“Sanità, nuovo fallimento della Todde: elisoccorso, bando deserto”

CAGLIARI – “La Giunta Todde fallisce ancora: la gara per l’affidamento del servizio di elisoccorso regionale (2026-2034), un maxiappalto da 190 milioni di euro, è andata deserta.
Nessuna offerta entro il 25 febbraio, data di scadenza della presentazione delle offerte. Un fallimento clamoroso che mette a rischio un servizio salvavita fondamentale per i sardi, in un’isola dove emergenze e distanze rendono l’HEMS vitale”. A dichiararlo il consigliere regionale Corrado Meloni, primo firmatario dell’interrogazione urgente presentata all’assessore alla sanità ad interim dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia.
Il servizio in essere è essenziale per la vita dei cittadini, in un territorio insulare dove le distanze, la conformazione geografica e la distribuzione dei presidi ospedalieri, rendono l’elisoccorso uno strumento imprescindibile di equità sanitaria.
“Una gara che non attira neppure un operatore non è una fatalità: è il segnale evidente di un bando costruito male, di criticità nei requisiti tecnici richiesti o di condizioni economiche non adeguate o di una totale assenza di ” continua Meloni. La convenzione attuale scade a giugno 2026 e ora bisognerà ricorrere ad una proroga tecnica molto costosa, con ulteriore aggravio per le tasche dei sardi, già costretti a dover pagare le scelte scellerate di una Presidente/assessore che cambia direttori generali come se stesse cambiando abito. E’ l’ennesimo fiasco della Giunta regionale che non riesce ad uscire dalla logica degli annunci e degli slogan per i social, mentre il Servizio sanitario regionale sprofonda nel caos più totale” conclude Meloni.

“L’allarmismo sul 41bis serve solo a coprire i fallimenti della Todde”

ALGHERO  – «L’allarmismo sul 41 bis serve a coprire le catastrofi della sanità e il pericolo di una eventuale decadenza», cosi dal sottosegretario del Governo Meloni,  il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, che ha intervenuto sulle vicende primarie riguardanti la sua importante delega. Nel suo tappa nel Nord Ovest Sardegna ha fatto visita nel carcere di Alghero dove insieme anche agli esponenti locali, tra cui il capogruppo algherese, Alessandro Cocco, oltre che i deputati Barbara Polo e Francesco Mura, ha incontrato in particolare gli agenti di polizia penitenziaria con cui si è soffermato diverso tempo per acquisire loro istanze sull’attività svolta ad Alghero “carcere che non avrà nessuna ricaduta negativa da presunti aumenti di detenuti al 41bis nel territorio sardo”.

Oltre al tema delle carceri, anche quello della giustizia  e ciò in vista dell’imminente referendum. “La Riforma della Giustizia rappresenta un passaggio cruciale per garantire efficienza, tempi certi e un sistema più equo e trasparente, capace di rispondere concretamente alle esigenze di tutti gli italiani. Fratelli d’Italia ribadisce con forza la necessità di un cambiamento strutturale che restituisca credibilità e autorevolezza all’ordinamento giudiziario, rafforzando i principi di responsabilità e imparzialità”, affermano dal partito.
Ad aprire i lavori sarà Luca Babudieri, coordinatore di Fratelli d’Italia Sassari; seguiranno gli interventi dell’avvocato Marco Porcu, referente regionale del Comitato per il Sì, del professor Federico Onnis Cugia dell’Università degli Studi di Cagliari, e dell’avvocato Mariano Mameli. Sono inoltre previsti gli interventi istituzionali del deputato Mauro Rotelli, commissario provinciale FdI Sassari e presidente della Commissione Ambiente e Infrastrutture della Camera, della consigliera regionale Francesca Masala, della deputata Barbara Polo e del collega Francesco Mura, coordinatore regionale del partito.
Accanto all’incontro di Sassari, Fratelli d’Italia promuove ulteriori iniziative informative sul territorio a sostegno del Sì al referendum sulla giustizia. I primi appuntamenti, ai quali prenderanno parte rappresentanti istituzionali, amministratori locali e militanti del partito, si svolgeranno domani (sabato 28 febbraio) a Padria, nella sede di FdI in via Sassari, dalle ore 11.30, e ad Alghero, in piazza Pino Piras dalle ore 16.
Fratelli d’Italia invita la comunità sassarese e i cittadini del territorio a partecipare numerosi agli incontri, per sostenere una riforma che punta a rendere la giustizia più giusta, più efficiente e realmente al servizio della Nazione.

Nella foto la visita nel carcere di Alghero dei vertici di Fratelli d’Italia col sottosegretario Del Mastro

Serd, l’affondo di Mulas: “Trasferito senza confronto e contro la riforma sanitaria”

ALGHERO – “Il Presidente della Commissione Consiliare Sanità, Christian Mulas, interviene con fermezza ancora una volta contro la decisione della ASL n.1 di Sassari di trasferire il SERD di Alghero da Via degli Orti ai locali dell’ex Guardia Medica in Viale Primo Maggio presso Ospedale Marino.
La motivazione fornita dall’ASL per mezzo stampa “al fine di consentire la conclusione dei lavori
del PNRR previsti nel poliambulatorio di Via degli Orti” appare fragile e poco convincente. Se la
ragione fosse esclusivamente tecnica, legata agli interventi PNRR, perché è stato trasferito soltanto
il SERD e non gli altri servizi presenti nella medesima struttura? È legittimo ritenere che si sia di
fronte a una decisione già programmata, accompagnata da una spiegazione costruita
successivamente.
Ancora più grave è il metodo: nessun coinvolgimento preventivo del Sindaco, Autorità sanitaria
locale, né della Commissione Sanità. Un atto assunto unilateralmente, senza confronto istituzionale
e senza una valutazione pubblica dell’impatto sui pazienti.
Nel comunicato dell’ASL si parla di interlocuzioni con l’Amministrazione comunale per la ricerca
di locali alternativi. Si precisa, non risulta alcuna richiesta formale relativa al trasferimento del
SERD. L’unica richiesta avanzata al Sindaco riguardava spazi per i servizi veterinari, circostanza
che rende ancora più opaca l’intera vicenda.
Il quadro normativo è chiaro: il Decreto Ministeriale 77/2022 stabilisce che i Servizi per le
Dipendenze sono parte integrante della rete territoriale, collocati nei Distretti e nelle Case della
Comunità, secondo un modello fondato sulla prossimità e sull’integrazione sociosanitaria.
La riforma nazionale punta a rafforzare l’assistenza territoriale, non a ricondurla in ambito
ospedaliero. Collocare stabilmente il SERD in un contesto ospedaliero rappresenta una scelta in
evidente controtendenza rispetto agli indirizzi nazionali. Il mancato finanziamento diretto tramite
PNRR non costituisce un vincolo normativo e non può essere utilizzato come giustificazione per
uno spostamento che altera il modello organizzativo previsto dalla riforma.
Il SERD è un presidio strategico che segue un’utenza fragile e vulnerabile, purtroppo in costante
aumento. Il Presidente della Commissione Consiliare Sanità, dichiara:

“Le dipendenze da sostanze sono sempre più diffuse. È fondamentale non ghettizzare questi
pazienti ma aiutarli concretamente. Lo spostamento deciso dall’ASL non va in questa direzione.
Trasferire il servizio in un contesto ospedaliero rischia di aumentare lo stigma, di rendere più
difficile l’accesso e di interrompere percorsi terapeutici delicati. Non possiamo permettere che
scelte organizzative penalizzino proprio chi ha più bisogno di sostegno.”
Lo spostamento comporta criticità evidenti:
• maggiore difficoltà di accesso;
• rischio di frammentazione della continuità terapeutica;
• possibile compromissione della privacy in un contesto ad alta affluenza;
• indebolimento dell’integrazione con i servizi sociali comunali e il terzo settore.
A pagare le conseguenze di questa decisione saranno i pazienti e le loro famiglie su una questione
così delicata non possono esserci ambiguità. Si chiede formalmente:
• la trasmissione di una relazione tecnica dettagliata che giustifichi la scelta;
• la dimostrazione della coerenza della decisione con il DM 77/2022;
• l’attivazione immediata di un tavolo istituzionale di confronto;
• la sospensione del provvedimento.
E soprattutto si chiede il ripristino del SERD nella sede di Via degli Orti, nel rispetto del modello
territoriale previsto dalla normativa nazionale e, soprattutto, della dignità e dei diritti delle persone
più fragili.
La sanità territoriale non può arretrare. Non sulla pelle dei pazienti.
Sono pronto ad una petizione di firme per riportare il Ser.D in via degli Orti presso palazzo della
Sanità”.

Christian Mulas, presidente della commissione ambiente del Comune di Alghero

Ex-Cra in totale degrado, i Barracelli sventano un nuovo furto di rame

ALGHERO – Domenica notte, intorno alle 22:30, una pattuglia del Comando Barracelli di Alghero, durante una specifica attività posta in essere dopo diversi furti e atti vandalici verso proprietà comunali, ha sventato un furto di rame presso l’ex Centro Residenziale Anziani (CRA) di Viale della Resistenza. L’operazione si inserisce nel dispositivo di sicurezza e presidio del territorio disposto nei giorni scorsi direttamente dal Sindaco Raimondo Cacciotto per contrastare i raid vandalici e i furti di metalli preziosi negli immobili di proprietà comunale.
Durante la perlustrazione notturna, i barracelli hanno avvertito rumori sospetti e individuato alcune
ombre muoversi nell’oscurità. Nonostante il tentativo di avvicinamento, i malviventi — approfittando
della fitta vegetazione presente nel CRA, del buio totale e della distanza — sono riusciti a dileguarsi
verso le campagne tra Via Carbia e la SP105. Nella fuga precipitosa, i ladri hanno abbandonato un
carico di fili di rame appena sfilati dall’impianto della struttura.
L’attività è proseguita con una meticolosa perlustrazione e messa in sicurezza dell’ex CRA estesa al
perimetro extraurbano tra Via Carbia e la SP105. Qui, i barracelli hanno recuperato ulteriori sacchi
contenenti guaine, prova di precedenti attività illecite all’interno del CRA. Questo intervento riafferma
il ruolo cruciale dei Barracelli come presidio di legalità e braccio operativo dell’Amministrazione nelle
zone di confine tra centro abitato e aree rurali. L’attenzione del Comando Barracelli resta alta: l’ex CRA,
attualmente interdetto al pubblico, continuerà a essere sorvegliato con pattugliamenti mirati,
specialmente nelle ore notturne, per garantire la tutela del patrimonio comunale.
“L’obiettivo, afferma il Cap. Riccardo Paddeu, è blindare i beni della comunità, agendo nel solco
normativo che disciplina i compiti di pubblica sicurezza dei Barracelli in Sardegna”.

“Porto Torres merita stabilità: avanti con la continuità amministrativa, no agli esperimenti politici”

PORTO TORRES – “Porto Torres si trova in una fase decisiva della propria storia amministrativa ed economica. Nei prossimi anni si giocheranno partite fondamentali: risorse da intercettare, cantieri da chiudere, investimenti da consolidare, opportunità industriali e turistiche da trasformare in lavoro reale.

In questo contesto, la città non può permettersi improvvisazioni. Non è il momento di esperimenti politici, di alleanze costruite all’ultimo minuto o di progetti senza radicamento amministrativo. È il momento della responsabilità, della competenza e della continuità.

La continuità amministrativa non significa immobilismo. Significa portare a compimento ciò che è stato avviato, correggere con serietà ciò che va migliorato e garantire stabilità istituzionale in una fase strategica per il futuro della città.

Porto Torres ha bisogno di governo, non di prove tecniche.
Ha bisogno di credibilità verso investitori, imprese e istituzioni sovracomunali.
Ha bisogno di una guida solida, capace di assumersi decisioni chiare.

La priorità resta il lavoro, l’emergenza abitativa, il rilancio produttivo dell’area industriale, la piena valorizzazione del porto e del patrimonio turistico e culturale. Il futuro non si costruisce con slogan, ma con responsabilità. Porto Torres merita serietà. Porto Torres merita stabilità”.

Porto Torres Avanti

“Taglio tasse aeroporti, impegno concreto di Orizzonte Comune”

ALGHERO – “A seguito di diversi comunicati effettuati da esponenti dei partiti di opposizione nel comune di Alghero, come coordinamento di Orizzonte Comune Alghero, informiamo gli stessi e tutta la cittadinanza  dell’impegno preso a livello regionale da Orizzonte Comune sulla mitigazione della tassa aeroportuale a livello regionale sul sistema aeroportuale e, in particolare, con un impegno sull’aeroporto di Alghero che darà ulteriore sviluppo al nostro territorio. La proposta è articolata con queste specificità:
Abbattimento per tutti gli aeroporti sardi della cosiddetta tassa, a carico di tutti i passeggeri, nei 5 mesi invernali con un ulteriore abbattimento della stessa di ulteriori 3 mesi  (aprile-maggio-ottobre) per l’aeroporto di Alghero che risulta essere ancora il più debole nel sistema aeroportuale sardo.
Vogliamo inoltre sottolineare che, aldilà delle mistificazioni fatte da “qualcuno” il 2026 si apre con l’aeroporto di Alghero che segna una ulteriore crescita nel mese di gennaio in totale controtendenza rispetto agli altri aeroporti sardi: Alghero registra un +2,6% mentre Cagliari segna un trend negativo del -1,7% e Olbia un preoccupante -5%.
Il coordinamento algherese esprime un plauso ai propri rappresentanti in regione per il lavoro che stanno proficuamente svolgendo anche per il nostro territorio”.
Coordinamento Orizzonte Comune

“Comunità costiere: online la piattaforma UE per le consultazioni”

ROMA – “Grazie alla collaborazione con la vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna, è online la piattaforma della Commissione Europea aperta alle consultazioni sulle questioni più urgenti che riguardano imprese, autorità locali e regionali ed esperti delle comunità costiere. Fino al 23 marzo 2026 sarà possibile dare il proprio contributo ed esplorare nuove soluzioni a sostegno della vitalità economica, della protezione ambientale e della qualità della vita in tali comunità. Sono imminenti le audizioni parlamentari dedicate specificamente al futuro delle isole, un’azione portata avanti con il vicepresidente Raffaele Fitto”. Così Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera e commissario di Fratelli d’Italia per Sassari, la deputata Barbara Polo e la consigliera regionale Francesca Masala.
Di seguito il link per partecipare
https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/16853-Strategia-dellUE-per-le-comunita-costiere_it

“Sanità in Sardegna, sistema in forte crisi: urge cambiare rotta”

SASSARI – Medicina Democratica della Sardegna aderisce alla manifestazione indetta
dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica per il 7 marzo a Cagliari in difesa di un
Servizio sanitario che garantisca la tutela della salute e assistenza di qualità, gratuita per tutti i
cittadini.
La crisi del Servizio Sanitario Regionale richiede impegni urgenti e programmatici non più rinviabili,
che devono essere assunti dalla Regione Autonoma Sardegna , dalla Giunta e dal Consiglio
Regionale, con un coinvolgimento attivo degli enti locali e dei sindaci.
La mobilitazione, la partecipazione attiva dei cittadini è fondamentale per garantire e affermare il
diritto alla salute previsto dalla costituzione. Comitati spontanei e organizzati, vecchi e nuovi, si
sono costituiti in tutta la Sardegna e parteciperanno alla manifestazione regionale a Cagliari.
Sollecitiamo un’inversione di tendenza nelle politiche sanitarie, annunciata e auspicata, ma finora
non praticata.
L’ultimo numero della rivista di Medicina Democratica pubblica una monografia sui problemi della
salute in Sardegna, in particolare gli atti del convegno sul Ruolo del Registro dei Tumori, svoltosi
presso l’Osp. Oncologico Businco il 25 ottobre del 2024 , che può essere consultato gratuitamente
sul sito: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18329.
Partecipiamo numerosi alla manifestazione di Cagliari il 7 marzo, con partenza dalla piazza dei
centomila (scalinate di Bonaria) e che si concluderà di fronte al Consiglio regionale in via Roma”.

Francesco Carta referente di Medicina Democratica Sardegna

Parco, Punta Giglio Libera traccia la strada della “nuova governance”

ALGHERO – “Il documento che segue è stato presentato nel corso dell’incontro pubblico dedicato alla modifica della legge istitutiva del Parco naturale regionale Porto Conte, promosso e coordinato dal consigliere regionale Valdo Di Nolfo.

Dal confronto è emersa con chiarezza l’urgenza di intervenire sull’assetto della governance del Parco; l’Associazione  ha chiesto  di procedere senza ulteriori rinvii all’approvazione del Piano del Parco, previsto dalla legge come strumento centrale di pianificazione. Dopo oltre vent’anni dall’istituzione dell’area protetta, il ritardo accumulato non può più essere considerato fisiologico: richiede un’assunzione esplicita di responsabilità da parte dei soggetti istituzionali competenti.

Nel dibattito si sono confrontate diverse visioni sul rapporto tra valorizzazione economica, rappresentanza degli interessi locali e tutela ambientale. In questo contesto, l’associazione Punta Giglio Libera ha ritenuto necessario offrire un contributo strutturato, volto a richiamare l’attenzione sulla centralità del Piano e sulla necessità di una governance coerente con le finalità istitutive del Parco.

La pubblicazione integrale del documento intende sollecitare un confronto pubblico informato e trasparente, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente — oggi rafforzata anche dal dettato costituzionale — non possa restare sospesa, ma debba tradursi in decisioni concrete, tempestive e verificabili.

 Onorevole consigliere regionale, signor Sindaco, Presidente del Parco, rappresentanti delle associazioni e altri portatori di interesse

il tema di oggi — il percorso di modifica della legge istitutiva del Parco — è un’occasione importante. Non è una semplice revisione normativa: è un momento di riflessione sul modello di tutela che vogliamo per il nostro territorio.

Parlare oggi del Parco naturale regionale “Porto Conte” significa parlare non solo di una legge, ma di una promessa.
Una promessa fatta nel 1999 con la Legge Regionale 26 febbraio 1999, n. 4: proteggere un territorio straordinario, custodire la biodiversità, garantire un equilibrio tra uomo e natura.

Quella legge nasce in coerenza con la Legge 6 dicembre 1991, n. 394, la normativa nazionale sulle aree protette. Sulla carta, tutto è corretto. Le finalità sono chiare. Gli strumenti sono previsti. Le competenze sono delineate.

Ma oggi, a oltre vent’anni di distanza, per l’esattezza ventisette, dobbiamo chiederci: quella promessa è stata mantenuta?

Il primo nodo è la governance.

Il Parco di Porto Conte è affidato esclusivamente al Comune di Alghero. Non è un ente autonomo, non ha una personalità giuridica distinta, non ha una governance multilivello. È incardinato nel Comune.

Questo significa che lo stesso soggetto che deve tutelare l’ambiente è anche:

·        titolare della pianificazione urbanistica,

·        promotore dello sviluppo turistico,

·        portatore di interessi economici locali.

Non stiamo parlando di un conflitto di interessi individuale.
Stiamo parlando di un conflitto istituzionale strutturale.

Il Parco tutela beni che hanno rilievo sovracomunale, regionale, nazionale, persino europeo. Eppure la governance è concentrata in un solo livello amministrativo.

Quando la tutela ambientale dipende direttamente dalle dinamiche politico-elettorali locali, la programmazione di lungo periodo diventa fragile. La biodiversità non può cambiare indirizzo ogni cinque anni.

Ma c’è un punto ancora più grave.

La Legge Regionale 4 del 1999 è molto chiara su un punto fondamentale: il Piano del Parco è lo strumento centrale attraverso cui si realizzano le finalità di tutela e valorizzazione dell’area protetta. Non è un atto accessorio, ma il cuore della pianificazione.

La stessa legge stabilisce inoltre che l’ente di gestione avrebbe dovuto redigerlo entro sei mesi dalla propria costituzione.

Se però, a distanza di molti anni, quel Piano non è stato ancora approvato, la questione non è più solo amministrativa: diventa giuridicamente e istituzionalmente delicata.

L’assenza del Piano comporta conseguenze molto concrete.
Significa che manca lo strumento fondamentale di pianificazione ambientale; che non sono operative le zonizzazioni previste dalla legge; che non si realizza la piena efficacia sostitutiva sugli strumenti urbanistici comunali.

In sostanza, il Parco esiste formalmente, ma opera in regime provvisorio.

Nel frattempo si applicano le misure di salvaguardia previste dalla legge e le norme generali di tutela, e si dovrebbe applicare il piano paesaggistico regionale vigente. Questo garantisce un livello minimo di protezione, ma non equivale a una pianificazione organica e specifica dell’area protetta.

Ci troviamo quindi in una situazione che può essere definita di incompiutezza istituzionale: l’ente esiste, la legge c’è, ma manca il suo principale strumento operativo.

Dal punto di vista delle responsabilità, la questione si articola su due livelli.

Il primo riguarda l’ente di gestione. La legge imponeva un termine preciso per l’adozione del Piano. Il mancato rispetto protratto per decenni può configurare un’inerzia amministrativa, con possibili ricadute in termini di mancata valorizzazione del patrimonio ambientale e, in astratto, anche di carenza di regolazione.

Il secondo livello riguarda la Regione. La legge prevede un potere sostitutivo regionale in caso di inadempienza. Se tale potere non è stato esercitato, può emergere una corresponsabilità per mancato intervento, con un evidente profilo politico-amministrativo.

L’assenza del Piano incide anche su un aspetto molto concreto: quello dell’organico.

Il Piano dovrebbe definire obiettivi, priorità, programmi e quindi anche il fabbisogno strutturale di personale. Se il Piano non esiste, viene meno la base programmatoria che giustifica un organico ampio e stabile. Diventa più difficile dimostrare la coerenza tra numero dei dipendenti e funzioni effettivamente esercitate.

Questo potrebbe rafforzare eventuali rilievi in sede di controllo contabile, qualora la spesa risultasse sproporzionata rispetto alle attività concretamente svolte, oppure incidere sulle valutazioni di revisione organizzativa.

Più in generale, un Parco senza Piano per oltre vent’anni rischia di svuotare di effettività la legge istitutiva, riducendo l’ente a una struttura amministrativa priva di una vera funzione programmatoria ambientale.

In una prospettiva costituzionale, alla luce dell’articolo 9 della Costituzione che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, una situazione del genere può essere letta come una tutela prevalentemente formale, non pienamente sostanziale.

E la tutela ambientale, per essere tale, deve essere effettiva, pianificata e attuata — non solo dichiarata.

 Come associazione ambientalista, non ci limitiamo a una denuncia tecnica.

Chiediamo:

1.     L’immediata adozione e approvazione del Piano del Parco.

2.     Una riflessione seria sulla governance, per garantire maggiore autonomia e rappresentanza multilivello.

3.     Trasparenza sui programmi, sulle spese e sulle priorità ambientali.

4.     Un cronoprogramma pubblico e verificabile.

Il Parco di Porto Conte non è un ufficio.
Non è un capitolo di bilancio.
È un patrimonio collettivo.

E un patrimonio collettivo merita istituzioni all’altezza.

La legge del 1999 ha tracciato un perimetro giuridico. Ma un perimetro non basta.

Un Parco naturale è una scelta politica continua. È la decisione quotidiana di mettere la tutela prima della pressione economica, la programmazione prima dell’improvvisazione, l’interesse delle future generazioni prima del consenso immediato.

Noi non chiediamo privilegi.
Chiediamo che venga attuata la legge.
Chiediamo che la tutela sia reale.
Chiediamo che Porto Conte sia davvero un Parco, non solo sulla carta.

Perché quando si parla di ambiente, non si parla di un’opinione.
Si parla di responsabilità.
Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco”

 

Associazione Punta Giglio Libera

 

Parco, incontro dell’onorevole Di Nolfo: “Più partecipazione, risorse e collegialità”

ALGHERO – Due ore di confronto aperto e ragionato, ospitate nella sala “Cici Peis” della Fondazione Laconi ad Alghero: l’incontro pubblico promosso dall’onorevole regionale Valdo Di Nolfo sul futuro del Parco Naturale Regionale di Porto Conte ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Sala gremita, interventi di spessore e un dibattito durato quasi due ore, alla presenza del sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, e del presidente del Parco, Emiliano Orrù. «L’idea emersa con forza – ha sintetizzato nelle conclusioni l’onorevole Di Nolfo – è quella di una comunità funzionale e istituzionalizzata: la necessità di una governance più snella, più autorevole e più collegiale, capace di funzionare davvero e di includere tutti gli attori coinvolti: Comune di Alghero, Regione Sardegna, Città Metropolitana di Sassari e Agenzia Forestas».

Il contributo fondamentale è arrivato dai numerosi interventi: hanno infatti preso la parola associazioni ambientaliste, operatori economici, rappresentanti dell’Università di Sassari e di Forestas, comitati di borgata, cittadine e cittadini. Un dibattito percepito come necessario e condiviso, che segna l’avvio di un percorso concreto di partecipazione.

La volontà sottolineata pubblicamente dall’unico consigliere regionale di Alghero è quella di inserire questo momento partecipativo nel percorso della nuova legge quadro sui parchi naturali regionali, su cui si sta già lavorando a Cagliari. «Dopo l’importante lavoro messo in campo dall’Assessorato regionale all’Ambiente il disegno di legge entrerà nella Commissione competente e sarà lì che lavoreremo con serietà e confronto – ha spiegato Di Nolfo –. La governance del territorio verrà rilanciata: il Comune di Alghero manterrà la maggioranza nell’assemblea e continuerà a esprimere il presidente del Parco. Su questo non c’è alcun dubbio».

In chiusura, il ringraziamento a chi si impegna per il territorio: «Chi ha un ruolo istituzionale ha il dovere di farlo. Ma il mio plauso va in particolare a chi, senza incarichi pubblici, sceglie ogni giorno di dedicare tempo ed energie alla propria comunità. È da qui che si costruisce il futuro del Parco». L’incontro di Alghero segna dunque l’inizio di un percorso politico istituzionale e partecipativo che punta a restituire centralità al territorio, rafforzando il ruolo di Alghero nella guida del Parco e aprendo una nuova fase di lavoro condiviso con la Regione.