ALGHERO – “Leggendo il comunicato del CIPSS in risposta alle osservazioni che ho formulato sul completamento dell’impianto di trattamento della posidonia di San Marco, ho avuto la netta sensazione di assistere al classico tentativo di spiegare una realtà che, però, continua ostinatamente a mostrarsi diversa. In fondo, arrampicarsi sugli specchi è un esercizio difficile: alla fine non sono gli specchi a rompersi, ma spesso è chi si arrampica a perdere l’equilibrio. Conosco bene quel progetto, perché ne ho seguito la nascita insieme al precedente CdA del Consorzio Industriale e alla Provincia di Sassari, fino al finanziamento con risorse del PNRR. Per questo ritengo necessario fare alcune precisazioni. Il CIPSS afferma che dall’inaugurazione del 5 maggio, più di due mesi fa, sono state trattate circa 900 tonnellate di materiale e presenta questo dato come dimostrazione del pieno funzionamento dell’impianto. È una conclusione che non condivido. Chi conosce le caratteristiche dell’impianto sa che 900 tonnellate rappresentano, a pieno regime, il lavoro di una decina di giorni al massimo. È quindi evidente che oggi l’impianto opera a una capacità ben inferiore rispetto a quella per la quale è stato progettato. Sarebbe più utile spiegare le reali ragioni di questo rallentamento che, da quanto mi risulta, riguardano anche il conferimento del materiale residuo della lavorazione presso un unico centro. Ancora meno convincenti appaiono le spiegazioni sul mancato completamento della messa a riserva, il piazzale destinato allo stoccaggio della posidonia. Oggi si richiama il caldo di queste settimane. È una spiegazione che sorprende, considerato che quell’opera è iniziata nel 2024 e che, dopo oltre due anni, non è ancora conclusa. Il piazzale avrebbe dovuto essere realizzato prima dell’impianto stesso. Attribuire oggi il ritardo alle temperature estive cerca trasformare un problema che dura da anni in un inconveniente di stagione. Il risultato, però, è molto più semplice delle spiegazioni: i cumuli di posidonia sono sotto gli occhi di tutti, ancora sul lungomare e lungo gli arenili di Alghero, e non sul piazzale di San Marco dove sarebbero dovuti essere! Questo nonostante nel consiglio di amministrazione siedano due rappresentanti di Alghero: il Sindaco e il rappresentante del Movimento 5 Stelle, Ferrara. Proprio perché rappresentano la città avrebbero dovuto esercitare un’azione più incisiva affinché il completamento della messa a riserva diventasse una priorità. O almeno giustificare pubblicamente ritardi e problemi. Seguire un’opera pubblica non significa soltanto prenderne atto quando è inaugurata, ma accompagnarla fino alla sua piena funzionalità, superando ostacoli e ritardi. Resta infine aperta la questione dei rapporti con ARPAS. Su questo punto il comunicato non chiarisce i dubbi emersi anche in Consiglio Comunale dalla risposta dell’assessore competente a una precisa interrogazione del consigliere Alessandro Cocco. Da quelle dichiarazioni è apparso evidente che un confronto con ARPAS è in corso su temi che sarebbe opportuno rendere pubblici. Occorre fare piena chiarezza, perché qualsiasi limitazione alle procedure di rimozione della posidonia o al riposizionamento della sabbia trattata avrebbe conseguenze gravissime per Alghero, sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello turistico. Il mio obiettivo non è alimentare polemiche, ma richiamare ciascuno alle proprie responsabilità. L’impianto di San Marco è un’opera strategica per Alghero e per il nord Sardegna e merita trasparenza, tempi certi e risultati concreti, che oggi, purtroppo, non sono ancora quelli attesi. Del resto, un vecchio principio latino ricorda che excusatio non petita, accusatio manifesta. Ma, al di là dei motti, resta un fatto che nessun comunicato può smentire: i cumuli sono ancora lì. E i fatti, a differenza delle incerte spiegazioni, hanno la cattiva abitudine di non cambiare versione”