“Il grande paradosso della Nurra: piove tanto, ma il Cuga piange”

SASSARI – Centro Studi Agricoli, Nurra, la grande sete e il paradosso dell’acqua buttata. Mentre il Cuga piange, Sassari regala 13 milioni di metri cubi al mare. Due pesi due misure, l acqua depurata di Sassari vietato invasarla mentre quella di Putifigari viene immensa direttamente nel Cuga, come mai?

​Reportage del Centro Studi Agricoli tra Caniga e l’invaso. Piana e Ruggiu denunciano la follia: “Il Cuga è fermo al 26%, ma la Regione vieta di invasare i reflui depurati della città. Però quelli di Putifigari sì. Due pesi e due misure che costano milioni”.

​SASSARI – Siamo a gennaio, il calendario segna inverno pieno e la Protezione Civile annunciava l’apocalisse d’acqua. Eppure, sulle sponde del Cuga, l’unica cosa che fischia è il vento. Di pioggia vera, quella che riempie gli invasi e salva i raccolti, nemmeno l’ombra. In questo scenario di siccità annunciata, il Centro Studi Agricoli ha deciso di andare a vedere le carte, o meglio, i tubi. Il presidente Tore Piana e il suo vice Stefano Ruggiu hanno compiuto un viaggio breve ma istruttivo tra Caniga e la diga, svelando quello che ha tutto il sapore di un suicidio idrico assistito dalla burocrazia.

La prima tappa è a Molafà, località Caniga, valle del depuratore di Sassari. Qui scorre un fiume, ma non è quello della natura, è quello della tecnologia: acqua depurata, limpida, pronta all’uso. Sono circa 15 milioni di metri cubi l’anno. Un tesoro. E dove finisce questo tesoro? Invece di essere pompato verso gli assetati campi della Nurra, scivola via verso Porto Torres, dritto in mare.

«Noi oggi, in questo momento, ci ritroviamo a valle del depuratore comunale di Sassari a Caniga, che produce 15 milioni di litri di acqua all’anno, che possono essere interamente utilizzati nel comparto e che invece per nove mesi all’anno vengono riversati in mare».

La denuncia di Tore Piana è lapidaria. L’acqua c’è, è certificata idonea per l’agricoltura dagli enti preposti, ma la Regione permette di usarla col contagocce, solo un paio di mesi estivi l’anno. Il resto? Spreco puro. «La regione quest’anno, proprio a causa della siccità, ha già stanziato circa 8 milioni di euro, per gli indennizzi a causa dei danni per mancate irrigazioni, quindi veramente non riusciamo a capire come mai la regione non autorizzi di poter invasare questa importante risorsa».

Spostandosi qualche chilometro più in là, la realtà presenta il conto. Il bacino del Cuga, polmone idrico del nord-ovest, è un malato terminale: «Purtroppo sì, al 20 Gennaio , siamo al 26% di capienza, ma guardate bene, è ancora un rigagnolo questo lago», osserva amaro Stefano Ruggiu, agricoltore di orti e nella Nurra e vice Presidente del centro studi agricoli.

Le allerte meteo non hanno portato sollievo. L’acqua non entra. O meglio, ne entra poca e naturale, mentre quella artificiale e sicura di Sassari viene respinta e gettata a Mare

Ruggiu fa i conti della serva: «In queste condizioni, con 15 milioni di metri cubi all’anno di acqua che sversa a mare attraverso il rio mannu il comune di Sassari, se anziché poter utilizzare solo tre mesi, avessimo accumulato 12 mesi nel bacino del Cuga , beh, anziché al 26%, forse a quest’ora sarebbero stati al 40/50% di percentuale di riempimento della capienza massima del lago».

Ma è qui che la vicenda assume i contorni della farsa. Perché se a Sassari è vietato (o quasi) buttare l’acqua nel Cuga, a qualcun altro è permesso. Gli esponenti del CSA indicano un ruscello che alimenta il lago. «Quella è acqua che sta affluendo dagli scarichi del depuratore di Putifigari», nota Ruggiu. E qui Piana perde la pazienza diplomatica: «Se è vietato buttare, riempire, invasare i reflui di Sassari lo dovrebbe essere anche per quelli di Putifigari. O al contrario, se quelli di Putifigari sono consentiti, anche quelli di Sassari». La logica non fa una piega. Se l’acqua depurata è buona per un comune, lo è per tutti. Se inquina, inquina per tutti. La via di mezzo è solo arbitrio.

Tutto questo ha un prezzo, e non lo paga la Regione, ma chi lavora la terra. L’anno scorso l’agricoltura della Nurra è andata «allo sfascio» a causa della mancanza di acqua irrigua , Sono stati promessi 8 milioni di indennizzi che nessuno ha ancora visto. Se non piove – e non sta piovendo – fra tre mesi serviranno altri 10 milioni di euro per coprire i nuovi danni.

Spendiamo milioni per risarcire la siccità, mentre buttiamo a mare l’acqua che potrebbe evitarla. «Una cosa assurda, una cosa che non trova giustificazioni assolute», chiude Piana. E come dargli torto? In Sardegna, a quanto pare, è più facile trovare i soldi per i funerali dell’agricoltura che il buon senso per tenerla in vita.

Come Associazione agricola Centro studi agricoli , chiediamo urgentemente alla Regione Sardegna ed in particolare all’assessore regionale all agricoltura Agus e a quello Lavori Pubblici Più , di autorizzare l invaso nel bacino del Cuga dei reflui di Sassari al pari di quelli di Putifigari , in questo modo si garantirebbe la disponibilità idrica irrigua anche nel caso di annata e annate di siccità e si eviterebbero blocchi produttivi nella Nurra e le casse della regione risparmierebbero oltre 10 milioni di euro anno,  per indennizzare gli agricoltori tutti gli anni che si dovesse presentare la siccità , concludono Tore Piana e Stefano Ruggiu