ALGHERO – “C’è una certa sinistra che ha sviluppato un talento straordinario: impartire lezioni di moralità agli altri, dimenticandosi di guardare la propria storia.
L’ultima predica arriva dal Parlamento europeo, dove si invoca la fine della «rendita parassitaria» e del business della casa. In sostanza, chi possiede una casa dovrebbe sentirsi quasi in colpa se decide di ricavarne un reddito. Trovo che sia assurdo!
Che quell’immobile sia stato acquistato dopo trent’anni di mutuo, costruito con il lavoro di una vita oppure semplicemente ereditato dai propri genitori, non cambia assolutamente nulla.
La proprietà privata non ha bisogno di giustificazioni morali. Chi possiede legittimamente un immobile ha il diritto di abitarlo, affittarlo, venderlo, lasciarlo ai figli o ricavarne un reddito, nel rispetto della legge.
Non deve dimostrare quanti sacrifici abbia fatto per meritarselo. E soprattutto non deve chiedere il permesso ideologico di qualcuno per godere di ciò che è suo.
A parlare di rendita parassitaria è una persona cresciuta politicamente nei centri sociali, che ha rivendicato con orgoglio la propria militanza nei movimenti per l’occupazione delle case.
Una persona alla quale un ente pubblico ha contestato circa 90.000 euro per una presunta occupazione abitativa. Una contestazione respinta dalla diretta interessata. E c’è anche una vicenda giudiziaria in Ungheria, legata ad accuse di aggressione mai accertate con una condanna. Un processo terminato dopo la conferma dell’immunità parlamentare europea.
Un’immunità legittimamente riconosciuta dalle istituzioni, ma che non rappresenta una sentenza di assoluzione. Ecco perché le lezioni di morale, quando arrivano da certi pulpiti, meritano almeno qualche domanda.
C’è un vecchio trucco della politica che sembra uscito direttamente da House of Cards:
«Il modo più comodo per non rispondere delle proprie contraddizioni è convincere tutti che siano gli altri a dover rendere conto della propria vita.»
Così chi possiede una casa diventa un privilegiato, chi la affitta un parassita e chi non condivide la narrazione un nemico della giustizia sociale. Peccato che la giustizia sociale non si costruisca distribuendo patenti di superiorità morale. Io credo in un principio molto semplice: chi possiede legittimamente qualcosa, per averlo acquistato, costruito o ereditato, non deve vergognarsene.
Il diritto alla casa va difeso. La speculazione va contrastata. Ma la proprietà privata, il lavoro, il risparmio e la legalità meritano altrettanto rispetto. La superiorità morale non si conquista a colpi di slogan. Si dimostra con la coerenza. E forse, prima di salire in cattedra per giudicare come vivono gli altri, sarebbe opportuno ricordarsi che la credibilità non arriva automaticamente con una poltrona parlamentare. Perché una carica pubblica conferisce autorità istituzionale. Non superiorità morale”.
Marco Colledanchise, consigliere comunale di Orizzonte Comune