Aggressione nigeriani: misura è colma

PORTO TORRES – CasaPound Sardegna interviene in merito all’aggressione subita da un controllore presso la stazione ferroviaria di Porto Torres. La donna, come confermato nella serata di ieri dalle Organizzazioni sindacali aziendali sarebbe stata circondata e palpeggiata da un gruppo di nigeriani. “È l’ennesimo episodio di violenza commesso da immigrati ai danni degli italiani che registriamo nella regione -afferma CasaPound Sardegna in una nota – mentre ad oggi continuano senza tregua gli sbarchi nel totale silenzio delle istituzioni”

“Denunciamo da mesi come poche persone stiano guadagnando dell’accoglienza a discapito della sicurezza dei cittadini – continua CasaPound – mascherando questo nuovo business, finanziato da soldi pubblici, come un opera sociale impregnata di falso buonismo”

“Crediamo sia giunta l’ora che la politica locale e in particolar modo l’amministrazione regionale getti la maschera e dica chiaro da che parte sta -conclude CasaPound- se con i cittadini italiani vessati da una immigrazione incontrollata o se dalla parte delle coop e delle associazioni che lucrano sul fenomeno”.

Nella foto un treno a Porto Torres

S.I.

Sassari-Olbia: storia infinita

CAGLIARI – L’infinita vicenda della strada che collega Sassari con Olbia si arricchisce di una nuova vicenda. Dopo che, nonostante le promesse l’ex-assessore Maninchedda non è riuscito a concludere un bel niente, e adesso spetta al dirigente elevato ad assessore, sempre di area del Partito dei Sardi, continuare con litania.

L’assessore dei lavori Pubblici Edoardo Balzarini invita Anas a fornire chiarimenti sullo stato dei subappalti nei lotti della Sassari – Olbia, con una lettera inviata al Coordinamento territoriale per la Sardegna. Nel documento, l’Assessore esprime preoccupazione per le notizie apparse sulla stampa negli ultimi giorni, sulle difficoltà di numerose imprese del nord Sardegna impegnate come subappaltatrici nei lavori di realizzazione della nuova Sassari – Olbia, che lamentano il mancato o ritardato pagamento dei lavori effettuati, e sollecita Anas alla stesura di una relazione informativa sullo stato dei subappalti e a riferire su ulteriori eventuali criticità nelle altre opere in corso lungo la viabilità statale della Sardegna.

“Le imprese chiedono attenzione dalle istituzioni – commenta il titolare dei Lavori Pubblici – e noi stiamo facendo la nostra parte, con una verifica ulteriore, al di là della ordinaria attività di controllo dell’opera. Vogliamo conoscere la situazione reale nel dettaglio – conclude Balzarini – e ci aspettiamo di avere tutte le informazioni al più presto”. Intanto è stato convocato per il 21 luglio a Roma, nella sede del Ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, il Comitato di Coordinamento del CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) per la Sassari – Olbia. Fra i temi all’ordine del giorno, l’ampliamento del contratto a nuovi interventi funzionalmente connessi con il CIS, grazie a cui sarà possibile procedere con il completamento delle strade complanari al lotto numero 8.

Nella foto la Sassari – Olbia

S.I.

Sardegna in fiamme: tanti interventi

CAGLIARI – Diversi roghi, di limitata importanza, hanno impegnato la macchina dell’Antincendio regionale dal primo pomeriggio di ieri (domenica). Un solo incendio è ancora attivo, a Padria, in località Nuragh Longu: sul posto stanno intervenendo due Canadair e tre elicotteri decollati dalle basi di Bosa, Fenosu e Anela. Alle 16,41 si è alzato in volo anche il Super puma.

Gli altri interventi hanno riguardato l’area del Molentargius sul versante di Quartu Sant’Elena, dove è intervenuto l’elicottero del servizio regionale antincendio della Base di Villasalto; Poltu Quatu, a Olbia, dove l’incendio ha minacciato l’abitato fino all’ intervento dell’elicottero della Base di Limbara. A Orune le fiamme sono scoppiate nella località di Curralai e per domarle è servito il mezzo aereo della Base di Farcana.

Incendi anche a Tonara (in località S’Appisorgia), mentre altri mezzi aerei hanno effettuato le operazioni di bonifica ad Ala’ dei Sardi e a Villagrande. Hanno partecipato alla lotta attiva le squadre a terra del Corpo forestale, le squadre di Forestas, i volontari della Protezione civile, i Barracelli e i Vigili del fuoco.

Nella foto uno degli incendi di queste ore

S.I.

Trasporti, è emergenza: Pigliaru scappa

CAGLIARI – “La Giunta ha già fatto tre anni di vacanza, quindi non pensi di far trascorrere l’estate prima di affrontare una questione trasporti che ora è oltre il livello di emergenza”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia-Sardegna. “Il presidente – prosegue l’esponente azzurro- si presenti in Consiglio non solo per far giurare un assessore nuovo, ma soprattutto per riferire come intende rimediare al caos provocato dall’immobilismo, alternato solo da scelte sbagliate e dannose per i sardi”.

“Occorre – sottolinea Cappellacci- proporre il nuovo bando per i collegamenti di Cagliari con Roma e Milano (CT1) e ripristinare la continuità territoriale tra tutti gli scali sardi e le rotte minori (CT2), cancellata in maniera assurda dalla Giunta Pigliaru nel 2014. Per quanto riguarda i trasporti marittimi, occorre riscrivere la convenzione Stato-Tirrenia: in primo luogo perché la sentenza della Corte Costituzionale n. 230 del 2013 ha stabilito che la Sardegna non può essere esclusa dalla decisioni; in secondo luogo, perché già da due anni è scaduto il termine entro il quale è prevista la verifica degli equilibri finanziari”.

“La Giunta regionale non solo non ha fatto nulla, ma durante il G7 dei trasporti ha avuto pure la faccia tosta di dire che occorre rivedere ciò che con i fatti ha confermato con un’intesa siglata che ha prodotto benefici solo per la compagnia e non certo per la Sardegna. E i prezzi sono ben diversi da quelli promessi da Onorato e Renzi dal palco della Leopolda del 2015. Pigliaru ha il coraggio di ammettere gli errori e di cambiare finalmente rotta?”

Nella foto l’onorevole Cappellacci

S.I.

Sardegna in fiamme: mezzi in azione

CAGLIARI – Dalle 6 di questa mattina i mezzi aerei dell’Anticendio hanno ripreso a volare sui luoghi colpiti dai roghi che per tutta la giornata di ieri hanno impegnato la macchina regionale. Su Budoni stanno intervenendo il super Puma e un elicottero, tra Loculi e Irgoli un canadair e un elicottero, mentre su Ala’ dei Sardi sono impegnati due canadair e quattro elicotteri regionali, oltre alle squadre a terra.

Per tutta la notte gli uomini della Protezione civile, del Corpo Forestale, di Forestas, dei Vigili del Fuoco, dei barraccelli e i volontari hanno proseguito gli interventi di contrasto al fuoco – che ha colpito vaste zone della Gallura, del Nuorese e del Sassarese – e dato supporto nelle operazioni di evacuazione dei villaggi intorno a San Teodoro.

Il Comitato operativo regionale, convocato ieri d’urgenza dall’assessora della Difesa dell’Ambiente, Donatella Spano, e composto dalla stessa Spano, dal direttore generale della Protezione civile, Graziano Nudda, dal comandante del Corpo Forestale, Gavino Diana, dal direttore generale di Forestas, Antonio Casula, e dal direttore regionale dei Vigili del Fuoco, Massimiliano Gaddini, ha seguito l’evolversi della situazione dalla sala operativa di via Biasi, fino a quando tutti i roghi non sono stati posti sotto controllo.

Nella foto un elicottero in azione sugli incendi

S.I.

“Dopo-Equitalia, non toccare i conti”

PORTO TORRES – Lettera appello sul dopo Equitalia inviata, dal “Partito Sardo D’azione Sezione Antonio Simon Mossa”, a firma della segretaria Ilaria Faedda, alla gentile attenzione dei deputati, senatori sardi e al Presidente della Regione Sardegna. Come partito riteniamo fortemente che sia urgente un’azione che tuteli il già debole sistema imprenditoriale e sociale Sardo. “Vanno messe in campo azioni politiche e legislative finalizzate ad evitare ogni forma di aggressione delle poche risorse depositate nei conti correnti di imprese e persone fisiche che vivono e operano in Sardegna”.

Onorevoli tutti

Dal primo di luglio l’agognata Equitalia non esiste più! Sarebbe già questa una bella notizia, se non fosse che la sua eliminazione si è rivelata una mera azione populista di marketing politico, tenuto conto che è stata sostituita da un ente fotocopia a cui gli sono stati affidati poteri ancora più aggressivi, fino ad arrivare al prelievo forzato di somme dai conti correnti, senza che un giudice ne disponga l’esecuzione. Di fatto il rimedio si è rivelato peggiore del male.

Ciò che non si capisce è la ratio che ha portato a fare tale scelta, venduta al popolo italiano come l’eliminazione di uno strumento vessatorio per i cittadini. Strumento che, a detta di tanti, parrebbe sia stato anche la causa scatenante di numerosi suicidi. Oggi al suo posto ci troviamo un organismo di riscossione decisamente più aberrante e punitivo. Abbiamo certezza che questo provvedimento stia gettando nella disperazione più totale numerosissimi contribuenti onesti, per intenderci, quelli che non ce l’hanno fatta neanche ad aderire alla recente rottamazione delle cartelle esattoriali.

Va ricordato che chi finisce negli elenchi dei contribuenti morosi sono quelle imprese o persone fisiche che a suo tempo hanno prodotto correttamente e onestamente la propria dichiarazione dei redditi, autodenunciando i propri utili e guadagni, ma che, anche a causa di congiunture negative, sia economiche che di mercato, non sono state in grado di assolvere ai loro doveri nei confronti del fisco. Stiamo parlando, pertanto, di cittadini e imprese che non rientrano nella casistica degli evasori, ma piuttosto di semplici debitori dello Stato italiano che, tra l’altro, hanno visto lievitare in maniera esorbitante il loro debito originale, per via di spese, more e interessi che, messi assieme, superano di gran lunga i tassi d’usura.

La cosa che lascia totalmente perplessi è il messaggio che passa davanti un provvedimento di questo tipo: chi comunque ha dichiarato i propri redditi all’Erario e che, anche per colpe non sue, non ha potuto adempiere ai suoi doveri, viene perseguito come se fosse un delinquente abituale, o addirittura paragonato a quei mafiosi a cui gli vengono confiscati i danari dai conti correnti.

Poco importa se una piccola impresa, un artigiano o un commerciate ha deciso di rinviare il pagamento delle imposte, semplicemente perché tra lo scegliere se pagare una cartella o versare gli stipendi ai propri dipendenti, ha preferito la seconda soluzione. Se la sostituzione di Equitalia sta creando apprensione e sconcerto in tutto il territorio italiano, nella nostra regione, e in aree di forte crisi come Porto Torres, la cosa potrà avere effetti ancor più devastanti sotto il profilo economico, sociale e quello dell’ordine pubblico, per la semplice ragione che fare impresa in Sardegna è nettamente penalizzante rispetto al resto della Penisola. La condizione di disparità economica tra la Sardegna ed il resto d’Italia è ampiamente certificata da tutta una serie di fattori e deficienze strutturali:

fino al 2006 l’isola era ancora inserita “obbiettivo 1”, che comprendeva le regioni europee sotto sviluppate, da cui si è usciti non perché siano sensibilmente migliorati gli indicatori economici e sociali, ma bensì in quanto l’unione europea ha integrato regioni più povere della nostra;
ancora oggi si è alla ricerca di misure che compensino le diseconomie derivate dall’insularità;
il costo dei trasporti incide sensibilmente nelle produzioni destinate sia al mercato interno che a quello dell’esportazione;
la desertificazione industriale nei bacini industriali di Porto Torres, della Sardegna centrale e del Sulcis, figlia dei fallimenti delle Partecipazioni Statali e dell’industria di Stato; la Sardegna è tutt’ora l’unica regione ad essere esclusa dalla metanizzazione, determinando un costo energetico del 30% superiore a quello del Continente;
La nostra è la regione italiana ad avere la maggiore estensione di aree, anche di grandissimo pregio ambientale e turistico, occupate da servitù militari e statali in genere.

Pertanto non si può mettere sullo stesso piano chi è costretto ad operare in realtà come la nostra, Porto Torres in primis, dove la “vera impresa” è riuscire a tenere in piedi una struttura aziendale, rispetto a chi ha un’attività imprenditoriale in una delle zone floride del Paese, stracolme di servizi e opportunità.

In Sardegna la maggior parte degli imprenditori che non pagano le tasse alle scadenze canoniche, non lo fanno per occultare i propri guadagni in paradisi fiscali o in banche estere, come avviene in molte aree ricche del Paese, ma semplicemente perché preferiscono dare priorità a stipendi e fornitori. Se a quelle imprese gli dovesse essere pignorato, o peggio ancora prosciugato, il conto corrente, si sancirebbe l’immediata chiusura di quelle aziende, mettendo a repentaglio l’esistenza delle stesse e ed il futuro dei dipendenti con le loro famiglie. Altro aspetto che rende iniquo il rapporto tra il fisco italiano e la Sardegna, è il debito che ha lo Stato nei confronti dell’Isola, in virtù di quanto previsto dalll’art. 8 del Titolo terzo dello Statuto di autonomia della Regione Sarda, dove si dispone che i 7 decimi delle imposte versate in Sardegna devono tornare ai Sardi.

I crediti milionari che vanta la nostra regione nei confronti dell’Erario statale, alcuni sin dal 1991, derivati dalla ormai storica “vertenza entrate”, non sono ancora stati saldati, sancendo una morosità ormai cronica.
Proviamo ad immaginare cosa potrebbe succedere se i Sardi potessero applicare i poteri dati all’Agenzia delle Entrate-Riscossioni nei confronti delle casse del Tesoriere dello stato. Sarebbe una catastrofe! Vi è anche da considerare che lo Stato non può essere aggressivo quando è il cittadino o l’azienda ad avere debiti col fisco, mentre è sfuggente quando sono imprese o persone fisiche ad avere crediti nei confronti dello Stato.

Non si contano più le somme che le imprese Sarde aspettano per aver effettuato prestazioni, forniture e realizzato opere pubbliche per enti statali o direttamente collegati ad essi. Crediti che stanno mettendo in serio pericolo la loro stabilità finanziaria, ma che non riescono ad esigere se non dopo estenuanti solleciti e azioni giudiziarie che durano decenni. In un rapporto alla pari quelle imprese dovrebbero essere messe nelle condizioni di aggredire i conti correnti di quegli enti statali 60 giorni anche solo dopo il primo decreto ingiuntivo.

Ecco perché riteniamo che sia urgente un’azione che tuteli il già debole sistema imprenditoriale e sociale Sardo. Vanno messe in campo azioni politiche e legislative finalizzate ad evitare ogni forma di aggressione delle poche risorse depositate nei conti correnti di imprese e persone fisiche che vivono e operano in Sardegna. Se tutto questo non lo rivendichiamo noi Sardi, attraverso i nostri rappresentanti istituzionali, non aspettiamoci che chi ha usato per anni la Sardegna come colonia possa immedesimarsi nella realtà in cui viviamo.

Nella foto la segreteria del Psd’Az

S.I.

Sanità, Pd: riforma vada avanti

CAGLIARI – “Il PD è fortemente impegnato nella definizione di una rete ospedaliera che abbia come principio guida il riconoscimento del diritto alla salute dei sardi di tutti i territori. Oggi questo diritto non è assicurato pienamente da un sistema ospedaliero che è cresciuto male, senza logiche di rete, che è poco organizzato e poco specializzato, che produce tantissime risposte inappropriate e troppi viaggi della speranza”. Gigi Ruggeri, Consigliere Regionale, Segretario della Commissione Sanità e continua “E’ un sistema che va riformato proprio nel nome della giustizia sociale e di un diritto alla salute che riguardi tutti, affidando ai piccoli ospedali un ruolo insostituibile nell’urgenza e ai grandi un ruolo decisivo nella capacità di affrontare le complessità”.

“Cambiare è necessario, anche se ogni cambiamento induce qualche legittimo timore e sposta qualche interesse meno legittimo. Il PD esercita con grande responsabilità il proprio ruolo riformatore, prestando ascolto e attenzione a tutti i territori della Sardegna, discutendo e facendo sintesi nell’interesse generale. E nell’interesse generale evitiamo di inseguire chi è troppo affamato di visibilità su toni polemici arroganti e accuse sciocche e stucchevoli che non fanno l’interesse dei sardi.”

Nella foto in piedi Gigi Ruggeri

S.I.

Ati-Ifras, Centrodestra vuole certezze

CAGLIARI – “Tempi certi per la vertenza dei lavoratori ATI Ifras”. E’ questa la richiesta emersa durante l’incontro tra una rappresentanza dei lavoratori, che questa mattina hanno manifestato sotto il Consiglio regionale e i consiglieri dell’opposizione, Cappellacci, Dedoni, Oppi, Rubiu, Truzzu e Zedda. Al momento le soluzioni proposte circa l’impiego di 118 lavoratori presso l’IGEA o presso i Comuni ancora non sono giunte a compimento e non c’è chiarezza sul progetto del Parco Geominerario, in particolare sulle prospettive occupazionali, né sulla continuità occupazionale. Il blocco di 10 milioni all’ATI Ifras si sta riverberando sulla situazione dei lavoratori e anche su altre aziende. La richiesta è quella di sbloccare sia le fatture che le procedure per il reimpiego dei lavoratori. L’opposizione ha sottolineato che l’attuale giunta ha ereditato un progetto che avrebbe garantito la posizione dei lavoratori, ma ha perso tre anni tra annunci e continui rinvii”.

“Al momento l’esecutivo non ha presentato nessuna proposta e continua ad avvitarsi sul rimpallo di responsabilità con ATI Ifras. Il centro-destra è al fianco dei lavoratori e diffida il presidente della Regione affinché cessi questo “gioco del nascondino” con appuntamenti che saltano e soluzioni che vengono rinviate a data da destinarsi. Dopo tre anni – concludono i consiglieri di opposizione- non è tempo di annunci e di comunicati stampa, ma di azioni concrete”.

Nella foto l’incontro dei consiglieri di opposizione coi lavoratori

S.I.

Sanità, Areus: nomine e pantano

CAGLIARI – “Continuiamo a chiederci quali sono i motivi che ostacolano la Giunta Regionale nella nomina del Direttore generale dell’Azienda regionale per l’emergenza e urgenza prevista per legge entro il 31 dicembre dello scorso anno”. Ancora una volta il consigliere regionale di Forza Italia Marco Tedde ritorna sul tema rovente della grave omissione che rende acefalo il sistema di emergenza urgenza sanitaria sardo.

“Siamo costretti a pensare che il povero Assessore Arru sia sotto schiaffo della maggioranza che litiga per la poltrona. Ma anche che Pigliaru e la sua Giunta, così come sta accadendo, intendano continuare ad anticipare decisioni di competenza del DG in tema di nomine e incarichi, espropriando competenze in capo al DG per poi metterlo davanti al fatto compiuto. Tutto ciò –ricorda l’ex sindaco di Alghero- accade mentre il centrosinistra litiga furiosamente sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, non riuscendo a trovare un punto di caduta che vada nell’interesse dei sardi, provocando le reazioni di Pigliaru che minaccia le dimissioni”.

“E mettendo all’angolo il povero Assessore Arru che non si capacita per questa voracità del centrosinistra. Crediamo sia arrivata l’ora di scrivere la parola fine a questa triste vicenda. Sono oramai 200 giorni che l’Azienda per l’emergenza e urgenza attende di essere governata così come prevede la legge. Non si viola la legge in questo modo prepotente e non si scherza –chiude Tedde- con la salute dei sardi.”

Nella foto l’onorevole Marco Tedde

S.I.

“Sassari, ripuliamo il Centro Storico”

SASSARI – “Ripuliamo il centro storico” e “Basta Feccia” questo il testo degli striscioni e dei manifesti affissi nella notte dai militanti della locale sezione di CasaPound. “Sono ormai all’ordine del giorno le notizie riguardanti reati commessi nel centro storico – afferma CasaPound in una nota – non ultima la scoperta di una vera e propria centrale dello spaccio gestita da nigeriani” “Siamo stanchi di denunciare giornalmente le condizioni di poca sicurezza che vivono gli abitanti del centro storico -continua CasaPound- assediati quotidianamente da bande di stranieri, la maggior parte irregolari, che gestiscono spaccio è prostituzione nel silenzio assoluto delle istituzioni”

“Pensiamo che sia giunta l’ora di liberare la città da questa feccia -prosegue CasaPound- e che sia necessario che le istituzioni, a partire dal Comune, avviino controlli a tappeto in tutto il quartiere vecchio per individuare da un lato i clandestini, dall’ altro le abitazioni affittate irregolarmente e prive di agibilità che spesso divengono centrali di spaccio e prostituzione”. “La popolazione è ormai esasperata -conclude CasaPound- mentre le istituzioni assistono impassibili e complici a questo scempio”,

Nella foto gli striscione affissi a Sassari

S.I.