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giovedì 9 settembre 2010

Breve Storia di Alghero

Sono tanti i ritrovamenti che testimoniano la presenza dell’uomo ad Alghero già nell’era neolitica (1000- 5000 a .c). Sostengono questa argomentazioni le tante caverne usate sicuramente come nascondiglio sicuro che si trovano nella parte settentrionale della città. I tanti Nuraghi esistenti fanno ipotizzare la presenza di uomini certamente più raziocinanti dei precursori. Sono più di 6000 i nuraghi rintracciabili in Sardegna che provano l’esistenza di grandi menti: il Nuraghe si pensa abbia avuto la funzione di muraglia difensiva, di forma tronco-conica, composto da grandissimi blocchi di pietra sovrapposti senza nessuna sostanza che servisse da collante.
Architettonicamente è un opera tipica dello stile megalitico ciclopico dell’ovest, (grandi pietre grezze), di derivazione franco-iberica, che sfrutta il metodo di costruzione “a tholos” greco -miceneo.
Sulla strada per Porto Conte, a una decina di km dal centro di Alghero, è situato il Villaggio Nuragico di Palmavera. I popoli Neolitici e Nuragici si ipotizza che privilegiassero la parte interna dell’isola per i loro stanziamenti, anche se è stato scoperto un villaggio di pescatori nel luogo in cui si trova tuttora il centro storico.
Questo fu il primo di una lunga serie di villaggi nella costa, e fu chiamato Carbia.
Quando nel X e XI secolo arrivarono gli Arabi, venne usato come punto di inizio per le irruzioni nei villaggi limitrofi. Nel 1102 la famiglia genovese Doria decise di rafforzare il porto marittimo, per proteggerlo dalle pericolose visite dei Saraceni e dei Pisani. Questa non fu una scelta poco ponderata, in realtà Alghero aveva una localizzazione cruciale per gli scambi delle derrate alimentari ed altri lavorati che arrivavano dall’entroterra dell’ isola. Fu la nascita di un importante porto, che per la grossa mole di alghe che si depositavano a causa delle burrasche marine di maestrale e libeccio, venne chiamato “L’Algarium” (originato da un termine latino ritrovato nelle carte dei Doria: l’Alguer in Catalano e S’Alighera in sardo).
A causa della sua posizione geografica Alghero ebbe grande influenza anche nei commerci interni al Mediterraneo, per questo i genovesi la difesero anche da imbarcazioni pisane e aragonesi.
Nel 1533 i catalani- aragonesi piegarono a Porto Conte la flotta genovese, con a capo l’ammiraglio Grimaldi, e conquistarono Alghero. Nel 1354, con Pietro IV di Aragona, noto come “il cerimonioso” o Punyalet, vi fu una vera colonizzazione che cacciò sardi e liguri dal territorio, innestando un minirealtà catalana. Nel frattempo Alghero venne congiunta alla corona di Aragona e rimase per 400 anni sotto il dominio catalano e poi spagnolo.
Tuttora sono evidenti i segni di questa colonizzazione nelle chiese, nei palazzi, nei bastioni, e anche nel linguaggio tipico dei suoi abitanti.
Due furono gli anni cruciali che videro divulgare la pesta nella città, il 1576 e il 1652, in cui morirono innumerevoli persone causando il conseguente spopolamento. Ma Alghero seppe rialzarsi e iniziò ad accettare le immigrazioni interne all’isola e quelle liguri esterne, avvicinandosi di più alla cultura sarda e lasciandosi alle spalle quella catalana.
Con l’ascesa dei Savoia nel Regno di Sardegna, 1720, Alghero si aprì a molti cambiamenti nelle sue tradizioni. A condizionare i mutamenti furono gli intellettuali, che si accorsero che Alghero non poteva restare sola nei commerci a causa del suo diverso idioma, era l’italiano la lingua degli scambi economici.
Il 1812 fu l’anno di una memorabile carestia che abbatté la città, meta di numerose visite del monarca Carla Alberto. Nel 1855 il colera causò un ennesimo spopolamento e a questo stesso anno si riconduce l’approdo di Giuseppe Garibaldi, venuto in aiuto a parenti e ricche famiglie algheresi.
In memoria dell’evento esiste una piastra marmorea conservata nella Terra del Forte della Maddalenetta.
L’avanzamento a capoluogo di Prefetture, ottenuto nel 1821, consentì ad Alghero di compensare con la pubblica Amministrazione le perdite causate dal commercio. Con l’unificazione del Regno di Italia le mura di difesa di Alghero avevano perso ogni motivo di esistere, infatti nell’800 le varie opere di restaurazione di Alghero trascurarono mura e baluardi, a favore della Porta a mare nel 1854, del Teatro Civico nel 1862 e dello stabilimento balneare nel 1865.
Successivamente iniziò l’ampliamento della città: ma in tutte le direzione si trovarono ostacoli, dal cimitero al bagno penale, l’unica “strada libera” era occupata da orti e giardini molto produttivi.
Nel 1890 venne preparato un progetto di allargamento regolamentato ma non ebbe un buon esito. A fine 800 dopo l’inaugurazione delle strade per Sassari e Ittiri, attraverso via Scala Cavalli, e per Villanova Monteleone e Padria, eludendo quegli impedimenti, si vede uno spiraglio di possibilità per un’ estensione della città verso oriente, direzionato anche verso la zona costiera, con villette liberty, conseguentemente allo sviluppo della balneazione. Intorno al 1930 l’aspetto di Alghero era quello di un incantato centro immerso nella natura, un caso singolare inserito in una Sardegna dalle notevoli contraddizioni paesaggistiche. A rompere l’incantesimo fu il primo intervento fascista che volle bonificare la Nurra e fondare il borgo di Fertilia, azioni dalle quali derivò un’alta domanda di braccianti e l’impiego di prodotti del luogo nelle lavorazioni industriali, come la palma nana che veniva lavorata in città. Un’ altra scossa scaturì dalle distruzioni del centro storico dovute alla seconda guerra mondiale che causarono una nuova integrazione del fortilizio con il resto della regione. In ultimo l’incontrollabile crescita del turismo che continua ad alterare gli equilibri paesaggistici danneggiando ogni premessa di strutturale progresso economico e sociale.
Questo ha significato una esponenziale allargamento del centro urbano con mediocri costruzioni e privo di ogni interesse per i servizi, secondo criteri che esaltano le strutture ricettive turistiche di primo ordine. Solo a causa di obiettivi impedimenti concreti il centro storico si è salvato dalla dirompente speculazione. Alghero iniziò ad ampliarsi esageratamente, non era capace di accogliere le persone venute dalla periferia, per lo più Villanovesi e Ittiresi, fu proprio questo il momento in cui pezzi delle sue mura furono demolite, per permettere la nascita di nuove edifici. Il resto è attualità, con al centro impresari latifondisti, aristocratici, borghesi, religiosi, che sfruttarono, e continuano a sfruttare, Alghero per soddisfare i lori interessi economici.

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One Response to “Breve Storia di Alghero”

  1. BENITO scrive:

    ALGHERO RIVIERA DEL CORALLO OGGI DIMOSTRA LA CITTA’ TURISTICA PIU’ BELLA DI TUTTA LA SARDEGNA.
    LA CITTà CONFINA TUTTA AL MARE RIVIERA DEL CORALLO, DISTA DA FERTILIA CIRCA 5 KILOMETRI …
    5 KOLOMETRI DI SPIAGGIA.
    ULTIMAMENTE CONFINANTE AL CORTILE DELA CHIESA SAN MICHELE MENTRE ESEGUIVANO UN RESATURO NEL CORTILE TROVARONO TANTISSIMI SCHELETRI DI PERSONE MORTE MAGARI DA UNA PESTE, PERCHè ERANO POSIZIONATE IN UNA FOSSA COMUNE…. ANCORA L’IMPRESA STA ESEGUENDO I LAVORI…
    PIU’ … VI TERRO’ ANCORA INFORMATI…
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    AH DIMENTICAVO DI DIRVI… CHE ULTIMAMENTE A CIRCA 1 KILOMETRO DA ALGHERO IN PERIFERIA… IN LOCALITA’ ”MONTE CARRU” MENTRE COSTRUIVANO UN VILLAGGIO TROVARONO TANTISSIME ALTRE TOMBE, ..
    SI PENSA CHE SIA UN VECCHIO CIMITERO, …
    QUESTA ZONA SI TORVA COPERTA TUTTA DI MACCHIA MEDITERRANEA,…
    QUESTA SAREBBE LA STORIA DI ALGHERO, CITTA’ TUTTA DA SCOPRIRE…
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    BUONA SERATA – BENITO

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