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giovedì 9 settembre 2010

L’attuale Alghero

Prima della seconda guerra mondiale il centro storico di Alghero era la zona con la più alta densità di popolazione, pochi gli abitanti che viveno invece disseminati nelle zone di campagna circostanti, come Valverde, Punta Moro, Carrabuffas, Fangall e negli spazi bonificati della Nurra. Oggi, questo stesso quartiere, vive solamente grazie a botteghe per turisti e negozi di vestiario, contando la presenza di pochissime abitazioni. Con lo spostamento successivo alla guerra degli abitanti dei paesi vicini come Monteleone, Ittiri, Thiesi, Olmedo, la città cominciò ad ingrandirsi per sopperire alla notevole domanda di case ad uso abitativo. Nel 1950 vennero edificate le case popolari nel quartiere di S. Agostino e dopo dieci anni nel rione della Petraia fu realizzato un immenso agglomerato di dormitori, privo di ogni attrezzatura e impossibilitato, ancora oggi, ad integrarsi con la città per la sua disorganizzazione interna, ma che risulta essere il centro abitativo più affollato. Dopo 20 anni, le ingenti domande di mercato spinsero l’attività costruttiva a spostarsi verso le zone di Pivarada, e nella zona del Lido, per la realizzazione di abitazioni prossime al mare. L’esito fu scoraggiante perché non si tenne conto dei collegamenti stradali e di un’efficace organizzazione urbana. Nonostante gli sbagli fatti, ancora oggi Alghero persevera nell’edificazione di ulteriori case, senza un piano di lavoro ben definito.
Nei quartieri realizzati tra gli anni ’50 e ’60 mancano del tutto sia aree verdi che edifici riguardanti servizi sociali, culturali e sportivi, al contrario delle zone costruite successivamente, che hanno invece goduto del Piano Regolatore Generale del 1974, aggiudicandosi qualche servizio in più.
L’assenza di un Nuovo Piano Regolatore non impedisce oggi di continuare la libera edificazione dei territori, vincolata solo dal buonsenso del singolo. Si tratta di un’espansione incontrollabile della città, interventi edilizi privi di limiti e regole, in cui a dominare è il principio speculativo a scapito dei servizi. Al suo interno, la città, è divisa da due filoni di pensiero: cittadini favorevoli al cemento, perché vedono nuove possibilità di occupazione nel campo edile, e i cittadini contro il cemento, consapevoli della compromissione di una facile vivibilità interna. Un puro conflitto tra chi vuole continuare a realizzare in mancanza di norme moderne e chi vuole recuperare un centro in evidente pericolo di crollo, a causa di oligarchie politiche lascive che hanno consentito un espansione urbanistica smisurata, applicando la legge dell’antiquato Piano Regolatore Generale del 1974, una regolamento obsoleto perché le esigenze di Alghero di 30 anni fa non sono sicuramente le stesse di oggi.

L’economia

I settori economici più sviluppati della città sono quello edile e quello turistico, soprattutto durante i mesi estivi in cui gli alloggi vengono affittati a cifre esagerate, motivo che frena lo sviluppo potenziale dell’economia turistica.
Il settore terziario è anche un importante motore dell’economia di Alghero: agricoltura e coltivazioni vitivinicole, con le famosissime La Sella & Mosca e le Cantina Sociale di Santa Maria La Palma, sono rinomati in tutto il mondo. Anche la coltivazione delle olive è abbastanza florida, mentre la pesca è poco favorita e le pmi sono in costante recessione. Pascolo e allevamento, presenti soprattutto nella Nurra e nella tenuta di Mamuntanas, sono molto sviluppati e gestiti specialmente da persone provenienti da paesi vicini come Logudoro e Barbagia.

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