Blackout ad Alghero, troppe attività nel Centro Storico e impianti obsoleti: intervista | video

ALGHERO – L’estate dei blackout. E ad Alghero anche quella dell’esplosione, la seconda in appena due anni, di una cabina Enel. Non una cabina qualsiasi, ma quella principale a servizio del centro storico. Un episodio che riaccende i riflettori su un problema ormai strutturale e che, soprattutto nel cuore della stagione turistica, sta mettendo in difficoltà famiglie, imprese e attività commerciali.
Non è soltanto una questione di interruzioni della corrente elettrica. Dietro i blackout c’è un sistema che mostra da tempo segnali di sofferenza e una rete che, secondo Franco Peana, segretario regionale Ugl Chimici e componente della direzione nazionale del settore Energia, avrebbe bisogno di interventi, potenziamenti e programmazione.

È proprio a lui, forte della sua esperienza nel settore, abbiamo deciso di rivolgerci per capire cosa si nasconda dietro le reiterate sospensioni dell’erogazione elettrica e quali siano le ragioni di una situazione che continua a ripetersi. I disagi, infatti, non riguardano soltanto il centro storico. A pagare il prezzo dei blackout sono famiglie, imprese, ristoranti, negozi e attività ricettive, con conseguenze che possono diventare particolarmente pesanti in piena estate. E c’è poi l’agro, dove l’interruzione dell’energia elettrica finisce per avere un’ulteriore conseguenza: l’indisponibilità dell’acqua.

Una situazione che appare difficile da accettare e ancora più difficile da giustificare dopo anni nei quali, secondo Peana, sono mancate scelte, interventi e un adeguato potenziamento delle reti e delle professionalità necessarie a gestirle. Il tutto mentre il centro storico continua a essere caricato di attività sempre più energivore: ristoranti, pizzerie, gelaterie, negozi, B&B, case vacanza e altre realtà che hanno trasformato l’Alguer Vella nel principale polo della vita commerciale e turistica cittadina.
Ed è proprio qui che il problema energetico si intreccia con quello della pianificazione urbana e commerciale. Perché i blackout, così come altri effetti collaterali che stanno progressivamente modificando il volto del centro storico, dall’invasione dei tavolini alla proliferazione di attività spesso di bassa qualità, non possono essere considerati fenomeni isolati.

A pesare, secondo questa lettura, è anche l’assenza di un moderno Piano del Commercio e, più in generale, di una programmazione dei servizi e dello sviluppo urbanistico capace di distribuire diversamente funzioni e investimenti sul territorio. Maria Pia e l’intera cintura periurbana, ad esempio, potrebbero rappresentare aree nelle quali favorire nuovi insediamenti e attività, evitando di concentrare tutto nel cuore della città.
Il risultato, oggi, è quello di un centro storico sottoposto a una pressione crescente, una sorta di assalto all’“Alguer Vella” che produce conseguenze sempre più evidenti. Tra queste ci sono anche i blackout e, come risposta alle emergenze, la comparsa dei generatori: ingombranti, rumorosi e impattanti, proprio nel cuore della città turistica.

L’esplosione della cabina Enel è dunque soltanto l’ultimo campanello d’allarme. La domanda, a questo punto, è se si continuerà a intervenire soltanto quando la rete va in crisi o se, finalmente, si deciderà di programmare il futuro energetico e urbanistico di Alghero prima che sia l’emergenza a imporre le scelte.

Stefano Idili