghero batosta per il “Si”
ALGHERO – Riforma della giustizia bocciata con anche un boom di affluenza alle urne: il dato definitivo si attesta intorno al 58,9%. Con quasi tutte le sezioni scrutinate, il “No” ha ottenuto poco meno del 54%. In Sardegna vince il “No” che è al 53%, Alghero sulla stessa lunghezza d’onda con una batosta per il “Si”, fermo al 40% e una netta vittoria per il “No” che ha raggiunto il 60%. Risultati che non possono non avere dei riflessi sulla politica regionale e locale.
“La Costituzione è salva e resta il faro del nostro agire. Orgogliosa del grande risultato raggiunto in Sardegna”. Lo dichiara la presidente della Regione, Alessandra Todde, commentando la vittoria del No al referendum costituzionale.
Europa Verde (Avs) “richiama all’ordine” Mulas
La Corte d’Appello salva la Todde, stop alla decadenza: si apre ad un “precedente”
CAGLIARI – La Corte d’Appello salva Alessandra Todde: stop alla decadenza. La Giunta regionale aveva presentato due ricorsi alla Corte Costituzionale e oggi sono arrivate le sentenze, la più importante è quella che va contro le decisioni del Collegio elettorale che aveva chiesto la decadenza della consigliera e presidente della Regione. Un provvedimento che avrebbe portato allo scioglimento dell’assemblea e nuove elezioni.
La Corte ha accolto parzialmente l’appello della presidente, dichiarando nulla la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva riqualificato la sua condotta come “omessa presentazione” del rendiconto delle spese della campagna elettorale. La Corte ha preso atto che la Consulta aveva già annullato l’ordinanza del Collegio di garanzia nella parte in cui disponeva la decadenza.
A questo punto, come indicato da alcuni esperti e giuristi, si crea un precedente piuttosto “particolare”, per non dire arduo, nella fase di redazione dei finanziamenti delle varie campagne elettorali e rispettivi rendiconti.
