“Caso Sanna-Daga, mai nella Giunta usati termini e linguaggi di natura sessista o intimidatori”

ALGHERO – “Leggo da giorni ragionamenti, sentenze, opinioni, spesso basate sulla presunzione e sul pettegolezzo, prive dell’imprescindibile approfondimento della conoscenza dei fatti per essere considerate almeno ricevibili. Ho costantemente auspicato che il livello del dibattito pubblico e il confronto politico rimanessero entro i confini della decenza e della valutazione critica dei contenuti. Invece viene svilito ed esasperato giungendo finanche agli insulti personali. Questo non è accettabile. Il confronto e la dialettica sui temi fanno parte della vita politica e amministrativa e rappresentano un valore anche (e soprattutto) quando le posizioni sono differenti, purché siano contenute nella invalicabile dimensione del rispetto reciproco. Non posso non apprezzare la passione, l’intelligenza e le competenze con cui ciascun assessore e assessora contribuisce quotidianamente a concretizzare il programma di mandato e ad affrontare le numerose e complesse questioni che interessano la città. E in questo importante lavoro fatto di impegno condiviso, mai nell’attività della giunta si sono usati termini e linguaggi di natura sessista o intimidatori nei confronti di alcuno. Non lo avrei permesso né tollerato io per primo e sono certo che ciascun componente della giunta avrebbe fatto altrettanto. Chi mi conosce sa quale approccio equilibrato e pacato mantengo nelle interlocuzioni politiche e personali: l’indole, il temperamento e il carattere di ciascuno devono contribuire al progetto comune con disponibilità ed ascolto reciproco. È vero, quanto inevitabile, che ci siano stati momenti dialettici intensi, come spesso è accaduto anche in precedenti esperienze amministrative. Il tono talvolta anche energico in politica ci sta, non stiamo giocando ed è giusto e corretto rappresentare con determinazione le proprie posizioni per alimentare un confronto ampio e serio sui vari temi trattati. Garantire che il confronto, anche quando vivace, non travalichi i limiti del rispetto personale e istituzionale, permettendo a ciascuno di esprimere il proprio punto di vista, è un’attenzione che ho sempre avuto con vigore. Continuerò a chiedere, sia come Sindaco che come semplice cittadino, la massima responsabilità a chiunque voglia contribuire a fare crescere la nostra comunità. Così come persisterò a sollecitare la massima responsabilità, il massimo sforzo e la massima compattezza alle forze politiche che compongono la coalizione che ha ottenuto la fiducia degli algheresi alle scorse competizioni elettorali. La giunta, ricordo da ultimo, possiede una connotazione politica: gli assessori hanno la piena fiducia del Sindaco e il supporto delle forze politiche che rappresentano. Formazioni partitiche che, naturalmente, mantengono al loro interno, in assoluta autonomia, il necessario spazio per un dibattito sereno e costruttivo. A chi annacqua e sporca il confronto, all’evidenza, non interessa né il rispetto delle istituzioni né il rispetto delle persone. A costoro dico che la politica deve tutelare lo spazio e la qualità del dibattito pubblico e nutrirlo con verità e responsabilità”.

 

Raimondo Cacciotto, sindaco di Alghero

“Caos nel Comando della Municipale, sciopero e scontro con Porta Terra”

ALGHERO – “L’imposizione del nuovo disciplinare sull’orario di lavoro non è un episodio isolato, ma rappresenta il culmine di una situazione tesa, deteriorata e cronicizzata ormai da troppo tempo all’interno del Comando di Polizia Locale di Alghero. Un clima di grave sofferenza organizzativa e lavorativa, a cui sommare tutta una serie comportamenti e modalità relazionali del Comandante nei confronti degli Agenti che la CISL FP di Sassari ha più volte segnalato formalmente e denunciato con forza, sia nelle sedi di confronto sindacale sia nei contesti politici e istituzionali, purtroppo senza ottenere le dovute risposte dall’Amministrazione.

È in questo contesto oramai saturo che si è svolta ieri mattina l’Assemblea del personale convocata dalla CISL FP, alla quale ha preso parte una larga maggioranza degli Agenti della Polizia Locale. All’esito del confronto è emerso un quadro organizzativo e umano estremamente critico, caratterizzato da un profondo stato di malessere, forti tensioni, carenza di organico e la costante difficoltà nel programmare la vita familiare a causa di turni comunicati in maniera disordinata a poche ore dall’inizio del servizio.

A fronte della gravità della situazione, la Segretaria Territoriale della CISL FP Sassari, Emanuela Porru, esprime forte allarme per il clima che si respira al Comando: “I dipendenti della Polizia Locale di Alghero sono fortemente preoccupati per l’imposizione autoritaria e unilaterale del nuovo disciplinare dell’orario di lavoro. Un provvedimento calato dall’alto che ignora le reali esigenze operative e la conciliazione vita-lavoro dei dipendenti”.

Il Segretario Generale della CISL FP Sassari, Antonio Monni, unitamente ad ArmandoRuzzetto, annunciano la ferma presa di posizione del sindacato: “confermiamo lo stato di agitazione di tutto il personale del Comando, già annunciato a S.E. il Prefetto dallo scorso anno. Sarà immediatamente inviata una nota formale alla Prefettura per attivare la procedura di raffreddamento e conciliazione del conflitto, affinché si ponga fine a questa gestione insostenibile”.

La CISL FP esprime profonda preoccupazione per il palese tradimento della buona fede nelle relazioni sindacali da parte di questa Amministrazione. A luglio, le parti erano state convocate al tavolo negoziale per discutere un testo e una riorganizzazione che prevedevano, al massimo, turnazioni entro le ore 24:00. Nel bel mezzo del dialogo sindacale, l’Ente ha invece presentato un testo del tutto nuovo, peggiorativo e penalizzante, spingendo le coperture ordinarie fino alle 05:50 del mattino nel periodo estivo.

“Ci chiediamo seriamente se questo voltafaccia rappresenti una ritorsione punitiva nei confronti dei dipendenti che hanno osato protestare” – incalza la CISL FP. “Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un’inaccettabile deriva autoritaria, condotta in palese sfregio delle più elementari regole delle relazioni sindacali, della dignità del personale e dei diritti e delle libertà fondamentali dei lavoratori”.

Nel corso dell’incontro, Armando Ruzzetto, per la Segreteria Territoriale CISL FP, ha illustrato nel dettaglio i risultati del sondaggio anonimo sottoposto ai dipendenti con una straordinaria adesione dei lavoratori:

Clima aziendale compromesso: Il 93% del personale giudica l’ambiente di lavoro non soddisfacente, il 96% boccia la gestione del personale e il 93% denuncia la mancanza di neutralità nelle scelte organizzative.

Tensioni e insicurezza permanente: L’89% riferisce di subire elevate tensioni lavorative e lamenta che la struttura ignora i bisogni dei dipendenti; l’85% percepisce una costante insicurezza nello svolgimento dei servizi.

Rifiuto netto dei turni estremi: L’80% del personale si oppone alle estensioni orarie fino alle 24:00, mentre il 100% esige la conoscibilità anticipata della turnazione, ad oggi comunicata in modo disordinato tramite messaggi e chat di servizio anche a poche ore dall’inizio del turno, impedendo di fatto l’organizzazione del tempo di vita-famiglia.

Salute e benessere azzerati: Il 68% attribuisce al proprio benessere lavorativo un punteggio insufficiente o nullo (tra 0 e 2 su una scala di 5).

Se prima del nuovo Disciplinare l’Amministrazione garantiva il presidio notturno finanziando progetti ad hoc (ex art. 208 C.d.S.) per incentivare e remunerare il personale su base volontaria, l’introduzione di turni notturni ordinari fino alle 05:50 stravolge l’organizzazione lavorativa, passando da un’articolazione su 6 giorni a una su 7 giorni su 7, con pesanti ripercussioni sulla vita privata di ciascun operatore.

Sicurezza a rischio: stagionali disarmati di notte e il paradosso del “Family Audit”

Dall’assemblea è emerso con forza il tema della sicurezza. Su una dotazione di 57 dipendenti totali, soltanto 37 sono gli agenti di ruolo idonei ai servizi esterni, mentre 17 sono lavoratori a tempo determinato (stagionali) privi di arma di ordinanza. “La legge parla chiaro: per espletare i servizi notturni operativi esterni è inderogabile il possesso dell’arma di ordinanza”, denuncia la CISL FP. L’Amministrazione ha finora impiegato ed intende continuare a impiegare lavoratori a tempo determinato disarmati nei turni di notte: una prassi palesemente contra legem che espone a pericoli inaccettabili sia l’agente privo di arma, sia il collega armato. Escludendo i precari dalla notte come per legge, la copertura oraria fino alle 05:50 graverebbe interamente sui soli agenti di ruolo, provocando il collasso immediato dei turni, delle ferie e dei riposi.

Infine, la CISL FP sottolinea l’evidente contraddizione dell’Amministrazione algherese: “Il Comune di Alghero ostenta pubblicamente il marchio di certificazione Family Audit per la tutela della famiglia e della conciliazione vita-lavoro, ma dentro le mura del proprio Comando impone turni che devastano la vita familiare e sociale delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia Locale. Non è tollerabile definirsi ‘Comune Amico della Famiglia’ e al contempo imporre d’autorità turni notturni fino alle 6 del mattino a madri e padri di famiglia, frantumando i loro ritmi biologici e personali”.

La CISL FP ha richiesto un ulteriore confronto sindacale che si terrà nel pomeriggio del 15 settembre, ma andrà al tavolo forte della vertenza portata davanti a S.E. il Prefetto per ripristinare il rispetto delle leggi, della sicurezza e della dignità dei lavoratori.

Resta inteso che nel frattempo, in assenza di risposte concrete e di un reale cambio di passo da parte dell’Amministrazione, la CISL FP è pronta ad alzare ulteriormente il livello della vertenza, mettendo in campo tutte le iniziative sindacali di mobilitazione e protesta ritenute necessarie”

CISL Sardegna

 

“Benessere animale, chi ha voluto questo obbrobrio politico e amministrativo?”

ALGHERO – “Alla fine la consulenza sul “benessere animale” è stata revocata. Era un obbrobrio amministrativo finalizzato a soddisfare le esigenze  della cattiva politica.

L’amministrazione ne esce a pezzi. Ed è un fatto gravissimo.Una cosa va riconosciuta al dirigente: ha avuto il merito di riesaminare l’atto e di fermarsi davanti alle sue nefandezze. Non siamo noi a dirlo. È la stessa determina di revoca a mettere nero su bianco che la precedente era stata adottata sulla base di “un’istruttoria, non supportata da una compiuta e approfondita valutazione delle effettive esigenze funzionali e organizzative dell’Ente”, con “refusi e rimandi inconferenti rispetto alla selezione in essere”. Ma non basta. La determina aggiunge che “l’incarico individuato non risponde alle concrete necessità operative del Servizio” e presenta “profili di indeterminatezza nella definizione delle competenze richieste, nel possesso dei requisiti generali e specifici, nonché l’esatta configurazione tecnico-giuridica dell’istituto applicato”. Sono parole pesantissime. E spiegano perché quella consulenza sia stata revocata. La revoca arriva dopo le nostre denunce pubbliche, dopo il mio intervento e quelli di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il controllo dell’opposizione ha acceso i riflettori su un provvedimento che, senza quelle contestazioni, avrebbe rischiato di andare avanti. Ma questa vicenda racconta qualcosa di molto più importante della singola consulenza. Racconta la distanza tra la grande narrazione truffa sul benessere animale e ciò che concretamente è stato messo in campo. Ricordiamo tutti il grande intervento dell’assessore: il nuovo Sportello “Amici degli Animali”, il canile da trasformare, la prevenzione degli abbandoni, l’educazione, il recupero comportamentale, le adozioni, le famiglie, gli anziani, le persone fragili. Un progetto raccontato come una vera e propria nuova politica pubblica per il benessere animale. Tutte cose che esistono già e sono praticate ogni giorno nel nostro canile. Poi, quando si passa dalle parole agli atti, arriva una determina per affidare una presunta “alta consulenza e collaborazione tecnico-scientifica”finalizzata alla redazione di linee guida strategiche. E cinque giorni dopo quella determina viene revocata perché, testualmente, “l’incarico individuato non risponde alle concrete necessità operative del Servizio”. È difficile non cogliere la tentata truffa. Tanta enfasi sul benessere animale.
E alla fine, il fatto concreto è che bisognava dare una consulenza che non serviva all’Ente. E allora il dubbio diventa certezza: quel grande progetto era solo finalizzato   a costruire le condizioni per affidare quella consulenza! Perché la determina di revoca dice anche che “i richiami normativi e i contenuti tecnico-giuridici declinati nel provvedimento non consentono di garantire la necessaria e piena coerenza dell’azione amministrativa con gli indirizzi programmatici generali dell’Ente”. E arriva persino a concludere che “l’atto emanato non rispecchia l’effettivo indirizzo politico-amministrativo dell’Ente”. Una disfatta clamorosa e devastante per l’ente, ma annunciata visti i protagonisti.  E qui sta il vero problema politico.

Chi ha voluto quell’atto? E quale indirizzo politico lo ha prodotto?

Perché se la consulenza non serviva alle concrete necessità operative del Comune, qualcuno dovrà spiegare perché si sia tentato di affidarla.

Il canile, poi, è il vero punto.

Perché dietro questa vicenda c’è la gestione del canile, ciò che vi ruota attorno e ciò che si prepara per il futuro. Su questo non pensino di poter distogliere la nostra attenzione.

L’attenzione resterà altissima.

C’è poi il tentativo di violentare la struttura amministrativa. La politica deve dare indirizzi. Ma la struttura amministrativa deve poter lavorare nel rispetto delle norme, della legittimità e delle reali esigenze dell’Ente. E su questo va riconosciuto il ruolo del dirigente che ha corretto il tiro: la struttura non deve essere il luogo nel quale le nefandezze politiche vengono trasformate, a qualunque costo, in atti amministrativi. Chi amministra può chiedere di realizzare un indirizzo. Non può chiedere alla struttura di piegare le regole per raggiungere un risultato illegittimo già deciso. Da ex sindaco, per me questa distinzione è sempre stata fondamentale: la politica indica la direzione, la struttura verifica come percorrerla nel rispetto della legge. Ed è proprio per questo che oggi la domanda è ancora più semplice:

se quella consulenza non serviva al Comune, perché si voleva affidarla?

Non si è cercata una consulenza perché serviva all’Ente. Si è individuato un consulente e poi si è provato a costruirgli intorno una consulenza?

E alla fine la stessa amministrazione ci dice che dietro tutto questo grande racconto sul benessere degli animali, il benessere animale non c’entrava proprio nulla. E allora era corretto chiedersi quello che ci siamo chiesti appena letta le determina revocata: Quale benessere, o di chi, era  l’obiettivo? non certo quello degli animali evidentemente!”

Mario Conoci, Fdi e già sindaco di Alghero

“Caso Sanna – Daga, Cacciotto e il Pd facciano chiarezza”

ALGHERO – “In qualità di consigliere comunale del PSd’Az, esprimo profonda preoccupazione per quanto appreso dalla stampa in merito alla vicenda che coinvolgerebbe gli assessori Sanna e Daga.

Una vicenda che, per quanto emerge dalle notizie pubblicate, presenta aspetti che meritano di essere chiariti e che, inevitabilmente, rischiano di gettare un’ombra sulla politica e sulle istituzioni.
Voglio essere molto chiaro: non intendo puntare il dito contro nessuno e non intendo emettere sentenze sulla base di quanto riportato dalla stampa. Senza accertamenti e senza prove certe, nessuno può essere condannato pubblicamente. Saranno gli organi competenti, qualora necessario, a stabilire cosa sia realmente accaduto e le eventuali responsabilità.
Ma questo non significa che la politica debba rimanere in silenzio.
La politica non può essere una scusante per determinati comportamenti, come se all’interno della politica fosse consentito tutto. Chi ricopre un ruolo pubblico ha una responsabilità ancora maggiore nei confronti della comunità e deve essere consapevole che ogni comportamento può avere conseguenze sulla credibilità delle istituzioni.
Per questo, oggi, pongo una domanda semplice ma doverosa: vogliamo sapere la verità.
Non lo chiedo soltanto come consigliere comunale. Lo chiedo perché ogni cittadino ha il diritto di sapere se quanto sta leggendo sulla stampa corrisponde alla realtà dei fatti.
E c’è un altro aspetto che mi lascia particolarmente perplesso: il silenzio di quelle realtà associative che da anni si battono per la difesa delle donne, contro ogni forma di violenza, sopruso e discriminazione.
Abbiamo visto panchine rosse, giornate di sensibilizzazione, iniziative pubbliche e consigli comunali dedicati alla violenza contro le donne. Abbiamo utilizzato il simbolo del “posto occupato” per ricordare chi non c’è più e per ribadire che davanti alla violenza non si può restare indifferenti.
Sono battaglie importanti e giuste.
Ma i principi devono valere sempre, non soltanto quando è più facile pronunciarli.
Se ciò che è stato riportato dalla stampa dovesse essere confermato, sarebbe necessario che tutti, politica e associazioni comprese, assumessero una posizione chiara.
Se invece i fatti fossero diversi da come sono stati rappresentati, sarà altrettanto importante che ciò venga chiarito e che venga restituita piena dignità alle persone eventualmente coinvolte.
Per questo non chiedo condanne preventive. Chiedo verità, trasparenza e chiarezza.
La politica non può essere macchiata da comportamenti che, se accertati, sarebbero incompatibili con il rispetto delle persone e delle istituzioni.
Non voglio processi mediatici. Voglio che siano i fatti a parlare.
E proprio perché credo nella presunzione di innocenza, ritengo ancora più necessario che su questa vicenda venga fatta chiarezza.
Prima delle appartenenze politiche viene la verità.
Prima degli schieramenti vengono il rispetto delle persone e la dignità delle istituzioni.

Christian Mulas Consigliere comunale PSd’Az

“Rinnovabili, politica e Giunta Cacciotto: va in onda la Festa della Disunità”

ALGGHERO – La Festa dell’Unità di Alghero mette in scena, suo malgrado, le profonde contraddizioni del Campo Largo. Ma occorre tenere distinti due piani: quello cittadino, segnato dalle tensioni interne alla Giunta Cacciotto, e quello regionale, dove le critiche alla presidente Todde arrivano addirittura dall’interno del suo stesso schieramento politico.
Lo afferma Marco Tedde, consigliere nazionale di Forza Italia.
«Ad Alghero – osserva Tedde – rimane sullo sfondo una vicenda politica e amministrativa che non può essere banalizzata. L’assessora Raffaella Sanna ha riferito di aggressioni, offese e ingerenze da parte del collega di Giunta e del PD Enrico Daga, parlando di “mobbing politico”. Accuse serie, che dovranno essere chiarite e verificate nelle sedi opportune e sulle quali attendiamo chiarezza da parte del sindaco Cacciotto».
«A rendere ancora più significativo il quadro – prosegue Tedde – c’è poi la presa di posizione di Marco Colledanchise, esponente dello stesso Campo Largo, che ha chiesto le dimissioni di Daga. È un fatto politico che non può essere ignorato. Significa che le tensioni non vengono denunciate soltanto dall’opposizione, ma emergono anche all’interno dello stesso schieramento che governa la città».
«Questa – sottolinea Tedde – è la fotografia del Campo Largo algherese: una maggioranza che dovrebbe governare compatta e che invece manifesta pubblicamente conflitti e divisioni. Una vicenda che, al di là delle responsabilità personali che dovranno essere accertate, pone un problema di credibilità e di qualità dell’azione amministrativa».
«Ma c’è un’altra vicenda, distinta e ancora più pesante sul piano politico – aggiunge Tedde – ed è quella che arriva direttamente dalla Festa dell’Unità e riguarda la presidente della Regione Alessandra Todde».
«Qui il “petardo” politico lo lancia Ermete Realacci, storico presidente di Legambiente e autorevole esponente del Partito Democratico. Non è un esponente dell’opposizione e non parla da osservatore esterno. È una personalità di primo piano del mondo ambientalista e del centrosinistra. E proprio dalla Festa dell’Unità rivolge alla presidente Todde parole durissime: la invita a “tornare in sé”, contesta le sue scelte sulle politiche energetiche e sostiene, in sostanza, che il confronto con il Governo sia stato condizionato da ragioni di opportunità politica».
«Il significato politico è evidente – continua Tedde –. Un esponente di grande autorevolezza del PD sostiene che la Sardegna abbia perso tempo sulle rinnovabili e mette in discussione la direzione impressa dalla Giunta regionale alle politiche energetiche. Non è un dettaglio. È una critica che arriva dal cuore stesso del Campo Largo».
«E le parole di Realacci – sottolinea Tedde – ricordano un dato istituzionale che non può essere eluso. La Corte costituzionale è intervenuta tre volte, nel giro di poco più di un anno, sulla legislazione regionale sarda in materia di fonti rinnovabili.»
«Con la sentenza n. 28 del 2025 ha dichiarato illegittima la moratoria prevista dalla legge regionale n. 5 del 2024. Con la sentenza n. 184 del 2025 ha censurato diverse disposizioni della legge regionale n. 20 del 2024 sulle aree idonee e non idonee, comprese disposizioni che introducevano divieti assoluti e effetti retroattivi. Infine, con la sentenza n. 144 del 2026, ha dichiarato illegittima la sospensione dei procedimenti autorizzativi prevista dalla legge regionale n. 31 del 2025 per gli impianti FER nelle aree non idonee».
«Tre interventi legislativi distinti – evidenzia Tedde – sui quali la Consulta ha ravvisato pesanti profili di illegittimità costituzionale. Non si tratta di una singola norma finita sotto la lente della Corte, ma di una sequenza di interventi regionali sulla stessa materia. Un dato che dovrebbe indurre la Giunta Todde a una riflessione molto seria».
«Sono dunque due piani distinti – conclude Tedde – e non vanno confusi. Ad Alghero c’è una maggioranza attraversata da una frattura interna, con accuse che dovranno essere chiarite e con una richiesta di dimissioni proveniente dallo stesso Campo Largo. In Regione c’è invece una questione di merito sulle politiche energetiche, sulla quale arrivano critiche pesantissime da un autorevole esponente del PD e sulla quale la Corte costituzionale è intervenuta per tre volte.»
«Ma proprio perché i protagonisti appartengono allo stesso Campo Largo – conclude Tedde – è difficile non vedere il filo politico che unisce queste vicende: una coalizione che appare sempre più in difficoltà nel tenere insieme posizioni, sensibilità e responsabilità di governo. Ad Alghero emergono conflitti nella maggioranza. In Regione emergono contraddizioni sulle scelte strategiche per il futuro della Sardegna. E alla Festa dell’Unità, anziché una prova di compattezza, arrivano segnali che raccontano esattamente il contrario.»

“Caso Sanna-Daga, chi ha fatto soffiare il venticello?”

ALGHERO – “Sulla querelle Daga-Sanna, nelle ultime ore ho letto molte prese di posizione da parte di esponenti dell’opposizione e anche della maggioranza. E non nascondo che, in alcuni casi, ho provato imbarazzo.

L’unica nella quale mi ritrovo è quella della mia capogruppo Gabriella Esposito. Trovo che sia equilibrata e rispettosa. Con garbo ma fermezza mette davanti a tutto la verità dei fatti, senza abbandonarsi alle lusinghe delle illazioni e delle facili conclusioni.

E lo dico non soltanto sulla base di ciò che è stato raccontato in queste ore, ma avendo letto i contenuti in chat. Non ho trovato nulla che potesse essere ricondotto a posizioni misogine o sessiste.

Perché, come ci insegna Gioachino Rossini, la calunnia è un venticello.

E quello che sta avvenendo ricorda proprio la famosa aria: all’inizio una brezza, quasi un sussurro che piano piano entra nelle orecchie della gente. Poi cresce, passa di bocca in bocca, si ingrossa, fino a diventare un forte vento, una tempesta.

Per chi è esposto e ricopre ruoli di governo forse è qualcosa da mettere in conto. Tuttavia la calunnia resta calunnia e va riconosciuta e gestita per quello che è.

C’è invece un aspetto che mi preoccupa molto e sul quale credo sia necessario fare chiarezza: capire chi, e soprattutto perché, abbia consapevolmente messo in moto questa fuga di notizie.

Perché quel venticello, questa volta, qualcuno ha deciso di farlo soffiare”

Luca Madau, consigliere comunale Partito Democratico

“Beautiful a Porta Terra”

ALGHERO – “Nelle puntate precedenti…da mesi, nei corridoi della politica algherese, circola un’indiscrezione mai ufficialmente confermata: l’assessora Raffaella Sanna sarebbe destinata a lasciare il posto alla collega di partito Gabriella Esposito.

Una di quelle voci che tutti conoscono, nessuno conferma e qualcuno, naturalmente, si affretta a definire “fantasiosa”. A Porta Terra, del resto, le fantasie sembrano spesso dotate di un sorprendente senso dell’orientamento.

Poi, improvvisamente, la trama si infittisce.

Raffaella Sanna avrebbe scritto al sindaco e alla segretaria generale denunciando aggressioni verbali, offese e ingerenze da parte di Enrico Daga, assessore e segretario cittadino del PD. Lui cade dalle nuvole e derubrica tutto a “banali dinamiche politiche”. Il sindaco, come nelle migliori soap opera, resta prudentemente dietro le quinte. Gabriella Esposito, indicata dalle insistenti voci di corridoio come possibile sostituta della Sanna, chiede invece che vengano pubblicate la lettera e la chat, perché lei non le avrebbe mai viste.

Una sceneggiatura degna di Beautiful: l’assessora che potrebbe essere sostituita, la possibile sostituta che chiede le prove, il segretario – assessore che minimizza, il sindaco che deve ancora chiarire e una maggioranza che predica trasparenza mentre custodisce gelosamente lettere, messaggi e retroscena.

Naturalmente nessuno sa nulla. Nessuno ha deciso nulla. Nessuno vuole sostituire nessuno. E, soprattutto, non sta accadendo nulla: sono soltanto “banali dinamiche interne”.

Eppure, puntata dopo puntata, abbiamo già assistito allo scontro all’ecocentro, ai messaggi di “guerra” denunciati da un consigliere di maggioranza, alle polemiche sui locali comunali, alle accuse di ingerenza e ora alla clamorosa frattura tra due assessori dello stesso partito.

Non formuliamo sentenze e non attribuiamo verità definitive a indiscrezioni ancora da verificare. Ci limitiamo a osservare la trama. E a ricordare che dietro questa soap opera non c’è una produzione televisiva: ci sono il Comune di Alghero, le sue istituzioni e i cittadini.

Il problema, quindi, non è sapere chi sarà il protagonista della prossima puntata. Il problema è capire chi stia realmente amministrando la città, il vero regista.

Alla prossima puntata di Beautiful – Porta Terra.

Sempre che, nel frattempo, il sindaco non decida finalmente di uscire dalla modalità “comparsa”.
E, nel frattempo, al porto, si celebra l’Unita…”

Marco Di Gangi

“Benessere animale, figuraccia della Giunta Cacciotto”

ALGHERO – La decisione assunta ieri dall’amministrazione sulla determinazione relativa alla “consulenza d’oro” sul benessere animale conferma la fondatezza delle perplessità sollevate appena due giorni fa da Forza Italia sulla procedura per il conferimento di un incarico di alta consulenza in materia di benessere animale. Il gruppo consiliare di Forza Italia aveva chiesto all’Amministrazione di fermarsi e di riconsiderare un atto che presentava, a giudizio dei consiglieri Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini, criticità sia nel metodo sia nel merito. Il provvedimento adottato oggi mette nero su bianco che la precedente determinazione era stata predisposta sulla base di un’istruttoria “non supportata da una compiuta e approfondita valutazione delle effettive esigenze funzionali e organizzative dell’Ente”. Vengono inoltre rilevati nell’avviso “refusi e rimandi inconferenti”, profili di indeterminatezza nella definizione dell’incarico, criticità nell’individuazione delle competenze e dei requisiti richiesti e problemi relativi alla “esatta configurazione tecnico-giuridica dell’istituto applicato”. Non meno significativo è il passaggio nel quale si afferma che i richiami normativi e i contenuti tecnico-giuridici del precedente provvedimento non consentivano di garantire la necessaria coerenza dell’azione amministrativa con gli indirizzi programmatici dell’Ente. E soprattutto, la determina di revoca precisa che l’atto precedente “non rispecchia l’effettivo indirizzo politico-amministrativo dell’ente”. “Non siamo noi a dover commentare o interpretare queste parole – sottolineano Tedde, Peru, Bardino e Ansini –. È il Comune stesso a riconoscere che la procedura presentava criticità nell’istruttoria, nell’individuazione dell’incarico, nei requisiti, nell’impostazione tecnico-giuridica e nella coerenza con l’indirizzo dell’Ente. Sono esattamente i profili sui quali avevamo chiesto un ripensamento”. “Adesso occorre capire come sia stato possibile arrivare all’adozione di un atto che, dopo appena cinque giorni, l’Amministrazione ha ritenuto di dover cancellare. La questione non può esaurirsi nell’adozione del nuovo provvedimento: occorre ricostruire il percorso amministrativo che ha portato alla precedente determinazione e verificare come siano state individuate le esigenze dell’Ente, i requisiti dell’incarico e la relativa configurazione giuridica. E, sopratutto, capire se l’indirizzo politico è arrivato dal sindaco o da un creativo assessore”. Il gruppo azzurro ribadisce che il tema del benessere animale è una priorità che merita attenzione e risorse, ma proprio per questo deve essere affrontato attraverso procedure solide, trasparenti e rispettose dei principi di imparzialità, proporzionalità e buon andamento. “Il nostro obiettivo non è impedire all’Amministrazione di occuparsi del benessere animale. Al contrario, vogliamo che lo faccia nel modo corretto, evitando procedure che possano generare dubbi, contenziosi o condizionamenti sulle future scelte dell’Ente. Ora servono chiarezza, trasparenza e un nuovo percorso amministrativo costruito su basi realmente solide”. “Attendiamo quindi di conoscere quali saranno le prossime determinazioni dell’Amministrazione e se verrà predisposto un nuovo percorso, questa volta preceduto da un’istruttoria completa e coerente che porti finalmente all’acquisizione del canile. Su questo – concludono Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini – continueremo a vigilare con attenzione, utilizzando tutti gli strumenti consiliari a nostra disposizione e lavorando per raggiungere gli obbiettivi a favore del ben esserti animale che sono sempre stati nel DNA di Forza Italia”.

“L’ex-Bar Aroni diventi un centro della cultura e tradizione sassarese”

SASSARI – Nel sempre attuale dibattito sulle condizioni della Città Antica di Sassari, sul progressivo impoverimento del tessuto commerciale e sulla necessità di contrastare il degrado del centro storico, il Coordinatore Metropolitano di Sardegna Al Centro 20 Venti Sassari Manuel Alivesi e la Consigliera Comunale Alessandra Corda intendono avanzare una proposta concreta: recuperare e valorizzare i locali dell’ex Bar Aroni, ancora di proprietà comunale, sebbene da anni inseriti tra gli immobili destinati alla vendita.

“Crediamo – sottolineano Alivesi e Corda – che sia arrivato il momento di interrogarsi seriamente sulla destinazione di questo importante patrimonio pubblico, soprattutto alla luce del ruolo strategico che potrebbe assumere nella rivitalizzazione della parte bassa della Città Antica”.

La proposta nasce dalla considerazione che il patrimonio immobiliare comunale non debba essere valutato esclusivamente in termini di possibile alienazione, ma anche come strumento di politica urbana, culturale e sociale, capace di generare nuove occasioni di frequentazione, aggregazione e sviluppo.

“L’ex Bar Aroni – proseguono – potrebbe diventare un luogo simbolico della rinascita della parte bassa del centro storico. I locali potrebbero essere recuperati e successivamente destinati, attraverso procedure pubbliche e trasparenti, a soggetti culturali, associazioni, fondazioni o realtà capaci di sviluppare un progetto di interesse pubblico”.

Tra le ipotesi che potrebbero essere approfondite vi è anche quella della realizzazione di un museo multimediale dedicato ai Candelieri, alla Faradda e alla storia della Festha Manna, capace di raccontare attraverso strumenti digitali, immagini, filmati, ricostruzioni immersive e testimonianze una delle più importanti espressioni dell’identità culturale sassarese.

“Non proponiamo una soluzione precostituita – precisano Alivesi e Corda – ma chiediamo all’Amministrazione di aprire una riflessione seria e concreta. L’ex Bar Aroni potrebbe ospitare un progetto culturale innovativo, diventando un nuovo punto di attrazione per cittadini, visitatori e turisti e contribuendo a ricucire la parte bassa del centro storico con il resto della Città Antica”.

La proposta si inserisce, inoltre, nel confronto sulle politiche di riqualificazione del centro storico.

“Non possiamo non rilevare – affermano Alivesi e Corda – come la precedente Amministrazione Civica abbia messo in campo una significativa attività di programmazione e di investimento, anche sotto il profilo finanziario, con interventi sulle infrastrutture e sugli spazi pubblici del centro: l’intera programmazione PINQUA, dal Centro Intercambio a via XXV Aprile, dal progetto Turritania alla riqualificazione di piazze ed edifici comunali”.

“Riteniamo invece che l’attuale Amministrazione debba ancora indicare alla Città un nuovo e organico programma di interventi per il recupero, la valorizzazione e la rivitalizzazione della Città Antica, capace di andare oltre la gestione dell’esistente e di delineare una vera strategia per il futuro del centro storico”.

Per Alivesi e Corda, il recupero dell’ex Bar Aroni potrebbe rappresentare proprio uno dei primi tasselli di questa nuova strategia.

“Il centro storico non si recupera soltanto intervenendo sul decoro urbano. Servono funzioni, attività, cultura, iniziative e luoghi capaci di riportare le persone a vivere quotidianamente la Città Antica. Il patrimonio comunale può e deve essere utilizzato anche per questo obiettivo”.

“Per queste ragioni – concludono – chiediamo all’Amministrazione di verificare concretamente la possibilità di sospendere o riconsiderare la destinazione alla vendita dei locali dell’ex Bar Aroni e di predisporre uno studio di fattibilità per il loro recupero e la loro valorizzazione. Potrebbe essere una piccola operazione dal grande significato: trasformare un immobile oggi inutilizzato in un nuovo luogo della cultura, dell’identità e della socialità sassarese”.

“Caso Sanna-Daga, che fine ha fatto la Rete delle Donne?”

CASO ASSESSORA SANNA, BARDINO E ANSINI: “SE LE ACCUSE SARANNO ACCERTATE, SAREBBE UN FATTO DI MISOGINIA E POLITICA MASCHILISTA. LA RETE DELLE DONNE PRENDA POSIZIONE”

La presidente di Azzurro Donna Sassari Lina Bardino e la consigliera metropolitana di Forza Italia Nina Ansini: “Chi ha il compito di difendere i diritti delle donne non può rimanere in silenzio”

ALGHERO, 8 settembre 2026 – “Se le accuse riportate dalla stampa e avanzate dall’assessora Raffaella Sanna nei confronti del collega di Giunta Enrico Daga dovessero trovare conferma e risultare accertate, saremmo davanti a un fatto di estrema gravità, che non potrebbe essere derubricato a semplice conflitto politico o personale. Ci troveremmo di fronte a comportamenti che, per modalità e contenuti, richiederebbero una riflessione seria anche sul piano della misoginia e della cultura politica maschilista”.

A sostenerlo sono Lina Bardino, presidente di Azzurro Donna Provincia di Sassari e consigliera comunale di Forza Italia, e Nina Ansini, consigliera metropolitana e comunale di Forza Italia, che intervengono sulla vicenda che vede coinvolta l’assessora Raffaella Sanna.

“Proprio per questo – sottolineano Bardino e Ansini – ci aspettiamo una presa di posizione chiara e determinata da parte di chi, come la Rete delle Donne, ha tra i propri obiettivi la tutela della dignità, dei diritti e del ruolo delle donne nella società e nelle istituzioni. Se una donna impegnata nelle istituzioni denuncia comportamenti che ritiene vessatori, offensivi e riconducibili al mobbing, non si può far finta di nulla. Occorre ascoltare, approfondire e, se i fatti saranno confermati, stigmatizzarli con assoluta fermezza”.

“Raffaella Sanna – aggiungono – è, a nostro giudizio, un assessore competente e preparato, che ha dimostrato pacatezza, capacità di approfondimento e una visione di prospettiva nell’esercizio del proprio incarico. Proprio per questo riteniamo ancora più importante che possa svolgere il proprio ruolo in un ambiente istituzionale improntato al rispetto reciproco, senza pressioni, intimidazioni o comportamenti che possano limitarne la libertà e l’autonomia”.

“Non intendiamo sostituirci a chi dovrà accertare i fatti – precisano le due esponenti di Forza Italia – e non formuliamo giudizi definitivi su responsabilità che dovranno essere verificate. Ma proprio perché le accuse sono così gravi, riteniamo che chi ha il compito di tutelare le donne non possa restare alla finestra”.

“Una eventuale condotta vessatoria nei confronti di una donna impegnata in politica e nelle istituzioni sarebbe ancora più grave perché rischierebbe di riproporre una cultura nella quale l’affermazione professionale e politica di una donna viene ostacolata, delegittimata o resa più difficile attraverso atteggiamenti e comportamenti che non possono essere accettati”.

“Questi fatti – concludono Bardino e Ansini – non possono passare sotto traccia. Se saranno accertati, dovranno essere denunciati e stigmatizzati con determinazione, non per alimentare una contrapposizione politica, ma per impedire che possano ripetersi. Ci aspettiamo quindi una presa di posizione forte della Rete delle Donne e di tutte le realtà che hanno a cuore la tutela della dignità femminile. La difesa delle donne e della loro piena libertà di esercitare ruoli politici e istituzionali non può essere selettiva né dipendere dall’appartenenza politica”.