“Fallimento Meta: meglio chiuderla”

ALGHERO – “A distanza di circa sei anni dalla costituzione della Fondazione Meta si può tranquillamente fare un bilancio sull’attività della stessa e una valutazione seria e ponderata sul rapporto tra i costi sostenuti e i risultati ottenuti”. Così lo storico movimento politico algherese Sardenya Llibertat che spiega “nel 2010 l’Amministrazione Tedde costituisce la Fondazione Meta con lo scopo di gestire servizi e promuovere iniziative turistiche e culturali, attività fino ad allora svolte con proprie risorse direttamente dal Comune. L’obiettivo sotteso è stato però quello di aggirare il patto di stabilità ricorrendo al classico metodo spartitorio. Infatti, gli organi statutari dell’ente così costituito vengono appunto nominati dal Sindaco in seguito agli accordi tra i partiti politici della maggioranza pro tempore”.

“La Fondazione Meta per il suo funzionamento utilizza le somme incassate dalla vendita dei biglietti d’ingresso alle grotte di Nettuno, quantificate mediamente in € 1.500.000 annui, in precedenza gestiti dal Comune. Tali cospicue risorse dovrebbero essere impiegate per migliorare il funzionamento proprio dei servizi di informazione e promozione turistica, e delle attività culturali quali manutenzioni, verde pubblico, igiene e decoro urbano. Con le royalties sugli incassi delle Grotte di Nettuno il Comune potrebbe intervenire anche nei settori maggiormente carenti quali asili nido e scuole materne, servizi sociali e impiantistica sportiva. Invece, al netto dei costi del personale comunale in distacco e di quello assunto a tempo determinato dalla Fondazione nonché delle suddette royalties versate annualmente da Meta al Comune, rimangono mediamente € 250.000 annui per lo svolgimento delle attività statutarie. La domanda che va posta è la seguente: “Che cosa fa la Fondazione Meta che l’Amministrazione non possa fare, se non in maniera più democratica, più trasparente, più efficace e meno dispendiosa?”

“Purtroppo distribuisce denaro pubblico in maniera discrezionale per le più svariate iniziative, elargisce finanziamenti e contributi, assume personale senza un’adeguata selezione, acquista beni e servizi, affida incarichi di consulenze professionali a soggetti e/o ditte esterne anche per la redazione dei bilanci, sottraendosi alle regole proprie della Pubblica Amministrazione. Non può mancare naturalmente il collegio dei revisori dei conti, anch’esso regolarmente retribuito. Inoltre la Meta non ha raggiunto uno dei suoi obiettivi originari: l’ingresso nella Fondazione di soggetti privati, soprattutto quelli operanti nel settore turistico che avrebbero dovuto contribuire con idee, progetti e risorse economiche alle iniziative di promozione turistica. La Meta è diventata invece un soggetto dispensatore di denaro pubblico per iniziative locali molto costose, scarsamente coordinate, estemporanee e in gran parte senza la dovuta qualità, anche per il fatto che il Comitato scientifico della Fondazione non è mai stato nominato”.

“Ha allestito un museo del Corallo che mortifica la cultura che lega Alghero alla grande tradizione marinara e alla sua storia, non è riuscita ad aprire il Museo della Città, ha dimenticato completamente uno dei più importanti ritrovamenti archeologici avvenuto negli ultimi anni nel Mediterraneo quale il cimitero della peste di San Michele. Tale cimitero medievale, scelleratamente occultato sotto una coltre di cemento per volontà dall’Amministrazione Tedde (progetto Lo Quarter ndr), altrove sarebbe diventato un prezioso fattore di attrazione turistica, culturale ed economica. Inoltre tutta la sua attività amministrativa è coperta dal più totale segreto. A differenza di tutti i soggetti pubblici, obbligati dalla recente normativa anticorruzione a pubblicare integralmente tutti gli atti di spesa sui siti web istituzionali, la Fondazione Meta solo a partire dal 2016, si limita a pubblicare alcune informazioni di carattere generale che non consentono la completa trasparenza amministrativa a cui sono obbligati tutti i soggetti che gestiscono denaro pubblico. La Meta, essendo una società partecipata al 100% dal Comune, avrebbe invece dovuto attenersi a tale normativa”.

“Con questa ampia facoltà di spesa la Fondazione Meta è diventato così un ente al centro delle mire e delle aspirazioni delle forze politiche anche di centro sinistra, a cui anche il Sindaco Bruno non ha saputo resistere e anzi intende consolidare assegnandogli nuove funzioni e altro personale, in contraddizione con il suo stesso programma elettorale che prevede una netta discontinuità con le scelte politiche del passato, punto del programma quest’ultimo che invece noi difendiamo rigorosamente.
Il Sindaco, a nostro avviso, dovrebbe avviare le procedure di scioglimento della Meta e riassegnare le competenze, le risorse economiche e il personale al Comune, istituzione tenuta ad osservare la normative vigente e a confrontarsi democraticamente con le organizzazioni politiche, sociali e culturali della città, con gli operatori economici e con i singoli cittadini”.

“Occorre osservare che le fondazione culturali a capitale pubblico o privato si limitano a gestire singole strutture quali musei, spazi espositivi o aree archeologiche, come avviene in altre realtà sarde ed italiane. Il Sindaco Bruno dovrebbe avere lo stesso coraggio che ebbe nel 2005 quando approvò in Consiglio regionale la legge che scioglieva l’Azienda di Soggiorno e Turismo e ne assegnava le funzioni, i beni e il personale al Comune di Alghero”.

“Gli consigliamo quindi di nominare non un nuovo Direttore, ma un Commissario liquidatore, analogamente a quanto previsto per la Secal, anch’essa voluta dalla Giunta Tedde e ultimamente al centro di vivaci contestazioni da parte dei comuni cittadini vessati mentre non viene mosso altrettanto attivismo per incassare somme considerevoli dai settori delle costruzioni e da quello alberghiero. Le imprese sane e operose, le associazioni culturali libere e l’intera cittadinanza gliene saranno grate. Da parte nostra avrà tutto il nostro coerente sostegno”.

Nella foto gli uffici della Meta

S.I.