L’affondo di Mauro Pili: “Alghero non si difende con silenzio e omertà”

ALGHERO – “Alghero, quel “mozzicone” a lenta combustione delle 4,30 del mattino, prima i negazionisti di turno hanno negato con arroganza e tracontanza l’incendio, poi hanno negato la notizia, infine si sono persino inventati un “mozzicone” perfetto per chiudere in fretta la storia!
facciamo ordine, perché in poche ore questa vicenda ha cambiato faccia tre volte, e ogni cambio di faccia racconta qualcosa!  Primo tempo: ieri mattina poco dopo le 11.00 pubblico, dopo aver fatto tutte le verifiche, con testimoni e vigili del fuoco, il video che un testimone oculare mi ha inviato, con le fiamme che incombono sull’esterno del ristorante Luci del Golfo, sul lungomare Barcellona, ad Alghero!
la prima reazione dei negazionisti da tastiera e non solo è quella di negare: non è successo niente, nessun incendio!  Secondo tempo: quando la negazione non regge più, la prova delle immagini e qualche conferma, parte un’altra versione: se non fai il nome del ristorante la notizia è falsa! terzo tempo: ben 8 ore dopo la mia pubblicazione, un quotidiano locale prende un fotogramma dal mio video, senza citarne la fonte, e ci costruisce sopra un articolo nel quale l’incendio diventa un “principio d’incendio”, il bidone dei rifiuti diventa la causa e un mozzicone di sigaretta diventa l’innesco!
fonte della ricostruzione: “le prime verifiche”! firmate da chi? da nessuno! Sul posto, nell’immediatezza dei fatti, nessuno può certificare con assoluta certezza l’origine di un incendio, servono accertamenti tecnici, riscontri, tempi più lunghi e una relazione con una firma sotto!
questo è vero e va rispettato!
se ieri ho riferito di fonti non citabili per nome, ma esperti, persone intervenute materialmente per spegnere le fiamme, che lasciano trapelare “riservatamente” un’ipotesi di origine dolosa, quella valutazione non può essere liquidata come un pettegolezzo! Quell’indicazione “riservata” e autorevole pesa molto più di quanto possa valere la tesi fantasiosa e più facile da raccontare, di un fantomatico mozzicone “trovato” a mani nude tra le fiamme da passanti occasionali!
poi c’è l’orologio, che nessuno si è preoccupato di far tornare! Le fiamme si sviluppano alle 4,30 del mattino! A che ora sarebbe stato gettato quel mozzicone, proprio lì, sotto le tende del locale, in un cestino pieno di carta “infiammabile” a pronta presa? Per quante ore avrebbe dovuto covare dentro un cestino prima di provocare fiamme così invasive come quelle ben visibili dal video? Quale materiale avrebbe alimentato una combustione tanto lenta e inesorabile?
chi ha svolto gli accertamenti? dove si trova la relazione tecnica?
nessuno lo scrive e nessuno sembra averlo chiesto!
una combustione lenta durata ore non è impossibile in astratto, ma diventa una coincidenza fin troppo comoda quando serve a chiudere rapidamente un episodio che, nell’Alghero dell’estate 2026, dovrebbe essere approfondito e non archiviato in un trafiletto! Perché il contesto non è neutro, e fingere che lo sia costituisce la vera omissione di questa storia! Non parliamo di un episodio isolato! parliamo di almeno 16 attentati incendiari negli ultimi due anni! Parliamo di oltre 100 mezzi coinvolti! parliamo di bombe! parliamo di un gesto intimidatorio contro un’agente della polizia municipale!
arliamo di un autonoleggio , colpito due volte, prima a marzo e poi il 28 maggio, con una cinquantina di veicoli distrutti, due milioni di euro di danni e un titolare che in 26 anni di attività non aveva mai ricevuto minacce! Parliamo della discoteca Maden, colpita da un incendio doloso, in quel caso ufficialmente accertato da vigili del fuoco e polizia! Parliamo di una città che brucia troppo spesso perché ogni nuovo incendio possa essere trattato come un “mozzicone” mal spento!
e parliamo soprattutto di chi questa città la osserva con gli strumenti delle indagini e non con quelli delle rassicurazioni di comodo!
il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari Luigi Patronaggio, il cui ufficio ha competenza sull’intera Sardegna e dunque anche su Alghero, il 18 agosto lo ha messo nero su bianco! “Il caso di Alghero” riguarda una città “ormai additata da più qualificati osservatori come la città dove elementi della malavita campana hanno occupato ampi settori dell’economia cittadina”!
E ha aggiunto: “alla presenza di capitali e attività illecite, percepiti dalla gran parte della popolazione di Alghero, non corrisponde un rilevante numero di denunce e quindi di procedimenti penali”! Un anno prima era stato ancora più esplicito: “i tentacoli della mafia hanno stretto Alghero”, con investimenti opachi che vanno “dai ristoranti, alle gelaterie, ai lidi”! Dunque, non un’attività qualunque, quando prende fuoco un ristorante sul lungomare, ma esattamente uno dei settori economici indicati dal procuratore generale come possibile destinazione degli investimenti mafiosi!
questo non significa attribuire automaticamente a questo incendio una matrice dolosa o mafiosa! Significa l’esatto contrario della superficialità: non escludere nulla, non anticipare conclusioni e non spacciare una supposizione rassicurante per un accertamento tecnico! Lo stesso 18 agosto il pubblico ministero Armando Mammone ha rivolto un appello pubblico che i lettori della storia del “mozzicone” dovrebbero rileggere con attenzione: “chi sa parli, chi può riferire fatti di rilevanza penale lo faccia, siamo in grado di garantire l’anonimato”!
in questo contesto parliamo di una Prefettura che esclude, irresponsabilmente, l’esistenza di un’infiltrazione organizzata!
di un’amministrazione comunale protesa al silenziatore piuttosto che alla denuncia serrata di questo clima percepito da una parte rilevante della comunità algherese, forse anche intimorita da certe situazioni. In questo clima sottovalutare ogni singolo episodio non è prudenza, è una scelta, e le scelte producono conseguenze! Chi archivia un incendio con un condizionale senza nome, in una città nella quale il procuratore invita pubblicamente la popolazione a rompere il silenzio, non sta facendo cronaca cauta!
sta facendo, forse senza volerlo, il lavoro dell’omertà al posto suo!
perché la sottovalutazione, in territori come questo, produce quasi sempre lo stesso effetto: copre le intimidazioni, ammortizza i messaggi che qualcuno potrebbe aver voluto far arrivare e restituisce ai cittadini la rassicurazione più falsa ma comoda! Quella secondo cui ad Alghero, in fondo, brucerebbe soltanto qualche mozzicone mal spento. Non sto affermando che questo incendio sia certamente doloso! Sto affermando che non è certamente un “mozzicone”, almeno sino a quando questa tesi non verrà resa pubblica da una relazione tecnica, sottoscritta da chi ha svolto gli accertamenti, con l’indicazione degli elementi materiali sui quali quella conclusione si fonda!
e sino ad allora nessuno ha il diritto di spacciare un mozzicone come causa di quello che potrebbe essere l’ennesimo avvertimento! Alghero non si ama con il silenzio e l’omertà, non si ama con un negazionismo che in realtà aiuta solo chi Alghero non la ama proprio!”
Mauro Pili, ex-deputato, giornalista ed ex presidente della Regione Sardegna