Le origini della Chiesa di Sassari sono molto antiche. La sede primitiva era a Turris Libissonis che, secondo una tradizione risalente a Gregorio Magno, vide, sotto Diocleziano, il martirio dei santi Gavino, Proto e Gianuario. Ma la prima testimonianza scritta, cioè la convocazione di Felice di Torres, suo vescovo, al concilio di Cartagine, è del 484. Nel 1441 titolo e cattedrale sono trasferiti a Sassari che, sorta intorno al Mille, era ormai il primo centro del Nord Sardegna. Tuttavia i vescovi vi risiedevano già da circa due secoli. L’anno successivo, l’arcivescovo Pietro Spano convoca il primo Sinodo. Altri Sinodi si svolgono per iniziativa degli arcivescovi Salvatore Alepus, che partecipò attivamente al Concilio di Trento, negli anni 1534-35 e 1555, Andrea Passamar (1625), Ignazio Royo (1661-62), Morillo y Velarde (1694) e Matteo Bertolinis (1747). Intanto, nel 1593, l’arcivescovo Alfonso de Lorca aveva istituito il Seminario diocesano. L’arcivescovo Diego Marongio Delrio indice nel 1877 un Sinodo che fa seguito al Vaticano I. Da ultimi hanno indetto e celebrato Sinodi gli arcivescovi Arcangelo Mazzotti (nel 1947) e Salvatore Isgrò (Sinodo del 1987-91).
Turris Libyssonis (Porto Torres)
Colonia dedotta romana di età cesariana. Gli abitanti furono iscritti alla tribù Collina alla quale appartenevano i ceti più modesti. Provvedeva con i suoi “navicularii” a rifornire Roma di grano sardo. Una strada “a Kalaribus Turrem” è attestata da numerose pietre miliari. Resti archeologici notevoli: avanzi di terme (Palazzo di Re Barbaro), un Ponte Romano, necropoli.
Scarsissime testimonianze sulle origini della comunità cristiana, probabilmente attiva alla fine del terzo secolo. Nel 484 il vescovo di Torres, Felice, è fra i convocati al concilio di Cartagine.
Prima della traslazione della sede episcopale a Sassari sono davvero esigue e poco significative le notizie sui vescovi di Torres. Ricordiamo: Mariniano (591), menzionato da S. Gregorio Magno; Valentino (649), che partecipò al Concilio Laterano e avrebbe ottenuto per i suoi successori il privilegio della nomina pontificia; Felice (727), a causa dei Saraceni avrebbe abbandonato Torres per Genova e lì sarebbe morto. Il nome successivo, nemmeno certo, Simone, è della metà dell’XI secolo. E’ da allora comunque che Torres divenne sede metropolitana. Seguono: Costantino de Castro (1073), che richiamò al vassallaggio verso la S. Sede i quattro Giudici sardi; Cristoforo che, convocato un Concilio nel 1092, avrebbe scomunicato il Giudice di Gallura; Vitale (1120), sotto il cui episcopato Gonnario di Torres avrebbe condotto dei pellegrini armati in Palestina; Pietro di Canetto (1134), autore della contestata donazione di due chiese al monastero cassinese di S.Pietro di Nurchi; Atone II, avrebbe celebrato un Concilio provinciale, forse nel 1156; Alberto (1164), benedettino, fondò l’ospedale per lebbrosi di S. Leonardo di Bosove (Latte Dolce); Erberto (1178), cassinese, autore del “De Sancti Bernardi Miraculis”; Biagio (1202), già suddiacono pontificio ed estensore delle lettere papali, fu da Innocenzo III incaricato di mediare tra i Giudici di Cagliari, Arborea e Gallura; ultimo Opizzone (1230), il cui successore Piacentino si stabilì a Sassari, dove alla fine del secolo l’arcivescovo Torgotorio cominciò a costruire il Palazzo arcivescovile e dove la sede fu trasferita da Eugenio IV nel 1441.
La Basilica di San Gavino è, in ordine di tempo, la prima cattedrale della Chiesa turritana. E’ fra i templi in stile romanico-pisano il più vasto in Sardegna; unico nel suo genere, consta di due absidi contrapposte e manca di facciata. Alcuni ritengono che il progetto iniziale prevedesse l’altare centrale. Se ne iniziò la costruzione, su un preesistente sacello cruciforme del V secolo che a sua volta occupava l’area di una necropoli (agellum) paleocristiana (da cui il nome di Monte Agellu rimasto al sito), sotto Barisone I (1063-65), primo sovrano sicuramente accertato del Giudicato di Torres.
Una tradizione risalente a San Gregorio Magno, ma che non manca di elementi leggendari, vuole che sotto Diocleziano e Massimiano il presbitero Proto e il diacono Gianuario rifiutassero di abiurare la fede cristiana. Giudicati e condannati a morte da Barbaro, governatore di Corsica e di Sardegna, furono affidati in custodia al soldato pagano Gavino. il quale però, convertito dai primi, li liberò, pagando il suo gesto con la vita il 25 ottobre del 303. Alla sua decapitazione sulla rupe di Balai Lontano sarebbe seguita due giorni dopo quella di Proto e Gianuario. Una conferma alla tradizione sembra provenire dal fatto che in dialetto sassarese, come pure in documenti storici medioevali, il mese di ottobre è chiamato Santu Aìni (San Gavino).
Il 3 maggio di ogni anno i simulacri dei tre santi martiri, esposti alla venerazione nello spazio antistante l’abside orientale della Basilica, sono portati in processione fin dentro la chiesetta di San Gavino a Mare, costruita ai margini di uno strapiombo dove fu la loro prima sepoltura, mentre la definitiva sarebbe avvenuta nel succitato agellum. Nel giorno di Pentecoste le statue dei santi Gavino, Proto e Gianuario sono solennemente ricondotte nella Basilica .
Gli scavi del 1614 portarono al recupero dei corpi dei tre martiri. Altri recentissimi hanno rivelato due basiliche successive sottostanti. La venerazione dei tre martiri turritani è ininterrotta (il Sinodo del 1442 ne raccomanda la pia devozione del pellegrinaggio con celebrazione della messa nei sabati di quaresima).
L’interno della basilica si divide in tre navate piuttosto lunghe. Copertura a capriate in quella centrale, volte a crociera nelle laterali. Colonne e capitelli provengono o da resti monumentali di epoca imperiale o (i capitelli recanti coppie di colombi) dal sacello del V secolo. L’altare si trova oggi nell’abside occidentale. Da notare che, secondo alcuni studiosi, come proverebbe la diversa dimensione dei blocchi di calcare utilizzati, con i lavori ultimati nel 1111 la costruzione venne prolungata verso levante fino all’abside orientale; ciò, a quanto pare, perchè il celebrante, con spalle ai fedeli, si rivolgesse ad oriente secondo gli usi del tempo.
Davanti all’abside orientale è il catafalco ligneo (opera del XVII secolo) dei tre martiri Gavino, Proto e Gianuario.
Gavino, Proto e Gianuario sono i Santi Protettori dell’Arcidiocesi di Sassari.
Onomastici: 25 ottobre. Dedicazione della Basilica di S. Gavino: 4 maggio.
Quarantacinque giorni prima di Pasqua, le statue lignee dei tre Santi Martiri vengono esposte nella chiesetta di S. Gavino a Mare. A Pentecoste sono riportate nella basilica di S. Gavino in Porto Torres dove rimangono tutto l’anno. Resiste la tradizione del pellegrinaggio a piedi da Sassari e circondario.
