Le nuove disposizioni della Regione Sardegna sulla gestione della posidonia spiaggiata, contenute nella deliberazione del 28 ottobre scorso, sollevano una questione che non può essere ignorata.
Per il triennio 2026-2028 la Regione ha previsto 700 mila euro all’anno, attribuendo priorità agli interventi di movimentazione temporanea e riposizionamento della posidonia sulla stessa spiaggia. La rimozione permanente e il conferimento agli impianti di recupero vengono invece finanziati soltanto in presenza di risorse residue.
Una scelta che appare in contraddizione con gli investimenti pubblici sostenuti dalla stessa Regione.
Ad Alghero, nella zona industriale di San Marco, è stato realizzato un impianto per il trattamento e il recupero della posidonia, un progetto fortemente voluto e sostenuto, durante il precedente mandato amministrativo, dall’allora assessore all’Ambiente Andrea Montis. Un progetto nato per superare la gestione emergenziale del fenomeno e trasformare un problema ambientale in una concreta opportunità di recupero e valorizzazione.
Parliamo di circa 5 milioni di euro di finanziamento PNRR per l’impianto principale e di ulteriori 1.875.000 euro stanziati dalla Regione Sardegna per l’area di messa a riserva, destinati al Consorzio Industriale Provinciale di Sassari. Un investimento pubblico complessivo di quasi 7 milioni di euro per un sistema con una capacità di trattamento di circa 20.000 tonnellate annue, in grado di recuperare la sabbia, separare i materiali estranei e valorizzare la componente vegetale.
Non si tratta, peraltro, di una tipologia di impianto nuova per la Sardegna. La stessa Regione ha infatti autorizzato due strutture di questo genere: una a Quartu Sant’Elena, operativa già dal 2015 e della quale anche il Comune di Alghero si è avvalso negli anni, e l’altra proprio ad Alghero, realizzata attraverso importanti investimenti pubblici. Entrambi gli impianti sono inseriti nella pianificazione regionale dei rifiuti. Un elemento che rende ancora più evidente la contraddizione: la Regione ha riconosciuto e sostenuto questa tipologia di infrastrutture, contribuendo anche economicamente alla realizzazione di quella algherese, mentre oggi le nuove disposizioni rischiano di disincentivarne l’utilizzo, relegando il conferimento agli impianti di recupero a una soluzione residuale.
Eppure, oggi, l’infrastruttura non riesce ancora a esprimere pienamente le proprie potenzialità. Alle difficoltà autorizzative e gestionali si aggiunge una collaborazione istituzionale che troppo spesso non appare all’altezza delle esigenze delle amministrazioni comunali. Servirebbe un maggiore accompagnamento da parte delle strutture regionali, con un approccio orientato alla soluzione dei problemi, non all’aggravamento delle difficoltà.
Non si chiede di derogare alle norme ambientali o di ridurre i controlli, ma di lavorare insieme ai territori affinché gli investimenti pubblici possano diventare realmente operativi.
C’è poi un elemento politico che rende la vicenda ancora più significativa. Il 12 agosto 2026 il Consiglio regionale ha approvato l’Ordine del giorno n. 84/XVII, impegnando la Giunta a prevedere criteri di premialità per i Comuni che adottano sistemi sostenibili di gestione della posidonia, valorizzando proprio il recupero della sabbia e la separazione di plastiche, microplastiche e altri materiali.
A distanza di poco più di due mesi, la Giunta adotta criteri che collocano il conferimento agli impianti di recupero in una posizione economicamente subordinata. Una contraddizione sulla quale è necessario fare chiarezza.
Nessuno mette in discussione l’importanza di mantenere la posidonia sulle spiagge quando svolge la sua funzione naturale di protezione dall’erosione costiera. Ma non tutti i litorali presentano le stesse caratteristiche e non tutte le situazioni possono essere affrontate nello stesso modo. Quando la rimozione è necessaria, il recupero attraverso impianti specializzati deve essere una soluzione concretamente sostenuta.
Non possiamo finanziare la realizzazione di infrastrutture strategiche e poi non creare le condizioni affinché possano essere utilizzate. Un impianto non si realizza per essere inaugurato, ma per funzionare.
Quello di San Marco potrebbe diventare un riferimento per l’intero Nord Sardegna, ben oltre le esigenze della sola città di Alghero. Ma per farlo serve una strategia regionale coerente, che valorizzi gli investimenti già realizzati.
Se l’atteggiamento non cambierà a tutti i livelli istituzionali e amministrativi, il rischio concreto è che un’infrastruttura nata per diventare un fiore all’occhiello della gestione ambientale della Sardegna finisca per trasformarsi in un investimento pubblico incapace di esprimere il proprio potenziale, fino a diventare un progetto fallimentare.
Sarebbe un esito inaccettabile. Chiunque abbia responsabilità nei percorsi amministrativi, autorizzativi e gestionali necessari al funzionamento dell’impianto deve assumersi fino in fondo il proprio ruolo. Se, nonostante i finanziamenti concessi e il percorso autorizzativo intrapreso, l’impianto dovesse rimanere inutilizzato o sottoutilizzato per ritardi o responsabilità amministrative, sarebbe legittimo chiedere un approfondimento agli organi competenti, a partire dalla Corte dei Conti, sul corretto impiego delle risorse pubbliche.
La Regione chiarisca dunque questa impostazione e spieghi come intenda dare attuazione all’indirizzo espresso dal Consiglio regionale con l’Ordine del giorno n. 84.
Rivolgiamo infine un appello agli attuali amministratori di Alghero, ai Comuni del territorio e alla Città Metropolitana di Sassari affinché si facciano parte attiva, stimolando e sollecitando la Regione a prendere seriamente in considerazione questa vicenda. È necessario aprire un confronto istituzionale e chiedere risposte concrete, promuovendo una strategia condivisa che riconosca nell’impianto di San Marco un’infrastruttura a servizio dell’intero territorio metropolitano e del Nord Sardegna. In gioco non c’è soltanto il futuro di un impianto, ma il valore di un importante investimento pubblico e un’opportunità ambientale ed economica per un’area molto più vasta. Su questa partita sarebbe importante che il territorio facesse sentire una voce comune, al di là delle appartenenze politiche.
La tutela delle spiagge, il contrasto all’erosione e il recupero dei materiali non sono obiettivi alternativi. Sono parti di un’unica strategia ambientale. E la Regione deve finalmente dimostrare di crederci, anche attraverso le proprie scelte”.
Coordinamento Noi Riformiamo Alghero