SASSARI – «Il fenomeno è molto preoccupante – afferma Tore Piana, piccolo imprenditore e attento osservatore delle realtà locali – perché, pur registrando un numero di turisti superiore rispetto agli anni precedenti, il fatturato di ristoranti, pizzerie e locali è drasticamente diminuito. Si consuma come se ci fosse la metà della gente.»
Sempre più spesso si assiste a scene che fino a pochi anni fa erano impensabili: una pizza divisa in due, un primo in due, un secondo in due e, in alcuni casi, perfino un caffè condiviso. La giustificazione più frequente è “siamo a dieta”, ma la realtà, nella maggior parte dei casi, è un’altra: il potere d’acquisto delle famiglie e dei turisti si è ridotto sensibilmente.
«Questa situazione – continua Tore Piana – sta diventando insostenibile per molte attività della ristorazione. Avere i tavoli pieni non significa necessariamente lavorare bene: se lo scontrino medio continua a diminuire, tanti locali rischiano di non riuscire a coprire i costi di gestione.»
Le difficoltà non riguardano solo la ristorazione, ma coinvolgono l’intera economia locale. È un segnale che non può essere sottovalutato. La Sardegna ha bisogno di un turismo che generi valore per il territorio e consenta alle imprese di lavorare con dignità. Se aumenta il numero dei visitatori ma diminuiscono i consumi, il rischio è quello di mettere in seria difficoltà uno dei settori più importanti della nostra economia. Quindi la riflessione che faccio è : serve incentivare il numero dei turisti in Sardegna o aumentare il livello di qualità del turismo in Sardegna?