PORTO TORRES – “La proposta: una politica industriale comune e un Piano per l’Attrazione degli Investimenti che metta a sistema porti, aeroporti, aree industriali, logistica, nautica, energia, turismo, ricerca e formazione, utilizzando pienamente la ZES Unica e portando a compimento il percorso per l’operatività delle zone franche portuali previste dalla normativa.
«Dobbiamo superare la divisione economica tra Nord-Est e Nord-Ovest e iniziare a ragionare come Sardegna del Nord.
Le imprese non ragionano per confini amministrativi. Valutano infrastrutture, porti, aeroporti, energia, aree disponibili, fiscalità, semplificazione, competenze, costi logistici e accesso ai mercati».
Lo sostiene Bastianino Spanu, indicando nell’Economia del Mare uno dei principali terreni sui quali costruire una nuova politica industriale della Sardegna del Nord.
«Abbiamo Porto Torres con il suo porto industriale e commerciale, il retroporto e le grandi aree produttive; Olbia e Golfo Aranci con la loro forza portuale; la Gallura con uno dei sistemi nautici e turistici più importanti del Mediterraneo; gli aeroporti di Alghero e Olbia; Sassari con università, ricerca, formazione e servizi avanzati; l’Asinara e un patrimonio ambientale e turistico straordinario.
Presi separatamente sono asset importanti. Integrati possono diventare una piattaforma economica di scala mediterranea.
Non vogliamo unificare i territori.
Vogliamo unificare la loro forza economica».
Secondo Spanu, il salto di qualità deve avvenire attraverso la specializzazione delle diverse aree e la costruzione di filiere comuni.
«Non dobbiamo fare tutto dappertutto.
Porto Torres può rafforzare industria, logistica, portualità e retroporto.
Olbia e la Gallura possono consolidare nautica, cantieristica, refitting, servizi e turismo internazionale.
Sassari e Alghero possono rafforzare ricerca, formazione, servizi avanzati e connessioni aeroportuali.
La nautica deve dialogare con la manifattura e la cantieristica. I porti con la logistica e le aree industriali. Gli aeroporti con turismo ed export. L’industria con energia, innovazione ed economia circolare. L’Università con le competenze richieste dalle imprese.
Questa è politica industriale».
Ma per competere con le grandi piattaforme del Mediterraneo, secondo Spanu, occorre utilizzare fino in fondo anche gli strumenti già disponibili.
«La ZES Unica deve diventare una leva concreta della politica di attrazione degli investimenti della Sardegna del Nord.
Non deve essere considerata semplicemente come un incentivo, ma come uno strumento attraverso il quale offrire agli investitori procedure più semplici, tempi più competitivi e condizioni favorevoli per realizzare nuovi insediamenti produttivi.
E contemporaneamente dobbiamo affrontare definitivamente il tema delle zone franche portuali.
La normativa nazionale ha previsto zone franche anche a Porto Torres e Olbia.
È arrivato il momento di verificare e completare tutti gli atti necessari affinché queste opportunità possano tradursi, dove ne ricorrano le condizioni normative e doganali, in strumenti realmente operativi per lo sviluppo».
Per Spanu la combinazione tra porto, retroporto, ZES e zona franca potrebbe diventare particolarmente interessante per attrarre attività produttive orientate ai mercati internazionali.
«Il porto del futuro non può essere soltanto il luogo nel quale una merce arriva e riparte.
Dobbiamo creare le condizioni perché intorno ai porti possano svilupparsi logistica, lavorazioni, assemblaggio, trasformazione, manutenzione e servizi, generando valore aggiunto e occupazione sul territorio.
È questa la differenza tra avere un porto e costruire un’economia portuale».
Da qui la proposta di realizzare un Piano per l’Attrazione degli Investimenti della Sardegna del Nord.
«Dobbiamo presentarci agli investitori con un unico portafoglio delle opportunità: aree industriali disponibili, porti, aeroporti, infrastrutture logistiche, energia, ZES, opportunità connesse alle zone franche, incentivi, competenze e tempi autorizzativi.
E poi dobbiamo andare sui mercati.
Non possiamo aspettare che gli investitori scoprano la Sardegna del Nord. Dobbiamo andare noi a cercarli.»
Spanu richiama anche i modelli europei nei quali territori con differenti specializzazioni hanno costruito piattaforme economiche integrate.
«La lezione che arriva dai grandi sistemi industriali e portuali europei è semplice:
le specializzazioni non vanno cancellate, vanno integrate.
Non proponiamo nuovi enti, nuove sovrastrutture o nuovi confini amministrativi.
Proponiamo una politica industriale comune della Sardegna del Nord».
La conclusione è netta.
«La competizione del futuro non sarà tra Porto Torres e Olbia, tra Sassari e la Gallura o tra Nord-Ovest e Nord-Est.
Sarà tra grandi piattaforme territoriali capaci di offrire contemporaneamente infrastrutture, porti, aeroporti, aree produttive, energia, fiscalità, semplificazione, competenze e accesso ai mercati.
Le identità devono rimanere.
Le specializzazioni devono crescere.
Ma l’economia deve diventare una.
Porti, aeroporti, ZES, zone franche, industria, nautica, turismo, energia, università e ricerca devono entrare nella stessa strategia.
Per troppo tempo abbiamo ragionato come territori confinanti.
È arrivato il momento di ragionare come un sistema economico.
La Sardegna del Nord non ha bisogno di nuovi confini.
Ha bisogno di una politica industriale comune e degli strumenti per competere nel Mediterraneo”
Bastianino Spanu, Porto Torres Avanti