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giovedì 9 settembre 2010

Flora e Fauna di Alghero

Tra le 2000 specie di piante presenti in Sardegna molto diffusa è la varietà delle xerofile, originaria dell’Africa e del Mediterraneo, che privilegia le condizioni atmosferiche secche, al contrario della la flora tipica della moontagna che è poco rintracciabile.
La storia delle piante sarde è intrinsecamente connessa agli avvenimenti climatici e geologici della regione: evolvendosi su un’isola è stato inevitabile che la diversificazione di alcune specie, sia nella forma che nella struttura, abbia dato vita ad endemismi. Questi ultimi sono singolari varietà botaniche presenti solo su aree ben delimitate, come una precisa parte di costa, una detrminata montagna, un’isola, ecc.
Nel 1990 il WWF, insieme alla Società Botanica Italiana, ha analizzato, su mandato del Ministero dell’Ambiente, la flora presente in tutta Italia, giungendo alla conclusione che il 16% delle specie esistenti sul nostro territorio è composto da endemismi. Le zone in cui sono state maggiormente rintracciati sono le Prealpi Lombarde, Trentine e Venete, le cime degli Appennini ma soprattutto le coste meridionali e insulari.

LA MACCHIA MEDITERRANEA

La macchia mediterranea è caratterizzata da una flora sempreverde, mai superiore ai 4 metri di altezza. Presente per lo più nelle aree caldo-aride, con inverni miti ed estati secche, vanta differenziate tipologie di flora. In base a parametri strutturali e fisionomici, come la quota delle piante e il livello di rivestimento del terreno, si possono classificare diversi tipi di macchia.
Le tipologie vegetali con foglie rigide, le coriacee e le sclerofilliche sono tipiche della macchia.

Le specie principali sono:

Lentisco (Pistacia lentiscus)

Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

Alloro (Laurus nobilis)

Fillirea (Phillyrea latifolia)

Corbezzolo (Arbutus unedo)

Oleastro (Olea europea var. sylvestris)

Euforbia arborea (Euphorbia dendroides)

Palma nana (Chamaerops humilis)

Ginepri (Juniperus oxycedrus; J. phonicea)

Mirto (Myrtus communis)

Cisti (C. monspeliensis, C. salvifolius, C. incanus)

Alaterno (Rhamnus alaternus)

Calicotome (Calycotome villosa e spinosa )

La macchia ha il compito di difendere e agevolare gli sviluppi di composizione del suolo, salvaguardando in questo modo una corretta regolamentazione idrogeologica.
In più la macchia costituisce un’importante fattore per la creazione boschiva di leccete

LA GARIGA

L’etimologia della parola Gariga è di origina celtica, deriva dalla parola carra che indicava la pietra.
Con il provenzale il termine successivamente evolse in Gariga e venne utilizzato per designare il leccio e la quercia spinosa
Dunque il nesso tra Pietraia e la piccola quercia è rintracciabile altresì nella mutazione linguistica
Nonostante l’aspetto secco la Gariga presenta una prospera flora e fauna.
Dal deterioramento delle foreste primarie di lecci, querce e ginepri, che contraddistinguevano gli ambienti mediterranei, ha origine la Gariga, che nasce principalmente dai substrati calcarei.

Le specie caratteristiche:

Centaurea horrida

Astragalus massiliensis

Helychrysum microphyllum

Euphorbia pithyusa

Limonium nynphaeum

Erodium corsicum

Senecio leuconthemiflolius

FAUNA

Il Parco regionale di Porto Conte vanta la presenza di parecchie rare specie animali di rilevanza internazionale.
Gli anfibi: il discoglosso, il rospo smeraldino e la raganella Sarda.
I rettili: la lucertola tiliguerta, la biscia dal collare, il tarantolino, l’algiroide nano, la testuggine comune.
I mammiferi: il muflone, la martora, il cinghiale, il daino, il gatto selvatico, la volpe, il topo quercino, la lepre e il mustiolo.
Il daino è fra quelle specie che sono state recentemente reinserite dall’uomo successivamente alla loro scomparsa.
La penisola Capo Caccia possiede questo toponimo per le numerose battute di caccia che in passato avvenivano in questa zona, purtroppo causa dell’estinzione di alcune specie animali.
Senza risultato, nel 1965, a Copenaghen, l’ UICN, sottolineava il valore della protezione degli animali presenti in Sardegna, trai quali il daino, diventato già molto raro. Nonostante tutto negli anni ’70, il bracconaggio fu la causa dell’estinzione del daino e della foca monaca (Monacus Monacus), assente sin dagli anni ’60.

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